mercoledì 25 giugno 2008

Bangladesh. Il clima impazzito, i disastri dell'uomo

Blogeko (uno dei miei blog ambientali preferiti) riporta le previsioni di un climatologo bangladese sul futuro del Bangladesh e sulle conseguenze del riscaldamento globale. Seconddo Atiq Rahman le previsioni dell'Ipcc (il pool di scienziati ed esperti climatici che supporta Al Gore) sull'innalzamento dei mari sono sottostimate: la temperatura aumenta, cicloni e inondazioni sono sempre più frequenti e, se non si fa nulla, nel giro di tre generazioni oltre il 70% del territorio bangladese sarà sommerso dall'acqua. Non contesto assolutamente le previsioni di Rahman. Sottolineo però che il Bangladesh sta scontando non solo gli eccessi consumistici dell'Occidente ma anche una politica di sviluppo locale che definire sconsiderata è un eufemismo. Mi riferisco, per esempio, al sostegno economico e strutturale che negli ultimi vent'anni è stato dato (dalla Banca Mondiale, dalla Banca Asiatica di Sviluppo e da altri soggetti "qualificati"...) all'allevamento industriale del gambero, una pratica che ha stravolto il territorio e il tessuto sociale. I cicloni saranno certamente più frequenti oggi che in passato, ma se a proteggere le coste ci fosse ancora la foresta (come era fino a pochi anni fa) invece delle vasche di acquicoltura, magari gli effetti sarebbero meno devastanti... Un altro problema grosso è rappresentato dal disboscamento selvaggio a vantaggio dell'industria del legname o anche di quella edilizia. La distruzione delle foreste riguarda e minaccia, insomma, tutto il territorio. Secondo uno studio della Stamford University di Dhaka, dal 1977 a oggi, la superficie delle foreste del Bangladesh ha perso ben due terzi della sua estensione originaria. Questo ha provocato una moria impressionante di animali e piante e l'impoverimento drammatico della gente che ci viveva, quasi tutti tribali.

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