sabato 26 luglio 2008

Agosto sabbatico

Carissimi visitatori di questo blog, ho deciso di prendermi una pausa e per tutto il mese di agosto "sospendo" gli aggiornamenti. No, non sto andando in vacanza nè sto partendo (lo farò in novembre, insciallah) ma vorrei approfittare di questo periodo, in cui la città in cui vivo (Milano) si svuota e si tranquillizza per concentrarmi sui miei interessi più autentici (l'Africa, il Bangla, etc) e... studiare e scrivere! Negli ultimi tempi non sono più riuscita a farlo (per un mix di ragioni, tra le quali rientra anche la frenesia psicologica da blog). Ma senza studiare, senza approfondire le cose, bloggare rischia di ridursi a un esercizio di stile...
Dai primi d'agosto dovrebbe essere in circolazione il mio libro numero due: Africa qui. Le storie che non ci raccontano (Edizioni dell'Arco) che raccoglie le testimonianze di 13 immigrati dell'Africa nera che in Italia si sono affermati e distinti. Questo libro non si trova in libreria ma sarà venduto per strada da venditori africani. Non ho ancora la cover. Appena l'ufficio stampa me la manderà la posterò: sarà l'unico strappo alla regola in questo agosto sabbatico.

giovedì 24 luglio 2008

L'Italia e i fondi europei per i rom

L'Unione Europea mette annualmente a disposizione degli stati membri dei fondi destinati a politiche per l'inclusione dei rom. Il nostro Paese non li ha mai utilizzati. Il dato, oggettivo, si commenta da solo.

mercoledì 23 luglio 2008

Bangladesh verso le elezioni

La compilazione delle liste elettorali, e l'annesso rilascio dei documenti di identità dei votanti, a questo punto dovrebbero essere operazioni compiute e concluse. Il diritto al voto è stato riconosciuto a 80milioni 500mila 723 persone. Queste persone accederanno ai seggi dopo aver mostrato il documento di identità completo di impronta digitale e fotografia. In precedenza si andava a votare sulla base di imprecisati elenchi nominali. I votanti spesso si vedevano consegnare schede già compilate o scoprivano al seggio che qualcuno si era già presentato al posto loro. Come "prova" del voto dato ricevevano una sorta di bollino sulla mano, simile a quello che in Italia e in altri posti viene fatto a chi, dopo essere entrato in discoteca, chieda di uscire per fumare.
Il capo del governo, Fakhruddin Ahmed, un paio di giorni fa ha organizzato una cerimonia in pompa magna per celebrare l'obiettivo raggiunto. Ahmed ha ringraziato tutti quelli che hanno reso possibile la costruzione delle liste elettorali e si è rallegrato per il fatto che finalmente il Bangladesh andrà alle urne con un sistema evoluto, a livello di quelli esistenti nei Paesi sviluppati. Tutto questo, secondo lui, lascia presagire che le elezioni di dicembre (quelle che dovrebbero portare alla formazione di un nuovo Parlamento e di un governo regolare, sancendo la fine dell'emergenza) saranno corrette, libere e serene. Ho molti dubbi al riguardo ma ovviamente spero di sbagliarmi. Non mi è chiaro se i bihari, cioè gli stranded pakistanis, un gruppo sociale che da quando il Bangladesh è diventato indipendente, per una serie di stranissime coincidenze, si è trovato in sostanza a non avere una cittadinanza nè in Pakistan nè in Bangladesh, abbiano fatto in tempo a ottenere i documenti e a vedersi riconosciuto il diritto al voto. L'Alta Corte di Giustizia, un paio di mesi fa, aveva deciso che questo diritto esisteva per i bihari nati in Bangladesh. Cercherò di informarmi.
Quello che sembra certo, invece, è che le elezioni amministrative, in un primo tempo fissate per il 4 agosto, si terranno in ottobre. La Lega Awami, uno dei due principali partiti del Paese, sta invitando i suoi sostenitori a boicottare le urne, perché contraria al fatto che le elezioni amministrative si tengano prima delle politiche.
Per altre info, cliccare qui.

sabato 19 luglio 2008

Bangladesh, foto d'autore





sujaN, un fotografo bangladese molto bravo e molto sensibile, mi ha mandato due suoi scatti recenti, due immagini prese a Sylhet, l'area del Bangladesh da cui proviene la maggior parte degli immigrati bangladesi sbarcati negli anni '70 in Inghilterra, quelli di cui parla Monica Ali nel suo ormai celebre romanzo Bricklane. Ve le propongo e vi suggerisco, se avete tempo, di fare un giro nel sito della Map Agency, l'agenzia di Dhaka che rappresenta sujaN e altri bravi fotografi.

venerdì 18 luglio 2008

Bangladesh. La censura corre sul blog?

Rezwan, uno dei più famosi blogger del Bangladesh (anche contributor di GlobalVoices) segnala che, dallo scorso 15 luglio, l'aggregatore bangladese Sachalayatan (che raccoglie circa 300 blogger e ha una media di 500 lettori al giorno) non è più raggiungibile dal Bangladesh. Da tutti gli altri Paesi del mondo sì, dal Bangladesh (che è quello maggiormente interessato, trattandosi di un aggregatore di blog prevalentemente scritti in bengali, quindi difficilmente comprensibile per un non bengalese) no. Arup Kamal, uno dei fondatori del blog, ha detto che «subito dopo avere postato un articolo sui criminali di guerra il sito è stato oscurato». Il quotidiano in bengali Prothom Alo ha titolato: "Sachalayatan è stato oscurato?". Le autorità, interpellate al riguardo, si sarebbero limitate a dire che non c'è alcun problema e la prova sarebbe il fatto che l'aggregatore è raggiungibile da tutto il mondo (sic!).

giovedì 17 luglio 2008

Bangladesh, scarcerato leader di Jamaat

Si avvicina la data delle (im)probabili elezioni amministrative bangladesi, il 4 agosto, e la campagna "scarcerazioni eccellenti" si intensifica. L'altro ieri è toccato a Matiur Rahman Nizami, ministro dell'Industria sotto la begum Khaleda Zia e leader del principale partito islamico, Jamaat-e-Islami. La prossima "uscita" potrebbe essere quella di Khaleda stessa, magari con i figli.
Il contestatissimo governo provvisorio, in carica da 18 mesi, ha ricevuto nel frattempo il plauso delle Nazioni Unite: secondo un report recentissimo avrebbe ottenuto dei risultati tangibili e concreti nella lotta alla corruzione. E pazienza per le torture, gli arresti sommari, la censura imposta ai mezzi di informazione... Insomma: se non si trattasse di un Paese dove l'alcol è formalmente bandito, potremmo dire che ci si sta muovendo, a tutti i livelli, per arrivare alle elezioni politiche in un clima da tarallucci e vino.

mercoledì 16 luglio 2008

Gli Usa anche in Mongolia

Un paio di giorni fa ho scritto un post sulle ingerenze più o meno nascoste degli Usa in territorio bangladese. Kuda ha commentato dicendo che in Mongolia sta accadendo qualcosa di simile e sul suo blog c'è un post che lo spiega perfettamente. Per leggerlo cliccate qui.

La storia del blogger cinese Huang Qi, arrestato perché cercava la verità sul terremoto

Information Safety and Freedom è un'associazione italiana (nonostante il nome) impegnata nella difesa del diritto di informare e di essere informati. Periodicamente ricevo la loro newsletter che è sempre piena di notizie interessanti. Come questa, che mi ha colpito molto e ho deciso di postare per intero.

«Quasi nessuno in Italia conosce la storia di Huang Qi. Ed è un vero peccato perché la sua vicenda racconta la Cina del dopo terremoto e della vigilia olimpica infinitamente meglio di tante chiacchiere di capi di governo, dirigenti di federazioni sportive o esperti di geopolitica. Non è che le notizie da noi non siano arrivate. Dell'arresto (l'ultimo di una serie) di Huang Qi si è occupato ad esempio il 17 giugno scorso anche il sito di Rainews24 riferendo che si trattava di un blogger imprigionato dalla polizia perché aveva scritto degli articoli critici sul dopo terremoto nella martoriata regione del Sichuan. L'argomento è rimasto però colpevolmente confinato nel recinto del mondo del web e nei trafiletti di qualche quotidiano. A rompere realmente il muro di silenzio (a livello planetario) ci ha pensato Jake Hooker sul New York Times con un reportage che ricostruisce puntualmente i retroscena e le motivazioni reali che hanno spinto il regime o operare questo arresto. Ne esce uno spaccato completamente diverso da quello che avevano fornito le autorità di Pechino che, con una straordinaria operazione di immagine, avevano teso alla fine di maggio a presentare il paese mobilitato e nella solidarietà verso le vittime del terremoto. Racconta Jake Hooker che Huang (45 anni, già vittima di un lungo periodo di detenzione dal 2000 al 2005) non si limitava a scrivere articoli critici. Stava lavorando insieme ai genitori dei ragazzi uccisi nei crolli degli edifici scolastici. Chiedeva l'apertura di una inchiesta che facesse emergere come le scuole fossero state costruite con materiali scadenti da imprenditori cinici protetti da funzionari locali del partito comunista corrotti. Erano stati i padri di cinque ragazzi morti ad avvicinarlo e a chiedergli aiuto. Lui non si era tirato indietro e sul suo sito web aveva pubblicato un pezzo che domandava sostanzialmente due cose: la punizione dei responsabili e un adeguato risarcimento per le famiglie. Non si pensi che si tratti di un'esagerazione, di una reazione emotiva. Questi crolli rappresentano realmente un enorme mistero tutto da chiarire: molte scuole si sono letteralmente sbriciolate mentre gli edifici che si trovavano accanto ad esse sono rimasti in piedi. Migliaia di ragazzi delle elementari e delle medie sono morti così, sotto una montagna di macerie. Nei giorni immediatamente successivi al sisma le autorità avevano consentito ai reporter e ai volontari di raggiungere le zone disastrate e di avvicinare i parenti delle vittime. Anche noi in Italia abbiamo visto le immagini delle madri e dei padri dei ragazzi che piangevano disperati con la foto dei figli in mano. Molti commentatori avevano parlato di una svolta nel comportamento delle autorità cinesi, di un'inedita forma di trasparenza. Lo stesso Huang – riferisce Jake Hooker – in un'intervista alla radio si era detto ottimista su una nuova stagione di rispetto per i diritti umani. Ma si trattava di una illusione. Una settimana dopo la pubblicazione dell'articolo, Huang Qi è stato prelevato da un gruppo di agenti in borghese. Alla famiglia è stato comunicato che era stato fermato perchè sospettato di "essersi impossessato di segreti di stato". Contemporaneamente ai genitori dei ragazzi morti è stato spiegato che dovevano farla finita con i loro "assembramenti" e le loro richieste: che si mettessero l'animo in pace e non disturbassero più le autorità. Che cosa rischia adesso Huang? Il New York Times ci informa che potrebbe essere condannato a tre anni di galera. Intanto i suoi familiari e gli avvocati non hanno potuto avvicinarlo proprio in quanto "detentore di Segreti di Stato". Ovviamente gli uffici di polizia si sono rifiutati di parlare coi giornalisti occidentali affermando di non essere autorizzati a farlo. Quello che non si è capito è se l'ordine di eseguire la cattura sia stato emesso dalle autorità locali o sia arrivato direttamente da Pechino come sosterrebbero alcuni testimoni. Ma nella Cina di questa vigilia olimpica anche questa indeterminatezza non deve stupire. Le accuse sono sempre generiche. La Glasnost cinese nel Sichuan è durata solo pochi giorni. Ci hanno fatto vedere un dirigente di partito in ginocchio davanti ai parenti delle vittime, ci hanno mostrato il premier Wen Jiabao al lavoro per coordinare i soccorsi. Quando i riflettori dei media si sono spenti si è tornati però subito ai vecchi metodi. Chi poneva legittimamente delle domande scomode è stato ridotto al silenzio. Quello che ora conta per il regime è che fra una ventina i giorni i grandi del mondo saranno tutti lì a Pechino all'inaugurazione delle Olimpiadi a celebrare i grandi progressi raggiunti dalla Cina. E mentre si creeranno le condizioni per realizzare "ottimi affari" la questione dei diritti umani verrà ancora una volta rimandata a data da destinarsi».

martedì 15 luglio 2008

Bangladesh. La base americana

La notizia non è ufficiale ma sufficientemente certa. Gli Stati Uniti stanno "lavorando", diplomaticamente ma non solo, per esercitare un controllo militare e diretto sul territorio bangladese. In particolare la Marina statunitense dovrebbe svolgere azioni di ricognizione e controllo nelle aree di confine. Tutto ciò (almeno in teoria) allo scopo di contrastare con più efficacia infiltrazioni terroristiche e rigurgiti fondamentalisti. The Bangladesh Today dà notizia di un incontro segreto tra autorità statunitensi e bangladesi, incontro che avrebbe provocato molti malumori all'interno dell'esercito bangladese, che non gradirebbe queste limitazioni della sovranità. Secondo altre fonti, molto presto diecimila soldati Usa (attualmente di stanza in Iraq) saranno trasferiti in una base (il Korean EPZ a Chittagong) al confine con Myanmar. I (pochi) sostenitori dell'attuale governo bangladese ritengono che il discusso progetto di istituire il National Security Council (fortemente voluto dall'esercito) nasca dalla preoccupazione legata a queste ingerenze americane, che stanno avvenendo in assenza di un qualsiasi chiaro accordo. Quel che è certo è che il Bangladesh dipende dagli Stati Uniti a vari livelli e che oggi più che mai questo Paese si trova ad avere una posizione strategica. Domanda: presto diventerà anche una nuova rampa di lancio per le operazioni belliche made in Usa?

giovedì 10 luglio 2008

La morte di un prete e la propaganda contro l'Islam

Chissà perché i cristiani uccisi o rapiti o perseguitati fanno notizia solo quando è possibile "usarli" in funzione antimusulmana. Vi propongo un post interessante pubblicato qualche giorno fa sul blog di Fulvio Scaglione, giornalista di Famiglia Cristiana ed esperto di esteri.

«Avete mai sentito parlare di padre Moylon Johnson Prakash? Se siete lettori di Avvenire sì, se siete lettori di qualunque altra cosa no. Perché solo il quotidiano della Cei ha parlato dell’assassinio di padre Prakash, un sacerdote salesiano di origine indiana, 61 anni, da più di 10 anni impegnato in Nepal e da 3 preside di una scuola intitolata a Don Bosco.
Il sacerdote è stato ucciso con le modalità di un assassinio su commissione: quattro o cinque individui sono entrati nella sua missione alle prime luci dell’alba e gli hanno sparato a bruciapelo due colpi di pistola. Poi hanno lanciato una bomba che ha gravemente danneggiato l’edificio. Un altro sacerdote indiano, padre George Kalangara, ha assistito all’omicidio ed è scampato per miracolo alla successiva esplosione. I sospetti sono subito caduti sul movimento indipendentista del Terai, l’inquieta regione nepalese dove si trova la missione. Altri hanno parlato di una banda di predoni. A dare un’interpretazione più precisa dei fatti ha provveduto monsignor Anthony Sharma, vicario apostolico del Nepal, che ha accusato gli estremisti indù nepalesi: “Sono la maggioranza”, ha detto il vescovo, “e vogliono che cristiani e musulmani lascino il Paese”. In Nepal i cristiani sono circa 1 milione sui 28 milioni di abitanti, e i cattolici sono circa 8 mila.
Questi i fatti. Quel che bisogna chiedersi, adesso, è: perché nessuno ne parla? Perché nessuno appende striscioni e manifesti sui muri dei palazzi comunali? Perché nessun editorialista, convertito o no, alza il (peraltro giusto) lamento sui cristiani perseguitati nel mondo? Perché non si ripete la mobilitazione che si ebbe nell’estate del 2007 quando nelle Filippine fu rapito (e infine liberato) padre Giancarlo Bossi, sacerdote del Pime (Pontificie Istituto Missioni Estere)? D’accordo, è cambiato il Governo, abbiamo altri problemi, fa caldo, siamo usciti dagli Europei, ecc. ecc. Ma perchè padre Bossi sì e padre Prakas no?
Il mio dubbio è che sia stato monsignor Sharma a rovinare tutto. Se avesse lasciato cadere un sospettino sui musulmani, sull’estremismo dei fedeli di Allah, magari qualcuno si sarebbe pure indignato per questo ennesimo atto di violenza. Ma così, con gli indù, e con i musulmani per giunta dalla parte delle vittime, a chi può interessare?»

mercoledì 9 luglio 2008

Dhaka dall'alto


Dhaka dall'alto, avvolta dalla sua nuvola di smog e umidità.

Bangladesh. Un e-book per la libertà

Il governo provvisorio del Bangladesh, che è in procinto di fare le valigie, vorrebbe prima di andarsene costituire un Consiglio di Sicurezza Nazionale (National Security Council), sul modello di quelli esistenti in Pakistan e in Thailandia. Il Consiglio, sottoposto solo all'autorità del capo del governo e sostanzialmente svincolato dalla Costituzione, avrebbe il compito di garantire la sicurezza suprema del Paese. Si intuisce facilmente che, un organismo con queste caratteristiche può prestarsi a molti abusi. Come d'altra parte è accaduto in Pakistan e in Thailandia, per fare due esempi a caso.
Contro l'opzione National Security Council si stanno muovendo diversi settori della società civile. In particolare il collettivo scrittori per Drishtipat, che ha sede a Londra ma raccoglie contributors dislocati in varie parti del pianeta, ha appena realizzato un e-book intitolato The Case Against a National Security Council in Bangladesh. Si tratta di una raccolta di articoli, pubblicati su giornali autorevoli, che spiegano come e perché l'isittuzione di un organismo come questo può rappresentare una minaccia per le libertà civili e per la fragile democrazia bangladese. In uno dei capitoli, Sikder Haseeb Khan elenca le cinque più allarmanti possibili derive dell'ipotetico (ma temiamo immanente) Consiglio: 1) che esso agisca fuori dall'ordinamento giudiziale, violando le leggi che garantiscono i cittadini; 2) che entri in conflitto con i partiti e finisca col condizionare l'azione politica; 3) che, in nome della sicurezza, avalli violazioni dei diritti umani; 4) che, essendo un organo non eletto, si sottragga a qualsiasi tipo di controllo; 5) che si trasformi nel braccio politico del potere militare.
L' e-book è ovviamente scaricabile dal sito di Drishtipat. Se ne raccomanda vivamente la lettura a quanti volessero provare a capire qualcosa di più della complicata situazione politica e sociale del Bangladesh.

venerdì 4 luglio 2008

Uno scatto per l'Africa e contro l'ignoranza occidentale


Voglio segnalarvi un concorso fotografico molto interessante. Si intitola Nero presente. Africa in Italia ed è organizzato dall'associazione Giraffrica, impegnata a promuovere una conoscenza a tutto tondo e non "turistica" dell'Africa australe. Il suo scopo è raccontare attraverso le immagini la buona e felice integrazione di tanti africani in Italia, contrastare cioè l'immagine convenzionale che troppo spesso gli occidentali hanno di Africa e africani. Il regolamento può essere scaricato dal sito. Il premio è un viaggio con workshop fotografico annesso, di una settimana, a Cape Town e Gordon's Bay. Il termine ultimo per la presentazione delle foto, anzi della foto (si partecipa con un solo scatto) è il 30 ottobre 2008.
Vi confesso che ho esitato a lungo prima di pubblicare questo annuncio: ho intenzione di partecipare anch'io e, pubblicizzando il concorso, certo friduco le mia già piccole chanches di vittoria....

mercoledì 2 luglio 2008

Ricongiungimenti sempre più difficili

Claudia Moretti, responsabile di Aduc (associazione diritti utenti e consumatori) per le tematiche che riguardano l'immigrazione, mi ha inviato il seguente comunicato stampa. Lo posto senza cambiare una virgola.

«Si annunciano provvedimenti pesanti in materia di ricongiungimenti familiari per gli immigrati: aumento del reddito minimo per ottenerlo, limitazione dell'ambito dei parenti con i quali lo straniero può ricongiungersi e altre modifiche all'attuale testo unico sull'immigrazione.
Ricordiamo che nella passata legislatura la materia del diritto all'unità familiare era stata rivista e uniformata alla legislazione europea, adeguandone tempi e casi a quelli degli altri Paesi comunitari. Oggi si torna nuovamente indietro e, al pari di quanto accadde con la legge Bossi-Fini, si colpiscono proprio quei soggetti che in Italia vivono da regolari e che hanno deciso di portare la propria famiglia con sè.
La maggioranza di governo finge di ignorare che agevolare la compresenza sul nostro territorio del familiare dello straniero è, oltre che ragionevole e umano, il modo per diminuire il conflitto, aumentare l'integrazione, rendere più sereno e stabile chi da straniero decide di lavorare e vivere altrove. Il canale familiare rappresenta una forma legale e controllata di immigrazione che non ha nulla a che fare con la sicurezza, cui l'emendamento intende porre rimedio. Al contrario: l'incertezza e la precarietà con la quale si mira a disincentivare il trasferimento di un nucleo familiare in Italia crea disagio e ostilità proprio in quello straniero che procede regolarmente nel suo percorso di integrazione e legalità.
Evitiamo commenti sugli emendamenti che aboliscono il silenzio-assenso, una formula con la quale si garantiva attuazione al diritto all'unita' familiare contro la cronica inadempienza delle amministrazioni che violano le norme sui tempi del procedimento amministrativo. Si propongono ora sei mesi di tempo per valutare le domande di nulla osta al ricongiungimento... e se da sei mesi si dovesse passare a dodici? Pazienza, l'immigrato aspetterà a riabbracciare i suoi figli o il suo coniuge.
No. Questo è esattamente quello che rende un Paese nemico anzichè amico, che rende lo straniero ancora più straniero, lo emargina lo maltratta e lo vessa inutilmente».

Bangladesh. Nuove leggi antiterrorismo

Finalmente si comincia a sapere qualcosa di più sul contenuto del pacchetto leggi anti-terrorismo che il governo provvisorio del Bangladesh ha approvato nella più grande riservatezza lo scorso maggio. A chi è accusato di caldeggiare e sostenere formazioni terroristiche potranno essere dati 20 anni di prigione o, addirittura, la condanna a morte. E' interessante notare che nella categoria terroristi (o presunti tali) andrebbero a cadere quanti, pur con modalità diverse, si trovassero in conflitto o in disaccordo con lo stato... Ovviamente si tratta di un discorso tutto al condizionale, perchè non c'è ancora nulla di certo sul contenuto di questo famigerato pacchetto.

martedì 1 luglio 2008

Bangladesh, la non libertà di stampa

Dall'11 gennaio 2007, giorno in cui è stato decretato lo Stato d'Emergenza, il diritto fondamentale alla libertà di espressione è stato ripetutamente violato in Bangladesh. Dal 1 gennaio al 30 giugno 2008 36 giornalisti sono stati feriti e/o assaliti e sono stati registrati ben 16 casi di minacce verbali. In Gennaio il Governo ha chiesto alle tv di mettere al bando i talk show. Le minacce e gli assalti di cui non si ha ufficialmente notizia sarebbero molti di più. La denuncia arriva da Odhikar, una ong locale che si occupa di diritti umani e che si preoccupa di denunciare la loro violazione.
Nel suo ultimo report Odhikar denuncia anche la drammatica situazione delle prigioni bangladesi.
Attualmente i detenuti sarebbero circa 88mila, ma nelle prigioni di stato c'è posto solo per 27mila persone.