La corruzione nel settore acque (che si traduce in opere inutili ma soprattutto in interventi carenti o mancanti) ha conseguenze molto negative in tutti i cosiddetti Paesi in via di sviluppo: l'80 per cento dei problemi di salute, in questi Paesi, è collegato infatti alla mancanza di acqua potabile e servizi igienici adeguati. Ma in Bangladesh la gravità è estrema, perchè questo Paese è anche afflitto da un'annosa e irrisolta emergenza arsenico.
L'arsenico è naturalmente presente nel sottosuolo bangladese. Per secoli e secoli è rimasto in profondità senza dare alcun fastidio, mentre la gente utilizzava per bere, cucinare, lavarsi, irrigare, le acque di superficie, che spesso però risultavano contaminate da batteri fecali e altri agenti patogeni. Intorno agli anni '50 del secolo scorso, le agenzie umanitarie internazionali iniziarono a promuovere la costruzione di pompe che consentissero di arrivare alle acque profonde. Oms, Unicef e governo bangladese partirono in quarta, le trivellazioni cominciarono, nessuno si preoccupò di analizzare l'acqua che le pompe sarebbero andate ad estrarre. E circa 57 milioni di cittadini (allora ancora pakistani orientali) si trovarono a bere, senza saperlo, acqua avvelenata. In breve, più di un quarto tra loro si trovò a lamentare i sintomi dell'arsenicosi: malattie della pelle, dello stomaco e vari tipi di tumore.
Oggi, in Bangladesh, continuano a bere acqua "arsenicata" circa 85 milioni di persone e gli ammalati sono almeno 80 milioni. L'Oms ha definito questo il caso più eclatante ed esteso di avvelenamento collettivo di massa. Sono in tanti che stanno cercando delle soluzioni ma, al momento, senza successo. Alla luce di queste informazioni si comprende ancora di più quanto criminale sia farsi corrompere in faccende d'acqua in Bangladesh.
L'arsenico è naturalmente presente nel sottosuolo bangladese. Per secoli e secoli è rimasto in profondità senza dare alcun fastidio, mentre la gente utilizzava per bere, cucinare, lavarsi, irrigare, le acque di superficie, che spesso però risultavano contaminate da batteri fecali e altri agenti patogeni. Intorno agli anni '50 del secolo scorso, le agenzie umanitarie internazionali iniziarono a promuovere la costruzione di pompe che consentissero di arrivare alle acque profonde. Oms, Unicef e governo bangladese partirono in quarta, le trivellazioni cominciarono, nessuno si preoccupò di analizzare l'acqua che le pompe sarebbero andate ad estrarre. E circa 57 milioni di cittadini (allora ancora pakistani orientali) si trovarono a bere, senza saperlo, acqua avvelenata. In breve, più di un quarto tra loro si trovò a lamentare i sintomi dell'arsenicosi: malattie della pelle, dello stomaco e vari tipi di tumore.
Oggi, in Bangladesh, continuano a bere acqua "arsenicata" circa 85 milioni di persone e gli ammalati sono almeno 80 milioni. L'Oms ha definito questo il caso più eclatante ed esteso di avvelenamento collettivo di massa. Sono in tanti che stanno cercando delle soluzioni ma, al momento, senza successo. Alla luce di queste informazioni si comprende ancora di più quanto criminale sia farsi corrompere in faccende d'acqua in Bangladesh.


1 commenti:
Ciao, mi chiamo Erberto Zani e sono un fotografo freelance di Parma. Sono venuto a conoscenza del tuo blog tramite Lorena Sghia dell'associazione Il filo di juta. Non avendo una tua mail ho pensato di lasciarti un messaggio qui. A gennaio vado in Bangladesh e mi sto documentando per realizzare qualche reportage fotografico. Se avessi bisogno di
qualche informazione posso contattarti?
Un saluto.
Erberto Zani
erbertozani@gmail.com
http://flickr.com/photos/erbertozani
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