Avevo parlato, su questo blog, del ciclone Aila che, quasi in incognito (vuol dire: senza particolare attenzione da parte dell'opinione pubblica internazionale), ha pesantemente colpito alcune provincie del Bangladesh lo scorso maggio. Ecco da allora a oggi cosa è cambiato: quasi nulla. A Shyamnagar, nella provincia di Shatkira, oltre 35mila persone continuano a non avere un tetto, cibo e acqua potabile. Gli aiuti sono stati scarsi e si sono dispersi in mille rivoli. A Chalna, dove attraverso Alessandro Mossini opera l'associazione Filo di juta, una lenta opera di ricostruzione è stata avviata. Per esempio, si sta lavorando per rimettere in piedi una scuola. Qualche passo avanti anche tra le famiglie munda di cui si occupa il missionario saveriano Luigi Paggi. Ma la vera ricostruzione, ammesso che ci sia la volontà di farla, non potrà cominciare prima di novembre.
Me lo ha spiegato proprio Luigi Paggi, in una e-mail: «Egregia giornalista, nel dopo-ciclone continuano a non esserci cambiamenti di rilievo. Gli argini dei fiumi durante la stagione delle piogge non si possono riparare e così le maree vanno e vengono e i villaggi sono sempre sott'acqua e gli alluvionati sono sempre accampati sui pezzi di argini che ancora resistono. Nella speranza che questa resistenza possa portarli alla fine di Settembre:le maree più intense capitano infatti in questo mese. La vera ricostruzione sara' possibile solo alla fine della stagione delle pioggie, a novembre per intendersi. Se capiti da queste parti in Ottobre farai ancora in tempo a vedere i disastri che questo ciclone ha provocato...e di cui in Italia non si è detto niente di niente. E poi siamo nell'era del villaggio globale e dell'informazione in tempo reale!». Già...
domenica 6 settembre 2009
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