domenica 11 maggio 2008

I giorni dell'amore e della guerra/1 (Difetti)

A Torino, al Salone del Libro, ho seguito la presentazione del romanzo della scrittrice banglolondinese Tahmima Anam, I giorni dell'amore e della guerra. La Garzanti, che lo pubblica, lo sta spingendo molto, e da mesi. La cosa non stupisce: la storia è avvincente, Tahmima scrive bene e ha costruito il libro con molta abilità e un pizzico di furbizia.
Ha scelto un'ambientazione impegnativa (la guerra di indipendenza del Bangladesh), un taglio accattivante (gli orrori del genocidio visti attraverso gli occhi di una donna, che per amore dei suoi figli si trova schierata dalla parte della resistenza) e si è documentata con serietà (ricerche, viaggi, interviste: inizialmente voleva scrivere un saggio).
Al tempo stesso è stata assai attenta a non tralasciare nessuno degli elementi-ingredienti senza i quali il best-seller non riesce a lievitare: veli islamici, amori non corrisposti, un po' di erotismo, lagrime, sentimenti positivi e una netta contrapposizione tra le ragioni dei buoni e l'ottusità dei cattivi, in modo che il lettore sappia subito da che parte stare.
Durante la presentazione, Tahmima ci ha tenuto a sottolineare che il suo non era un libro politico ma una storia di passioni incrociate. Lo ha detto a più riprese, per timore che l'attenzione del pubblico si volgesse altrove. Ha spiegato anche che è stato per andare incontro ai romantici lettori italiani che il titolo originario, The golden age, è diventato il lialesco I giorni dell'amore e della guerra. Il primo titolo si riferiva al fatto che i giorni della guerra e quelli della ri-costruzione, anche se marcati dal dolore e dalla perdita, furono per il Bangladesh giorni di irripetibile fermento, speranza e fiducia nel futuro.

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