
Nonostante le osservazioni del post precedente, sono convinta che I giorni dell'amore e della guerra (o The golden age, se preferite) abbia dei meriti importanti:
1) è in assoluto il primo libro non in bengali sulla guerra di indipendenza del 1971, è il primo dunque in grado di raggiungere lo smemorato pubblico occidentale, che di quel terribile genocidio (oltre tre milioni di morti) sembra non sapere nulla; 2) nell'intera vicenda non compare alcun deus ex machina di provenienza genuinamente o indirettamente occidentale chiamato a rischiarare le offuscate menti degli autoctoni. Questo topos si trova invece nella maggior parte dei romanzi di successo scritti da autori asiatici o mediorientali ma pensati per "noi". Il Cacciatore di aquiloni docet.


2 commenti:
Non sei un po' troppo dura? Secondo me l'Amam è una scrittrice vera. Se non avesse fatto qualche concessione alla furbizia nessuno l'avrebbe pubblicata.
marco
Anam, non Amam. Non mi sento troppo dura. In fondo ho scritto che è un libro che merita di essere letto. Sono curiosa di leggere gli altri che quest'autrice ha in programma. Quando l'ho intervistata, un mese fa circa, mi ha detto che stava lavorando a una trilogia che avrebbe avuto sempre, sullo sfondo, la realtà del Bangladesh
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