mercoledì 17 settembre 2008

Ultimo trend: dopo l'aborto, l'espulsione

A proposito della ragazza ghanese espulsa a Treviso subito dopo aver abortito. Ecco l'interrogazione parlamentare della senatrice Poretti. Vale la pena di leggerla anche solo per avere a portata di mano una ricostruzione sintetica e fedele di questa vicenda agghiacciante.
Premesso che:
nel mese di settembre 2008, una ragazza ghanese di 20 anni, immigrata irregolare e senza fissa dimora, dopo un intervento abortivo in un ospedale pubblico, riconosciuta dai funzionari di Polizia in servizio presso la struttura, è stata arrestata per violazione della legge “Bossi-Fini” sull’immigrazione;
il provvedimento e’ stato convalidato dalla magistratura, che ha emesso un ordine di allontanamento dal territorio italiano.
Considerato che:
come anche sottolineato dal servizio Immigrazione dell’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) questo provvedimento potrebbe rivelarsi un precedente pericoloso in quanto:
- le donne immigrate irregolari saranno motivate ad abortire clandestinamente, con grave pregiudizio della propria salute individuale e di quella pubblica: le statistiche ufficiali non a caso ci indicano in aumento il fenomeno degli aborti clandestini fra le immigrate irregolari rispetto ad un trend generale di diminuzione degli aborti;
- anche nel caso un immigrato clandestino fosse affetto da una malattia infettiva, per paura di essere identificato presso una struttura sanitaria pubblica ed espulso, sarà spinto a non curarsi comportando il rischio concreto di trasmettere a sua volta a terzi, anche non clandestini e non immigrati, la medesima infezione;
in altri Paesi, opportune misure sono state adottate al fine di non ostacolare l’accesso degli immigrati irregolari presso le strutture sanitarie, come ad esempio negli Stati Uniti d’America dove è vietato dalla legge l’ingresso dei funzionari dell’immigrazione negli ospedali.
Interroga per sapere:
se non si ritenga urgente e opportuno adottare appositi provvedimenti al fine di garantire agli utenti delle strutture sanitarie nel territorio nazionale la non imputabilità per reati contro le leggi sull’immigrazione.

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