martedì 22 dicembre 2009

I musulmani sono già tra noi

Dal blog di Fulvio Scaglione:

"Uno degli aspetti più sconsolanti della cultura italiana è questo: se sei prestigioso, autorevole o anche solo famoso in un campo, sei libero di pontificare anche a proposito di cose di cui, palesemente, sai poco o magari anche nulla. E’ il caso, tipicissimo, dell’articolo di fondo che il Corriere della Sera” ha concesso all’insigne costituzionalista Giovanni Sartori per sproloquiare sul tema della, cito il titolo, “Integrazione degli islamici”.
Dico sproloquiare non a caso. L’articolo, pur breve, contiene affermazioni banali e affermazioni ridicole. Eccone alcune del secondo genere. Per spiegare perché sul fronte cattolico abbondino le voci che sperano e lavorano per l’integrazione degli immigrati: “La Chiesa deve essere, si sa, misericordiosa”. E stop. Si vede che al buon Sartori, nella natia Firenze o nella più lontana ma ben collegata New York, non arrivano i rapporti della Caritas. Per esempio quello del 2009, dove si sottolinea che i lavoratori nati all’estero in senso stretto (cioè al netto degli italiani nati fuori e immigrati di ritorno) sono circa il 10% del totale e contribuiscono per un pari 10% alla formazione della ricchezza del Paese (Pil), anche se nella stragrande maggioranza dei casi non godono delle stesse “protezioni” dei lavoratori italiani, come dimostra il fatto che sono statisticamente assai più colpiti dagli infortuni sul lavoro, compresi quelli mortali (176 di loro sono morti nel 2008). Sono dati confermati dalle ricerche dell’Istat e di Unioncamere (l’Unione delle Camere di commercio): trovare un modo per integrare i lavoratori immigrati è dunque questione, prima che di misericordia, di convenienza e di intelligenza.
Altra sciocchezza: non v’è nella storia una casistica di “una loro (dei musulmani, n.d.r) riuscita incorporazione etico-politica (nei valori del sistema politico) in società non islamiche”. Il buon Sartori conosce qualche caso di “riuscita incorporazione” di popolazioni di cultura occidentale nel sistema etico-politico dei musulmani? Gli risulta che i tedeschi in Africa e gli inglesi o i francesi in Medio Oriente si siano “ben incorporati” con il loro colonialismo? Al contrario, i turchi si sono piuttosto ben incorporati nel sistema politico e sociale tedesco: sono 2 milioni su una popolazione complessiva di 80 milioni, lavorano, pagano le tasse, votano e si fanno gli affari loro. Non mi pare che la Germania soffra molto per la presenza di questi 2 milioni di musulmani, ai quali vanno aggiunti altri 5 milioni di lavoratori comunque stranieri, dei quali una parte è certo di fede islamica. Non solo: i turchi costituiscono circa il 25% degli stranieri ufficialmente residenti in Europa (ce ne sono anche 270 mila in Francia, 260 mila in Olanda, 145 mila in Austria, 120 mila i Belgio e persino 15 mila in Italia) e non mi pare che l’Europa patisca a causa loro.
Terza sciocchezza: Inghilterra e Francia si sono impegnate a fondo sul tema dell’integrazione dei musulmani, eppure “si ritrovano con una terza generazione di giovani islamici più infervorati e incattiviti che mai”. La situazione inglese si presta di più a questa affermazione, che pure è radicale e grossolana: i musulmani in Inghilterra sono circa 2,4 milioni; circa il 60% delle 1.500 moschee del Paese è affiliato alla corrente islamica Barelwi, i cui leader hanno ripetutamente condannato il wahabismo, il salafismo e il deobandismo, cioè i movimenti fondamentalisti; in Asia, i barelwi si sono sempre opposti ai talebani, anche quando questi erano sostenuti da Usa e Pakistan.
Quella francese, poi, è una storia completamente diversa. La rivolta delle periferie del 2005 (come pure le successive e mai sopite inquietudini) aveva radici esclusivamente sociali, l’islam non c’entrava proprio nulla. Segnalo un libro al buon Sartori: L’autunno francese di Cesare Martinetti (Feltrinelli). L’autore, attuale vice-direttore della Stampa, era corrispondente da Parigi all’epoca dei disordini e racconta benissimo come e perché. Informarsi conviene sempre.
Un mio collega, infine, ha appena realizzato una bella intervista a Federica Guidi, presidentessa dei Giovani imprenditori di Confindustria e imprenditrice ella stessa sulle orme del padre. La Guidi sottolinea l’importanza per la nostra economia dell’inserimento dei lavoratori immigrati, portatori tra l’altro di competenze artigianali che nei nostri Paesi vanno scomparendo. Ma sottolinea anche l’assoluta necessità di riformare il sistema Italia, sempre fermo sulle proprie mancanze. Ecco, caro professor Sartori, il rapporto con i lavoratori immigrati è una delle grandi riforme che dobbiamo affrontare. Ma non a livello d’Italia, per fortuna, visto che da noi c’è anche chi crede che la questione si risolva respingendo i neri africani e lasciando entrare a piacimento i bianchi dell’Est. La riforma dovrà essere fatta a livello dell’intera Europa. Non c’è scampo, piaccia o non piaccia. E quanto al fatto che si debba scegliere in base alla religione, confuciani e animisti sì e musulmani no, come dice lei, beh, mettiamola così: un infortunio può capitare a tutti, quindi anche a un insigne costituzionalista. Soprattutto quando si occupa d’altro."

ps: in genere apprezzo molto Sartori ma, questa volta, ha proprio toppato!!!

giovedì 17 dicembre 2009

Ma i minareti sono più pericolosi delle armi?

Questa lettera è stata pubblicata su Famiglia Cristiana oggi in edicola, nella rubrica Colloqui col padre. L'autore è don Tonio Dell'Olio, già coordinatore di Pax Christi e direttore della rivista Caposud.

«Senza minareti la Svizzera non avrà qualcosa in più, ma qualcosa in meno. Non avrebbero deturpato il paesaggio i minareti, lo avrebbero arricchito. Per la verità, ai minareti già esistenti, la Svizzera ha proibito di creare "inquinamento acustico", rendendoli soltanto un arredo dell'aarchitettura urbana. Il divieto di poterne edificare altri, come hanno detto i vescovi svizzeri, "è un ostacolo sulla via dell'integrazione e del dialogo interreligioso, nel mutuo rispetto". E' anche una mancanza di riconoscimento dei 400mila svizzeri (su 7 milioni e mezzo di abitanti) che professano la religione islamica. C'è una cosa però che pochi hanno saputo: lo stesso giorno dei minareti, gli svizzeri hanno votato anche una proposta per vietare l'esportazione di armi. Per la terza volta, la proposta è stata bocciata.L'anno scorso, la Svizzera ha esportato materiale bellico in 72 Paesi del mondo, per un totale di quasi 722 milioni di franchi. Gli svizzeri hanno deciso che i minareti sono più pericolosi delle armi».

martedì 15 dicembre 2009

E se i migranti incrociassero le braccia per un giorno?

Tutto ok in questo lancio Ansa, tranne il fatto che il nome corretto del gruppo su Face Book è Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri.

ROMA, 14 DIC - Che cosa accadrebbe se i 4 milioni di
immigrati presenti in Italia incrociassero le braccia per un
giorno?. Forse si capira' il primo marzo del prossimo anno, data
prescelta per il primo sciopero nazionale dei lavoratori
stranieri' in Italia, organizzato su Facebook in concomitanza
con quello dei Sans Papiers in Francia.
Il gruppo Fb, intitolato 'Primo marzo 2010, 24 ore senza di
noi', conta gia' oltre 3.000 iscritti e si propone di
organizzare una ''grande manifestazione di protesta per far
capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante
l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della
nostra societa'. Siamo collegati e ci ispiriamo - si legge sulla
descrizione del gruppo - a 'La journe'e sans immigre's : 24h
sans nous', il movimento che da qualche mese, in Francia, sta
camminando verso lo sciopero degli immigrati per il primo marzo
2010''.
Anche in Francia la manifestazione e' stata lanciata su
Facebook da una giornalista (Nadia Lamarkbi) che si e'
domandata: ''Cosa succederebbe se il nostro Paese si svegliasse
domani senza di noi? Senza di noi immigrati?''. In pochi giorni
quella che sembrava una provocazione e' diventata un'iniziativa
concreta, con oltre 45.000 iscritti sul gruppo Fb, ed in poco
tempo ha 'contaminato' anche l'Italia.(Fonte: Ansa)

venerdì 11 dicembre 2009

Pianeta migrante

Il mondo non ha mai registrato cosi' tanti migranti: 240 milioni di persone risultano emigrate all'estero e 700 milioni all'interno del loro Paese per un totale che sfiora il miliardo, ha detto oggi a Ginevra ilresponsabile dell'Organizzazione internazionale per lemigrazioni (Oim), William Lacy Swing. Il responsabile dell'organizzazione ha inoltre messo in guardia dagli stereotipi e dalla criminalizzazione dei migrantied ha esortato a guardare anche al loro contributo positivo. I migranti, ha detto Lacy Swing, svolgono un importante ruolo per lo sviluppo dei Paesi dove vivono e nei loro Paesi d'origine. ''Se i 240 milioni di migranti si costituissero in un Paese sarebbero nella lista dei primi dieci. Ed anche in terminidi Prodotto interno lordo, se si pensa agli oltre 300 miliardi di dollari annuali di rimesse dei migranti siamo di fronte ad un fenomeno'' da non sottovalutare, ha aggiunto in un incontro con la stampa internazionale. Per il capo dell'Oim, una politica dei visti troppo restrittiva rischia in primo luogo di spingere piu' persone nelle mani dei trafficanti. ''La mia piu' grande preoccupazionee' che ci si concentri solo sui rinvii'', ha detto. William Lacy Swing sara' nei prossimi giorni in Italia.''Stiamo cercando di trovare le vie legali che ci consentano di aiutare il governo a gestire la migrazione'', in particolare coni ritorni volontari, ha spiegato.
(fonte: Ansa)

giovedì 10 dicembre 2009

Primo Marzo 2010. La prima agenzia ufficiale che ne parla

E' Redattore Sociale, che alle 10.31 di oggi ha fatto questo lancio:

Facebook: “Primo marzo 2010, sciopero degli stranieri”
lI gruppo, ispirato all’analoga manifestazione francese, ha da oggi un logo, un manifesto e oltre 2.600 adesioni. L'astensione dal lavoro, lo sciopero degli acquisti, o una semplice presenza in piazza sono le modalità indicate. Domenica la prima riunione
Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri
ROMA - Hanno un logo, un manifesto e anche, come il “No B Day” cui si sono ispirati, un colore di riferimento: il giallo. E' il gruppo creato su Facebook “Primo Marzo 2010, sciopero degli stranieri”, che in pochi giorni ha raccolto oltre 2600 adesioni e che oggi, in occasione dell'anniversario della dichiarazione internazionale dei diritti umani, si è collegato con un'iniziativa simile nata nel social network: “Mettiti in Giallo contro il Razzismo”.
“L'astensione dal lavoro, lo sciopero degli acquisti, o una semplice presenza in piazza“, sono le modalità “per far sentire la nostra voce”, indicate nel manifesto pubblicato ieri sera dai creatori del gruppo “Primo Marzo 2010, sciopero degli stranieri”. Obiettivo del gruppo è “uscire il prima possibile dal web” per “creare comitati cittadini a stretto contatto con gli immigrati, non sempre collegati al social network”, spiega Stefania Ragusa, ideatrice del Gruppo insieme a Daimarely Quintero, annunciando che la prima riunione sarà domenica a Milano. “L'ispirazione ci è stata data dall'analoga manifestazione organizzata per il prossimo primo marzo in Francia, ma la spinta è giunta anche con il successo del No B Day, promosso principalmente attraverso Facebook”.
Il testo chiede “che la fatica quotidiana degli immigrati impegnati a lavorare nel nostro Paese e per il nostro Paese, spesso in condizioni durissime e in violazione dei più elementari diritti umani, venga riconosciuta e apprezzata” e “che finisca, la politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone”. Il manifesto specifica come al movimento aderiscano “persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico, immigrati, discendenti di immigrati e autoctoni”, “accomunati dalla consapevolezza di quanto sia importante, da un punto di vista sociale, culturale e economico, l’apporto dell’immigrazione al nostro Paese”.
L'iniziativa "Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri" si collega al movimento che da qualche mese, in Francia, sta organizzando lo sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010, ma anche ad altre iniziative simili del passato: “1 maggio 2006 negli Stati Uniti, quando milioni di persone si fermarono per protestare contro il reato di clandestinità e le politiche di esclusione; 20 settembre 1989 a Villa Litterno, sciopero degli immigrati contro il caporalato e la camorra, dopo l'assasinio razzista di Jerry Essan Maslo; 16 maggio 2002, Vicenza, sciopero degli immigrati contro la legge Bossi-Fini». (lj)