lunedì 16 novembre 2009

Books & charity: nuovo binomio solidale

In questo articolo, pubblicato su Vogue lo scorso giugno, parlo dei libri intesi come strumenti di trasformazione della società.
Books & Charity, un binomio che si fa sempre più saldo. Non solo grazie agli scrittori che destinano le royalty a una buona causa o a quelli che creano la propria fondazione umanitaria. Intorno ai libri, oggi, stanno fiorendo nuove e originali iniziative di solidarietà. Una delle più recenti è quella che ha portato in Burkina Faso i “bianciardini”, i micro-libretti da un centesimo di euro ideati da Ettore Bianciardi, figlio di Luciano, e Marcello Baraghini, inventore dei libri millelire. I bianciardini africani sono quattro, contengono i racconti di altrettanti autori burkinabé e vengono distribuiti nei quartieri più disagiati di Ouagadougou, la capitale, in cambio di un contributo simbolico e volontario. «La lotta alla povertà, per dare veri risultati, deve intrecciarsi a quella per la cultura», dice Gian Andrea Rolla, delegato di Terres des Hommes, la ong che sostiene in loco il progetto. «In Burkina Faso, come quasi ovunque in Africa, i libri sono una merce rara e costosa e gli scrittori hanno poche chanches di pubblicazione. Con i bianciardini diamo un’opportunità a chi legge e a chi scrive». Due dei testi scelti, infatti, sono di esordienti, e i contributi vanno alla locale Associazione dei Giovani scrittori.
Portare i libri nei Paesi poveri è la core-activity della ong inglese Book Aid International, che è attiva ormai in 12 stati e, grazie alla sua rete di contatti con editori e librerie, distribuisce ogni anno mezzo milione di volumi. «Cerchiamo anche di favorire l’accesso alla lettura da parte delle categorie più svantaggiate», spiega Jacqui S. Scott, la portavoce. «Per esempio, in Malawi, abbiamo creato dei reading group per le donne, che sono le prime vittime dell’analfabetismo di ritorno». Tra i supporter di Book Aid, molti scrittori famosi: Sebastian Faulks, John Irving, Doris Lessing, Alexander McCall Smith e JK Rowling.
L’associazione milanese Mario Cuminetti lavora, invece, per promuovere la lettura dentro il carcere e, a questo scopo, raccoglie volumi usati e intere biblioteche e organizza incontri, dibattiti e momenti di riflessione. «E’ un’attività complessa, impegnativa, che tende a rivelare la sua utilità nel lungo periodo», spiega il presidente, Nicola De Rienzo. «Oggi ci dobbiamo confrontare con un elemento nuovo: la maggior parte dei detenuti è di origine straniera. E noi avremmo un enorme bisogno di testi in arabo, romeno, cinese». Per chi fosse interessato, il punto di raccolta è la Libreria Popolare di via Tadino, a Milano (tel. 02.29513268).
Libri strumento principe anche per la charity Reader Organisation di Liverpool. La sua mission è tendere la mano a chi soffre di ansia, depressione, solitudine. «Ero una giovane mamma single, sola e sopraffatta dagli eventi», ricorda Jane Davis, fondatrice e presidente. «Per caso mi imbattei in un romanzo che mi aiutò a ritrovare la motivazione per tornare all’università e laurearmi. Mi resi conto allora che leggere, oltre che un piacere, può essere un’occasione di crescita e un argine contro il disagio esistenziale. Condividere questa intuizione mi è sembrata la cosa più giusta. Nel 2001 è partito così il primo club Get into Reading». Oggi i club sono 80 e le richieste di adesione in continua crescita.

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