Seconda edizione del Primo marzo. Non disponiamo ancora di tutti gli elementi per fare un bilancio completo, ma ci sono alcune cose che possiamo già dire: complessivamente è andata bene! Siamo contenti e soddisfatti! La partecipazione è stata decisamente buona, a riprova di come il Primo marzo sia ormai un appuntamento riconosciuto e sentito dall’Italia antirazzista.
Primo marzo 2011. Diritto al lavoro e diritti nel lavoro, mixité e orgoglio per una nuova cittadinanza e, inevitabilmente, anche sciopero. A queste parole d’ordine, scelte per caratterizzare il Primo Marzo 2011, strada facendo si sono aggiunti altri due elementi importanti: la volontà di dedicare la giornata a Noureddine Addane, l’ambulante tunisino di Palermo, con documenti e licenza in regola, costantemente incalzato dai vigili perché «ambulava» meno del previsto, morto a fine febbraio dopo essersi dato fuoco per protesta, e la solidarietà con le rivoluzioni del Nord Africa. Lo sciopero senza copyright. L’accento sullo sciopero ha suscitato apprensioni e polemiche anche quest’anno. Ce lo aspettavamo. Ma un movimento come il Primo Marzo, nato attorno all’idea che il popolo «minuto» della nostra epoca, meticcio e multiculturale, possa riprendersi la voce e unirsi per reagire ai ricatti, non voleva e non poteva rinunciare a rivendicare il diritto a questo diritto. Nel 2010 in molte città lavoratori italiani e migranti hanno scioperato insieme contro il razzismo istituzionale, le politiche di esclusione, lo sfruttamento del lavoro, le violazioni dei diritti e gli svariati tasselli, apparentemente distanti, che in realtà compongono un’unica strategia repressiva volta a imporre la precarietà come orizzonte di vita. Migranti e italiani hanno affermato in questo modo un’idea di sciopero diversa da quella dominante: non un termine univoco e uno strumento di protesta che i soli sindacati possono somministrare, ma una parola dalle molte declinazioni e, soprattutto, un diritto costituzionale, individuale e inalienabile. Siamo stati accusati molte volte di voler fare uno sciopero etnico che avrebbe creato divisioni tra i lavoratori. Ma il Primo Marzo questa cosa non l’ha mai proposta. Al contrario, ha sempre sottolineato l’opportunità di superare le contrapposizioni, andare oltre la logica del noi e voi e anche l’impossibilità di tracciare confini netti in un paese ormai divenuto, piaccia o meno, multiculturale. È stato detto che non può esserci sciopero se non sono i sindacati a proclamarlo e che la nostra proposta esponeva a molti rischi i lavoratori.
Anche questa affermazione non è corretta. Con l’aiuto di un gruppo di esperti, abbiamo redatto un vademecum che spiega come chiedere lo sciopero dal basso. È stato detto, infine, che il popolo minuto di cui sopra non volesse sapere di mobilitarsi in questo senso e preferisse trasformare la «giornata senza di noi» in un tripudio di feste di piazza. Noi non abbiamo nulla contro le feste, ma i segnali che ci sono giunti dai territori ci sono stati completamente diversi. La richiesta di sciopero – anche simbolico, anche per dieci minuti – c’è stata ed è forte. A riprova del fatto che quando un obiettivo è chiaro e una questione vitale le persone sono pronte a mettersi in gioco. E ormai è divenuto chiaro il nesso che lega lo sfruttamento del lavoro migrante e l’erosione graduale dei diritti di tutti.
Una stagione di lotta. Il Primo Marzo dello scorso anno, anche sull’onda dell’emozione e dell’indignazione provocata dai fatti di Rosarno, ha inaugurato una stagione di impegno e di lotta, passata dallo sciopero delle rotonde in Campania alle occupazioni della gru e della torre a Brescia e Milano, da Pomigliano a Mirafiori, dalle mobilitazioni degli studenti allo sciopero dei metalmeccanici e marcata da manifestazioni antirazziste a Bologna, Firenze, Trieste e in tante altre città italiane. Il Primo Marzo 2011 è ovviamente in continuità e contiguità con questa stagione. Nel nostro appello indichiamo chiaramente quali sono le nostre richieste, a partire dall’abrogazione della legge Bossi-Fini e, in particolare, del «contratto di soggiorno» che subordina la possibilità di stare legalmente sul territorio italiano al possesso di un contratto di lavoro: una misura che lungi dal contrastare la clandestinità la produce e l’alimenta, a vantaggio di chi sfrutta il lavoro nero. Chiediamo l’applicazione e l’estensione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione come tutela per tutti i lavoratori che denunceranno di essere stati costretti all’irregolarità del lavoro; l’abrogazione del reato di clandestinità e del pacchetto sicurezza che già oggi rappresentano provvedimenti fuori legge perché in netta contrapposizione con la direttiva europea sui rimpatri; l’abolizione del permesso di soggiorno a punti e l’attivazione di misure, anche di tipo economico, atte a garantire il diritto ad apprendere l’italiano e a studiare; la chiusura dei CIE; una regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti umani e della dignità delle persone per le vittime della sanatoria truffa; il passaggio dal concetto di ius sanguinis a quello di ius soli come cardine per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia, il riconoscimento del diritto di scegliere dove vivere e stabilire la propria residenza, diritto quanto mai fondamentale in un’epoca come quella che stiamo attraversando in cui tutti siamo potenziali migranti; una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.
Impegno locale e internazionale. La Journée sans immigrés, molti lo ricorderanno, è stata lanciata in Francia, attraverso Facebook, da una giornalista di origine marocchina. Ha riscosso subito molta curiosità e consenso ed è approdata in altri paesi europei. Nel nostro è stata ribattezzata Primo Marzo, sciopero degli stranieri. E proprio in Italia questa giornata ha ottenuto il massimo successo e la partecipazione più elevata, arrivando a coinvolgere 60 città e almeno 300 mila persone. Per l’occasione si sono costituiti circa 60 comitati territoriali e numerosi tra questi sono rimasti attivi anche dopo il primo marzo, producendo iniziative e facendo da collante tra le molte realtà antirazziste già esistenti. Quest’anno potrebbe andare anche meglio, nonostante il minore clamore mediatico. Intanto si è creata una partnership tra Primo Marzo e la rete del No Razzismo Day, due movimenti diversi e complementari, uno più attivo sui territori e l’altro presente soprattutto in rete, ma accomunati fondamentalmente da due cose: il rifiuto del razzismo e la determinazione a restare espressioni della società civile. E un altro movimento molto attivo, Uniti contro la crisi, ha sposato la giornata e la sta promuovendo. Il progetto Primo Marzo, l’idea di una trasformazione che comincia dal basso e produce cultura, politica e nuovi legami è attecchita ormai diffusamente. In molte città e piccoli centri la mobilitazione è stata organizzata spontaneamente, prescindendo dalla rete dei comitati, a riprova di come questa data si avvii a diventare un appuntamento indipendente. Ogni giorno ci arrivano notizie di mobilitazioni dalle più svariate parti di Italia. Cerchiamo di tenere aggiornato il nostro blog ma è uno sforzo improbo: siamo sicuri che in molte città si farà il Primo marzo e noi lo sapremo in un secondo momento. L’impegno del Primo marzo, da un anno a questa parte, ha riguardato anche i rapporti con gli altri paesi. Abbiamo mantenuto un contatto con la Grecia, dove gruppi di migranti hanno ormai da parecchie settimane iniziato uno sciopero della fame, avviato un rapporto con gli Stati Uniti e, soprattutto, con la rete transcontinentale che ha elaborato la Carta Internazionale dei Diritti dei Migranti il primo documento di questo tipo a essere stato elaborato dal basso. Il Primo Marzo ha partecipato attivamente alla redazione di questa Carta, che è stata recentemente approvata a Gorée e in seguito presentata al forum sociale di Dakar, dove ha preso corpo l’idea di fare del Primo Marzo una giornata di sciopero internazionale. Quest’anno il Primo Marzo si celebrerà anche in Francia e in Austria.
Le piazze di quest’anno. Con ogni probabilità, gli scioperi si registreranno nelle realtà più industrializzate. La Fiom e l’Usi hanno garantito la copertura e le RSU di numerose fabbriche del Nord si sono già attivate in questa direzione. Bologna si candida ad ospitare la manifestazione più grande. Il comitato territoriale del capoluogo emiliano è uno dei più attivi e l’Emilia, in generale, si è rivelata la regione pilota per il Primo Marzo. A Trieste avremo una delle giornate più articolate. La città è stata divisa in piazze tematiche e in ciascuna di essa si affronteranno temi specifici: sanatoria-truffa, lavoro nero e diritti violati; Cie, deportazioni e respingimenti; diritto d’asilo; scuola e razzismo. La tre giorni antirazzista di Palermo ruoterà in particolar modo attorno al ricordo di Noureddine Addane e coinvolgerà le scuole, le piazze, i mercati. Ci sarà il Primo Marzo anche a Rosarno, dedicato a Marcus, lavoratore gambiano morto di polmonite e di trascuratezza. Indipendentemente dai numeri che si riusciranno a ottenere, dal punto di vista simbolico il Primo Marzo di Rosarno sarà una delle mobilitazioni più importanti. Ci saranno manifestazioni in tutte le principali città italiane: Roma, Torino, Firenze, Napoli. In molte piazze sono previsti reading dall’antologia «Verrà il futuro e avrà i tuoi occhi» che abbiamo realizzato in collaborazione con la casa editrice Compagnia delle Lettere, specializzata in letteratura migrante, appositamente per il Primo Marzo.


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