mercoledì 18 giugno 2008

Bangladesh. Alessandro, il missionario free lance


Il mio libro dopodomani sarà in libreria e io sto già raccogliendo pareri favorevoli e complimenti. Ovviamente sono contenta. Però ci sono alcune cose che mi dispiacciono. Una, per esempio, è avere solo accennato, in questo libro, al lavoro che Alessandro Mossini sta facendo in Bangladesh. Alessandro è un ragazzo (forse sarebbe meglio dire un uomo: il tempo passa anche per lui) coraggioso e generoso. Qualche anno fa si è trasferito in Bangladesh per fare il volontario pensando di inserirsi in realtà già esistenti. Ma presto si è reso conto che la sua idea di impegno e di servizio era assai diversa da quella dominante nelle suddette realtà e dell'esistenza di zone d'ombra che non immaginava.
Invece di battere la ritirata, ha deciso di restare e "mettersi in proprio". Ha dato vita a un'associazione (Filo di Juta, che ha sede a Parma, città di orgine di Alessandro) e, senza avere alle spalle ricchezze, donors, sponsor o istituzioni, si è messo a lavorare attivamente nel campo della scolarizzazione. In particolare ha creato diverse scuole di villaggio per bambini poveri che non possono pagarsi l'istruzione. Si è mescolato con la gente, ha cercato di avvicinarsi il più possibile alla cultura e alla mentalità locale, ha imparato il bengali, si è impegnato per far conoscere scempi e nefandezze compiute in Bangladesh in nome dello sviluppo (per esempio, gli effetti dell'allevamento industriale del gambero). Quando torna in Italia Alessandro non fa vacanza ma lavora come cameriere piuttosto che come barista, per raccogliere ancora qualche soldino e perché deve comunque pensare al proprio mantenimento. Quando è in Bangladesh, a volte, ha paura di "sbroccare" per la fatica, lo stress e per i mille ostacoli con cui deve misurarsi da solo. Però non ha mai sbroccato. Ho la fortuna di avere diversi amici tra i missionari del Bangladesh e li ammiro molto per il lavoro che fanno. Devo riconoscere però che, rispetto ad Alessandro, sono avvantaggiati dal fatto di avere una struttura dietro le spalle. Ecco: se tornassi a riscrivere il libro, ad Alessandro e al Filo di Juta dedicherei molte e molte pagine in più.

1 commenti:

Alessandro Mossini ha detto...

Piu leggo questo passaggio e piu mi rendo conto di quanto hai ragione. E poi io faccio incrementare le vendite, cara Ste. A guardare il passato, vedo tutta la mia forza. Un ragalo dell'incoscenza. Comunque andrà a finire, abbiamo fatto e stiamo facendo un lavoro grande in Bangladesh...e tu sei tra i pochissimi che me lo hanno riconosciuto. Grazie