Il governo provvisorio del Bangladesh, che è in procinto di fare le valigie, vorrebbe prima di andarsene costituire un Consiglio di Sicurezza Nazionale (National Security Council), sul modello di quelli esistenti in Pakistan e in Thailandia. Il Consiglio, sottoposto solo all'autorità del capo del governo e sostanzialmente svincolato dalla Costituzione, avrebbe il compito di garantire la sicurezza suprema del Paese. Si intuisce facilmente che, un organismo con queste caratteristiche può prestarsi a molti abusi. Come d'altra parte è accaduto in Pakistan e in Thailandia, per fare due esempi a caso.
Contro l'opzione National Security Council si stanno muovendo diversi settori della società civile. In particolare il collettivo scrittori per Drishtipat, che ha sede a Londra ma raccoglie contributors dislocati in varie parti del pianeta, ha appena realizzato un e-book intitolato The Case Against a National Security Council in Bangladesh. Si tratta di una raccolta di articoli, pubblicati su giornali autorevoli, che spiegano come e perché l'isittuzione di un organismo come questo può rappresentare una minaccia per le libertà civili e per la fragile democrazia bangladese. In uno dei capitoli, Sikder Haseeb Khan elenca le cinque più allarmanti possibili derive dell'ipotetico (ma temiamo immanente) Consiglio: 1) che esso agisca fuori dall'ordinamento giudiziale, violando le leggi che garantiscono i cittadini; 2) che entri in conflitto con i partiti e finisca col condizionare l'azione politica; 3) che, in nome della sicurezza, avalli violazioni dei diritti umani; 4) che, essendo un organo non eletto, si sottragga a qualsiasi tipo di controllo; 5) che si trasformi nel braccio politico del potere militare.
L' e-book è ovviamente scaricabile dal sito di Drishtipat. Se ne raccomanda vivamente la lettura a quanti volessero provare a capire qualcosa di più della complicata situazione politica e sociale del Bangladesh.
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