mercoledì 31 dicembre 2008

Bangladesh, Khaleda non ci sta



Come da copione, Khaleda non accetta la vittoria della Grand Alliance e denuncia brogli e irregolarità. Nella foto, un artista di strada impegnato a raffigurare le due ineffabili signore.

lunedì 29 dicembre 2008

And the winner is... Hasina!

Manca ancora la comunicazione ufficiale, ma la vittoria della Grand Alliance (la coalizione guidata da Hasina Wajed e, quindi, dalla Awami League), è praticamente certa. Il Bangladesh National Party, il partito di Khaleda, rischia di non arrivare a 50 seggi in Parlamento. La vittoria della Lega Awami può essere davvero interpretata come l'espressione della volontà del popolo bangladese di tenere la religione separata dalla politica e questa è senz'altro una buona cosa. Non solo: è un'ulteriore smentita di quanti (e non sono pochi) vanno sostenendo l'imminente talebanizzazione del Bangladesh. Tutta la campagna di Khaleda, infatti, aveva avuto come leitmotiv la difesa e la salvaguardia della religione islamica da presunti attacchi laicisti. Hasina, come era prevedibile, si era mostrata molto più sensibile ai temi sociali. Entrambe si erano lanciate in accorati discorsi moralizzatori contro la corruzione, e questo è abbastanza paradossale se si pensa che, almeno per gli ultimi quindici anni, sono state proprio loro a reggere le fila del potere e della ormai celebre corruzione bangladese. Ritengo che la vittoria di Hasina fosse nel complesso preferibile a quella di Khaleda, ma non riesco a farmi contagiare dall'entusiasmo. Come ho già scritto in varie occasioni, non vedo una grande differenza tra queste due signore e onestamente non credo che, con il ritorno di Hasina al potere, in Bangladesh comincerà un vero nuovo corso. Però due note positive ci sono e voglio sottolinearle: 1) la fine dell'emergenza e di quella che in sostanza, anche se soft, è stata una dittatura militare; 2) la partecipazione al voto, seppur frammentata, di tanti segmenti sociali (urdu speaking people, hijra, tribali...) che in passato ne erano stati esclusi.
Adesso l'incognita è rappresentata dal dopo elezioni: Khaleda e i suoi colleghi, dopo le rasserenanti dichiarazioni del mattino, hanno cominciato a denunciare brogli, scorrettezze e amenità varie. C'è da sperare che tutto ciò rimanga un brontolìo e non sia una nuova dichiarazione di guerra...
La cosa che io spero, con tutto il cuore, è che i blogger del Bangladesh continuino a fare la loro eccellente controinformazione.

Bangladesh, election day



Hasina (a destra) fa sapere che (bontà sua) accetterà il risultato elettorale, qualunque esso sia. Khaleda (a sinistra) si dichiara molto soddisfatta per il modo gioioso e corretto in cui si starebbero svolgendo le elezioni. Intanto il the Daily Star ci informa che centinaia e centinaia di persone, aventi diritto al voto, si sono recate ai seggi e hanno scoperto lì di non essere presenti nelle liste elettorali. Stanno scoppiando disordini in varie località del Bangladesh la polizia sta continuando arrestare gente beccata in reale o presunta violazione delle leggi elettorali. Un amico mi ha scritto poche ore fa per raccontarmi di avere assistito a un'interessante e, soprattutto, lunga e indisturbata compravendita di voti in uno slum di Dhaka.

domenica 28 dicembre 2008

Elezioni in Bangladesh. Cambiare tutto per non cambiare nulla

Lo stato di emergenza è stato revocato dieci giorni fa e domani il Bangladesh va alle urne. Per la prima volta a votare dovrebbero esserci gruppi sociali considerati di serie "b" o "c" come i bihari (ma non tutti), gli hira (cioè gli eunuchi), gli zingari di fiume, i tribali neo censiti (ma ai partiti dei tribali è stato accuratamente impedito di presentarsi). Scrivo al condizionale perché, come era largamente prevedibile, nella procedura di assegnazione dei certificati elettorali sono stati registrati infiniti pasticci. C'è gente che è stata censita tre volte e gente che continua a non avere documenti.
Ma su questo sorvolerei. La cosa davvero pazzesca è che dopo due anni di governo provvisorio, sospensione dei diritti civili, lotta alla corruzione, arresti eccellenti e colpi di scena, si è tornati esattamente al punto da cui si era partiti. A palleggiarsi il potere saranno ancora una volta Khaleda Zia, primo ministro nell'ultimo governo pre-emergenza e leader del BNP (nonché vedova del generale Zia ur-Rahman, che fu presidente dal 1977 al 1981 e che trasformò il Bangladesh in una republica islamica), e Hasina Wajed, in passato due volte primo ministro e leader della Lega Awami (nonché figlia del leader dell'indipendenza bangladese Sheikh Mujibur Rahman). Le due signore, durante l'emergenza, hanno passato diversi mesi in prigione, accusate di corruzione, e poi sono state rilasciate da un giorno all'altro, senza che le accuse contro di loro fossero cadute. Il governo provvisorio ha dovuto avallare il loro rientro sulla scena politica perché in assenza di questo, in buona sostanza, nessun partito si sarebbe presentato alle elezioni. Alla fine, nessuna vera pulizia è stata fatta in Bangladesh e, sia che vinca Hasina, sia che vinca Khaleda, la politica continuerà a essere un trastullo di casta alta, lontano, lontanissimo dal popolo minuto.
I due anni di governo provvisorio sono serviti solo a regolare alcuni conti personali e a operare una serie di privatizzazioni gradite agli Stati Uniti, a mettere il bavaglio alla stampa e (questo è l'unico dato positivo) a stimolare la crescita di interessantissimi e fortemente osteggiati blog di informazione e di denuncia.

giovedì 25 dicembre 2008

auguri di natale

Tra qualche minuto, alle 19,15, Channel 4, una tv inglese, trasmetterà gli auguri di Natale ai cristiani fatti dal (controverso) presidente iraniano Mahmud Ahmadineyad (si tratta dei controaguri che questa emittente trasmette ogni anno, subito dopo gli auguri della regina). Io credo che questa sia una notizia di qualche rilevanza internazionale. Non a caso la dà anche El País, che non è un giornale inglese. Sul sito del Corriere (il nostro principale organo di informazione) però non si trova nulla (o meglio, a proposito di Gran Bretagna, c'è un servizio fondamentale sulla barba del principe William). Se andate alla pagina degli esteri troverete che (incredibile dictu) l'articolo di apertura è sull'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, e la sua istituzione del fondo Famiglie-Lavoro pensato per alleviare le difficoltà di quanti hanno perso il posto a causa della crisi... Evidentemente, nella valutazione di chi cura il sito del Corriere, tutto ciò (mi riferisco alla gente che sta restando in braghe di tela e all'ammirevole iniziativa di Tettamanzi) non sta accadendo in Italia ma in qualche altro luogo indefinito del mondo.

Un post per Vomitus

Qualche giorno fa mi ha scritto (in forma privata) un visitatore abituale di questo blog. Mi "sgridava" perché ho diradato i miei aggiornamenti. In effetti questo è un periodo in cui ho molto da fare: oltre a dedicarmi al mio regolare lavoro di giornalista, sto scrivendo un altro libro, continuo a occuparmi della promozione dei due già pubblicati, sto studiando filosofia africana, cerco di seguire la campagna elettorale in Bangladesh (si vota il 29 dicembre), ho fatto un viaggio molto interessante in Messico che ha riacceso il mio interesse per la teologia della liberazione... Insomma, ho davvero poco tempo. Però è successo qualcosa per cui mi son detta: ora devi assolutamente fare un post, un post per Vomitus Maximus.
Vomitus (un nickname che è tutto un programma) sta scrivendo dei commenti deliranti sul mio blog (guardate in particolare i due post che precedono questo). Commenti razzisti, violenti e piuttosto sgrammaticati (si capisce il senso di quel che Vomitus vuol dire, però consecutio temporum, analisi del periodo, uso della punteggiatura sono tutte cose che non lo riguardano).
Vomitus ovviamente non ha un nome e neanche un volto. Ha un sito, però, che vi consiglio di andare a visitare: è utile per ricordarsi che gente c'è in giro: http://vomitusmaximus.blogspot.com). Troppo spesso, abituati a frequentare persone che ci assomigliano, rischiamo di dimenticarlo.
La prima vomitata pervenuta aveva come bersaglio un editoriale di Famiglia Cristiana (editoriale che mi era piaciuto molto e avevo inserito nel mio blog) ed è stata postata a mezzanotte e 13 della notte di Natale. Avete letto bene: mezzanotte e 13 della notte di Natale.
Questa cosa mi ha colpito moltissimo: ma questo poveretto non aveva davvero niente di meglio da fare la notte di Natale? Che so: bere un bicchiere con gli amici? Dire una preghiera? Amoreggiare con la fidanzata? Farsi un buon sonno? Evidentemente no. E questo può essere la prova che a indirizzare i peggiori comportamenti di noi umani sono spesso la solitudine e la frustrazione. Queste condizioni non sono così eccezionali come in genere pensa chi si trova a soffrirle. A tutti è capitato e capita di sentirsi soli e frustrati, ma per fortuna non tutti usano in modo distruttivo questi sentimenti. C'è chi riesce a trasformarli in occasioni di empatia e vicinanza con gli altri esseri umani, soprattutto con quelli che si trovano in una posizione di debolezza e che certamente non sono i responsabili delle dinamiche di esclusione e oppressione che avvelenano la nostra società.
Davvero mi dispiace per Vomitus Maximus che, in omaggio al suo nickname, passa la notte di Natale a vomitare odio sui musulmani e sulla sottoscritta. Non sa niente di loro e non sa niente di me e questo gli facilita il compito, perché lo solleva da qualsiasi esame di realtà. E' sempre più facile prendersela con obiettivi lontani e indefiniti piuttosto che venire allo scoperto e confrontarsi. Mi dispiace anche perché mentre lui inveiva (e ha continuato a farlo durante la giornata) io, che sono cristiana e lieta di esserlo, mi trovavo a tavola con cinque pericolosissimi musulmani senegalesi, uno dei quali è il mio compagno di vita, un paio di latinoamericani agnostici e un paio di italiani agnostici pure loro. Stavamo bene e ci stavamo divertendo. E, mentre ci divertivamo, sul mio cellulare arrivavano auguri dal Messico e dal Bangladesh, dall'Inghilterra e dalla Sicilia. E questa "mezcla" mi sembrava bellissima, civile e di ottimo auspicio.
In conclusione: non penso di far nulla per bloccare Vomitus, che tra le varie cose mi ha anche consigliato di lasciare l'Italia. Se si sente meglio dopo avermi inondato di insulti, continui. Solo una cosa voglio dirgli: al contrario di quel che lui crede, io non ho nessun motivo di ringraziare Maroni e a Milano non giro per nulla tranquilla. Rischio la vita ogni volta che metto il naso fuori di casa. Questo non per colpa degli extracomunitari o dei musulmani, ma per una molto più banale e criminale assenza di piste ciclabili.

P.S. Vomitus, tutto sommato credo di averti fatto molta pubblicità: forse tra un insulto e l'altro potresti infilare un grazie. Ciao!

giovedì 11 dicembre 2008

Meditiamo gente, meditiamo...

Quello che segue è l'editoriale pubblicato da Famiglia Cristiana questa settimana. Ancora una volta sottoscrivo dalla prima all'ultima parola e, in particolare, mi piacciono molto alcuni passaggi che ho evidenziato col grassetto.

La Lega va all’ultima crociata e propone una moratoria "sine die" sulla costruzione di nuove moschee in Italia. L’idea nasce dall’equazione: musulmani uguale terroristi. Anzi, emigrati uguale musulmani e, quindi, terroristi. Così, si propone la moratoria per le moschee, sperando d’estenderla agli immigrati. I sondaggi danno ragione alla Lega: l’84 per cento degli italiani è d’accordo (Sky Tg24). E c’è da crederlo, la paura fa tanto!
La scorsa settimana a Milano sono stati arrestati due (presunti) terroristi islamici, che intendevano far saltare supermercati, caserme... e, perfino, attentare al Duomo di Milano, la notte di Natale. Si sarebbero allenati alla "guerra santa" nella sala di preghiera islamica del Comune di Macherio. Ma i nostri servizi segreti li hanno intercettati e arrestati. Bene, benissimo. È dovere dello Stato combattere ilterrorismo, ovunque esso si trovi e si nasconda.
Al tempo delle Br e del terrorismo nero, fior di terroristi avevano frequentato anche il catechismo. Ma mai nessuno s’è sognato di chiedere una moratoria sulla costruzione di nuove chiese.
In Italia ci sono un milione e 600 mila musulmani, che sono un terzo degli immigrati: quindi, non vale l’equazione musulmani uguale immigrati. E non tutti sono praticanti. Perché dovrebbero diventare terroristi quelli che frequentano i luoghi di culto e non gli altri? La realtà è un’altra. Bloccare le moschee rassicura la popolazione, trova consenso, ma non è detto che sia efficace.
La Santa Sede e la Cei hanno osservato che le moschee devono essere luoghi di culto e non acquistare "altri volti". Se diventano altro, è lo Stato che deve vigilare, perché ha gli strumenti per farlo. La Lega dice che, intanto, è meglio bloccare tutto, almeno fino a quando il Parlamento non approverà la legge sulla libertà religiosa, e fino a quando i musulmani non sottoscriveranno un’Intesa con lo Stato italiano (ammesso che i partiti la vogliano!).
Eppure, se si garantisce la libertà religiosa e la costruzione di moschee, l’operazione trasparenza riuscirà. Se si spingono i musulmani alla clandestinità, si favoriscono le frange più radicali ed estremiste. La Francia l’ha capito da tempo, e fa sottoscrivere i progetti di nuove moschee da tutte le associazioni musulmane. Anche in Italia le moschee, se inserite nel territorio e rispettose delle leggi, favorirebbero la crescita di un Islam italiano moderato.
Il segretario della Cei, monsignor Crociata, che del dialogo interreligioso è esperto, ha spiegato che questa è «un’esigenza per tutti». Il riferimento è la nostra Costituzione, che salvaguarda la libertà religiosa.
Compito dello Stato è evitare che le religioni siano usate come armi nella lotta di civiltà; dovere di tutti è far sì che ciascuno professi la sua fede in libertà, in pace e in luoghi di culto degni di questo nome.
Dopo i gravi attentati del terrorismo islamico in Spagna e Gran Bretagna, nessuno ha chiesto di chiudere le moschee o di sospenderne la costruzione.
Così come in Italia, nessuno s’è mai sognato di impedire manifestazioni "pseudoreligiose" inneggianti al dio Po e agli dei del pantheon celtico.

domenica 7 dicembre 2008

Roma, 8 dicembre. Festeggio anch'io? No, tu no!

Quest'anno la Festa del Sacrificio, una delle principali feste islamiche, coincide quella cattolica dell'Immacolata Concezione. Nella mia ingenuità questa coincidenza mi sembrava una bella cosa: nello stesso giorno, due diverse comunità religiose, distinte ma con tante cose in comune, sarebbero state in festa insieme.
Al comune di Roma e ad alcuni gruppi di cattolici evidentemente piuttosto elitari (ma come si fa a conciliare le velleità elitarie con la condizione di cristiani? Boh...) e determinati a detenere il monopolio delle feste religiose, la coincidenza è apparsa invece oltraggiosa. In particolare questi gruppi, sentendosi per qualche strana ragione minacciati o sminuiti dalla festa islamica, hanno chiesto e ottenuto che ai musulmani venisse negata l'autorizzazione a festeggiare in forma pubblica. A rendere più paradossale la vicenda, il fatto che l'Eid al kabir ricorda il sacrificio di Abramo, e quindi, a occhio e croce, qualcosina dovrebbe dire anche ai cattolici. Ma la verità è che la maggior parte dei cattolici indignati è totalmente all'oscuro del contenuto della religione islamica e dei tanti punti di contatto che questa ha con il cristianesimo.
Quello che segue è il comunicato stampa diffuso da Dhuumcatu (associazione che riunisce e rappresenta buona parte della comunità bangladese del Lazio) che appellandosi al diritto costituzionale di professare liberamente la propria fede, ha deciso sostanzialmente di ignorare il divieto.

8 Dicembre ‘08: la giornata del dialogo islamo-cristiano o della discriminazione religiosa?

Nessun augurio per i musulmani della Capitale:
il Comune di Roma impedisce la preghiera per l'Eid al Kabir
Mentre in altre città italiane, per favorire il rispetto delle diversità culturali e tutelare i diritti delle minoranze le amministrazioni politiche sono impegnate a “legalizzare” uno dei rituali più importanti per l’Islam, il sacrificio del montone in occasione della “Grande Festa” o Eid al kabir, a Roma alla comunità islamica è negata la possibilità di svolgere la preghiera pubblica.
Dopo il rifiuto per la celebrazione della preghiera induista in occasione della festività Durga Puja, il Comune di Roma nuovamente discrimina le minoranze religiose negando lo svolgimento delle attività del culto islamico, previste per l’8 Dicembre ’08 a Piazza Vittorio e Villa De Santis a Roma.
Come nel caso della festività induista, l’Associazione Dhuumcatu sosterrà lo svolgimento dell’iniziativa, che si svolgerà comunque come previsto per Lunedì 8 Dicembre ’08.
Una giornata simbolica per la concomitanza dell’importante festività musulmana con la festività cattolica della Madonna dell’Immacolata, che ci auguriamo venga ricordata come il giorno della pacifica convivenza interreligiosa nella Capitale, e non come la giornata della discriminazione religiosa.


APPUNTAMENTI:
Preghiera per l'Eid al Kabir
8 Dicembre ’08, Ore 8.30-11.00
Piazza Vittorio e
Villa De Santis (Casilina)