

Cresce il bilancio dei morti (ora dovrebbero essere 175) e iniziano le prime epidemie ma, come era prevedibile, il ciclone Aila non fa breccia sui nostri giornali, troppo presi da Noemi e dintorni. E anche il nostro ufficio cooperazione presso l'ambasciata in Bangladesh non sembra avere intenzione di attivarsi: le vittime sarebbero ancora troppo poche. Eppure è bene ricordare che ci sono ancora 800mila euro di fondi raccolti dalla nostra cooperazione in occasione del ciclone Sidr del 2007 e che non sono stati mai assegnati...Le foto che vedete qui sono state scattate nella zona di Chalna, una delle più colpite.


6 commenti:
Stefania, ci sono dei riferimenti per chi volesse mandare un aiuto economico?
Ciao
Cacioman
Filo di juta, una piccola associazione che in Bangladesh svolge un lavoro egregio e che opera proprio nella zona più colpita ha lanciato una sottoscrizione. Trovi tutto a questo indirizzo: http://www.filodijuta.it/dettaglio-news.aspx?id=6456
grazie mille Cacio!
Io delle raccolte di fondi mi fido poco. Non mi fido dal punto di vista pratico ("a volte" i soldi si perdono per strada), e neanche da quello teorico (le raccolti di fondi tramite SMS, per lavarsi la coscienza e ignorare cosa succederà dopo).
Al tempo dello Tsunami, io e altri decidemmo di "adottare" alcune famiglie di immigrati che avevano parenti coinvolti nell'inondazione. E' stato un modo per assicurarci che i soldi andassero a chi ne aveva bisogno, oltre che coinvolgere direttamente gli immigrati nella gestione degli aiuti, e il tutto ha migliorato anche le loro relazioni in Italia.
Fabrizio,
certamente la solidarietà click-and-go (che non nego, come in questo caso, di praticare) permette di farti sentire tanto buono con pochi colpi di mouse (e senza pulire il water). D'altro canto però è un ottimo sistema di delega che permette di aiutare nell'immediato senza doversi occupare di problemi più grandi (di me sicuramente, appesantito padre di famiglia e accidioso impiegato del catasto) appena questi ti si presentano sul TG nazional-popolare (e in questo caso non sono neanche apparsi).
Vale quello che dici: il coinvolgimento personale nelle cose è l'unico modo per comprenderle; ma ognuno fa quello che può.
Interessante il tuo sito!
ciao
cacioman
anche la sottoscritta ha molte perplessità sulle raccolte fondi e sulla solidarietà click and go. Io non partecipo a queste iniziative e do soldi e aiuti solo a chi conosco. Filo di Juta è tra questi che conosco bene e di cui mi fido. Di Alessandro Mossini, il suo fondatore, ho parlato in questo blog e nel libro. E' una persona molto coraggiosa e onesta, uno che ha scelto andare a vivere con i poveri del Bangladesh senza avere nessun ombrello (la protezione della Chiesa o l'appatenenza a una grossa Ong) sotto cui ripararsi. Le "adozioni" di cui parla Fabrizio mi sembrano ottime iniziative e mi piacerebbe saperne di più.
Grazie per le risposte. Vedrò di capire come sta reagendo la comunità degli immigrati del Bangladesh a Milano e vi faccio sapere
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