venerdì 29 maggio 2009

Bangladesh, quanti morti ci vorranno per far partire gli aiuti umanitari?



Cresce il bilancio dei morti (ora dovrebbero essere 175) e iniziano le prime epidemie ma, come era prevedibile, il ciclone Aila non fa breccia sui nostri giornali, troppo presi da Noemi e dintorni. E anche il nostro ufficio cooperazione presso l'ambasciata in Bangladesh non sembra avere intenzione di attivarsi: le vittime sarebbero ancora troppo poche. Eppure è bene ricordare che ci sono ancora 800mila euro di fondi raccolti dalla nostra cooperazione in occasione del ciclone Sidr del 2007 e che non sono stati mai assegnati...
Le foto che vedete qui sono state scattate nella zona di Chalna, una delle più colpite.

6 commenti:

cacioman ha detto...

Stefania, ci sono dei riferimenti per chi volesse mandare un aiuto economico?
Ciao
Cacioman

stef. ha detto...

Filo di juta, una piccola associazione che in Bangladesh svolge un lavoro egregio e che opera proprio nella zona più colpita ha lanciato una sottoscrizione. Trovi tutto a questo indirizzo: http://www.filodijuta.it/dettaglio-news.aspx?id=6456

grazie mille Cacio!

Fabrizio ha detto...

Io delle raccolte di fondi mi fido poco. Non mi fido dal punto di vista pratico ("a volte" i soldi si perdono per strada), e neanche da quello teorico (le raccolti di fondi tramite SMS, per lavarsi la coscienza e ignorare cosa succederà dopo).
Al tempo dello Tsunami, io e altri decidemmo di "adottare" alcune famiglie di immigrati che avevano parenti coinvolti nell'inondazione. E' stato un modo per assicurarci che i soldi andassero a chi ne aveva bisogno, oltre che coinvolgere direttamente gli immigrati nella gestione degli aiuti, e il tutto ha migliorato anche le loro relazioni in Italia.

cacioman ha detto...

Fabrizio,
certamente la solidarietà click-and-go (che non nego, come in questo caso, di praticare) permette di farti sentire tanto buono con pochi colpi di mouse (e senza pulire il water). D'altro canto però è un ottimo sistema di delega che permette di aiutare nell'immediato senza doversi occupare di problemi più grandi (di me sicuramente, appesantito padre di famiglia e accidioso impiegato del catasto) appena questi ti si presentano sul TG nazional-popolare (e in questo caso non sono neanche apparsi).

Vale quello che dici: il coinvolgimento personale nelle cose è l'unico modo per comprenderle; ma ognuno fa quello che può.

Interessante il tuo sito!

ciao
cacioman

stef. ha detto...

anche la sottoscritta ha molte perplessità sulle raccolte fondi e sulla solidarietà click and go. Io non partecipo a queste iniziative e do soldi e aiuti solo a chi conosco. Filo di Juta è tra questi che conosco bene e di cui mi fido. Di Alessandro Mossini, il suo fondatore, ho parlato in questo blog e nel libro. E' una persona molto coraggiosa e onesta, uno che ha scelto andare a vivere con i poveri del Bangladesh senza avere nessun ombrello (la protezione della Chiesa o l'appatenenza a una grossa Ong) sotto cui ripararsi. Le "adozioni" di cui parla Fabrizio mi sembrano ottime iniziative e mi piacerebbe saperne di più.

Fabrizio ha detto...

Grazie per le risposte. Vedrò di capire come sta reagendo la comunità degli immigrati del Bangladesh a Milano e vi faccio sapere