

Arte africana benvenuta in Occidente, chi la fa no
Alla Fondation Zinsou, fino ad ora, sono state organizzate sette importanti mostre. Attualmente sono esposti 250 scatti di Malick Sidibé, il fotografo maliano premiato con il Leone d’Oro alla scorsa Biennale di Venezia. Si tratta, in assoluto, della sua retrospettiva più ricca e completa. Tra i primi a collaborare con Marie-Cécile Zinsou è stato Romuald Hazoumé, geniale artista beninese, molto conosciuto e apprezzato in Europa (all’ultima Documenta, la più importante exhibition mondiale di arte contemporanea, ha ricevuto il prestigioso premio Arnold Bode) e che si è sempre rifiutato di lasciare Cotonou. Hazoumé realizza maschere e composizioni bellissime partendo da semplici bidoni e utilizzando materiali poveri. A disposizione della Fondation ha messo 85 pezzi inediti. «Non li avevo tirati fuori prima perché non volevo che uscissero dal Benin. Ho sempre pensato alle mie opere come a un patrimonio da riservare alla mia gente». La sua posizione, rispetto all’Occidente, è molto critica. E non ne ha mai fatto mistero. «Dove si trova oggi l’arte africana contemporanea? In Europa, cioè laddove gli africani possono entrare solo se trasformati in forza lavoro. Tutto questo è francamente inaccettabile».
La Fondation lavora spesso in collaborazione con altri enti culturali. Con il parigino Musée du Quay Branly è stata realizzata, per esempio, la mostra dedicata a Béhanzin, il re di Abomey, antico regno del Benin distrutto dai francesi alla fine dell’800. Lo scorso anno, invece, sono state esposte le fotografie del belga Jean Dominique Burton sul Vodoun. Subito dopo è stata la volta dell’americano Jean-Michel Basquiat, primo nero ad avere partecipato alla Biennale del Whithney Museum of African Art. «Non è indispensabile che gli artisti siano africani», sottolinea Marie-Cécile. «L’importante è che abbiano qualcosa da dire sull’Africa e per l’Africa».
In media vengono organizzate un paio di grosse mostre all’anno. In parallelo si procede all’acquisto di opere che andranno a comporre una collezione permanente che dovrebbe essere pronta per il 2015. La Fondation aspira a diventare un punto di riferimento per gli artisti africani e per la gente comune, a favorire gli scambi e gli incontri ma anche diffondere l’educazione artistica. A questo scopo è stato creato un laboratorio didattico, l’atelier dei Petits Pinceaux (piccoli pennelli) dove tre pomeriggi a settimana, per due ore, i bambini dai 3 ai 12 anni (divisi in due classi) possono prendere lezione. E per aiutare nuovi talenti ad emergere vengono banditi periodicamente concorsi ad hoc.


3 commenti:
Ciao Stefania, ho letto velocemente i post di oggi sull'arte africana. Mi hanno colpito molto. Complimenti.
Ti scrivo perché vorrei intervistarti per Africanews.it, un sito di notizie dal e sull'Africa scritte prevalentemente da Africani.
Come faccio a contattarti? Ti lascio la mia email su Africanews.it: direttore-at-africanews.it
Incontro sempre con grande piacere un blog che parla delle grandi novità dell'arte contemporanea africana IN AFRICA. Suggerisco di dare una sbirciata al mio blog che di arte contemporanea vorrebbe essere un po' l'ambasciatore...
http://nerart.blogspot.com/
Grazie mille per la visita, raccolgo il suggerimento e vengo subito a sbirciare...
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