domenica 21 settembre 2008

Pensiero minimo

Ieri sera mi ha cercato Sara, una mia amica diciottenne, nera di pelle, italiana di nazionalità, perché nata e cresciuta a Milano, da una mamma eritrea e un papà etiope, rifugiati tanti anni fa. Sara è la persona che mi ha spinta a scrivere Africa qui, il mio libro che raccoglie le storie di immigrati neri che in Italia si sono affermati e che dovrebbe essere già in distribuzione per le strade di Milano (ma io in realtà non l'ho ancora visto). Infatti, era stata lei a chiedermi, di ritorno da un breve viaggio a Londra, perché mai in Italia i neri, a differenza di quel che accade in altri Paesi, dovessero fare solo lavori umili e pesanti, di quelli che fanno puzzare senza onore. E io le avevo detto "guarda che non è così e te lo dimostrerò". E mi ero messa a raccogliere storie e a scrivere il libro.
Sara mi cercava perché voleva dirmi che lei era amica del ragazzino di origine burkinabé ammazzato a sprangate in via zuretti, e che era ancora scioccata anche molto arrabbiata per il modo in cui politici, con l'amplificazione dei mezzi di informazione, stavano strumentalizzando la faccenda, dimenticando il ragazzino e la sua realtà, e usando la vicenda per mettere in scena il solito, logoro canovaccio. Gioco delle colpe, più che delle parti. E io, invece di starmene zitta ad ascoltare, sono subito scattata in avanti, con una specie riflesso pavloviano, per consolarla e tranquillizzarla, ma mentre lo facevo mi accorgevo di non avere argomenti. E non sono riuscita a consolarla. Sara sarebbe voluta andare alla manifestazione per il suo amico. Ma non aveva potuto, perché aveva il turno in pasticceria (è una brava studentessa lavoratrice) e, appena libera, era corsa in ospedale da sua madre, ricoverata d'urgenza qualche giorno prima. Si aspettava di trovarmi lì e non vedendomi aveva pensato che fossi alla manifestazione. Anzi, ne era certa. E avrebbe voluto che le raccontassi come erano andate le cose, al di là dei resoconti televisivi di cui non si fidava più, ormai. Ma io non c'ero andata. Ero stata dal parrucchiere, a cancellare la ricrescita bianca. E mentre glielo spiegavo mi accorgevo di deluderla. Mi sono sentita decisamente inutile e goffa, con la mia bella chioma corvina, il mio libro sugli africani realizzati e la mia distratta partecipazione...

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Mo', cara mia esageri: manco andassi dal parrucchiere ogni due giorni! E poi direi che se c'è una cosa che non può essere messa in discussione è il tuo impegno antirazzista, e non solo per le tue scelte di vita privata: ci sono momenti in cui casa tua sembra una succursale del naga...

arripigliati!!!

stef. ha detto...

Ok, io mi arripiglio, ma tu pure: perché non mi dici chi sei?

Nirvana77 ha detto...

ciao cara... non essere troppo severa con te stessa.. Io c'ero alla manif e ho messo qualche fotina sul blog se hai voglia di dare un'occhio...
Oggi finalmente mi è arrivato il tuo libro!!!!! Splendida edizione, davvero!! Comincerò a leggerlo tornando a casa in treno :o)
Un abbraccio dalla tua omonima che ha cambiato nick

stef. ha detto...

Oggi???? Mi sembra incredibile! Te lo avevano spedito prima delle vacanze. Ne approfitto per ricordarti la presentazione, il 30, allo spazio Tadini, a Milano. Magari è la volta buona che ci conosciamo de visu

Nirvana77 ha detto...

cara mia.. de visu ci siamo già conosciute.. solo che sono passati più di due anni ... dalla manifesta sulla 194 :o) O sbaglio?
Sui tempi della spedizione... che te posso dì? Credo me l'abbiano spedito settimana scorsa quando ho ricevuto l'invito per il 30/9 e ho scritto chiedendo che fine avesse fatto il volumetto.. . :o)

Ciaooo