<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711</id><updated>2011-12-23T10:09:59.082+01:00</updated><category term='rifiuti'/><category term='appuntamenti'/><category term='libri'/><category term='islam'/><category term='donne'/><category term='solidarietà'/><category term='razzismo'/><category term='diritt umani'/><category term='religione'/><category term='crisi alimentare'/><category term='Asia'/><category term='bangladesh'/><category term='decrescita'/><category term='mala tempora'/><category term='cina'/><category term='arte'/><category term='libertà di stampa'/><category term='latouche'/><category term='africa'/><category term='rom'/><category term='foto'/><category term='Varie'/><category term='nigrizia'/><category term='cinema'/><category term='senegal'/><category term='diritti umani'/><category term='minoranze'/><category term='filosofia africana'/><category term='america latina'/><category term='ambiente'/><category term='sviluppo'/><category term='canada'/><category term='immigrazione'/><title type='text'>stefania ragusa</title><subtitle type='html'>Se voi avete il diritto
di dividere il mondo
in italiani e stranieri
allora vi dirò che
io reclamo il diritto
di dividere il mondo
in diseredati ed oppressi
da un lato,
privilegiati ed oppressori
dall'altro.
Gli uni sono la mia patria,
gli altri i miei stranieri
(don Lorenzo Milani)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>170</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4519156165773837650</id><published>2011-12-23T09:57:00.006+01:00</published><updated>2011-12-23T10:09:59.088+01:00</updated><title type='text'>Il viaggio di Shahidul</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-sVdFOBZGNlE/TvRClpg-YJI/AAAAAAAAAqg/N6ixzuiipLE/s1600/Shahidul300dpi_1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 172px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-sVdFOBZGNlE/TvRClpg-YJI/AAAAAAAAAqg/N6ixzuiipLE/s200/Shahidul300dpi_1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689245443842531474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;(mio articolo pubblicato su &lt;a href="http://www.vogue.it/magazine/arte-e-fotografia/2011/11/il-viaggio-di-alam"&gt;Vogue di novembre&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei progetti di Shahidul Alam non c’era la fotografia ma la chimica. Era andato a Londra per studiarla. Si era laureato e faceva il ricercatore quando gli capitò in mano una macchina fotografica. Questo incontro, casuale e magico, stravolse i suoi piani e lo riportò a casa, in Bangladesh, con l’idea di mettersi a lavorare per aziende e pubblicità. Era la metà degli anni ’80, le vie di Dhaka erano piene di gente che sfidava il coprifuoco e manifestava contro il generale Ershad. «Stava accadendo qualcosa di importante, sentivo la necessità di usare la mia macchina per fermare quelle scene, raccontare una lotta  democratica che non interessava i media occidentali e quindi rischiava di non esistere», ricorda Shahidul. La fotografia commerciale fu messa da parte. «La mia storia di fotogiornalista cominciò in quel momento». Una storia scandita da viaggi e incontri fuori e dentro il Bangladesh, premi e riconoscimenti, che ha avuto come filo conduttore l’impegno sociale e il rifiuto dell’egemonia estetica e culturale dell’Occidente e che adesso è raccontata da un libro e da una mostra: &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=bnbrB3EdntM"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;My Journey as a Witness&lt;/span&gt;.&lt;/a&gt; Più di cento immagini di grande effetto che permettono di scoprire il Bangladesh e la sua complessità e, ovviamente, di ricostruire il percorso individuale di Shahidul. Sebastiao Salgado, autore della prefazione, sottolinea le affinità tra questo percorso e il suo.&lt;br /&gt;Il volume,  publicato da Skira, sarà presentato al bookstore Rizzoli di New York il 10 novembre, la mostra (in corso a Londra, alla Wilmotte Gallery fino al 18 novembre) arriverà in Italia nel 2012.&lt;br /&gt;Shahidul Alam non è solo un grande fotografo e un artista eclettico che spazia tra l’immagine, la scrittura e la musica. E’ soprattutto un uomo che combatte per la giustizia e la dignità degli esseri umani e ha posto l’arte al servizio di questa battaglia. «La fotografia è uno strumento potente. La uso per questo e continuerò a farlo fino a quando servirà allo scopo», spiega.&lt;br /&gt;Con il suo impegno e la sua disponibilità è diventato un punto di riferimento per i giovani fotografi bangladeshi Per loro, per facilitare l’accesso alla professione, ha fondato a Dhaka una scuola, la &lt;a href="http://www.pathshala.net"&gt;Pathshala Media Academy&lt;/a&gt;, che gode di una reputazione internazionale; con loro ha costruito un’agenzia, la &lt;a href="http://drik.net/"&gt;Drik Agency&lt;/a&gt;, specializzata in fotogiornalismo sociale e con la mission di raccontare il majority world (espressione che Shahidul ritiene più appropriata rispetto a third world o developing world) dal punto di vista dei suoi abitanti. Ha dato vita inoltre al&lt;a href="http://www.chobimela.org/"&gt; Chobi Mela&lt;/a&gt;, divenuto il festival di fotografia più importante di tutta l’Asia. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Until the lions have their own storytellers, tales of the hunt shall always glorify the hunter&lt;/span&gt;, si legge in epigrafe al volume. Non si tratta di ribaltare i ruoli, sostituendo la prospettiva del cacciatore  con quella del leone, un potere totalizzante a un altro potere totalizzante. L’obiettivo è moltiplicare le prospettive e farle coesistere, allargare i processi decisionali, riconoscere che il majority world è la maggior parte del mondo e non la periferia «I leoni hanno già cominciato a raccontare le loro storie», osserva Shahidul. «Ma i cacciatori non se ne sono ancora accorti».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4519156165773837650?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4519156165773837650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4519156165773837650' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4519156165773837650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4519156165773837650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/12/il-viaggio-di-shahidul.html' title='Il viaggio di Shahidul'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-sVdFOBZGNlE/TvRClpg-YJI/AAAAAAAAAqg/N6ixzuiipLE/s72-c/Shahidul300dpi_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5322898178027873052</id><published>2011-09-28T11:19:00.004+02:00</published><updated>2011-09-28T11:25:10.736+02:00</updated><title type='text'>Rosarno d'Italia alla Cascina Cuccagna</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.metromondo.it/"&gt;Arci Metromondo&lt;/a&gt;  e &lt;a href="http://www.cuccagna.org/"&gt;Cascina Cuccagna&lt;/a&gt; vi invitano all'aperitivo culturale:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mercoledi 5 Ottobre 2011 – dalle 19 in Cascina    Cuccagna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;V.Cuccagna 2-4 (angolo v. Muratori – mm3/fermata Lodi –90/91) Milano/tel.0254118733&lt;br /&gt;con presentazione del libro &lt;a href="http://www.vallecchi.it/sho_main.aspx?t=5&amp;amp;id=2274&amp;amp;cat=3347&amp;amp;az=390166&amp;amp;codice=QETSCUAD&amp;amp;lingua=1"&gt;“Le Rosarno d’Italia”&lt;/a&gt; – Edito da Vallecchi -&lt;br /&gt; con l’autrice, Stefania Ragusa, interviene Domenico Tambasco (avvocato  dell’ Associazione Tribunale dei Diritti dell’immigrato). Presenta  Gabriella Grasso, giornalista&lt;br /&gt;Segue aperitivo con stuzzichini e musica, il cui ricavato andrà a sostegno dei lavori di Cascina Cuccagna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5322898178027873052?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5322898178027873052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5322898178027873052' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5322898178027873052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5322898178027873052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/09/rosarno-ditalia-alla-cascina-cuccagna.html' title='Rosarno d&apos;Italia alla Cascina Cuccagna'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5446981271655395366</id><published>2011-06-02T14:48:00.003+02:00</published><updated>2011-06-02T15:10:48.424+02:00</updated><title type='text'>Tante polveriere pronte a esplodere come a Rosarno</title><content type='html'>Intervista pubblicata sul portale di &lt;a href="http://www.famigliacristiana.it"&gt;Famiglia Cristiana&lt;/a&gt; e firmata da Roberto Zichittella all'interno dell'inchiesta "&lt;a href="http://www.famigliacristiana.it/informazione/i-grandi-servizi/dossier/caporalato_010611120455/una-piaga-che-e-ormai-uno-dei-grandi-business-della-criminalita-organizzata_010611141101.aspx"&gt;Lavoro, il salario in mano ai caporali"&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;                          &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stefania Ragusa, giornalista e scrittrice, tra le fondatrici  della rete antirazzista “&lt;a href="http://primomarzo2010.blogspot.com/"&gt;Primo Marzo&lt;/a&gt;”, ha scritto “Le Rosarno d'Italia.  Storie di ordinaria ingiustizia”, pubblicato da Vallecchi. E' un  viaggio fra le situazioni di ingiustizia e sfruttamento che coinvolgono i  lavoratori migranti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Stefania, l'idea del libro ti è venuta dopo i fatti di Rosarno o già da prima avevi pensato di occuparti di caporalato?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Mi è venuta a Trento, durante un incontro della rete “Primo Marzo”. In  quell'occasione ho ascoltato un intervento che mi ha colpito a proposito  dello sfruttamento del lavoro migrante in val di Cembra, la valle del  porfido. «Qui ci sono lavoratori invisibili, soprusi legalizzati: c'è  una Rosarno in miniatura di cui tutti preferiscono ignorare l'esistenza»  aveva detto una persona. «Vogliamo cominciare a parlarne?». Conoscevo  già la situazione di Zingonia (cui dedico un capitolo del libro). Mi  sono detta: forse è il caso di provare a raccontare le Rosarno del Nord,  che hanno certo una fenomenologia differente e una capacità mimetica  maggiore rispetto a quelle del sud, ma non sono meno insidiose. Rosarno,  dopo il 7 gennaio 2010, non è più solo un comune della piana di Gioia  Tauro circondato da aranceti e soffocato dalla 'ndrangheta: rappresenta  una categoria, le situazioni di conflitto e discriminazione dei migranti  a rischio di esplosione, situazioni in larga parte riconducibili allo  sfruttamento del lavoro nero e al caporalato, ma intrecciate anche ad  altre questioni: il business dei rifiuti (Imola), speculazioni edilizie  (Zingonia), l'incapacità di ripensare i modelli produttivi (Val di  Cembra e Prato), a riprova di come il razzismo non sia mai fine a se  stesso ma sempre al servizio di altre cause».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il tuo libro è un viaggio da Nord a Sud, ormai siamo di fronte a un fenomeno di sfruttamento su scala nazionale?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«La questione ha una portata nazionale e probabilmente anche europea. I  lavoratori migranti (e in particolare quelli più ricattabili perché  senza documenti o con il permesso di soggiorno in scadenza) sono i veri  "ammortizzatori societari" del presente. Le aziende e le imprese (anche  nel pubblico) sempre più spesso ricorrono all'esternalizzazione e il  modo più semplice per risparmiare in questo sistema di appalti e  subappalti è tagliare sul costo del lavoro e sulla sicurezza. Si tratta  di un sistema che colpisce i migranti in prima battuta ma produce una  degenerazione culturale e l'erosione graduale dei diritti di tutti».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali sono le realtà che più ti hanno impressionato?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Mi ha sorpreso trovare realtà di sfruttamento in contesti evoluti come  il Trentino e l'Emilia. Per quanto possa sembrare paradossale, avere una  serie di servizi garantiti può favorire una specie di affievolimento  delle coscienze. A Imola e a Trento la gente è così abituata  all'efficienza dell'amministrazione, al fatto che non appena si  manifesta un bisogno viene subito aperto uno sportello o offerto un  servizio, da non riuscire più a interrogarsi con occhi critici sulla  propria condizione e sulle proprie responsabilità. Non mi ha sorpreso ma  mi ha molto coinvolto emotivamente scrivere di Milano, la città in cui  vivo, e sopratutto di Vittoria e del ragusano, la mia terra d'origine».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dove sono le potenziali "polveriere" che potrebbero esplodere come Rosarno?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Non azzardo previsioni ma senza incertezze mi sento di dire che le  Rosarno d'Italia e in particolare del Nord son molto più numerose di  quello che si immagina. E ritengo che andrebbero tenute particolarmente  d'occhio le Rosarno diffuse, non concentrate in un luogo specifico ma  "sparse" sul territorio, alimentate da leggi, disposizioni e  provvedimenti irrazionali e ingiusti. Nel libro parlo della situazione  legata ai Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e della  cosiddetta sanatoria truffa. Ma, oggi più che mai, anche la questione  mai approcciata seriamente dei richiedenti asilo e protezione umanitaria  rappresenta una realtà esplosiva».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I lavoratori che hai incontrato quanto sono consapevoli della  forma di sfruttamento di cui sono vittime? Sono soli o chiedono aiuto,  magari ai sindacati?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«I gradi di consapevolezza sono molto diversi, a seconda del background  del migrante e del Paese di provenienza. A Vittoria, per esempio, c'è  uno scontro in atto tra magrebini e rumeni. I primi, radicati in Sicilia  da vari lustri, sono sindacalizzati. I secondi no: accettano paghe da  fame e nella maggior parte dei casi non si rendono conto di essere  sfruttati. Sicuramente la crescita di consapevolezza e una maggiore  compattezza tra i lavoratori migranti e tra i lavoratori tout court  sarebbe fondamentale per contrastare le Rosarno, le derive razziste e la  perdita dei diritti. Tra gli obiettivi del mio libro c’è quello di  favorire questa compattezza».                       &lt;/p&gt;                                      &lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5446981271655395366?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5446981271655395366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5446981271655395366' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5446981271655395366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5446981271655395366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/06/tante-polveriere-pronte-esplodere-come.html' title='Tante polveriere pronte a esplodere come a Rosarno'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5853285011173582564</id><published>2011-05-10T15:14:00.000+02:00</published><updated>2011-06-02T15:18:36.479+02:00</updated><title type='text'>Rosarno, Imola e l'algerino che viene dalla Luna</title><content type='html'>&lt;div class="posttitle"&gt;Recensione di Daniele Barbieri  - pubblicata sul suo &lt;a href="http://danielebarbieri.wordpress.com"&gt;blog&lt;/a&gt; - al mio libro "Le Rosarno d'Italia". Giuro di non averlo pagato per scrivere le cose che ha scritto...&lt;br /&gt;&lt;p class="post-info"&gt;  &lt;/p&gt;     &lt;/div&gt;              &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quante Rosarno ci sono state (che i media non hanno raccontato) e soprattutto quante altre si preparano?&lt;/span&gt; Partiamo da quella originaria, &lt;span id="more-4028"&gt;&lt;/span&gt;del  gennaio 2010. Il ministro dell’Interno spiega gli “incidenti” così: la  troppa tolleranza riservata ai clandestini rafforza la criminalità. Con  ogni evidenza è il contrario: le organizzazioni criminali si giovano  della vulnerabilità dei migranti (in primo luogo dell’essere costretti  alla clandestinità, non avendo modo in Italia di avere documenti e  lavoro regolari) per sfruttarli e quando serve ricattarli o arruolarli.  Ma questo è un ragionamento, corredato dai dati oltre che dall’evidenza,  che di solito i media e le forze politiche non fanno. Perciò faticano a  capire cosa è accaduto a Rosarno e nulla dicono salvo specifiche  contestazioni – la rivolta esplode dopo le aggressioni armate… non è un  particolare secondario – su come si sono svolti i fatti in quel gennaio e  qualche generica rivendicazione di diritti sempre più astratti. Il  governo ha sui migranti una linea politica chiara: crudele e razzista  (dunque anti-costituzionale) ma senz’altro chiara. Perfino coerente pur  mettendo nel conto le fanfaronate, le bocciature a livello di Corte  Costituzionale e/o Unione europea, la cialtroneria di molti  amministratori, la scarsità per le risorse da impiegare nella  repressione ecc. Giornalisti e politici che si vorrebbero democratici  invece non hanno una minima strategia rispetto all’immigrazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Così non vedono «&lt;em&gt;Le Rosarno d’Italia&lt;/em&gt;»  come Stefania Ragusa titola il suo bel reportage, le «storie di  ordinaria ingiustizia» precisa il sottotitolo. E’ uscito a fine aprile,  pubblicato da Vallecchi (196 pagine, 14 euri) de è un libro che non  dovete perdere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Un viaggio attraverso  tutta l’Italia, anche in luoghi che si vorrebbero “insospettabili” se  non altro per la scarsa penetrazione della criminalità organizzata. Il  libro è diviso in «Rosarno del Nord» (5 tappe), nelle «Rosarno diffuse»  (due tappe, poi si spiegherà il senso della definizione), in una  sofferta «Rosarno del Sud» (Vittoria, città natale dell’autrice che da  anni vive a Milano) per finire con le «classiche» (altre 6 tappe).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Si inizia con Milano, la  via Padova che i media da tempo hanno condannato – «è un ghetto» –  senza un regolare processo. La realtà è molto più complessa come mostra  l’autrice. Lo capisce la diocesi di Milano come molte fra le persone  (straniere e italiane) che lì abitano o chi ha studiato il quartiere; la  sindaca Mestizia no, preferisce l’accetta o forse più banalmente  subisce i ricatti del suo vice e della Lega. Forse non è solo questione  milanese. Sintomatiche, in chiusura di capitolo, le considerazioni di  una persona rientrata in patria dopo quasi 30 anni: «L’Italia che avevo  lasciata era completamente diversa, era un Paese libero. Adesso ci sono  telecamere ovunque, controlli e divieti dappertutto: è vietato  mendicare, sedersi sulle panchine, bere la birra per strada e  chiacchierare nei parchi alla sera. La delazione è incoraggiata, hanno  inventato le ronde e ci sono i militari per strada: come in Nicaragua  sotto la dittatura. Per avere un permesso di soggiorno o un visto  d’ingresso si aspettano mesi e mesi. E questo mi ricorda la Birmania.  Forse il cambiamento è stato graduale e voi avete fatto in tempo ad  abituarvi ma io sono sconvolta».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Non tutte le persone che  qui vivono si sono abituate e/oo sono state zitte ma la voce  dell’anti-razzismo, della difesa dei diritti è debole e appunto non  trova sponde mediatiche-politiche.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Seconda tappa il  Trentino, uno dei luoghi dove il passa-parola (ma con il conforto di  dati oggettivi) assicura che va bene, siamo a un livello di garanzie da  Nord Europa. Ma anche qui crescono soprusi o peggio che si preferisce  non vedere. Stefania Ragusa decide di raccontare lo sfruttamento  «gentile» (le virgolette sono sue) nella valle del porfido ma  «gentilezza non vuol dire innocenza».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Fermata successiva  Zingonia, dalle parti di Bergamo, una «utopia trasformata in ghetto».  Brutta storia ma anche stavolta, come altrove, la narratrice cerca e  trova piccoli (e talvolta grandi) segni di speranza e resistenza: dal  sedicenne pachistano che pianta fiori a Maria che organizza pulizie in  autogestione. Segnalo (a pagina 64) a chi non la conosce la «teoria  delle finestre rotte»: chiunque è vissuto in un quartiere popolare si  riconoscerà in questa analisi semplice che rifugge le parole di moda (da  ghetto a degrado, da Bronx a invivibile) e usa un’arma dimenticata ma  sempre devastante, il buon senso. Qui i nativi non hanno seguito le urla  della Lega Nord ma comunque Zingonia vanta un triste record: «il primo  appartamento sequestrato in Italia per effetto del pacchetto sicurezza».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Terza tappa è Imola,  luogo che conosco bene dato che da quasi 20 anni vi abito. Socialismo,  cooperative, benessere e diritti, «vista da qui Rosarno appare molto  lontana in tutti i sensi». Eppure… Proprio una cooperativa, nel ciclo  dei rifiuti, è protagonista di uno scandalo che si cerca subito di  soffocare invece che di affrontare. Eppure (bis) si sta ragionando di  «condizioni igieniche allarmanti», di caporali e vessazioni, di paghe da  schiavi dentro un’azienda il cui 57,5% è del gruppo Hera, insomma di  pubblico interesse. Il titolo del capitolo è «Oltre le mani niente»;  avete capito a cosa si riferisce? Le ultime righe raccontano del  telefono che suona: qualcuno racconta alla giornalista che anche a  Modena sta per esplodere una vicenda analoga… ma l’autrice non fa in  tempo a verificare. Qualche altra/o forse romperà il muro del silenzio,  Ho chiesto all’autrice di riprendere uno stralcio del reportage imolese;  lo trovate qui di seguito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Sull’invasione cinese,  la destra a Prato ha vinto le elezioni. Ma il quadro che dipinge  Stefania Ragusa è assai più complesso a partire dal fatto, mai citato,  che il sindaco Roberto Cenni – così anti-cinese da non volere in città  le bandiere a mezz’asta dopo un lutto – «è stato uno dei pionieri e dei  primi fruitori della delocalizzazione industriale italiana in Cina». Non  c’è dubbio che i cinesi a Prato siano tanti ma sono talmente gonfiate  queste vicende che si possono sparare numeri a casaccio senza che  qualcuno vada a verificare; e Ragusa coglie in fallo anche «&lt;em&gt;il manifesto&lt;/em&gt;»,  un quotidiano di solito attento. Eppure non è piccola la differenza fra  10 mila regolari (che si può, forse esagerando, raddoppiare a 20 mila  includendo i cosiddetti clandestini) e i 70 mila che fanno titolo sui  media. Ce n’è anche per Roberto Saviano che in apertura di «&lt;em&gt;Gomorra&lt;/em&gt;»  amplifica, senza lo straccio di una prova, la leggenda dei «cinesi che  non muoiono mai»: a Prato, come altrove, non glie l’hanno perdonato.  Oltretutto in un libro così documentato: si vede che sui cinesi si può  inventare di tutto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Quelle che Stefania  Ragusa chiama le «Rosarno diffuse» sono i luoghi ipocritamente chiamati  Cie (e prima Cpt) e le truffe istituzionali come l’ultima  sanatoria-trappola. Segnalo a chi vive in Toscana come Stefania Ragusa  (a pag 102) affronti in poche righe il “sì-no-non so” istituzionale a  proposito della creazione di un Cie. Certo è “di parte”  l’autrice:intanto perchè anti-razzista e poi, come racconta, perchè «il  mio compagno di vita è stato il terzo ospite» nel Cpt di Torino: dopo  molti anni «preferisce non tornare a Torino: quello che ha visto e  sentito in un mese e mezzo di prigionia continua a fargli troppo male».  Fate occhio, in particolare nel capitolo sui Cie-Cpt, alle note perchè  alcune di queste notizie non passano sui media e dunque l’opinione  pubblica le ignora salvo che non sia particolarmente attenta. Ma segnalo  anche, per la sua ironia quasi scespiriana, la frase di un esule  algerino che all’ennesima udienza-beffa in tribunale dichiara di venire  dalla Luna. «Ma in che Paese?» chiede il giudice, pensando a una  omonimia, un po’ tipo Parigi in Texas. E lui risponde: «in cielo, vostro  onore. Devo per forza venire dalla Luna perchè voi continuate a  trattarmi come un extraterrestre».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Tenete a mente questa  frase-capolavoro ma preparatevi a leggere un capitolo tragico perchè nei  Cpt-Cie le proteste possono sfociare nell’autolesionismo o in roghi  mortali (come a Trapani). Ma anche il capitolo successivo è drammatico:  il racconto delle proteste “sulle gru” (a Milano e Brescia) è  dettagliato e serrato. Rischia così di sfuggire qualche  passaggio-chiave. Per esempio questo: «erano 28 anni che a Brescia non  veniva vietata una manifestazione». O il discorso di Edda Pando che ad  «Annozero» ammutolì Casini e solo per questo andrebbe ringraziata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;«La tappa nella  Rosarno-Vittoria è stata la più difficile del mio viaggio» scrive  Stefania Ragusa. Ma altrettanto sconcerto e dolore probablmente assale  chi è di origine romana e si trova a leggere cosa accade agli «indiani  invisibili» dell’agro pontino, a due passi dalle spiagge dei ricchi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Imprevista la tappa  successiva a Carsoli, provincia dell’Aquila, luogo che ben pochi hanno  sentito nominare dove in una ditta ci sono addirittura i cessi separati:  «su quello dei bianchi c’è scritto: “divieto di ingresso per gli  indiani”». Una storia che perà ha almeno in parte un lieto fine, a  dimostrare che il coraggio (degli immigrati) e l’impegno (delle persone  antirazziste) spesso pagano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Sconosciuto, «pressochè  inesistente sulle carte geografiche», è anche San Nicola Varco nella  Piana del Sele. O il piccolo comune di Palazzo San Gervasio, al confine  tra Basilicata e Puglia. Ma il viaggio di Stefania Ragusa svela quel  misto di arretratezza e modernità come quell’intreccio fra legale e  criminale che ormai sembra caratterrizzare grandi estensioni  dell’Italia… e non solo nel Meridione. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;La tappa a Castel  Volturno contempla l’orrore e il paradosso: una strage (il 18 settembre  2008) e un sindaco, Antonio Scalzone, che accusa i missionari comboniani  di attirare sul territorio «prostitute, spacciatori e criminali di ogni  risma». Altri preti sono nel mirino, come quello di Cassibile nel  siracusano; un capitolo dove si può leggere un segretario del Pd che  parla come la Lega Nord, tanto per tornare al discorso iniziale  sull’assenza di un’altra “visione”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Stefania Ragusa è  una eccellente giornalista. Si è documentata per capire quali fossero le  Rosarno “invisibili” (o prossime a esplodere) poi è andata lì a vedere,  ascoltare, raccogliere documenti. Sono rimasti pochi in Italia a  lavorare così e comunque raramente i media lasciano spazio a queste  inchieste che magari trovano più facilmente un editore o un regista  (preziose le indicazioni bibliografiche e di film nelle note del libro):  la libertà di informazione è garantita nelle riserve indiane, nelle  nicchie, nelle linde biblioteche dello zoo-safari. Ma oltre all’abilità  nel reportage, bisogna dar conto a Stefania Ragusa di sapere, quando  occorre, commentare quel che accade in modo chiaro e semplice senza  quelle frasi pompose che caratterizzano a esempio i cosiddetti buonisti.  Per far capire che la repressione dei migranti ci riguarda non ricorre a  slogan vuoti o a pur sacrosanti inviti alla solidarietà. Spiega invece:  «I migranti sono il “luogo” in cui vengono sperimentate oggi le  politiche repressive che informeranno definitivamente il futuro e che  hanno già reso ostico il presente: fine delle garanzie, fine dello Stato  sociale, fine delle tutele sindacali». Chi non lo vede è cieco. «Il  razzismo non è irrazionale o ignorante come spesso si tende a credere.  Forse è tale a livello popolare ma quando lascia i bar e le portinerie e  si accomoda nelle istituzioni, esso serve a uno scopo preciso:  distrarre, dividere, indebolire» (pag 19).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;E più avanti, a  proposito dei “clandestini”, ricorda che nei Cie-Cpt si finisce in  assenza di una condanna penale ma per un illecito amministrativo: «In un  Paese in cui il falso in bilancio è stato depenalizzato ed evasori e  truffatori seriali – loro sì ladri insidiosi e generalizzati – vengono  percepiti come gente di mondo, l’assenza di un documento, non avere  ucciso, rubato o cospirato ai danni dello Stato, ma la semplice assenza  di un permesso – che per vie ordinarie risulta fra l’altro quasi  impossibile da ottenere – si trasforma nella più grave delle colpe,  punibile con 6 mesi di annientamento in un lager e la successiva  interdizione all’Europa per 10 anni». Parole scritte prima che l’Unione  europea avvisasse l’Italia che queste scelte non sono compatibili con i  diritti garantiti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang="es-AR"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;Come la storia ci  dimostra la persecuzione di un gruppo ci svela i rischi che corrono i  diritti di tutte e tutti. I silenzi sono complici ma alla lunga sono  anche auto-lesionisti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5853285011173582564?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5853285011173582564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5853285011173582564' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5853285011173582564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5853285011173582564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/05/rosarno-imola-e-lalgerino-che-viene.html' title='Rosarno, Imola e l&apos;algerino che viene dalla Luna'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-3065615454872450451</id><published>2011-04-14T11:03:00.003+02:00</published><updated>2011-04-14T11:11:15.676+02:00</updated><title type='text'>Ecco come si costruisce una Rosarno diffusa</title><content type='html'>&lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="LEFT"&gt;       &lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;A proposito di &lt;a href="http://www.vallecchi.it/sho_main.aspx?t=5&amp;amp;id=2274&amp;amp;cat=3347&amp;amp;az=390166&amp;amp;codice=QETSCUAD&amp;amp;lingua=1"&gt;Rosarno d'Italia&lt;/a&gt;, e in particolare di quelle che ho definito Rosarno "diffuse" (non concentrate in un punto ma &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sparse&lt;/span&gt; sul territorio, come conseguenza di scelte politiche discutibili e spesso illegali) . Eccone una, creata a tavolino, dal governo italiano. Gli autori dell'articolo che segue sono Fulvio Vassallo Paleologo e Alessandra Ballerini. La rete Primo Marzo (di cui sono felice di far parte) aveva lanciato l'allarme &lt;a href="http://primomarzo2010.blogspot.com/2011/04/lampedusa-catastrofe-costruita-tavolino.html"&gt;già nei giorni scorsi.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="LEFT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;«Nella             mattinata di martedì 12 aprile, nell'aeroporto di Lampedusa,             circa             15 migranti tunisini, circondati dai cordoni di Polizia in             assetto             antisommossa, (ma per fortuna anche da un numero             considerevole di             telecamere e macchine fotografiche sufficiente a scongiurare             azioni             di forza), hanno tentato di resistere al respingimento             illegale verso             la Tunisia (perché collettivo e perché non rispettoso di             tutte le             procedure previste dal nostro ordinamento: notifica del             decreto di             trattenimento e respingimento debitamente tradotto,             colloquio con             l'avvocato di fiducia o d'ufficio, convalida di un giudice).             Erano             stati tutti portati via con l'inganno, come quelli che sono             stati             fatti partire pochi giorni prima: "vi trasferiamo a Milano,             state tranquilli", una affermazione inquietante che conferma             come le procedure obbligatorie da adottare in caso di             allontanamento             forzato non sono state seguite. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;     &lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="LEFT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Spetta                 ad un'attivista antirazzista l'ingrato compito di                 tentare di                 informare i migranti circa la loro vera destinazione e i                 loro                 diritti. Viene portata via da alcuni agenti per un fermo                 identificativo con la denuncia per il reato di                 istigazione a                 delinquere! Quando ci chiama per chiedere cosa fare per                 opporsi a                 questi illegittimi respingimenti collettivi senza                 rischiare ulteriori                 denunce le consigliamo di scrivere su uno striscione i                 primi due                 commi dell'art. 13 della Costituzione: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;La                 libertà personale &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;è               inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di               ispezione               o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione               della               libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità               giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Chissà             se oggi, dopo i voti del parlamento su riforme palesemente             incostituzionali, ricordare e difendere la Costituzione può             essere             considerata da qualche zelante funzionario di polizia             istigazione a             delinquere! I delinquenti sono quelli, ovunque siedano, che             la             Costituzione la violano calpestando i diritti fondamentali             delle             persone, diritti da riconoscere a tutti, anche agli             irregolari, in             base all'art. 2 del Testo Unico sull'immigrazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;         &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Ma                 torniamo ai migranti deportati da Lampedusa con                 l'inganno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Secondo             il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5             aprile             2011 sulla concessione della protezione temporanea, sono             esclusi             dalla possibilità di ottenere un permesso per motivi             umanitari             temporanei tutti i migranti “nord africani” che sono             sbarcati             sulle nostre coste dopo il 5 aprile 2011 (come se dal 6             fosse tornata             la calma in Tunisia, Libia ed Egitto, come se in Libia non             ci fosse             una guerra.. che ha prodotto 200.000 arrivi in Tunisia e             100.000 in             Egitto)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Difficilmente             queste persone potranno essere detenute nei CIE (ufficiali),             ancora             al collasso, con i magistrati che rimettono in libertà i             migranti             perché il nostro paese non ha ancora attuato la Direttiva             comunitaria 2008/115/CE sui rimpatri che limita il ricorso             alla             detenzione amministrativa. Una direttiva che per i giudici             italiani è             immediatamente applicabile nel nostro ordinamento, almeno             nei punti             in cui risulta sufficientemente chiara e circostanziata.             Dunque             occorrerà disperderli nella Penisola o rimpatriarli con             procedure             sommarie. E magari attivare nuove operazioni di             respingimento             collettivo a mare, anche a costo di fare vittime o di             sparargli             addosso. Una eventualità che la Lega di Speroni accetta             esplicitamente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Intanto                 il 7 aprile il Presidente del Consiglio dei Ministri ha                 firmato un               &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;decreto                   che dichiara “ lo stato d'emergenza umanitaria nel                   territorio del                   Nord Africa per consentire un efficace contrasto                   dell'eccezionale                   afflusso di cittadini extracomunitari nel territorio                   nazionale”. Un                   provvedimento impresentabile e privo di motivazioni                   conformi al                   dettato costituzionale, con il quale si&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;                 prevede «l’ineludibile esigenza di assicurare l’urgente                 attivazione, in coordinamento con il ministero degli                 Affari esteri,                 di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;interventi                   in deroga all’ordinamento giuridico". Si dà&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;                 il via in questo modo alla sospensione delle garanzie                 previste dello                 Stato di diritto per i migranti approdati sulle nostre                 coste e quindi                 si legittima quanto è avvenuto in questi giorni:                 trattenimenti                 simili a sequestri di persona, respingimenti e rimpatri                 collettivi                 senza notifiche, senza convalide e in violazione del                 diritto di                 difesa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-family:Times New         Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Questi               i passaggi più inquietanti del decreto: "Ritenuta               l'ineludibile esigenza di assicurare l'urgente               attivazione, in               coordinamento con il Ministero degli affari esteri, di               interventi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times         New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;in                 deroga all'ordinamento giuridico&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;               sicchè si impone la dichiarazione dello stato di emergenza               ai sensi               dell'art. 4 comma 2... in considerazione di quanto in               premessa.. è               dichiarato lo stato di emergenza umanitaria nel territorio               del nord               Africa per consentire un efficace contrasto               dell'eccezionale afflusso               di cittadini nel territorio nazionale"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Dunque il           Presidente           del Consiglio dei ministri, in virtù di non meglio precisati           poteri           internazionali, dichiara lo stato di emergenza in un numero           indefinito di stati del Nord Africa, forse anche l'Egitto,           l'Algeria           ed il Marocco, (ma anche in Italia), e nascondendosi dietro           l'emergenza "umanitaria", svela il reale obiettivo di           "efficace contrasto dell'eccezionale afflusso di cittadini nel           territorio nazionale". Per "contrastare"           l'immigrazione irregolare non si lesineranno "interventi in           deroga all'ordinamento giuridico". &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;     &lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Sorgono           spontanee           delle domande: come può un Presidente del Consiglio dei           ministri           italiano decretare lo stato di emergenza in altri stati di un           latro           continente non identificati nè elencati neppure numericamente?           Cosa           intende per "efficace contrasto"? Ce lo domandiamo perché           oggi al Tg 3 l'ex ministro Castelli non ha escluso che si           possa           ricorrere alle armi per contrastare l'immigrazione           clandestina.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;In base a quali           indici si può affermare che “la situazione è destinata ad           aggravarsi ulteriormente in ragione dell'attuale clima di           grave           instabilità politica che interessa gran parte dei paesi del           Nord           Africa”? Se è così veramente, dal momento che lo stesso           presupposto potrebbe consentire il rilascio di altri permessi           di           soggiorno per motivi umanitari o per protezione sussidiaria,           anche in           base alle direttive comunitarie, perché si fa di tutto per           respingere, espellere, detenere persone che provengono o           potrebbero           prevenire da zone così instabili ? E cosa è cambiato nei           suddetti           paesi dal 5 ( data del primo decreto emergenza) al 7 aprile (           data           del secondo decreto che dichiara lo stato di emergenza, questa           volta           non solo sul territorio nazionale, ma addirittura in altri           paesi ) ? &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;     &lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ma soprattutto           quando si ritiene "l'ineludibile esigenza di assicurare           l'attivazione di interventi in deroga all'ordinamento           giuridico"           cosa vogliono realizzare il Presidente del Consiglio dei           ministri ed           il suo governo? Sovvertire l'intero ordinamento giudiziario,           magari           anticipando quello spostamento di poteri dalla magistratura           alla           polizia che è il fulcro della riforma del processo breve, o           legittimare i respingimenti collettivi in acque           internazionali,           vietati da tutte le convenzioni internazionali? Sembra proprio           di           essere di fronte ad un provvedimento da stato di polizia, le           persone           saranno respinte o espulse senza uno straccio di           provvedimento, senza           diritto a comprendere cosa sta succedendo loro, senza diritto           di           difesa. Da avvocati ci chiediamo: domani, che senso avrà           entrare in           un aula di giustizia dove campeggia la scritta “La legge è           eguale           per tutti”?.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La riforma           della           giustizia e l'abbattimento di tutte le garanzie dello stato di           diritto devono lasciare tutte le porte aperte ai potenti, ed           al capo           del governo soprattutto, per chiudere ogni spiraglio di           giustizia           agli altri, ai migranti e a chi faticosamente li difende.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il nostro           ordinamento giudiziario, come il diritto internazionale,           richiamato           dall'art.10 e 11 della Costituzione, vietano i respingimenti           collettivi senza identificazione certa, e considerano ancora           reato           rinchiudere per giorni le persone in centri chiusi, come i           centri di           accoglienza organizzati nelle tendopoli, vietando loro di           comunicare           con l'esterno, compresi avvocati e magistrati. Nessuna           privazione           della libertà personale (neppure sotto forma di rimpatrio) è           consentita senza previa convalida giudiziaria. Questo lo           afferma la           Corte Costituzionale e, nel rispetto della gerarchia delle           fonti,           nessun provvedimento del capo del governo può sovvertire           l'impianto           costituzionale delle misure limitative della libertà           personale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;     &lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E quindi           cos'altro           si può fare se non derogare all'ordinamento giuridico?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Si potrebbero           rispettare le leggi, le procedure e le convenzioni           internazionali.           Magari dare attuazione alle Direttive comunitarie. Ma queste           ipotesi           devono averle escluse immediatamente. Non sarebbero efficaci           nel           contrasto dell'immigrazione irregolare, meglio nella guerra           all'immigrazione “clandestina”. Eppure da quando è entrata in           vigore la legge Bossi-Fini i casi di allontanamento forzato,           in           percentuale, sono addirittura diminuiti, proprio quando tutti           tuonavano contro l'immigrazione clandestina...Si potrebbe           quasi dire           meglio così!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;       &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il decreto del           7           aprile si basa su una doppia falsificazione. Ed infatti           riporta tra           le premesse la considerazione che la crisi nel Magreb avrebbe           prodotto l'emigrazione in Tunisia di “un gran numero di           cittadini           libici” e dopo avre fatto riferimento alla richiesta rivolta           dai           governi tunisino ed egiziano a quello italiano di “attività di           carattere umanitario” dichiara lo stato di emergenza non           aiutare i           Paesi del Nordafrica e per svolgere effettive e concrete           attività di           carattere umanitario ma per “consentire un efficace contrasto           dell'eccezionale afflusso di cittadini nel territorio           nazionale”.           Insomma un modo elegante (ma neanche troppo) e mistificatore           per           proclamare il vero credo di questo Governo: fora dai bal!           Tutti.           Perchè il testo del decreto parla di cittadini, senza neppure           specificare di quale nazionalità, età o status.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-family:Times New         Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Infine               un dubbio: il decreto del 5 aprile 2011, che all’art. 1               stabiliva               gli aventi diritto al permesso per protezione temporanea,               esclude               tutti i cittadini Nord Africani &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;entrati                 in Italia dopo la mezzanotte del 5 aprile 2011. E                 consente il                 rilascio del permesso solo se si presenta richiesta di                 permesso entro                 otto giorni dall'ingresso, quando nessuno ha provveduto                 ad una                 identificazione immediata, e dunque non si è attribuita                 una data                 certa agli ingressi. Per tutti quelli che sono approdati                 faticosamente dopo il 5 aprile, o approderanno nei                 prossimi giorni,                 il sogno del permesso di soggiorno assomiglia alla                 “scarpa di                 cenerentola” che scompare allo scoccare della                 mezzanotte, dopo la                 speranza, l'incubo del decreto di espulsione o di un                 respingimento.                 Bizzarro ed improbabile stabilire per decreto che, allo                 scoccare di                 un'ora, cesseranno tutte le emergenze umanitarie nei                 vari paesi del                 Nord Africa. E con l'ultimo decreto sembra proprio che                 questa                 situazione di instabilità in quelle vaste regioni sia                 destinata a                 durare ancora a lungo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Ed                 infatti lo stesso Presidente del consiglio, che ritiene                 sussistenti                 gravissime ragioni umanitarie che impongono la                 protezione per tutti i                 cittadini nordafricani sbarcati dal 1 gennaio al 5                 aprile 2011 (ma                 non un minuto dopo la mezzanotte di tale data), con                 successivo                 decreto del 7 aprile, decreta (appunto) lo stato di                 emergenza                 umanitaria nel territorio del Nord-Africa, per                 legittimare                 l'impossibile, fino ad ora, ovvero "l'urgente                 attivazione di                 interventi in deroga all'ordinamento giuridico".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Ora,                 delle due l'una: o allo scoccare della mezzanotte del 5                 aprile 2011                 ogni emergenza umanitaria nei territori nordafricani è                 magicamente                 rientrata e quindi non è necessario proteggerne i                 cittadini con il                 rilascio del permesso di soggiorno temporaneo, oppure                 tale emergenza                 non è rientrata anzi si è esasperata così tanto da far                 decretare                 lo stato di emergenza in tali stati nord africani dal                 premier                 italiano, ed allora tutti i migranti nordafricani                 sbarcati anche                 successivamente al 5 aprile avranno diritto ad esigere                 protezione e                 soggiorno regolare! &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;     &lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Non                 si puo decretare con due atti successivi sottoscritti                 dalla medesima                 mano (del capo del governo) a due soli giorni di                 distanza, che c'è                 uno stato di emergenza umanitaria che finirà il 5 aprile                 e che                 impone di proteggere i migranti e poi, due giorni dopo,                 che c'è uno                 stato di emergenza che non è finito il 5 aprile e che                 impone di                 contrastare l'afflusso degli stessi migranti. O meglio,                 si può -lo                 si è fatto- ma è un modo di decretare assolutamente                 schizofrenico                 che testimonia il livello di disperazione nella quale                 sono caduti i                 nostri governanti dopo gli insuccessi europei e la                 demolizione di                 buona parte della legge Bossi-Fini da parte dei giudici.                 Ma anche per                 loro, da parte di Berlusconi e consorti, è pronta la                 giusta                 punizione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Ma                 soprattutto quello che uno stato di diritto non può fare                 è derogare                 con un formula tanto generica al proprio “ordinamento                 giuridico”.                 E chi deciderà della portata delle deroghe se non il                 capo del                 governo? Dove finiranno i poteri di controllo del                 Parlamento e della                 Magistratura sugli atti del governo? Un colpo di mano                 che non è                 permesso da alcuna legge vigente in Italia, neppure                 dalla legge 225                 del 1992 che istituisce la protezione civile, ed accorda                 al                 Presidente del Consiglio dei ministri il potere di                 dichiarare lo                 stato di emergenza solo in casi determinati e con la                 rigida                 indicazione delle disposizioni che saranno derogate. Se                 si arriva a                 tanto e per mano di un solo uomo, che non rappresenta il                 popolo ma il                 Governo, ovvero il potere esecutivo, la nostra                 democrazia si                 trasforma drammaticamente in uno stato di polizia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;E                 questo non è solo folle, è inquietante e merita la                 risposta più                 forte in termini di denuncia legale, anche a livello                 internazionale,                 di mobilitazione e di iniziativa politica».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-3065615454872450451?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/3065615454872450451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=3065615454872450451' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3065615454872450451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3065615454872450451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/04/ecco-come-si-costruisce-una-rosarno.html' title='Ecco come si costruisce una Rosarno diffusa'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2201785594312215766</id><published>2011-04-13T17:04:00.001+02:00</published><updated>2011-04-13T17:07:42.262+02:00</updated><title type='text'>Viaggo nelle Rosarno del Nord</title><content type='html'>&lt;h2 style="font-weight: normal; font-family: times new roman;" class="sottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dall'agenzia &lt;a href="http://www.redattoresociale.it"&gt;Redattore Sociale&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;h2 style="font-family: times new roman;" class="sottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Stefania Ragusa è autrice di un  libro-inchiesta  che raccoglie e descrive alcune realtà dove sfruttamento  e caporalato  si nascondono in regioni ricche e con un buon welfare,  come il  Trentino, la Toscana e l'Emilia Romagna&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;     MILANO – Rosarno non è solo nella piana di  Gioa Tauro. In Italia ci  sono tante realtà simili a quella della  cittadina calabrese dove lo  sfruttamento lavorativo dei migranti rischia  di far esplodere la  situazione. “Un problema che non riguarda solo il  Sud e la campagna, ma  che si verifica anche al Nord, in regioni   insospettabili, ricche e  con un buon welfare, come il Trentino, la  Toscana, l'Emilia Romagna”  commenta Stefania Ragusa, autrice di “Le  Rosarno d'Italia”,  libro-inchiesta che raccoglie e descrive alcune di  queste realtà. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;  Una delle “Rosarno” meno conosciute è quella delle cave di porfido in   val di Cembra, vicino a Trento, dove otto operai su dieci sono   stranieri, soprattutto croati, macedoni e magrebini. Con la crisi   iniziata negli anni Novanta i posti di lavoro stabili sono passati da   1.800 a meno di mille e gran parte del lavoro è stato esternalizzato.   Gli “esterni” però sono gli stessi che prima erano assunti, con la   differenza che ora hanno la partita Iva e devono sobbarcarsi gli oneri   del lavoro autonomo (niente ferie, malattia, contributi), anche se nei   fatti sono completamente dipendenti dal concessionario della cava, che   affitta loro i macchinari per la lavorazione e decide il prezzo a cui   ricomprare il prodotto. E anche per i dipendenti veri e propri le cose   non vanno bene: “L'operaio in realtà viene fatto lavorare a cottimo ma   alla fine del mese questo non risulta. Sulla busta paga si scrive &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i style="font-family: times new roman;"&gt;indennità variabile&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt; e si farà in modo che il costo di ferie, malattie e tredicesima venga &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: times new roman;"&gt;assorbito&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt; dal salario finale” scrive Stefania Ragusa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;  Una situazione che a differenza della vera Rosarno, non sembra  destinata  a esplodere: i diretti interessati non esprimono volentieri  delle  critiche, sia per non rischiare di perdere il posto, sia perché  di fatto  esiste una commistione tra concessionari delle cave e  amministratori  locali che scoraggia ogni iniziativa. Tanto più che in  val di Cembra non  c'è ombra di atteggiamenti razzisti né di scontri fra  autoctoni e  stranieri: “Uno sfruttamento ammantato di buone maniere e  quindi più  difficile da denunciare e contrastare” commenta l'autrice.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;  Tutt'altro clima a Prato, dove l'ostilità verso la comunità cinese è   visibile ogni giorno per le strade ed è fomentata dalle forze politiche   di centro destra, che nel 2009 hanno preso il potere proprio facendo   leva sulla lotta alla presunta illegalità delle attività cinesi. È   Matteo Ye Hui Ming dell'associazione culturale Prato-Cina che a marzo   del 2010 indica la sua città come possibile nuova Rosarno: “Qui potrebbe   accadere qualcosa di ancora più drammatico. [...] Vivo in Italia da   vent'anni e il clima d'intolleranza verso la popolazione cinese è   peggiorato anno dopo anno” racconta Matteo all'autrice.  Stefania Ragusa   sottolinea però come la vera matrice di questa intolleranza sia “non   tanto una questione di razzismo, ma di affari: l'odio verso i cinesi ha   preso piede quando il tessile pratese ha cominciato ad andare male.   Prima tutti erano ben contenti di vendere loro capannoni e tessuti. Lo   stesso vale per Imola”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt; Nella cittadina emiliana, nel luglio  del 2010 è emersa la storia di un  cooperativa, la Omega group, che  aveva avuto l'appalto per lo  smaltimento dei rifiuti dalla Akron spa,  azienda specializzata nei  servizi ambientali e controllata da capitale  pubblico, e che sfruttava i  suoi lavoratori, quasi tutti stranieri:  niente ferie, tredicesima,  malattie e permessi, paghe fra i 600 e i 700  euro al mese, condizioni  igieniche pessime, minacce. “Oggi la Omega è  stata liquidata -conclude  Stefania Ragusa-, ma rimane il fatto che  situazioni di sfruttamento  possono trovarsi anche in una città come  Imola, piena di associazioni,  cooperative sociali e sportelli del  Comune che rispondono a tutti i  bisogni del cittadino”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt; Il libro  “Le Rosarno d'Italia”, edito da Vallecchi, verrà presentato il  14  aprile alle 18.30 presso lo Spazio Tadini (via Jommelli, 24) a  Milano, e  uscirà in tutte le librerie il 22 aprile. (Giulia Genovesi)                              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;p style="font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; © Copyright Redattore Sociale&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2201785594312215766?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2201785594312215766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2201785594312215766' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2201785594312215766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2201785594312215766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/04/viaggo-nelle-rosarno-del-nord.html' title='Viaggo nelle Rosarno del Nord'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5157676057201308456</id><published>2011-04-07T11:21:00.006+02:00</published><updated>2011-04-07T13:07:33.751+02:00</updated><title type='text'>Rosarno d'Italia. Presentazione a Milano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-39XdtwpEKA8/TZ2CmaF1VHI/AAAAAAAAAoQ/M6Q5eqAE1sI/s1600/foto%2Brosarno.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 143px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-39XdtwpEKA8/TZ2CmaF1VHI/AAAAAAAAAoQ/M6Q5eqAE1sI/s200/foto%2Brosarno.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592769908614452338" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;        &lt;style&gt;@font-face {   font-family: "Cambria"; }@font-face {   font-family: "MS Mincho"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }a:link, span.MsoHyperlink { color: blue; text-decoration: underline; }a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed { color: purple; text-decoration: underline; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Le Rosarno d’Italia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Storie di ordinaria ingiustizia&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span lang="IT"  style="font-size:11pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;un libro di Stefania Ragusa edito da Vallecchi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Presentazione a Milano, 14 aprile, ore 18.30, c/o Spazio Tadini, via Jommelli 24 (mm Loreto)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span lang="IT"  style="font-size:11pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;partecipano Ivan Berni, editorialista di Repubblica Milano, e Domenico Tambasco, avvocato dell’associazione Tribunale dell’Immigrato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="IT"  style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span lang="IT"  style="font-size:100%;"&gt;Il 7 gennaio 2010 l’Italia, complice un lungo ponte, è ancora immersa nel clima natalizio. A Rosarno un giovane togolese che sta tornando all’ex Opera Sila, fabbrica dismessa e fatiscente sulla strada per Gioia Tauro, dove dorme e si ripara dal freddo assieme ad altri novecento&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;immigrati, viene raggiunto da alcuni colpi sparati da una pistola ad aria compressa. Poco dopo, vicino alla ex fabbrica Rognetta, che offre un tetto a circa quattocentocinquanta persone, altri due ragazzi africani vengono raggiunti da colpi sparati con ogni probabilità dalla stessa arma. Una bravata? Un gesto intimidatorio? In ogni caso si tratta dell’ennesima violenza contro i braccianti neri. La notizia dell’accaduto si diffonde rapidamente. In un attimo la collera tracima e si trasforma in un fiume incontenibile. I migranti alzano la testa ed escono per strada. Le immagini della rivolta di Rosarno fanno il giro del mondo, la questione rimossa del lavoro nero e dello schiavismo, intrecciati con la ’ndrangheta nelle campagne calabresi, ritorna attuale. I giovani africani che mettono a ferro e fuoco il paese mostrano che c’è un limite oltre il quale gli esseri umani, dotati o meno di permesso di soggiorno, non possono subire. Da allora il nome Rosarno è stato usato per riferirsi al luogo preciso in cui certi fatti sono avvenuti ma anche per indicare le altre situazioni di ingiustizia e/o sfruttamento a rischio di esplosione disseminate sul territorio italiano. Rosarno sono le altre polveriere. Al contrario di ciò che si crede, non si trovano tutte in campagna e non sono tutte concentrate al sud. In questo libro Stefania Ragusa racconta il suo viaggio tra le Rosarno del nord: passando dal civile Trentino, alla ricca Lombardia, alla rossa Emilia e alla colta Toscana.&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Stefania Ragusa&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"  style="font-size:100%;"&gt;, giornalista e scrittrice, è una delle fondatrici della rete Primo Marzo - Sciopero degli stranieri. Con Vallecchi ha pubblicato “Bangladesh inferno di delizie” nella Collana Off the road, con le Edizioni dell’Arco “Africa qui. Storie che non ci raccontano”,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;il suo blog è &lt;a href="http://www.blogger.com/www.stefaniaragusa.com"&gt;www.stefaniaragusa.com&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/www.stefaniaragusa.com"&gt;.&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Ufficio Stampa Vallecchi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"  style="font-size:100%;"&gt; Sebastiana Gangemi (&lt;a href="mailto:gangemi@vallecchi.it"&gt;gangemi@vallecchi.it&lt;/a&gt;, 393 708226)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;              &lt;style&gt;@font-face {   font-family: "Cambria"; }@font-face {   font-family: "MS Mincho"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5157676057201308456?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5157676057201308456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5157676057201308456' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5157676057201308456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5157676057201308456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/04/rosarno-ditalia-presentazione-milano.html' title='Rosarno d&apos;Italia. Presentazione a Milano'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-39XdtwpEKA8/TZ2CmaF1VHI/AAAAAAAAAoQ/M6Q5eqAE1sI/s72-c/foto%2Brosarno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-694895050056567167</id><published>2011-04-06T09:49:00.000+02:00</published><updated>2011-04-07T13:05:55.758+02:00</updated><title type='text'>Senza catene non c'è schiavitù</title><content type='html'>Articolo di Massimiliano Perna pubblicato su &lt;a href="http://www.vivereinarmonia.it/"&gt;Vivere&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13.532,&lt;/strong&gt;  ha assolto un datore di lavoro che era stato condannato in appello per  riduzione in schiavitù nei confronti di due cittadini rumeni. L’uomo  aveva “assunto” in nero i due lavoratori come guardiani di una mandria  di 200 bovini, con il compito di prendersene cura e farli pascolare. La  paga stabilita ammontava a 500 euro al mese per ben 18 ore di lavoro,  dalla mattina alle 4 fino alla sera alle 22. Uno stipendio che i due  lavoratori non hanno mai percepito. Ai due, inoltre, per le poche ore di  riposo, era stato dato un casolare fatiscente e privo di qualsiasi  servizio igienico. Queste condizioni di lavoro e di vita disumane  avevano indotto la Corte d’Appello a condannare il datore di lavoro, un  pregiudicato calabrese già noto per reati di mafia, con l’accusa di  riduzione in schiavitù.&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Verdetto respinto.&lt;/strong&gt; La Cassazione, però, ha respinto la  decisione dei giudici di secondo grado, accogliendo il ricorso del  “padrone”, stabilendo che è lecito parlare di riduzione in schiavitù  solo nel caso in cui l’immigrato venga privato della propria libertà  attraverso la minaccia, la violenza oppure approfittando di uno stato  d'inferiorità psichica, fisica o di necessità. Non sono sufficienti,  secondo i giudici della Corte, né lo sfruttamento né la fatiscenza e il  degrado dell’alloggio offerto, né il salario misero e non corrisposto.  In poche parole, se il migrante può in qualche modo scegliere di  andarsene, a maggior ragione se in regola, non scatta il reato di  riduzione in schiavitù per chi lo sfrutta. Poco importa che sia stato  trattato in modo disumano o non pagato per il proprio lavoro.&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Discorso surreale.&lt;/strong&gt; «Sono sempre cauta nel commentare le  sentenze della Cassazione, soprattutto se le apprendo dalla stampa e  non leggendo il testo integrale della sentenza. Detto questo, però, il  discorso che la schiavitù del migrante è legata alla semplice  costrizione fisica è quantomeno surreale». A parlare è Stefania Ragusa,  giornalista, co-fondatrice del Movimento Primo Marzo, che ha organizzato  nel 2010 la manifestazione nazionale dei migranti, e autrice del libro &lt;em&gt;Le Rosarno d’Italia&lt;/em&gt; (Vallecchi editore) in uscita in questi giorni.&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Principio più che discutibile.&lt;/strong&gt; «Esistono –dice Ragusa -  tante altre forme di schiavitù: morale, psicologica, oltre che quella  legata alla mancanza di strumenti normativi. Molti migranti non  conoscono la lingua, il Paese, le leggi e le tutele, e finiscono per  essere schiavi di chi ne approfitta. Come fanno ad affrancarsi? Il  principio stabilito dalla Corte è più che discutibile. È come se, per  capire che sei stato ridotto in schiavitù, dovessero beccarti  necessariamente con le catene ai polsi e alle caviglie».&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Permesso di soggiorno.&lt;/strong&gt; Il possesso del documento di  soggiorno non rende meno ricattabili i migranti e, dunque, non facilita  il loro sottrarsi a meccanismi di schiavismo moderno: «Non cambia molto –  afferma la giornalista - perché in questo Paese se perdi il permesso  perdi tutto e questo l’immigrato lo sa bene. Così, accade che molti,  seppur in regola, lavorino accettando condizioni assurde di sfruttamento  e schiavitù, con paghe misere, pur di non perdere il permesso. Anche se  non sei costretto fisicamente, non hai comunque libertà di scelta».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-694895050056567167?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/694895050056567167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=694895050056567167' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/694895050056567167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/694895050056567167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/04/senza-catene-non-ce-schiavitu.html' title='Senza catene non c&apos;è schiavitù'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2791134400769482075</id><published>2011-03-01T09:39:00.000+01:00</published><updated>2011-04-07T09:47:17.064+02:00</updated><title type='text'>Secondo Marzo</title><content type='html'>Mio articolo pubblicato da &lt;a href="http://www.carta.org/2011/02/13975/"&gt;Carta.org&lt;/a&gt; il 28 febbraio 2011&lt;br /&gt;Seconda edizione del Primo marzo. Non disponiamo ancora di tutti gli  elementi per fare un bilancio completo, ma ci sono alcune cose che  possiamo già dire: complessivamente è andata bene! Siamo contenti e  soddisfatti! La partecipazione è stata decisamente buona, a riprova di  come il Primo marzo sia ormai un appuntamento riconosciuto e sentito  dall’Italia antirazzista.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-1l-m4VgBVyw/TZ1rtV5XMDI/AAAAAAAAAoI/rR7-qKSpWQY/s1600/napoli-600x332.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 110px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-1l-m4VgBVyw/TZ1rtV5XMDI/AAAAAAAAAoI/rR7-qKSpWQY/s200/napoli-600x332.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592744738980048946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Primo marzo 2011.&lt;/strong&gt; Diritto al lavoro e diritti nel  lavoro, mixité e orgoglio per una nuova cittadinanza e, inevitabilmente,  anche sciopero. A queste parole d’ordine, scelte per caratterizzare il  Primo Marzo 2011, strada facendo si sono aggiunti altri due elementi  importanti: la volontà di dedicare la giornata a Noureddine Addane,  l’ambulante tunisino di Palermo, con documenti e licenza in regola,  costantemente incalzato dai vigili perché «ambulava» meno del previsto,  morto a fine febbraio dopo essersi dato fuoco per protesta, e la  solidarietà con le rivoluzioni del Nord Africa. &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lo sciopero senza copyright&lt;/strong&gt;. L’accento sullo  sciopero ha suscitato apprensioni e polemiche anche quest’anno. Ce lo  aspettavamo. Ma un movimento come il Primo Marzo, nato attorno all’idea  che il popolo «minuto» della nostra epoca, meticcio e multiculturale,  possa riprendersi la voce e unirsi per reagire ai ricatti, non voleva e  non poteva rinunciare a rivendicare il diritto a questo diritto. Nel  2010 in molte città lavoratori italiani e migranti hanno scioperato  insieme contro il razzismo istituzionale, le politiche di esclusione, lo  sfruttamento del lavoro, le violazioni dei diritti e gli svariati  tasselli, apparentemente distanti, che in realtà compongono un’unica  strategia repressiva volta a imporre la precarietà come orizzonte di  vita. Migranti e italiani hanno affermato in questo modo un’idea di  sciopero diversa da quella dominante: non un termine univoco e uno  strumento di protesta che i soli sindacati possono somministrare, ma una  parola dalle molte declinazioni e, soprattutto, un diritto  costituzionale, individuale e inalienabile. Siamo stati accusati molte  volte di voler fare uno sciopero etnico che avrebbe creato divisioni tra  i lavoratori. Ma il Primo Marzo questa cosa non l’ha mai proposta. Al  contrario, ha sempre sottolineato l’opportunità di superare le  contrapposizioni, andare oltre la logica del noi e voi e anche  l’impossibilità di tracciare confini netti in un paese ormai divenuto,  piaccia o meno, multiculturale. È stato detto che non può esserci  sciopero se non sono i sindacati a proclamarlo e che la nostra proposta  esponeva a molti rischi i lavoratori.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Anche questa affermazione non è corretta. Con l’aiuto di un gruppo di esperti, abbiamo redatto &lt;a href="http://primomarzo2010.blogspot.com/2011/02/istruzioni-per-scioperare-il-primo.html"&gt;&lt;strong&gt;un vademecum&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;  che spiega come chiedere lo sciopero dal basso. È stato detto, infine,  che il popolo minuto di cui sopra non volesse sapere di mobilitarsi in  questo senso e preferisse trasformare la «giornata senza di noi» in un  tripudio di feste di piazza.  Noi non abbiamo nulla contro le feste, ma i  segnali che ci sono giunti dai territori ci sono stati completamente  diversi. La richiesta di sciopero – anche simbolico, anche per dieci  minuti – c’è stata ed è forte. A riprova del fatto che quando un  obiettivo è chiaro e una questione vitale le persone sono pronte a  mettersi in gioco. E ormai è divenuto chiaro  il nesso che lega lo  sfruttamento del lavoro migrante e l’erosione graduale dei diritti di  tutti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una stagione di lotta&lt;/strong&gt;. Il Primo Marzo dello scorso  anno, anche sull’onda dell’emozione e dell’indignazione provocata dai  fatti di Rosarno, ha inaugurato una stagione di impegno e di lotta,  passata dallo sciopero delle rotonde in Campania alle occupazioni della  gru e della torre a Brescia e Milano, da Pomigliano a Mirafiori, dalle  mobilitazioni degli studenti allo sciopero dei metalmeccanici e marcata  da manifestazioni antirazziste a Bologna, Firenze, Trieste e in tante  altre città italiane. Il Primo Marzo 2011 è ovviamente in continuità e  contiguità con questa stagione. Nel nostro appello indichiamo  chiaramente quali sono le nostre richieste, a partire dall’abrogazione  della legge Bossi-Fini e, in particolare, del «contratto di soggiorno»  che subordina la possibilità di stare legalmente sul territorio italiano  al possesso di un contratto di lavoro: una misura che lungi dal  contrastare la clandestinità la produce e l’alimenta, a vantaggio di chi  sfrutta il lavoro nero. Chiediamo l’applicazione e l’estensione  dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione come tutela per tutti  i lavoratori che denunceranno di essere stati costretti  all’irregolarità del lavoro; l’abrogazione del reato di clandestinità e  del pacchetto sicurezza che già oggi rappresentano provvedimenti fuori  legge perché in netta contrapposizione con la direttiva europea sui  rimpatri; l’abolizione del permesso di soggiorno a punti e l’attivazione  di misure, anche di tipo economico, atte a garantire il diritto ad  apprendere l’italiano e a studiare; la chiusura dei CIE;  una  regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti  umani e della dignità delle persone per le vittime della sanatoria  truffa; il passaggio dal concetto di ius sanguinis a quello di ius soli  come cardine per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che  garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in  Italia, il riconoscimento del diritto di scegliere dove vivere e  stabilire la propria residenza, diritto quanto mai fondamentale in  un’epoca come quella che stiamo attraversando in cui tutti siamo  potenziali migranti; una legge organica e adeguata per la tutela dei  rifugiati e dei richiedenti asilo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Impegno locale e internazionale. &lt;/strong&gt;La Journée sans  immigrés, molti lo ricorderanno, è stata lanciata in Francia, attraverso  Facebook, da una giornalista di origine marocchina. Ha riscosso subito  molta curiosità e consenso ed è approdata in altri paesi europei. Nel  nostro è stata ribattezzata Primo Marzo, sciopero degli stranieri. E  proprio in Italia questa giornata ha ottenuto il massimo successo e la  partecipazione più elevata, arrivando a coinvolgere 60 città e almeno  300 mila persone. Per l’occasione si sono costituiti circa 60 comitati  territoriali e numerosi tra questi sono rimasti attivi anche dopo il  primo marzo, producendo iniziative e facendo da collante tra le molte  realtà antirazziste già esistenti. Quest’anno potrebbe andare anche  meglio, nonostante il minore clamore mediatico. Intanto si è creata una  partnership tra Primo Marzo e la rete del No Razzismo Day, due movimenti  diversi e complementari, uno più attivo sui territori e l’altro  presente soprattutto in rete, ma accomunati fondamentalmente da due  cose: il rifiuto del razzismo e la determinazione a restare espressioni  della società civile. E un altro movimento molto attivo, Uniti contro la  crisi, ha sposato la giornata e la sta promuovendo. Il progetto Primo  Marzo, l’idea di una trasformazione che comincia dal basso e produce  cultura, politica e nuovi legami è attecchita ormai diffusamente. In  molte città e piccoli centri la mobilitazione è stata organizzata  spontaneamente, prescindendo dalla rete dei comitati, a riprova di come  questa data si avvii a diventare un appuntamento indipendente. Ogni  giorno ci arrivano notizie di mobilitazioni dalle più svariate parti di   Italia. Cerchiamo di tenere aggiornato il nostro blog ma è uno sforzo  improbo: siamo sicuri che in molte città si farà il Primo marzo e noi lo  sapremo in un secondo momento. L’impegno del Primo marzo, da un anno a  questa parte, ha riguardato anche i rapporti con gli altri paesi.  Abbiamo mantenuto un contatto con la Grecia, dove gruppi di migranti  hanno ormai da parecchie settimane iniziato uno sciopero della fame,  avviato un rapporto con gli Stati Uniti e, soprattutto, con la rete  transcontinentale che ha elaborato la &lt;a href="http://www.cmmigrants.org/"&gt;&lt;strong&gt;Carta Internazionale dei Diritti dei Migranti&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.cmmigrants.org/"&gt; &lt;/a&gt; il primo documento di questo tipo a essere stato elaborato dal basso.  Il Primo Marzo ha partecipato attivamente alla redazione di questa  Carta, che è stata  recentemente approvata a Gorée e in seguito  presentata al forum sociale di Dakar, dove ha preso corpo l’idea di fare  del Primo Marzo una giornata di sciopero internazionale. Quest’anno il  Primo Marzo si celebrerà anche in &lt;a href="http://www.la-journee-sans-immigres.org/"&gt;&lt;strong&gt;Francia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e in &lt;a href="http://www.1maerz-streik.net/"&gt;&lt;strong&gt;Austria&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le piazze di quest’anno&lt;/strong&gt;. Con ogni probabilità, gli  scioperi si registreranno nelle realtà più industrializzate. La Fiom e  l’Usi hanno garantito la copertura e le RSU di numerose fabbriche del  Nord si sono già attivate in questa direzione. Bologna si candida ad  ospitare la manifestazione più grande. Il comitato territoriale del  capoluogo emiliano è uno dei più attivi e l’Emilia, in generale, si è  rivelata la regione pilota per il Primo Marzo. A Trieste avremo una  delle giornate più articolate. La città è stata divisa in piazze  tematiche e in ciascuna di essa si affronteranno temi specifici:  sanatoria-truffa, lavoro nero e diritti violati; Cie, deportazioni e  respingimenti; diritto d’asilo; scuola e razzismo. La tre giorni  antirazzista di Palermo ruoterà in particolar modo attorno al ricordo di  Noureddine Addane e coinvolgerà le scuole, le piazze, i mercati. Ci  sarà il Primo Marzo anche a Rosarno, dedicato a Marcus, lavoratore  gambiano morto di polmonite e di trascuratezza. Indipendentemente dai  numeri che si riusciranno a ottenere, dal punto di vista simbolico il  Primo Marzo di Rosarno sarà una delle mobilitazioni più importanti. Ci  saranno manifestazioni in tutte le principali città italiane: Roma,  Torino, Firenze, Napoli. In molte piazze sono previsti reading  dall’antologia «Verrà il futuro e avrà i tuoi occhi» che abbiamo  realizzato in collaborazione con la casa editrice Compagnia delle  Lettere, specializzata in letteratura migrante, appositamente per il  Primo Marzo.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2791134400769482075?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2791134400769482075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2791134400769482075' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2791134400769482075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2791134400769482075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2011/04/secondo-marzo.html' title='Secondo Marzo'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-1l-m4VgBVyw/TZ1rtV5XMDI/AAAAAAAAAoI/rR7-qKSpWQY/s72-c/napoli-600x332.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-9052536111389776219</id><published>2010-12-14T07:30:00.002+01:00</published><updated>2010-12-14T07:37:37.587+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='latouche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='decrescita'/><title type='text'>Uscire dalla società dei rifiuti, intervista a Latouche</title><content type='html'>Intervista a Serge Latouche, fatta da Francesco Comina e presa dal sito di &lt;a href="http://domani.arcoiris.tv/stiamo-per-essere-sepolti-nei-rifiuti-della-societa-dei-consumi/"&gt;Arcoiris &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oramai anche gli economisti più tradizionalisti cominciano ad arrendersi alla sirena di Serge Latouche. È da trent’anni che il noto sociologo ed economista francese grida dai tetti le sue verità scomode: “Siamo su una nave alla deriva, lo sviluppo economico ci sta portando verso la catastrofe universale. Viviamo nei paraggi della sesta estinzione della specie. Dobbiamo al più presto indossare i giubbotti di salvataggio e rompere totalmente con l’idea dello sviluppo, fare l’inversione di marcia, abbandonare la nave prima che sia troppo tardi, diffondere nel mondo l’idea della decrescita e liberarci finalmente della religione dello sviluppo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati vent’anni dalla pubblicazione del libro che l’ha reso famoso in tutto il mondo,&lt;span style="font-style:italic;"&gt; Il pianeta dei naufraghi&lt;/span&gt;, ma i problemi che Latouche ha sollevato in quella prima dura critica al turbocapitalismo stanno dandogli ragione. Il pianeta sta impazzendo: dal caos dei rifiuti alla contaminazione della terra, dallo scioglimento dei ghiacci alle crisi ecologica, siamo davvero sulla soglia della sesta estinzione della specie?&lt;br /&gt;Nei giorni scorsi Serge Latouche è stato in Trentino Alto Adige per una serie di conferenze (lunedì ha chiuso a Trento la rassegna &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dialoghi internazionali. Se vuoi la pace prepara la pace&lt;/span&gt;) dove ha antipato alcuni temi del suo prossimo libro in uscita a marzo per la casa editrice Bollati Boringhieri dal titolo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Uscire dalla società dei consumi. Voci e strade della decrescita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Serge Latouche, nel suo immaginario catastrofico spesso paragona la società dei consumi alla società dei rifiuti: “Saremo sommersi dai rifiuti”. Quello che sta accadendo a Napoli sembra confermare l’infausta profezia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non è un problema solo di Napoli. Certamente lì si sta consumando uno scempio impressionante che solleva responsabilità plurime. Ma il problema dei rifiuti è mondiale. È ovvio. La società della crescita è la società dei rifiuti, che crescono in maniera esponenziale rispetto al consumo. È un incubo. Più un Paese si sviluppa e più genera rifiuti. Dentro il quadro di questo modello il problema è irrisolvibile. L’unica salvezza è di uscire dalla società dei consumi. Napoli è diventata la città simbolo dello scandalo della monnezza. Ma in Francia non siamo messi tanto meglio. In questi giorni si è aperto il processo per l’inquinamento derivato da un inceneritore che ha innalzato i livelli di diossina in una zona del nord. Nel 1998 i servizi veterinari riscontrarono molti casi di contaminazione da diossine nel latte e dunque negli alimenti derivati come i formaggi. Si capì subito che la contaminazione veniva dagli inceneritori. Alcuni inceneritori, nella zona di Lille, furono chiusi. Ci fu un aumento di mortalità per il cancro che impose l’apertura di una inchiesta. Vedremo come andrà a finire.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gli inceneritori non sono la soluzione al problema?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Semmai l’accentuazione del problema. Per quanto possano essere sofisticati, per quanto si parli di inceneritori di seconda e terza generazione essi non sono totalmente sicuri. C’è sempre un “quasi” che rende comunque inaffidabile l’incenerimento dei rifiuti. I tecnici dicono: “Gli inceneritori di ultima generazione sono sicuri quasi al cento per cento”. Io tutte le volte replico: “Quasi, ciò significa che non sono sicuri”. Per non parlare poi dell’impatto ambientale. Gli inceneritori sono una mostruosità dal punto di vista ecologico.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel napoletano si è vista una reazione diffusa della popolazione, soprattutto donne che nel possono più del tanfo e della paura di contaminazioni…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Meno male. Oramai la gente comincia a prendere coscienza che ne va della propria vita, della propria salute. Il cancro è dovuto alla diossina e le responsabilità sulle vite delle persone che muoiono devono venir fuori. Il modello che è stato costruito dai tecnocrati dello sviluppo e del privilegio è un modello mortale. Per non parlare poi dei rifiuti tossici scaricati in Campania dal nord. È terribile.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ora si riapre anche la questione del nucleare. L’Italia rilancia sulle centrali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Follia totale. E pensano di risolvere il problema dell’assottigliamento delle risorse petrolifere in questo modo? Abbiamo ancora nella memoria l’apocalisse di Chernobyl o ce ne siamo già dimenticati? Quella è stata una tragedia fortunata perché la centrale non è esplosa. Gli esiti avrebbero potuto essere molto più catastrofici. Vogliamo proprio vivere con il fiato sul collo di una apocalisse nucleare? Molti fisici concordano sulla pericolosità del nucleare, ma molti scienziati sono pronti a tutto per difenderne le ragioni. Anche il vostro oncologo Umberto Veronesi, grande medico ma forse non tropo informato sui rischi reali del nucleare cosiddetto “sicuro”. La sicurezza di cui ha bisogno il pianeta che va gradualmente alla deriva non può ammettere dei “forse”. Noi vogliamo la sicurezza totale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Stiamo vivendo dentro una crisi economica che ha provocato effetti drammatici in tutto il mondo (disoccupazione, povertà diffusa, fallimenti…). Che senso ha oggi parlare di decrescita felice?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il problema della crisi non riguarda la decrescita ma la crescita. È la crescita che causa miseria e povertà. È sempre stato così. Solo per una piccola parentesi (1945-1975) si è creduto che l’aver messo le mani sui giacimenti di petrolio potesse aprire al boom economico infinito e al mito della crescita per la crescita. Questa grande promessa si è schiantata al suolo. Il mito dello sviluppo sta uccidendo la terra (inquinamento, deregulation, cambiamenti climatici, sparizione della biodiversità, restringimento della biosfera…). Solo una totale inversione di marcia può frenare la nave umana in rotta verso il suicidio. Ma bisogna fare presto e mettere in atto movimenti politici nuovi, che si oppongano al modello di un occidente al tramonto.&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Alcuni paesi dell’America Latina lo stanno facendo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Sì e questo è il tema del mio prossimo libro in uscita a marzo per Bollati Boringhieri. In Ecuador e in Bolivia è stato inserito nelle Costituzioni il diritto alla Pachamama, alla madre terra. C’è un risveglio politico nel continente amerindio. Speriamo si diffonda anche in occidente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-9052536111389776219?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/9052536111389776219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=9052536111389776219' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9052536111389776219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9052536111389776219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/12/uscire-dalla-societa-dei-rifiuti.html' title='Uscire dalla società dei rifiuti, intervista a Latouche'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-3648885694925626791</id><published>2010-12-13T17:45:00.006+01:00</published><updated>2010-12-13T18:36:07.632+01:00</updated><title type='text'>A Firenze, contro il razzismo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQZXzhYBcTI/AAAAAAAAAgI/MwkYOHaEkSY/s1600/manifestazione.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 132px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQZXzhYBcTI/AAAAAAAAAgI/MwkYOHaEkSY/s200/manifestazione.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5550220133424787762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è l'intervento che ho fatto ieri a Firenze in occasione della manifestazione &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Contro il razzismo: diritti per tutte e tutti&lt;/span&gt; organizzata dalla &lt;a href="http://reteantirazzistafirenze.blogspot.com/"&gt;Rete Antirazzista&lt;/a&gt;, che ha visto sfilare per le vie del centro, scintillanti di vetrine e luminarie, più di mille persone. Alcuni amici mi hanno successivamente chiesto il testo e quindi ho pensato di pubblicarlo.&lt;br /&gt;«Il movimento Primo Marzo, come molti tra voi ricorderanno, partendo dal basso, dall'iniziativa spontanea di persone comuni, ha creato lo scorso anno una grande mobilitazione che è stata culturale ed "esistenziale" prima ancora che politica. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Abbiamo voluto, italiani e stranieri, camminare insieme, mescolare il nostro cammino, &lt;/span&gt;nella convinzione profonda che certi steccati vadano abbattuti, certe contrapposizioni (noi e loro, autoctoni e immigrati, cristiani e musulmani, bianchi e neri...) vadano superate e che sia arrivato il momento di impegnarsi insieme nella stessa battaglia di civiltà per la difesa dei diritti fondamentali. Questa battaglia ci riguarda tutti, e non solo per ragioni etiche o altruistiche: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;gli stranieri sono il "terreno" dove vengono sperimentate oggi le politiche repressive che domani e dopodomani colpiranno segmenti sempre più ampi di popolazione&lt;/span&gt;. La clandestinità, il lavoro nero fanno il gioco di chi vuole far saltare tutele e diritti di tutti i lavoratori e cancellare definitivamente lo stato sociale. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il razzismo&lt;/span&gt; non è solo irrazionale, non è solo frutto dell'ignoranza come spesso si crede. E' tale forse quando rimane confinato alla sua dimensione popolare. Ma &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;quando lascia le portinerie e i bar per accomodarsi nelle istituzioni, viene a servire a uno scopo politico&lt;/span&gt;: serve a distrarre, a dividere, a indebolire. Di fronte a questo non possiamo restare fermi. Dobbiamo reagire. Il prossimo primo marzo vogliamo tornare a colorare di giallo le piazze italiane. Ma &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;non dobbiamo dimenticare che questa giornata è nata come e in buona parte è stata una giornata di sciopero&lt;/span&gt;, di esercizio di un diritto fondamentale: la manifestazione del dissenso attraverso l'astensione dal lavoro. E' importante che questo aspetto, che ha suscitato tanto interesse e anche tanto timore, non vada perduto. La carta dello sciopero è una carta che va rilanciata. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sciopero contro il razzismo istituzionale, contro una sanatoria che giustamente è stata definita truffa, sciopero contro la Bossi-Fini e per la difesa del diritto al lavoro. Ma parliamo di un lavoro che sia davvero un lavoro e non sfruttamento mascherato&lt;/span&gt;, come sanno bene gli immigrati, i precari, gli stagisti. Questo tema lega isnieme tutti i lavoratori, tutte le persone normali, che non vivono di bunga bunga e protezioni speciali. Persone che rappresentano la maggioranza in questo Paese, anche se spesso se lo scordano. &lt;br /&gt;Prima di chiudere, vorrei ricordare un'altra cosa. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Tra pochi giorni scade il termine entro cui il nostro governo dovrebbe recepire la cosiddetta direttiva rimpatri,&lt;/span&gt; una direttiva piuttosto restrittiva ma che rispetto alle leggi sull'immigrazione in vigore in Italia apre spazi incredibili. Se entrasse in vigore , interi pezzi della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza cadreberro. Se non entrerà in vigore, la situazione italiana sarà ancora più anomala e contraddittoria. Teniamo viva l'attenzione su questo tema. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cerchiamo di individuare gli spazi di manovra che le contraddizioni e le incongruenze del nostro sistema legislativo ci lasciano a disposizione. Lavoriamo su quelli e a partire da quelli. La rivoluzione oggi passa anche attraverso questa strada. La rivoluzione non può essere più mettere a ferro e fuoco le piazze.&lt;/span&gt; Dobbiamo inventare nuovi modi, pacifici ed efficaci, per mettere con le spalle al muro i registi dell'oppressione».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-3648885694925626791?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/3648885694925626791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=3648885694925626791' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3648885694925626791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3648885694925626791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/12/firenze-contro-il-razzismo.html' title='A Firenze, contro il razzismo'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQZXzhYBcTI/AAAAAAAAAgI/MwkYOHaEkSY/s72-c/manifestazione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-6885676714253689442</id><published>2010-12-10T14:12:00.007+01:00</published><updated>2010-12-10T19:50:25.532+01:00</updated><title type='text'>Mass media e immigrazione, un rapporto difficile...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQIv1WN1QiI/AAAAAAAAAgA/3bUu3S8H2T4/s1600/162806_1682133860680_1457598128_31716345_7011320_n.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 140px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQIv1WN1QiI/AAAAAAAAAgA/3bUu3S8H2T4/s200/162806_1682133860680_1457598128_31716345_7011320_n.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5549050284417040930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E' appena uscito il saggio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Immigrazione e Mass-Media. Per una corretta informazione &lt;/span&gt;(Arcipelago Edizioni, a cura di Alessandra Montesanto) che raccoglie gli atti di un &lt;a href="http://www.naga.it/index.php/eventi-naga/events/immigrazione-e-mass-media.html"&gt;convegno&lt;/a&gt; che si è tenuto lo scorso maggio alla &lt;a href="http://www.casadellacultura.it/site/home.html"&gt;Casa della Cultura&lt;/a&gt; di Milano. All'interno anche un mio intervento. Per chi avesse la voglia e la pazienza di leggerlo... eccolo qui!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il tempo presente, tra audience, realtà e web 2.0&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Comincio il mio intervento raccontando alcuni episodi, di cui ho avuto esperienza diretta, e che secondo me evidenziano bene l’approccio strumentale dei media italiani, a volte anche di area progressista, rispetto al tema immigrazione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Qualche mese fa sono stata contattata dalla redazione di un talk-show televisivo della Rai. Avevano appreso che ero l’autrice di un libro che raccoglieva esperienze “positive” di immigrazione africana &lt;/span&gt;e si chiedevano se, tra queste, ce ne potesse essere qualcuna da portare in trasmissione. In particolare, volevano storie di donne. Ho avuto un momento di entusiasmo: sì, le storie femminili c’erano e le ritenevo particolarmente illuminanti. Ma prima che riuscissi a spiegare il perché, il mio interlocutore mi ha interrotto: «Ci servono storie forti, per esempio di donne fuggite da stupri e violenze o da persecuzioni religiose, che hanno attraversato il deserto rischiando di morire e in Italia si sono rifatte una vita». Il mio entusiasmo è scemato di colpo ma ho cercato di non darlo a vedere. «Fammi capire: vi servono lagrime, sangue e lieto fine, magari a cura  di una ong?». «Esattamente, brava, proprio così», ha risposto lui, con un tono allegro, pensando forse di avere fatto centro. «Mi dispiace», ho detto, anche se non mi dispiaceva affatto. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;«Nel mio libro non ci sono effetti speciali, racconti a tinte forti. Io ho parlato della normalità, ho cercato di dare un’immagine dell’Africa e degli africani non deformata dagli stereotipi. Le persone che racconto hanno lasciato il proprio Paese e i propri affetti per migliorare, mettersi alla prova, aiutare quelli che restavano. Hanno superato prove dure, ma non stavano fuggendo dall’inferno per entrare in Paradiso come vogliamo sempre credere.&lt;/span&gt; Non sono dei miracolati: si sono inseriti nella nostra società lavorando e faticando e stanno contribuendo attivamente a migliorarla. L’Africa ha molte ferite ma, grazie a Dio e a tanti africani, non è un inferno monolitico e, d’altra parte, qui non siamo in Paradiso». L’allegria del tono, a quel punto, ha lasciato il posto all’imbarazzo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;«Hai ragione, hai ragione, capisco cosa intendi, ma noi abbiamo un problema di format e di audience…». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Problemi di format e di audience doveva averli anche lo staff di un’altro programma Rai che, poche settimane dopo il lancio del movimento Primo Marzo, ci contattò per invitare una delle promotrici.&lt;/span&gt; Si trattava di una trasmissione importante, molto seguita e di sinistra: sembrava proprio una bella occasione e  noi - illuse - pensavamo di potere decidere liberamente chi mandare. Ci fecero subito sapere invece che volevano una persona di colore e con meno di trent’anni. Il vincolo cromatico non rappresentava un problema (due su quattro tra noi promotrici erano nere), quello anagrafico, invece, sì: i trent’anni li avevamo lasciati da un pezzo. Però, da qualche tempo, collaborava con noi una giovane studentessa universitaria in gamba e decisamente nera, esponente delle cosiddette seconde generazioni. Pensammo di risolvere la cosa delegando lei. L’intervista preliminare andò liscia come l’olio. Eravamo in trepidante attesa quando arrivò la doccia fredda: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;i capi del programma bocciavano la nostra studentessa, rea di essere - queste le parole testuali - «troppo pulita, colta e capace di parlare».&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Per rappresentare i giovani immigrati o le seconde generazioni ci voleva evidentemente qualcuno che non discostasse troppo dall’immagine convenzionale dell’africano: sporco, ignorante e rozzo.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ vero: la sciatteria dei media italiani non riguarda solo l’immigrazione. In quest’ambito può raggiungere tuttavia vette sublimi. Perché il tema si presta e più facilmente di altri elude verifiche e riscontri: le persone a cui interessa la verità e il rispetto sono in questo caso poche e/o marginali e giornali, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;radio, tv sono sempre più proiettati verso l’intrattenimento e la compiacenza. I lettori e gli ascoltatori, infatti, non devono essere “disturbati” dalle notizie ma ricevere le conferme che si aspettano e vedere legittimate le proprie paure, anche se infondate: altrimenti si rischia di perderli&lt;/span&gt;. Inoltre, parlare di allarme immigrazione e di successive misure repressive, indipendentemente dal format,  fa salire l’audience ed è considerato un argomento elettoralmente vincente, almeno sul breve e medio periodo. La sciatteria non può essere liquidata come un peccato veniale proprio perché spesso, spessissimo, è al servizio della propaganda politica e del razzismo istituzionale. Un’efficace arma di distrazione di massa, viene spesso detto: definizione non estendibile a tutti i media (le eccezioni non mancano, ma si tratta prevalentemente di pubblicazioni di nicchia, riservate a un pubblico, per così dire, già “evoluto”) ma assai calzante. Pressapochismo e superficialità si riflettono sulla scelta dei contenuti, l’individuazione delle fonti, il rigore delle informazioni  e, naturalmente, l’uso delle parole. Ma hanno prodotto anche un altro effetto, forse meno tangibile, sul quale vorrei soffermarmi. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Di immigrazione e immigrati si parla quasi sempre attraverso numeri e statistiche. A una lettura superficiale ciò potrebbe anche sembrare un merito, una garanzia di scientificità. Non è così. L’effetto di questa scelta narrativa è la disumanizzazione.&lt;/span&gt; I protagonisti dell’immigrazione e degli sbarchi, privati dei loro nomi, dei volti, delle storie personali e degli affetti, trasformati in numeri e categorie possono essere respinti, espulsi o ributtati in mare (è successo, sappiamo che è successo), schiavizzati nelle campagne o ghettizzati nelle città senza particolare pathos o senso di colpa da parte dell’opinione pubblica: in fondo sono numeri, non persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per provare a contenere questa deriva l’Ordine dei Giornalisti, nel 2008, ha varato la &lt;a href="http://www.odg.it/content/carta-di-roma"&gt;Carta di Roma&lt;/a&gt;, un protocollo concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. Richiamandosi al criterio deontologico fondamentale del “rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati” (contenuto nell’articolo 2 della Legge istitutiva dell’Ordine) &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la categoria alla quale appartengo viene invitata, in buona sostanza, a non diffondere notizie false o imprecise e a usare termini appropriati sia dal punto di vista etico sia da quello giuridico&lt;/span&gt;. Per facilitare il compito gli estensori hanno allegato al documento un glossario che pazientemente spiega la differenza tra un richiedente asilo, un rifugiato, un beneficiario di protezione umanitaria,  una vittima di tratta, un migrante e un irregolare. L’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna ha adottato un altro &lt;a href="http://www.giornalismi.info/mediarom/indici/ind_232.html"&gt;glossario&lt;/a&gt;, riguardante &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;le parole da mettere al bando. La prima della lista, perché considerata particolarmente dispregiativa, irrispettosa e foriera di equivoci, è clandestino&lt;/span&gt;. Ecco cosa al riguardo riporta il glossario: «Questo termine, molto usato dai media italiani, ha un'accezione fortemente negativa. Evoca segretezza, vite condotte nell'ombra, legami con la criminalità. Viene correntemente utilizzato per indicare persone straniere che per varie ragioni non sono in regola, in tutto o in parte, con le norme nazionali sui permessi di soggiorno, per quanto vivano alla luce del sole, lavorino, conducano esistenze "normali". Sono così definite "clandestine" persone che non sono riuscite ad ottenere il permesso di soggiorno (magari perché escluse da quote d'ingresso troppo basse) o a rinnovarlo, altre che sono entrate in Italia con un visto turistico poi scaduto, altre ancora - ed è il caso meno frequente - che hanno evitato sia il visto turistico sia le procedure (farraginose e poco praticabili per ammissione generale) previste per ottenere nei paesi d'origine il visto d'ingresso in Italia. Spesso sono considerati "clandestini" anche i profughi intenzionati a richiedere asilo o in attesa di una risposta alla loro richiesta, oppure ancora sfollati in fuga da guerre o disastri naturali. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E' possibile identificare ogni situazione con il termine più appropriato ed evitare SEMPRE di usare una definizione altamente stigmatizzante come clandestino&lt;/span&gt;». Le alternative non mancano ed è lo stesso glossario a indicarle: «All'estero si parla di "sans papiers" (Francia), "non-documented migrant workers" (definizione suggerita dalle Nazioni Unite) e così via. A seconda dei casi, e avendo cura che l'utilizzo sia il più appropriato, è possibile usare parole come "irregolari", "rifugiati", "richiedenti asilo". Sono sempre disponibili e spesso preferibili le parole più semplici e più neutre: "persone", "migranti", "lavoratori". Altre locuzioni come "senza documenti", o "senza carte", o "sans papiers" definiscono un'infrazione amministrativa ed evitano di suscitare immagini negative e stigmatizzanti». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sembra un’esagerazione? Io credo che non lo sia e porto un piccolo esempio a sostegno di questa tesi. N&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;el maggio del 2009, in coincidenza con l’avvio della campagna respingimenti, il quotidiano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La Stampa&lt;/span&gt; di Torino ha proposto ai suoi lettori un sondaggio. La domanda era: “Il governo ha deciso di respingere i migranti clandestini prima ancora che arrivino in Italia. Siete favorevoli?”&lt;/span&gt; Sessantaquattro persone su cento hanno risposto sì. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Se la domanda fosse stata: “Il governo ha deciso di respingere perseguitati politici, richiedenti asilo, bambini piccoli, donne incinte, aspiranti lavoratori prima ancora che arrivino in Italia. Siete favorevoli?”, avremmo avuto la stessa percentuale?&lt;/span&gt; E se fossimo andati oltre, restituendo il nome, facendo vedere i volti, ricostruendo le storie dei perseguitati politici, dei richiedenti asilo, dei bambini piccoli, delle donne incinte, degli aspiranti lavoratori, a quel punto non più eventuali ma reali, stipati sulle barche e ricacciati in Libia? L’opinione pubblica avrebbe potuto mantenere tanto serafico distacco? &lt;br /&gt;Tornando al nostro glossario, altre parole messe al bando perché imprecise e svalutative sono: extracomunitario, vu’ cumprà, nomade, zingaro. I giornalisti contro il razzismo hanno qualche anno fa lanciato un appello pubblico per il rispetto, da parte dei media, del popolo rom: probabilmente la principale vittima della sciatteria e del pressappochismo della stampa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Queste iniziative (i glossari, gli appelli, la Carta di Roma), in realtà non fanno che ribadire ciò che dovrebbe essere ovvio&lt;/span&gt;: che un giornalista è tenuto a riportare informazioni esatte, a essere rispettoso nei confronti di tutti e in particolare dei più deboli, a usare correttamente le parole. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel contesto italiano questa “ovvietà” rischia di diventare rivoluzionaria&lt;/span&gt;. Anche perché nei confronti di chi agisce diversamente non c’è in sostanza nessuna sanzione. Ci siamo ormai abituati a giornali e tv che fanno impunemente disinformazione razzista oppure si mettono a disposizione di personaggi (anche delle istituzioni, e questa è un’aggravante) che hanno come ragion d’essere  quella di suscitare e alimentare insofferenza e paure irragionevoli nei confronti degli stranieri. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non è esterofilia, ma bisogna riconoscere che altrove le cose vanno diversamente.&lt;/span&gt; In Francia, Eric Zemmour, giornalista del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Figaro&lt;/span&gt;, ha realmente rischiato &lt;a href="http://www.lemonde.fr/actualite-medias/article/2010/03/24/les-chroniqueurs-stephane-guillon-et-eric-zemmour-accuses-de-derapage-embarrassent-leurs-directions_1323752_3236.html"&gt;il licenziamento&lt;/a&gt;, a marzo di quest’anno, dopo le polemiche suscitate da una sua affermazione pubblica: in tv aveva detto che la maggior parte dei trafficanti di droga, in Francia, sono neri o arabi. In Inghilterra, prese di posizione razziste sono costate il posto a un famoso conduttore della BBC. &lt;br /&gt;In Italia invece non si registrano reazioni di questo tipo. Un gruppo di studenti di Ferrara ha organizzato &lt;a href="http://www.occhioaimedia.org"&gt;un osservatorio&lt;/a&gt; sugli scivoloni razzisti dei nostri media. Spulciando tra le segnalazioni ci si può rendere facilmente conto delle proporzioni del problema. Una cosa interessante è che, in genere, se uno straniero commette un reato la sua nazionalità viene riportata nel titolo, Se ne è vittima no. Ecco cosa scrivono i curatori del sito in homepage: «La stampa italiana è piena di titoli e articoli che non apparirebbero mai nei media di altri paesi. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando persone provenienti dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra o dalla Francia, sopratutto se fanno parte di minoranze etniche, leggono i giornali italiani, non possono credere ai loro occhi. In alcuni, vedono titoli e articoli che, anche se apparentemente innocui per persone cresciute in un ambiente monoetnico, sarebbero considerati fuori luogo o di cattivo gusto in una società mista e sarebbero oggetto di forte protesta da parte dei lettori,&lt;/span&gt; costringendo i proprietari ed i dirigenti dei giornali stessi a cambiare tono. Ma in altri giornali e riviste italiane vedono ogni genere di offesa contro milioni di persone colpevoli solo di appartenere ad una minoranza etnica, ogni genere di accusa generalizzata che associa etnie intere con la criminalità, con la violenza sessuale, con la prostituzione, con lo spaccio della droga e ogni genere di porcheria che dipinge un quadro complessivo in cui gli immigrati compaiono come animali piuttosto che esseri umani. Nei loro paesi, articoli di questo genere sarebbero considerati incitamento all'odio razziale e verrebbero bloccati molto prima di arrivare sulle pagine dei media perchè sarebbero o illegali, o autocensurati dai giornalisti stessi». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una &lt;a href="http://www.unhcr.it/news/dir/91/view/733/ricerca-nazionale-su-immigrazione-e-asilo-nei-media-italiani-73300.html"&gt;ricerca recente&lt;/a&gt; dell’Università La Sapienza di Roma (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ricerca nazionale su immigrazione e asilo nei media italiani&lt;/span&gt;, diretta da Mario Morcellini e coordinata da Marco Binotto, Marco Bruno e Valeria Lai) conferma la disparità di trattamento da parte dei nostri media a seconda che si parli di italiani o di stranieri. In particolare, sottolineano i ricercatori, da vent’anni a questa parte, l’immigrazione viene raccontata sempre nello stesso modo: evidenziando e dilatando le connessioni criminali e trascurando tutto il resto. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La realtà dei migranti, la loro quotidianità, le trasformazioni, la loro cultura (a parte qualche concessione alla cucina etnica) sono tutti aspetti che non trovano spazio sui giornali. Anche questo va nel senso della disumanizzazione&lt;/span&gt;: non sono persone gli immigrati, ma criminali. La loro sorte può non interessarci. Qualche mese fa, nella mia città d’origine, Ragusa, sono accaduti tre episodi di indiscutibile gravità: un matricidio, un uxoricidio e uno stupro. Gli autori dei primi due crimini erano autoctoni. Quello dell’ultimo no. E’ inutile dire che la vicenda che ha tenuto banco sui giornali e nelle piazze è stata l’ultima. Anche se lo stupratore è stato arrestato poco dopo, grazie alla collaborazione, tra l’altro, della sua comunità d’appartenenza, che ha preso subito le distanze e stigmatizzato la violenza. Ma su questo aspetto, la collaborazione, nessuno si è soffermato più di tanto. Non era prevista dal format e non faceva audience.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il trattamento spersonalizzante e discriminante riservato oggi ai migranti e agli stranieri ricorda in modo impressionante quello ricevuto per anni dai meridionali immigrati al nord&lt;/span&gt;. Ed è singolare che la maggior parte di loro, di noi, non se ne renda conto. Personalmente ho fatto in tempo a vivere questa simpatica esperienza sulla mia pelle: quando mi sono trasferita a Pavia, per frequentare l’università (era il 1986) in giro non si vedevano ancora molti stranieri e tutto il razzismo e il pregiudizio erano per noi meridionali. Ovviamente, la mia condizione di studentessa solvente non era paragonabile a quella di chi cercava un lavoro, ma vi assicuro che è stata comunque dura. Non si affittava ai terroni e, anche se non c’erano permessi di soggiorno di mezzo, le unioni “miste” erano mal viste. Una cosa che mi sentivo spesso dire, come se fosse stato un complimento, era: sai che non sembri una siciliana? Oggi &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;a molti immigrati vengono dette frasi simili, e sempre con una drammatica presunzione di gentilezza: “Sei un gran lavoratore, non sembri neanche un tunisino”&lt;/span&gt;; “Che bravo ragazzo Iancu, è proprio diverso dagli altri rumeni”. E’ interessante notare che chi parla in questo modo spesso non ha mai messo un piede in Tunisia o in Romania e ha costruito la sua opinione sui luoghi comuni. Quando ero ragazzina e leggevo i giornali non mi capacitavo del fatto che se a commettere un reato era un siciliano o un calabrese la provenienza geografica veniva subito evidenziata. Se si trattava di un lombardo o di un piemontese no. Mi sembrava un’ingiusta bizzarria. Oggi mi rendo conto che si trattava di un meccanismo difensivo e discriminatorio molto ovvio e assai poco evoluto: ci si illude di potersi difendere da ciò che si considera male o fa paura reificandolo e concentrandolo in un punto esterno a noi. Il punto utile più esterno, in questo senso, è proprio lo straniero. I media, per opportunismo e insipienza, sono i primi ad appropriarsi di questa dinamica proiettiva, falsa ma in grado di riscuotere un alto gradimento. Con ciò abdicano alla loro funzione informativa e, perché no, educativa. E io, da giornalista, non posso che rammaricarmene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un &lt;a href="http://www.internazionale.it/i-segreti-inconfessabili-della-cronaca-nera/"&gt;articolo&lt;/a&gt; pubblicato da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Internazionale&lt;/span&gt; nell’autunno del 2009, il giornalista inglese David Randall, firma di spicco dell’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Independent on Sunday&lt;/span&gt;,  ricorda come gli immigrati e gli stranieri siano sempre stati l’ingrediente ideale degli articoli di cronaca nera. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Randall torna alla Londra di fine ‘800  e alla nota vicenda di Jack lo squartatore&lt;/span&gt; e scrive: «All’epoca degli omicidi, avvenuti tra l’estate e l’autunno del 1888, si scatenarono tutti i pregiudizi dei giornalisti e dei lettori. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Si era parlato molto del fatto che le mutilazioni subite dalle vittime erano così crudeli che, come scrisse un giornale londinese, “nessun inglese avrebbe mai potuto infliggerle”,&lt;/span&gt; e se ne trasse questa conclusione: “Deve essere stato un ebreo”. La stampa era anche convinta che lo squartatore fosse uno straniero. Tra le teorie più diffuse, c’era quella secondo cui si trattava di un estroso italiano o francese. A quei tempi i giornali riferivano qualsiasi diceria sui presunti comportamenti bestiali degli stranieri o di chiunque era considerato un estraneo. Il 2 ottobre 1888 il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Times&lt;/span&gt; pubblicò un servizio del suo corrispondente da Vienna in cui scriveva: “Uno dei metodi che usano gli ebrei per espiare il peccato di aver avuto rapporti sessuali con una donna cristiana è ucciderla e mutilarla”. L’unico motivo di queste calunnie, naturalmente, erano il razzismo o i pregiudizi contro gli immigrati, che all’epoca in Inghilterra erano molto diffusi». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Grazie al cielo, scrive Randall concludendo l’articolo, quei tempi sono passati. In Inghilterra, forse sì, sono passati. In Italia, come abbiamo visto, sono ancora ben presenti. E noi che siamo qui dobbiamo prenderne atto e reagire. &lt;/span&gt;Non farci sommergere dall’onda della distrazione di massa. Rispetto al passato abbiamo strumenti in più (parlo da lettrice oltre che da giornalista). Viviamo nell’epoca del citizen journalism e del web 2.0. E’ più facile adesso fare controinformazione ma anche evidenziare gli svarioni della stampa ufficiale, come dimostrano gli studenti ferraresi o i Giornalisti contro il razzismo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Certo, c’è un’innegabile sproporzione di mezzi&lt;/span&gt;. Il potere pervasivo della televisione è incomparabilmente superiore a quello di un blog &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ma proprio per questo non bisogna abbassare la guardia&lt;/span&gt;. Ciascuno deve comprendere quale può essere la propria parte e farla. Qualcuno raccoglierà le storie e le racconterà. Altri potranno aiutarlo a divulgarle. Tutti abbiamo il dovere di rilevare e denunciare le falsità, le inesattezze, le complicità. Non si tratta solo di impedire che il razzismo consapevole o meno resti impunito, ma anche di costruire un humus culturale adatto al cambiamento e al riconoscimento delle migrazioni come fenomeni strutturali e della mixitè come valore. D’altra parte non c’è un’alternativa. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La nostra società e la storia vanno in direzione della multiculturalità. I media e la politica sono in un ritardo pazzesco rispetto a questo. Ma non sarà la loro cecità a cambiare il corso degli eventi.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-6885676714253689442?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/6885676714253689442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=6885676714253689442' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6885676714253689442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6885676714253689442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/12/mass-media-e-immigrazione-un-rapporto.html' title='Mass media e immigrazione, un rapporto difficile...'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQIv1WN1QiI/AAAAAAAAAgA/3bUu3S8H2T4/s72-c/162806_1682133860680_1457598128_31716345_7011320_n.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4333031809504627035</id><published>2010-12-09T18:25:00.004+01:00</published><updated>2010-12-09T19:11:32.059+01:00</updated><title type='text'>Bangladesh sogna*</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQEbMaGqS7I/AAAAAAAAAf4/xeHKWPeoclU/s1600/101507.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 134px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQEbMaGqS7I/AAAAAAAAAf4/xeHKWPeoclU/s200/101507.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5548746115876801458" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se si escludono miseria e disastri ambientali, il Bangladesh raramente fa notizia. Gli appassionati d’arte e, soprattutto, di fotografia farebbero bene però a tener d’occhio quest’angolo del subcontinente indiano: qui si stanno muovendo molte cose. Shahidul Alam, fondatore della South Asian Media Academy Pathsala di Dhaka, più volte in giuria al &lt;a href="http://www.worldpressphoto.org/"&gt;World Press Photo&lt;/a&gt;, parla di «rivoluzione nella fotografia, un'esplosione di idee e talenti che ha il suo epicentro nella capitale». Impegno e rifiuto dell’eurocentrismo sono i suoi tratti principali. Alam è anche l'ideatore-direttore di &lt;a href="http://www.chobimela.org"&gt;Chobi Mela&lt;/a&gt;, la biennale divenuta il più importante appuntamento in Asia per la fotografia: una creatura autoctona (niente regie o appoggi europei) che in pochi anni si è dotata di un respiro internazionale e caratterizzata per il livello alto delle opere, l'impronta sociale e la capacità di coinvolgere anche la gente comune. Un festival che ha qualcosa da dire, è stato scritto, oltre che da mostrare. &lt;br /&gt;I temi delle 5 edizioni passate (differenze, esclusione, resistenza, confini, libertà) erano impegnati in partenza. Chobi Mela VI ha un leitmotiv più soft e aperto alle divagazioni: il sogno. Ma anche in questa cornice, i bangladesi in gara sono rimasti fedeli all’impianto engagé, volto ad aprire nuove prospettive. Lo si vede negli scatti del pluripremiato &lt;a href="http://www.munemwasif.com"&gt;Munem Wasif&lt;/a&gt;, recentemente indicato dalla rivista Photo District News come uno dei 30 fotografi emergenti al mondo, e in quelli degli altri: Debasis Shom, Sayed Asif Mahumud e Taslima Akhter. L'impegno caratterizza le principali agenzie di fotogiornalismo (come &lt;a href="http://www.drik.net"&gt;Drik&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.mapfoto.com.bd"&gt;Map&lt;/a&gt; )e il lavoro di altri artisti quotati ma non presenti al festival: Saikat Mojumder, Akash*, Khaled Hasan, Saiful Huq Omi  e soprattutto &lt;a href="http://www.andrewbiraj.com"&gt;Andrew Biraj&lt;/a&gt; che con lo scatto Woman on a train ha ricevuto 8 premi internazionali. «Le immagini sollevano domande importanti sulle questioni sociali», dice Biraj. «Il Bangladesh è soffocato da corruzione e sperequazioni. La fotografia qui non può essere solo un mezzo di espressione estetica: deve agire come strumento di denuncia e consapevolezza». La produzione di documentari è meno consolidata ma ha lo stesso anelito. Merita una segnalazione la casa &lt;a href="http://sixoranges.net"&gt;Six Oranges&lt;/a&gt; che ha recentemente co-prodotto TresTristesTigres, un corto sulla condizione dei migranti bangladesi in Medio Oriente, diretto dal premio Goya David Munoz. Dai suoi esordi, il patron Shafiur Rahman, pendolare tra Bangladesh e Regno Unito, si è concentrato su questioni fondamentali ma rimosse dalla politica e dall’opinione pubblica (la condizione delle bostrobalikara, le giovani donne sfruttate nelle fabbriche di abbigliamento, o quella dei bihari, minoranza apolide senza diritti). I suoi docu-film, accurati e poetici, hanno fatto clamore. «L’impegno autentico e indipendente va distinto però dall’opportunismo di chi sposa per comodità le ricche campagne delle grandi agenzie umanitarie», ammonisce Mustafa Zaman, direttore di Depart, raffinata rivista d'arte lanciata all'inizio del 2010. In Bangladesh c'è un numero incredibile di ong e associazioni umanitarie. Molte sono scatole vuote e servono ad attirare finanziamenti. Altre hanno strutture troppo elefantiache per calarsi nella quotidianità. Ad agire davvero sono spesso le piccole realtà locali. La sinergia tra arte engagé e giuste cause riguarda soprattutto loro. E' il caso di &lt;a href="http://www.nijerakori.org"&gt;Nijera Kori&lt;/a&gt;, che lavora per l'emancipazione delle popolazioni rurali, di &lt;a href="http://www.odhikar.org"&gt;Odhikar&lt;/a&gt; che documenta le violazioni dei diritti umani, o della &lt;a href="http://www.cdpbd.org"&gt;Coastal Development Partnership &lt;/a&gt;impegnata sul fronte ambientale e dei climate refugees. &lt;br /&gt;Ma il Bangladesh è in movimento anche rispetto ad altre arti visive: scultura, pittura, design. Accanto a eventi istituzionali, come l'Asian Art Biennale (la 14° edizione è stata chiusa a  novembre) ci sono piattaforme spontanee e innovative. Per esempio la &lt;a href="http://www.brittoarts.org"&gt;Britto Art Trust&lt;/a&gt; di Dhaka o la &lt;a href="http://www.porapara.com"&gt;Porapara Artist' Community&lt;/a&gt; di Chittagong, che incoraggiano scambi tra artisti e sperimentazioni in una dimensione cosmopolita e multimediale. «In questo caso il legame tra opera e denuncia è meno marcato, l'elemento forte è la provocazione soggettiva», osserva Zaman. «Le istituzioni contrastano chi si allontana dagli schemi e il solo fatto di seguire la propria strada rappresenta un atto di resistenza». Nomi da tener d'occhio per il prossimo futuro sono Ronni Ahmmed, Mahbubur Rahman, Taveba Begum Lipi. Se avremo pazienza, assicura Zaman, sentiremo presto parlare di loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Questo articolo, a firma della sottoscritta, è uscito su Vogue di dicembre.&lt;br /&gt;**Fino al 31 dicembre alla galleria &lt;a href="http://www.galleriaportapepice.com"&gt;Porta Pepice&lt;/a&gt; di Matera si può visitare la mostra di Akash intitolata Survivor. Akash è considerato lo Steve McCurry del Bangladesh.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4333031809504627035?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4333031809504627035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4333031809504627035' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4333031809504627035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4333031809504627035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/12/bangladesh-sogna.html' title='Bangladesh sogna*'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/TQEbMaGqS7I/AAAAAAAAAf4/xeHKWPeoclU/s72-c/101507.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-6982210004272075188</id><published>2010-10-12T08:13:00.005+02:00</published><updated>2010-10-12T08:22:54.478+02:00</updated><title type='text'>La Fortezza Europa non è assediata dai richiedenti asilo</title><content type='html'>Questo articolo, scritto da Susanna Marietti, è stato pubblicato dal settimanale &lt;a href="http://www.carta.org"&gt;Carta&lt;/a&gt; (che in questo momento naviga in cattive acque, rischia la chiusura e ha bisogno del sostegno di tutti )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le due Europe&lt;br /&gt;Le due Europe. Quella dei diritti umani e quella della moneta. Quella del Consiglio d’Europa e quella dell’Unione Europea. La prima – per bocca del suo Commissario per i diritti umani Thomas Hammarberg – contesta alla seconda le insoddisfacenti procedure di asilo. Il Regolamento di Dublino, che dal 2003 dovrebbe stabilire i criteri di individuazione dello Stato membro competente a esaminare una domanda d’asilo, non funziona come dovrebbe. Inutile dire che sono i rifugiati a subirne le conseguenze, spesso drammatiche.&lt;br /&gt;L’Europa deve fare di più, avverte il Commissario. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il nostro continente-fortezza non è affatto sommerso dalle richieste di asilo, come i più disattenti potrebbero immaginare. Un dato su tutti: lo scorso anno il numero di domande ricevute dai 27 Paesi dell’Unione ha eguagliato quello delle domande arrivate al solo Sudafrica&lt;/span&gt;. Inutile girarci intorno: l’Europa, come afferma ancora Hammarberg, non si è dotata di un sistema equo per garantire i diritti umani dei richiedenti asilo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La nostra Italia ben si colloca all’interno di questo quadro, con peculiarità sue proprie che vanno oltre il Regolamento sotto accusa.&lt;/span&gt; Vari i Rapporti a noi diretti in passato nei quali il Commissario ha senza mezzi termini parlato di un Paese a rischio di razzismo.&lt;br /&gt;E lo scorso luglio Hammarberg aveva scritto ai ministri Franco Frattini e Roberto Maroni chiedendo chiarimenti sui circa &lt;a href="http://www.primomarzo2010.it/2010/07/sugli-eritrei-detenuti-in-libia-non.html"&gt;250 migranti eritrei detenuti in Libia&lt;/a&gt;, che avrebbero voluto chiedere protezione all’Italia senza che sia stato dato loro modo di avanzare la richiesta. Qui da noi le parole del Commissario sono sempre cadute nel vuoto, quando non nello scherno. A giudicare dagli ultimi eventi che hanno riguardato Nicolas Sarkozy e i consensi da lui riscossi, non avrà vita più facile nelle raccomandazioni mosse al continente unito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-6982210004272075188?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/6982210004272075188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=6982210004272075188' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6982210004272075188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6982210004272075188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/10/la-fortezza-europa-non-e-assediata-dai.html' title='La Fortezza Europa non è assediata dai richiedenti asilo'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2074877898017868927</id><published>2010-10-11T07:14:00.004+02:00</published><updated>2010-10-11T12:20:52.626+02:00</updated><title type='text'>La lotta dei migranti è per tutti*</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gli immigrati verranno qui a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma sempre più spesso si trovano anche a difendere diritti che agli italiani non interessa più difendere o di cui non capiscono più l’importanza&lt;/span&gt;: come quello ad avere una vita dignitosa e un lavoro pagato in modo equo, come quello a non subire la prepotenza delle mafie. Lo sciopero delle rotonde dell'8 ottobre e la manifestazione a Caserta, il giorno dopo, lo hanno mostrato in modo chiaro.&lt;br /&gt;Le rotonde sono quelle di Casal di Principe, Scampìa, Castelvolturno, Pianura, Giugliano... Terre di nessuno dove alle cinque del mattino l’offerta di manodopera straniera a bassissimo costo si incrocia con la domanda dei caporali. Ieri sono state “occupate” da circa duemila lavoratori (regolari e irregolari, quasi tutti africani) che hanno rotto gli indugi e messo al collo eloquenti cartelli: «oggi io non lavoro per meno di 50 euro». La protesta, organizzata dal movimento migranti e rifugiati di Caserta, con le associazioni antirazziste campane, è stata accolta con sufficienza dai caporali ma in realtà segna un passaggio importantissimo. Ha suscitato curiosità tra la gente e solidarietà tra gli autoctoni. Qualcuno ha cominciato a capire: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;i ragazzi con i cartelli al collo (che hanno rischiato tanto, soprattutto quelli senza documenti) non si stavano battendo solo per se stessi&lt;/span&gt;. Razzismo e clandestinità rappresentano l’humus dove meglio attecchisce la mala pianta del lavoro nero, che serve ad abbassare sempre più il costo del lavoro e azzerare la conflittualità sindacale. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le politiche razziste, le leggi che fingono di contrastare la clandestinità ma in realtà la favoriscono (vedi la Bossi-Fini) non sono frutto dell’ignoranza ma funzionali alla costruzione di un nuovo modello sociale.&lt;/span&gt; Un modello che non prevede welfare e pari opportunità, riconoscimento dei diritti e vincoli di solidarietà, ma si basa sulla competizione e l’individualismo sfrenato e che purtroppo non è lì da venire: 16 anni di berlusconismo gli hanno già aperto la strada. Gli immigrati sono stati e continuano a essere il “luogo” in cui le politiche repressive vengono sperimentate prima di essere applicate ad altri segmenti della società, a partire dai più vulnerabili. Per questo, e non solo per ragioni etiche o di umana solidarietà, la loro ribellione riguarda tutti. Lo stesso vale per le loro richieste di equità, come quelle presentate a Caserta: la cittadinanza basata sullo ius solis e il diritto di voto amministrativo, una nuova sanatoria aperta a tutti i lavoratori, il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, l’estensione dell’articolo 18, il rifiuto di costruire un Cie in Campania. Una democrazia che ignori a priori le richieste di una parte significativa della sua popolazione o somministri in modo discrezionale i diritti universali è implicitamente zoppa. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Lo sciopero delle rotonde come già la Giornata senza di noi dello scorso primo marzo hanno visto italiani e stranieri vicini e consapevoli della necessità di combattere insieme&lt;/span&gt;. Questa vicinanza, questa consapevolezza sono la premessa per cominciare a erodere le ingiustizie del presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*scritto da me e pubblicato su &lt;a href="http://www.ucuntu.org"&gt;Ucuntu&lt;/a&gt; del 10/10/2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2074877898017868927?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2074877898017868927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2074877898017868927' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2074877898017868927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2074877898017868927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/10/la-lotta-dei-migranti-e-per-tutti.html' title='La lotta dei migranti è per tutti*'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-7513320944910403995</id><published>2010-07-26T15:04:00.000+02:00</published><updated>2010-07-26T15:05:20.341+02:00</updated><title type='text'>La cultura non ha (non dovrebbe avere) passaporto</title><content type='html'>Lo scorso 10 maggio alcuni ragazzi serbi in visita con la scuola al Museo degli Uffizi avevano dovuto pagare il biglietto a differenza dei loro compagni, perché extracomunitari.&lt;br /&gt;Una regola discutibile decisa nel 2006 dall’allora ministro della cultura Rocco Buttiglione e agli Uffizi in quanto museo statale non si poteva fare eccezione. Aveva cercato di rimediare a suo modo il sindaco Matteo Renzi qualche giorno dopo invitando per un giro gratuito in Palazzo Vecchio i ragazzi della terza media Calderai di Vicenza, classe protagonista dello spiacevole episodio.&lt;br /&gt;“”Il Comune non ha colpe – dichiarò Renzi – Firenze può e deve offrire un’occasione a tutti quei ragazzi che vogliono gustare la bellezza e non testare l’ottusità” della burocrazia italiana”.&lt;br /&gt;Dall’increscioso evento hanno preso lo spunto alcuni consiglieri comunali del Pd per portare avanti una battaglia contro il decreto 239 del 2006 che prevede appunto il pagamento del biglietto nei musei statale da parte degli extracomunitari.&lt;br /&gt;Dopo numerose segnalazioni provenienti dagli sportelli degli immigrati, e arrivate su facebook siamo finalmente arrivati lunedì 7 giugno alla presentazione e all’approvazione della mozione del Pd di Palazzo Vecchio coinvolgendo l’onorevole Vittoria Franco e l’europarlamentare Leonardo Domenici. La mozione vuole fare della ‘residenza’ il concetto base sul quale stabilire l’entrata gratuita nei musei per i minori.&lt;br /&gt;Il capogruppo Francesco Bonifazi, commenta“La situazione in cui ci troviamo travalica Firenze, ma riguarda tutta l’Italia e non ci sono precedenti nei paesi dell’Unione europea. E’ importante – vigilare su questo e fare in modo che si cambi questo decreto”.&lt;br /&gt;La mozione infatti invita il sindaco e la giunta a promuovere nei confronti del Ministero per i beni culturali un’iniziativa tendente a ad eliminare questa norma che rasenta il razzismo.&lt;br /&gt;Al momento in contrapposizione alla normativa nazionale il comune invita i giovani non comunitari a visitare con biglietto scontato il percorso del Principe, quello voluto da Cosimo I nel 1565 su progetto di Giorgio Vasari, il Corridoio che unisce la Galleria degli Uffizi a Palazzo Pitti, attraversando l’Arno. L’itinerario, della durata di circa due ore e mezzo, è uno dei più suggestivi del mondo. Il percorso del principe si spera sia la prima tappa di un federalismo culturale volto alla solidarietà e che le agevolazioni includano altri monumenti nel comune di Firenze come in altri comuni italiani proprio come risposta al decreto nazionale.&lt;br /&gt;(tratto da &lt;a href="http://www.likestreaming.it/2010/06/la-cultura-non-ha-passaporto"&gt;http://www.likestreaming.it/2010/06/la-cultura-non-ha-passaporto&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-7513320944910403995?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/7513320944910403995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=7513320944910403995' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7513320944910403995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7513320944910403995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/07/la-cultura-non-ha-non-dovrebbe-avere.html' title='La cultura non ha (non dovrebbe avere) passaporto'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-1782560178194141255</id><published>2010-07-09T13:03:00.001+02:00</published><updated>2010-07-09T13:06:32.605+02:00</updated><title type='text'>L’Aquila smaschera Berlusconi.</title><content type='html'>Bell'articolo di Stefania Pezzopane, pubblicato da &lt;a href="http://www.articolo21.org/1444/notizia/mai-vista-unitalia-cosi.html"&gt;Articolo 21&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La vera faccia del suo Governo è quella violenta e repressiva che abbiamo visto ieri a Roma, e del travisamento delle notizie poi. L’Italia stia in guardia. “Oggi a noi, domani a chiunque”, come diceva uno slogan dei manifestanti.&lt;br /&gt;Il pacifico corteo era il nostro ennesimo tentativo (e ogni volta siamo di più) di far sapere al Paese come stanno veramente le cose dietro clamori e bugie raccontati, sul terremoto del miracolo, da una parte di stampa pericolosamente asservita e troppo visibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La consegna per gli uomini dell’ordine era invece quella di bloccare, ad ogni costo. Lo hanno fatto, a costo del sangue dei terremotati, ma col rammarico negli occhi, essi stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non farci arrivare sotto i palazzi del potere solo per dire quello che avevamo da dire? Si trattava non di manifestazione politica ma di rabbia civilmente organizzata dai cittadini spontaneamente e non dalla “sinistra che usa 5000 terremotati come scudi umani contro il Governo” come Il Giornale di Feltri ha riportato per nascondere l’ormai diffuso dissenso verso un Governo che non sa governare e scontenta tutti, tranne abusivi ed evasori.&lt;br /&gt;L’accoglienza dei celerini era già la spia di un piano non pacifico. Chi dissente è comunista e nemico del sistema. Con un simile refrain, figuriamoci se in questo stato di cose i terremotati potevano veder esaurita la soddisfazione ed il diritto di parlare con chi decide della loro vita/morte. Ad incontrare i terremotati ci hanno provato Bersani, Pannella, Di Pietro ed altri, affrontando anche i fischi, altro che scudi umani.&lt;br /&gt;Nessuno della maggioranza ha avuto il rispetto e l’educazione di ascoltare. E nell’Italia del 2010 dopo 16 anni di un Presidente del Consiglio abituato ad assoli e comizi alla cipria e mai a confronti o vere interviste, questo passa per normale. Tutti quelli che hanno manifestato, lo hanno fatto sapendo che essere ricevuti da Berlusconi è pretesa impossibile. Ma chiediamoci perché è pretesa impossibile, una volta per tutte, e non un diritto dei cittadini elettori, che in passato hanno sempre avuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi compare a L’Aquila nei giorni del terremoto a consolare la vecchietta in lacrime che ha perso tutto, e il giorno dopo mostra la sua infinita bontà regalandole una dentiera nuova, assicurandosi che la stampa lo sappia. E l’Italia si commuove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inaugura la nuova Onna di legno, fatta dalla Provincia di Trento e se ne assume il merito a Porta a Porta.&lt;br /&gt;Offre le sue case ai terremotati, ma poi nessuno in realtà vedrà mai i suoi harem in Sardegna o ad Arcore. Ci impone villaggi di cartone su cui hanno mangiato cricche e sciacalli ma non fa una legge che stabilisca la disponibilità di fondi per la ricostruzione della città storica, rimasta abbandonata. Poi però ci infila una bottiglia di spumante nel frigo, questo sì che lo ricordano tutti. Vallo a spiegare ora agli italiani, vittime di questi trucchi, che non siamo degli ingrati. E’ che le tasse da restituire, sommate a quelle correnti non le riusciamo proprio a pagare, perché i nostri negozi non hanno riaperto. Il lavoro non c’è più. Le fabbriche stanno abbandonando il territorio morente, chi non è cassintegrato qui è disoccupato. E non si vive nei villaggi provvisori di lunga durata, si sopravvive. E spesso si muore anche, di suicidio. Ma questo succede negli hotel della costa, dove ancora in migliaia alloggiano o nei camper e nelle sistemazioni di fortuna di chi non è entrato in un alloggio provvisorio perché non bastano per tutti, ma appena per la metà dei senza tetto.&lt;br /&gt;Silvio giura sulle bare dei 309 morti che il popolo aquilano non sarebbe stato lasciato solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri il popolo chiedeva solo ascolto. Uno Stato che non ascolta i bisogni dei disastrati ha perso il suo stesso senso.&lt;br /&gt;Poi la beffa della rassegna stampa degli scontri. I quotidiani di Berlusconi e gli ormai suoi tg1, tg5 rete4 hanno raccontato non una versione attenuata della imbarazzante verità, ma una clamorosa bugia che addirittura ribalta i ruoli di vittime e carnefici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I titoli di questa volgarissima disinformazione parlano di provocatori dei centri sociali se non addirittura di black block infiltrati  tra gli aquilani. Ma nessuno li ha visti neppure nelle tante foto che mostrano le prime linee del corteo fatte di persone normali, con anziani panciuti che hanno sfidato i calli e l’artrosi, donne accaldate armate di ventaglio, ragazzi e persino sindaci con la fascia e vigili urbani con gli stendardi dei comuni. &lt;br /&gt;Saremmo al comico, se non fosse spaventoso. Lo Stato che manganella i terremotati ed i simboli degli enti locali. Io stessa sono stata violentemente spinta al muro da un celerino, risparmiata grazie all’On Paola Concia che ha gridato il mio ruolo istituzionale all’agente armato di manganello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante l’intrappolamento sotto il sole di 5000 persone a 39 afosissimi gradi, nel traffico di piazza Venezia, con malori e grida disperate di farci spostare almeno all’ombra di via del Corso, ho avuto il presentimento che un salto verso il peggio era in atto nella fragile democrazia italiana. L’ulteriore conferma è arrivata quando ho visto correre impauriti e sparpagliati i miei concittadini; facce che conosco, mamme, lavoratori, pensionati, su via del corso, inseguiti dai manganelli. Mai vista un’Italia così, sembrava di essere altrove e in altri tempi.  Il tremore su tutto il corpo mi ha accompagnata fino a casa, la sera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Aquila è solo il concentrato anticipatore di tutte le tensioni, perché nessun luogo del Paese vive maggiori difficoltà in questo momento. E in nessun luogo la censura dei media asserviti fa più danni materiali e morali. Lo sciopero di domani, della parte sana dell’informazione, sarà infatti anche per noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove si acuisce la disperazione cova la ribellione. Ed infatti dopo ieri anche chi è rimasto a casa giura che la prossima volta ci sarà. I nostri Governanti cominciano a percepire di non avere più la capacità di fermare il risveglio in corso e soprattutto la credibilità per fornire soluzioni al paese. Resta l’ultima spiaggia della violenza per reprimere il dissenso e la verità, piuttosto che affidarsi a soluzioni democratiche e ragionevoli che non garantirebbero i loro privati interessi.&lt;br /&gt;Il re-gime è nudo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Stefania Pezzopane&lt;br /&gt;Assessore Comune dell’Aquila&lt;br /&gt;Vice Presidente del Consiglio Provinciale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-1782560178194141255?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.articolo21.org/1444/notizia/mai-vista-unitalia-cosi.html' title='L’Aquila smaschera Berlusconi.'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/1782560178194141255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=1782560178194141255' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1782560178194141255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1782560178194141255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/07/laquila-smaschera-berlusconi.html' title='L’Aquila smaschera Berlusconi.'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-8427398614689553282</id><published>2010-07-08T12:29:00.001+02:00</published><updated>2010-07-08T12:30:37.537+02:00</updated><title type='text'>Sugli eritrei detenuti in Libia non deve calare il silenzio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E il Governo italiano non può sottrarsi alle proprie responsabilità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'accordo “di liberazione e residenza in cambio di lavoro” negoziato dal governo italiano in queste ultime ore è inaccettabile e ha il sapore della beffa. I cittadini eritrei detenuti ingiustamente e in condizioni disumane nel carcere libico di Brak non chiedono, infatti, un'occupazione in Libia ma di veder riconosciuto lo status di rifugiati al quale hanno diritto e di essere accolti in un Paese democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Movimento Primo Marzo&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;chiede:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;alla diplomazia internazionale di attivarsi affinché: - venga riconosciuto lo status di rifugiato alle 250 persone deportate nel carcere di Brak e sia trovata per loro una sistemazione degna e sicura in Paesi che abbiano sottoscritto la Convenzione di Ginevra; - sia rispettato l'anonimato di queste persone, così da non mettere a repentaglio la vita dei loro parenti e amici rimasti in Eritrea; - cessino immediatamente i respingimenti in mare da parte dell'Italia e il governo italiano risponda del proprio operato al riguardo, avendo agito in totale violazione dei fondamentali diritti umani e delle norme comunitarie in materia di protezione internazionale;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ricorda:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;che l'Eritrea è sottoposta una delle più brutali e oppressive dittature contemporanee e che lasciare il Paese rappresenta per molti eritrei l'unica possibilità di salvezza;&lt;br /&gt;che almeno 11 tra le 250 persone deportate a Brak sono state respinte in mare lo scorso 1° luglio da una nave italiana senza che nessun accertamento venisse fatto sulla loro condizione o fosse presa in considerazione la loro richiesta di asilo politico;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;esorta:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;i comitati locali a mobilitarsi per promuovere iniziative di solidarietà e sensibilizzazione e sostenere quelle che si stanno svolgendo in tutta Italia, e invita le associazioni e le singole persone impegnate nella difesa dei diritti umani e nella costruzione della giustizia sociale a fare altrettanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domani, venerdì 9 luglio, ci saranno presidi davanti alle prefetture in diverse città italiane. Queste iniziative coincidono con la &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Giornata del Silenzio&lt;/span&gt; indetta dalla stampa italiana e dalla società civile per protestare &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;contro la legge bavaglio&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Primo Marzo si unisce alla protesta e rileva che oggi più che mai è indispensabile in Italia una stampa libera dalle censure ma, anche, dal conformismo e dall'opportunismo, dalla superficialità e dall'indifferenza. Da questi vizi nasce infatti l'assordante silenzio che, con poche eccezioni, ha finora accompagnato le vicende eritree sui media italiani. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-8427398614689553282?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/8427398614689553282/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=8427398614689553282' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8427398614689553282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8427398614689553282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/07/sugli-eritrei-detenuti-in-libia-non.html' title='Sugli eritrei detenuti in Libia non deve calare il silenzio'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2760571331293155413</id><published>2010-07-04T11:21:00.003+02:00</published><updated>2010-07-04T12:06:05.294+02:00</updated><title type='text'>L'immigrazione fa diminuire la criminalità</title><content type='html'>Non è una boutade, non è una provocazione ma il risultato di una serissima ricerca, pubblicata da &lt;a href="http://www3.interscience.wiley.com/journal/123341598/abstract?CRETRY=1&amp;SRETRY=0"&gt;Social Science Quarterly&lt;/a&gt; e riportata anche da Le Scienze, edizione italiana di Scientific American. L'autore è Tim Wadsworth, docente di  Sociologia all'Università del Colorado. Wadsworth ha analizzato il rapporto tra immigrazione e numero di omicidi e rapine in 479 città americane nel periodo compreso tra il 1980 e il 2000. Nelle città con un maggiore tasso di immigrazione (che in genere erano però anche quelle con maggiori problemi di povertà) questo tipo di criminalità era inizialmente più presente. Analizzando però le variazioni, Wadsworth ha constatato che nelle realtà a maggior presenza migratoria la criminalità diminuiva più rapidamente che altrove.Considerando anche altri fattori, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;il sociologo ha concluso che la presenza dei migranti ha determinato una diminuzione delle rapine pari al 22,2 per cento e una diminuzione degli omicidi pari al 9,3&lt;/span&gt;. Questi risultati confermano quanto un altro ricercatore, &lt;a href="http://www.nytimes.com/2006/03/11/opinion/11sampson.html?_r=2&amp;scp=1&amp;sq=Robert%20Sampson&amp;st=cse"&gt;Robert J. Sampson, docente di Sociologia ad Harvard,&lt;/a&gt; aveva affermato già nel 2006.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2760571331293155413?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2760571331293155413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2760571331293155413' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2760571331293155413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2760571331293155413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/07/limmigrazione-fa-diminuire-la.html' title='L&apos;immigrazione fa diminuire la criminalità'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-7741497352518888600</id><published>2010-03-01T07:20:00.002+01:00</published><updated>2010-03-01T07:27:46.157+01:00</updated><title type='text'>Ci siamo....*</title><content type='html'>Il grande giorno è arrivato. Ma il Primo Marzo non finisce qui, comincia da qui!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«A distanza di pochi giorni o, addirittura, poche ore dal primo marzo, tante persone - giornalisti, ma non solo - mi chiedono se sono preoccupata o in ansia per la riuscita dell’iniziativa. Forse dovrei esserlo, la verità è che non lo sono: non solo perché dai comitati territoriali arrivano segnali più che incoraggianti ma anche perché, indipendentemente da quanta gente scenderà in piazza o si asterrà dal lavoro lunedì prossimo, indipendentemente dal numero di palloncini gialli che saliranno in cielo e dai metri di nastro giallo che “vestiranno” le città, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;l’obiettivo fondamentale di questa fase è stato già raggiunto: siamo riusciti a mobilitare migliaia di persone, a mettere in rete i movimenti antirazzisti, le associazioni di stranieri e la gente comune, a dare centralità alla questione dei dirtitti dei migranti e a legarla a quella dei diritti collettivi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;A preoccuparmi, invece, è il dopo primo marzo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Da martedì prossimo, infatti, comincia la fase due, quella della strutturazione del movimento e della proposta politica.&lt;/span&gt; Primo Marzo2010 nasce dal basso, come espressione della società civile e, è stato ribadito molte volte, a qualsiasi costo deve mantenere questo tratto distintivo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Rimanere espressione della società civile non vuol dire solo evitare partnership istituzionali.&lt;/span&gt; In altre parole: non permettere a partiti e sindacati di metterci il cappello, ferma restando l’opportunità di interloquire attivamente con quei soggetti politici - come il Pd e Rifondazione Comunista - che stanno sostenendo il movimento senza pretendere di orientarlo o manipolarlo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vuol dire anche attrezzarsi rispetto a tentativi di - mi si passi il termine - cappellizzazione silenziosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ci sono diversi modi per neutralizzare un movimento che non si capisce e che non si riesce a digerire. Uno, abbastanza scontato, è il discredito. Nei nostri confronti è stato molto usato: in particolare quando, in palese contraddizione con i fatti e le premesse del nostro manifesto programmatico, ci è stata ostinatamente attribuita la volontà di organizzare uno sciopero etnico e quella di volere strumentalizzare gli immigrati. Un altro, più insidioso, è &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;il giochino del cavallo di Troia: ossia, inserirsi all’interno del movimento e puntare alla sua normalizzazione, ridurre i gruppi territoriali al ruolo di comitati organizzatori di eventi ed elargitori di nastrini gialli e, contestualmente, trasformare in tabù le richieste più forti venute dal basso: quella di sciopero, per esempio, che è stata strenuamente difesa da molti comitati ma anche pervicacemente osteggiata dall’esterno.&lt;/span&gt; Questo è un rischio concreto rispetto al quale dobbiamo aprire gli occhi e attrezzarci.&lt;br /&gt;Occhi aperti e pragmatismo devono accompagnarci anche nella definizione della piattaforma politica, per non cedere alla tentazione del massimalismo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Se le aree critiche su cui lavorare (legge Bossi-Fini, pacchetto sicurezza, cittadinanza breve, tutela delle seconde generazioni, voto amministrativo, prolungamento della durata dei permessi di soggiorno, cie, respingimenti…) sono relativamente facili da individuare, meno chiara e scontata è la definizione delle priorità e delle modalità di intervento.&lt;/span&gt; Ai comitati territoriali è stato chiesto di elaborare autonomamente le proposte politiche, così da metterle a confronto e, sulla loro base, costruire democraticamente un’unica piattaforma politica. Personalmente credo che possa essere più efficace individuare un paio di punti e impegnarsi in modo martellante su quelli, per poi passare ad altri, piuttosto che puntare a un unico, esteso e definitivo documento. Questo, però, è solo il mio punto di vista.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le azioni, infine, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;è necessario darsi a breve, brevissima scadenza, un altro appuntamento, al quale arrivare ancora più attrezzati e forti. &lt;/span&gt;Nell’aria ci sono già alcune date. Prima ancora che soffermarsi sui giorni però è determinante ribadire che v&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;erso questo appuntamento futuro e gli altri che seguiranno bisognerà muoversi con lo stesso spirito meticcio che ci ha guidati fino ad ora: vecchi e nuovi cittadini insieme, accomunati dal fatto di vivere sullo stesso territorio e dal rifiuto delle logiche di esclusione e di razzismo.&lt;/span&gt; La forza del Primo Marzo sta tutta nella sua capacità - spontanea, non costruita a tavolino - di mobilitare le persone attorno alla difesa di valori universali, a prescindere dal colore della pelle o dal luogo di nascita. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Se aspiriamo a vivere in una società che sia oltre la contrapposizione tra “noi” e “loro”, autoctoni e stranieri, il primo luogo in cui questa contrapposizione deve essere superata è proprio il movimento&lt;/span&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Mio articolo, scritto come Presidente Primo Marzo 2010 e pubblicato da Liberazione il 28/02/2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-7741497352518888600?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/7741497352518888600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=7741497352518888600' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7741497352518888600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7741497352518888600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/03/ci-siamo.html' title='Ci siamo....*'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-1897351044298735952</id><published>2010-02-16T10:07:00.004+01:00</published><updated>2010-02-16T10:25:33.066+01:00</updated><title type='text'>Mai sentito parlare della sesta W?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/S3pkh1fOKAI/AAAAAAAAAbQ/hGdfFefiGu0/s1600-h/la+sesta+w+A4.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 142px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/S3pkh1fOKAI/AAAAAAAAAbQ/hGdfFefiGu0/s200/la+sesta+w+A4.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5438770032459786242" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La prima lezione di ogni corso di giornalismo che si rispetti verte, in genere, sulle  "Cinque W". Who, what, when, where e why sono le domande irrinunciabili a cui dovrebbe rispondere un articolo degno di questo nome. Ma oggi un'altra W si è imposta, meno schematica e più pervasiva. E' la W del web, che suggerisce la necessità di una comunicazione diversa, condivisa e partecipata, dove l'informazione sempre più facilmente diventa stimolo per l'azione, come dimostrano le esperienze recenti: dal popolo viola, allo sciopero dei migranti.&lt;br /&gt;Alla "Sesta W" è dedicato un incontro romano al quale ho il grande piacere di partecipare. Si svolgerà il 22 febbraio, alla Libreria Rinascita di Roma, alle 18. &lt;br /&gt;Io parteciperò nella mia doppia veste di giornalista e presidente del movimento P&lt;a href="http://www.primomarzo2010.it"&gt;rimo marzo 2010&lt;/a&gt;. Con me ci saranno personaggi autorevoli della web-culture italiana: Alessandro Gilioli (L’espresso, blogPiovono Rane), Filippo Rossi (direttore Farefuturo web magazine),Giuseppe Smorto (condirettore Repubblica.it), Arturo Di Corinto, (CATTID Università La Sapienza, Roma), Francesco Picinini, direttore Agoravox Italia).&lt;br /&gt;Allego il programma. Per leggerlo basta cliccare sull'immagine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-1897351044298735952?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/1897351044298735952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=1897351044298735952' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1897351044298735952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1897351044298735952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/02/mai-sentito-parlare-della-sesta-w.html' title='Mai sentito parlare della sesta W?'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/S3pkh1fOKAI/AAAAAAAAAbQ/hGdfFefiGu0/s72-c/la+sesta+w+A4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4751120286455577912</id><published>2010-01-24T11:02:00.001+01:00</published><updated>2010-01-24T11:04:10.895+01:00</updated><title type='text'>Una giornata senza immigrati</title><content type='html'>Questo articolo, a firma della sottoscritta, è stato pubblicato dal dorso Lombardo del Sole 24 Ore lo scorso 20 gennaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Lo scorso novembre, alcuni media italiani riportavano la notizia che una giornalista di origine marocchina, Nadia Lamarkbi, stava organizzando in Francia, per il prossimo 1° marzo, la Journée sans immigres, una manifestazione indirizzata a evidenziare, principalmente attraverso uno sciopero degli acquisti e dei consumi, la rilevanza dell'immigrazione per l'economia e gli equilibri sociali francesi.&lt;br /&gt;Lamarkbi non aveva partiti o sindacati alle spalle. Aveva lanciato la proposta sul più famoso dei social network, raccogliendo immediatamente migliaia di adesioni e suscitando la curiosità allarmata del mondo politico e sindacale. Noi, cioè la sottoscritta e altre tre amiche, Nelly Diop, Daimarely Quintero e Cristina Sebastiani, diversissime da vari punti di vista, ma accomunate dall’impegno antirazzista e interculturale oltre che dalla non appartenzenza partitica, ci siamo chieste: chissà se i tempi sono maturi per tentare qualcosa di simile anche in Italia? Abbiamo contattato Nadia, creato il gruppo FaceBook e cominciato a raccogliere le adesioni, virtuali e reali. Per quanto riguarda la data, la scelta è caduta subito sul 1° marzo: “sintonizzarsi” con la Francia ci è sembrato importante per assicurare all’iniziativa un respiro europeo e creare le condizioni per la costituzione, eventuale, di movimenti simili in altri Paesi. Ci abbiamo visto giusto. Il nostro movimento Primo marzo 2010 oggi conta circa 40mila adesioni virtuali ma esiste fattivamente anche fuori da internet: siamo articolati in una ventina di comitati territoriali. In Spagna e in Grecia sono già nati coordinamenti gemelli. Ma qualcosa si sta muovendo anche in Belgio e in Germania.&lt;br /&gt;Primo marzo 2010 è un movimento spontaneo, dichiaratamente non violento, che vuole in primo luogo richiamare l’attenzione della gente e di chi ci governa su un dato incontrovertibile ma troppo spesso ignorato o messo in ombra, anche per effetto della pericolosa saldatura tra razzismo popolare e razzismo istituzionale che caratterizza il presente italiano: i migranti sono fondamentali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Tamponano le patologiche carenze del welfare (una famiglia su dieci si affida a una badante straniera nella cura di un parente anziano o malato), sono determinanti per il bilancio delle Stato e per il sistema previdenziale (tra tasse e contributi versano qualcosa come 6mila miliardi di euro) e per la crescita economica (dal loro lavoro dipende il 9,5% del nostro prodotto interno lordo).&lt;br /&gt;Un obiettivo altrettanto importante è far capire che le campagne denigratorie che investono i migranti e i provvedimenti legislativi che in modo obliquo limitano le loro prerogative rappresentano una minaccia per la società nel suo insieme, non solo per chi ne è direttamente colpito. I diritti o valgono per tutti o cominciano a non essere per nessuno.&lt;br /&gt;Il nostro movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di esserlo: nella battaglia per la difesa dei diritti e della cultura della solidarietà contrapposta a quella del sospetto, italiani e stranieri, vecchi e nuovi cittadini siamo uniti e mescolati per la ragione, semplice e incontrovertibile, che nella vita di tutti i giorni siamo uniti e mescolati, legati da vincoli affettivi, rapporti di lavoro, relazioni di vicinanza. Se si dà uno sguardo veloce ai comitati territoriali e si fanno scorrere i nomi dei referenti questo aspetto è immediatamente visibile. Ma la mixité si ritrova anche all’interno del Coordinamento nazionale, formato da noi fondatrici e da due giovani collaboratrici: Ilaria Sesana, brianzola doc, responsabile dell’ufficio stampa, e Seble Woldghiorghis, esponente delle seconde generazioni e coordinatrice della segreteria organizzativa. La mescolanza è certamente più visibile nelle grandi città, come Roma o Milano, ma rappresenta un trend (non solo italiano) rispetto al quale chiudere gli occhi non paga. Lo ha detto benissimo Jacques Le Goff, che non è un visionario ma uno storico di altissimo livello: può piacere o meno, ma il carattere distintivo del ventunesimo secolo è il meticciato.&lt;br /&gt;Per raggiungere il nostro obiettivo, utilizzeremo gli strumenti che ci appariranno più efficaci e praticabili, senza lasciarci imbrigliare dagli schemi, dalle consuetudini e dalle definizioni rigide. Raccoglieremo i suggerimenti e le sollecitazioni dei nostri comitati, che rappresentao la spina dorsale del movimento e il suo punto di forza. Agiremo sempre, però, nel rispetto della legalità e della non violenza. Una domanda che ci viene spesso fatta è se, alla fine, sarà sciopero o meno. La risposta è sì. La parola sciopero però può essere declinata in molti modi e non rimanda solo al concetto astensione dal lavoro. Questo rappresenta un formidabile strumento di pressione ma, allo stato delle cose, non è in nostro controllo: pur essendo quello di sciopero un diritto costituzionale, sappiamo che nella pratica per indirlo ci vuole l’ok dei sindacati. Possono esserci, però, scioperi della fame, dei consumi e di molte altre cose: manifestazioni di dissenso efficaci e che non richiedono autorizzazioni di alcun tipo, in molti casi appoggiate e condivise dai non migranti. Un’intera giornata senza acquisti da parte degli immigrati, senza transazioni economiche, senza telefonate nel Paese di provenienza: provate a immaginare la ripercussione di un’astensione come questa. In Italia gli immigrati (regolari e no) sono quasi 5 milioni e abbiamo già visto quanto incidono sull’economia. Quello che conta per noi non è la scelta dello strumento ma l’efficacia del messaggio. Ci sentiamo forti e ottimisti rispetto alla possibilità di centrare l'obiettivo: la nostra è davvero una manifestazione spontanea e partecipata, che non risponde a logiche di partito o di potere: riflette il bisogno condiviso di difendere i diritti e correggere le storture che stanno viziando il nostro sistema sociale e la volontà di andare avanti. Il Primo marzo 2010 non sarà un punto di arrivo, ma l’inizio di un nuovo nuovo percorso».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4751120286455577912?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4751120286455577912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4751120286455577912' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4751120286455577912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4751120286455577912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/01/una-giornata-senza-immigrati.html' title='Una giornata senza immigrati'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-7989005293843753793</id><published>2010-01-15T15:34:00.001+01:00</published><updated>2010-01-15T15:34:44.749+01:00</updated><title type='text'>L'inizio di un nuovo percorso*</title><content type='html'>Da quando è stata lanciata l'iniziativa Primo marzo 2010 sciopero degli stranieri, molte volte ci è stato chiesto chi siamo, qual è il nostro obiettivo, come pensiamo di raggiungerlo. Qui, proverò ad articolare le risposte.&lt;br /&gt;Primo Marzo 2010 è un movimento spontaneo, nato per iniziativa di quattro donne slegate dai partiti ma impegnate, a titolo diverso, nel campo del dialogo interculturale e dell'antirazzismo; quattro amiche accomunate dalle frequentazioni multietniche e di colori ed estrazioni anagrafiche diverse: due bianche e due nere, due italiane (almeno di nascita) e due straniere. Io sono una di loro. Le altre si chiamano Nelly Diop, Daimarely Quintero, Cristina Sebastiani.&lt;br /&gt;L'idea ci è venuta leggendo che Nadia Lamarkbi, giornalista di origine marocchina, partendo da FaceBook, aveva dato vita in Francia alla Journe sans immigré, una mobilitazione volta a evidenziare l'importanza dell'immigrazione per l'economia e gli equilibri sociali francesi. La Journe sarebbe stata il 1° marzo 2010.&lt;br /&gt;Ci siamo dette: possiamo e dobbiamo provarci anche noi, e la nostra azione sarà mille volte più efficace e incisiva se avrà un respiro europeo: se sarà cioè congiunta a quella francese. Abbiamo contattato Nadia (molto felice della nostra idea e della convergenza di vedute) e ci siamo messe in moto raccogliendo tantissime adesioni da italiani, immigrati, esponenti delle seconde generazioni, raccolte su internet e nel mondo reale. Neanche per un istante abbiamo pensato di restare confinate alla rete virtuale. Conosciamo troppo bene la realtà dell'immigrazione per non sapere che moltissime tra le persone interessate non hanno accesso a un pc o non lo sanno usare.&lt;br /&gt;L'obiettivo generale che ci siamo date è stato quello di lanciare all'opinione pubblica e a chi ci governa un segnale forte e chiaro: la saldatura tra razzismo popolare e razzismo istituzionale, che per varie deplorevoli ragioni si è prodotta in questi anni, è infame e destinata a saltare! Non solo perché anche in Italia gli immigrati sono fondamentali per l'economia e per tamponare le patologiche carenze del nostro welfare (basta usare un po' di cervello per accorgersene), ma anche perché si sta cominciando a capire che circolari e provvedimenti legislativi che colpiscono i migranti in quanto categoria e frantumano i loro diritti rappresentano una minaccia non per i soli immigrati ma per la tenuta della democrazia, quindi per tutti. La copertina di un giornale riportava tempo fa la seguente frase: la storia insegna che quello che oggi lo Stato fa agli stranieri domani lo farà ai propri cittadini. La storia insegna e c'è qualcuno – anzi tanti - che ormai non ha paura di imparare. C'è un altro aspetto, nuovo, che vogliamo sottolineare attraverso questo movimento, che nasce meticcio ed è orgoglioso di esserlo: in questa battaglia per la difesa dei diritti, italiani e stranieri, vecchi e nuovi cittadini siamo uniti e mescolati per la ragione, semplice e incontrovertibile, che nella vita di tutti i giorni siamo insieme e mescolati, uniti da vincoli affettivi, rapporti di lavoro, relazioni di vicinanza. Questo certamente è più visibile nelle grandi città, può esserlo meno in provincia, ma è un dato di fatto e un trend rispetto al quale chiudere gli occhi può pagare (elettoralmente parlando) solo nel breve, brevissimo periodo. Nessuno, con la testa sulle spalle e il polso del presente può ignorare che i segni di questo secolo sono la multiculturalità e il metissage.&lt;br /&gt;Per raggiungere l'obiettivo, per lanciare cioè il nostro segnale, noi utilizzeremo gli strumenti che ci appariranno più efficaci, senza lasciarci imbrigliare dagli schemi e dalle definizioni rigide. Lo sciopero inteso come astensione dal lavoro è sicuramente uno strumento molto potente, ma sappiamo perfettamente che non è alla portata di tutti: a chi non ha i documenti, è precario o è impegnato nei servizi alla persona non si può chiedere di non andare a lavorare. Per indire uno sciopero, inoltre, è necessario l'intervento del sindacato. E noi non sappiamo ancora se questo ci sarà o meno. Nel caso non ci fosse, però, non ci strapperemo le vesti: da quello degli acquisti e dei consumi a quello della fame, ci sono molti altri “scioperi” disponibili e praticabili. Ci sono molte altre modalità rilevanti, creative e non violente per manifestare il dissenso e partecipare. I comitati di Primo Marzo 2010 che sono spontaneamente nati in tutta la Penisola (e continuano a nascere) le stanno elaborando e mettendo a disposizione di tutti.&lt;br /&gt;I nostri punti fermi non riguardano la scelta degli strumenti ma altro e, precisamente: l'azione congiunta con la Francia e (speriamo) presto anche con altri e il fatto che questo movimento deve restare espressione della società civile ed essere animato in modo paritario da italiani e migranti. La questione della difesa dei diritti infatti riguarda tutti, indipendentemente dal passaporto. Su questi punti sì siamo e saremo intransigenti.&lt;br /&gt;Noi ci sentiamo forti e ottimisti rispetto alla possibilità di centrare l'obiettivo. Perché questa è davvero una manifestazione spontanea e partecipata, che sta suscitando entusiasmo e non risponde a logiche di partito o di potere: riflette il bisogno condiviso di difendere i diritti e correggere le storture che stanno viziando il nostro sistema sociale. Ci auguriamo che chi ci sta osservando, magari non con una punta di scetticismo ma con varie, riesca a capirlo per tempo.&lt;br /&gt;Il Primo marzo 2010 non sarà il punto di arrivo ma l'inizio di un nuovo percorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Stefania Ragusa, presidente Primo marzo 2010&lt;br /&gt;Questo articolo è stato pubblicato da Il Manifesto il 13/01/2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-7989005293843753793?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/7989005293843753793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=7989005293843753793' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7989005293843753793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7989005293843753793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2010/01/linizio-di-un-nuovo-percorso.html' title='L&apos;inizio di un nuovo percorso*'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4082859319537973734</id><published>2009-12-22T09:34:00.002+01:00</published><updated>2009-12-22T09:43:07.462+01:00</updated><title type='text'>I musulmani sono già tra noi</title><content type='html'>Dal blog di &lt;a href="http://www.fulvioscaglione.com"&gt;Fulvio Scaglione&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Uno degli aspetti più sconsolanti della cultura italiana è questo: se sei prestigioso, autorevole o anche solo famoso in un campo, sei libero di pontificare anche a proposito di cose di cui, palesemente, sai poco o magari anche nulla. E’ il caso, tipicissimo, dell’articolo di fondo che il Corriere della Sera” ha concesso all’insigne costituzionalista Giovanni Sartori per sproloquiare sul tema della, cito il titolo, “Integrazione degli islamici”.&lt;br /&gt;      Dico sproloquiare non a caso. L’articolo, pur breve, contiene affermazioni banali e affermazioni ridicole. Eccone alcune del secondo genere. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Per spiegare perché sul fronte cattolico abbondino le voci che sperano e lavorano per l’integrazione degli immigrati: “La Chiesa deve essere, si sa, misericordiosa”. E stop. Si vede che al buon Sartori, nella natia Firenze o nella più lontana ma ben collegata New York, non arrivano i rapporti della Caritas.&lt;/span&gt; Per esempio quello del 2009, dove si sottolinea che i lavoratori nati all’estero in senso stretto (cioè al netto degli italiani nati fuori e immigrati di ritorno) sono circa il 10% del totale e contribuiscono per un pari 10% alla formazione della ricchezza del Paese (Pil), anche se nella stragrande maggioranza dei casi non godono delle stesse “protezioni” dei lavoratori italiani, come dimostra il fatto che sono statisticamente assai più colpiti dagli infortuni sul lavoro, compresi quelli mortali (176 di loro sono morti nel 2008). Sono dati confermati dalle ricerche dell’Istat e di Unioncamere (l’Unione delle Camere di commercio): trovare un modo per integrare i lavoratori immigrati è dunque questione, prima che di misericordia, di convenienza e di intelligenza.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Altra sciocchezza&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;non v’è nella storia una casistica di “una loro (dei musulmani, n.d.r) riuscita incorporazione etico-politica (nei valori del sistema politico) in società non islamiche”. Il buon Sartori conosce qualche caso di “riuscita incorporazione” di popolazioni di cultura occidentale nel sistema etico-politico dei musulmani? Gli risulta che i tedeschi in Africa e gli inglesi o i francesi in Medio Oriente si siano “ben incorporati” con il loro colonialismo?&lt;/span&gt; Al contrario, i turchi si sono piuttosto ben incorporati nel sistema politico e sociale tedesco: sono 2 milioni su una popolazione complessiva di 80 milioni, lavorano, pagano le tasse, votano e si fanno gli affari loro. Non mi pare che la Germania soffra molto per la presenza di questi 2 milioni di musulmani, ai quali vanno aggiunti altri 5 milioni di lavoratori comunque stranieri, dei quali una parte è certo di fede islamica. Non solo: i turchi costituiscono circa il 25% degli stranieri ufficialmente residenti in Europa (ce ne sono anche 270 mila in Francia, 260 mila in Olanda, 145 mila in Austria, 120 mila i Belgio e persino 15 mila in Italia) e non mi pare che l’Europa patisca a causa loro.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Terza sciocchezza&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;: Inghilterra e Francia si sono impegnate a fondo sul tema dell’integrazione dei musulmani, eppure “si ritrovano con una terza generazione di giovani islamici più infervorati e incattiviti che mai”.&lt;/span&gt; La situazione inglese si presta di più a questa affermazione, che pure è radicale e grossolana: i musulmani in Inghilterra sono circa 2,4 milioni; circa il 60% delle 1.500 moschee del Paese è affiliato alla corrente islamica Barelwi, i cui leader hanno ripetutamente condannato il wahabismo, il salafismo e il deobandismo, cioè i movimenti fondamentalisti; in Asia, i barelwi si sono sempre opposti ai talebani, anche quando questi erano sostenuti da Usa e Pakistan.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quella francese, poi, è una storia completamente diversa.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La rivolta delle periferie del 2005 (come pure le successive e mai sopite inquietudini) aveva radici esclusivamente sociali, l’islam non c’entrava proprio nulla.&lt;/span&gt; Segnalo un libro al buon Sartori: L’autunno francese di Cesare Martinetti (Feltrinelli). L’autore, attuale vice-direttore della Stampa, era corrispondente da Parigi all’epoca dei disordini e racconta benissimo come e perché. Informarsi conviene sempre.&lt;br /&gt;Un mio collega, infine, ha appena realizzato una bella intervista a Federica Guidi, presidentessa dei Giovani imprenditori di Confindustria e imprenditrice ella stessa sulle orme del padre. La Guidi sottolinea l’importanza per la nostra economia dell’inserimento dei lavoratori immigrati, portatori tra l’altro di competenze artigianali che nei nostri Paesi vanno scomparendo. Ma sottolinea anche &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;l’assoluta necessità di riformare il sistema Italia, sempre fermo sulle proprie mancanze. Ecco, caro professor Sartori, il rapporto con i lavoratori immigrati è una delle grandi riforme che dobbiamo affrontare. &lt;/span&gt;Ma non a livello d’Italia, per fortuna, visto che da noi c’è anche chi crede che la questione si risolva respingendo i neri africani e lasciando entrare a piacimento i bianchi dell’Est. La riforma dovrà essere fatta a livello dell’intera Europa. Non c’è scampo, piaccia o non piaccia. E quanto al fatto che si debba scegliere in base alla religione, confuciani e animisti sì e musulmani no, come dice lei, beh, mettiamola così: un infortunio può capitare a tutti, quindi anche a un insigne costituzionalista. Soprattutto quando si occupa d’altro."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ps: in genere apprezzo molto Sartori ma, questa volta, ha proprio toppato!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4082859319537973734?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4082859319537973734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4082859319537973734' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4082859319537973734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4082859319537973734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/12/i-musulmani-sono-gia-tra-noi.html' title='I musulmani sono già tra noi'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5013923396963814523</id><published>2009-12-17T16:53:00.003+01:00</published><updated>2009-12-17T17:04:42.634+01:00</updated><title type='text'>Ma i minareti sono più pericolosi delle armi?</title><content type='html'>Questa lettera è stata pubblicata su Famiglia Cristiana oggi in edicola, nella rubrica Colloqui col padre. L'autore è &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tonio_Dell%27Olio"&gt;don Tonio Dell'Olio&lt;/a&gt;, già coordinatore di &lt;a href="http://www.paxchristi.it/"&gt;Pax Christi&lt;/a&gt; e direttore della rivista &lt;a href="http://www.caposud.info/"&gt;Caposud&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Senza minareti la Svizzera non avrà qualcosa in più, ma qualcosa in meno. Non avrebbero deturpato il paesaggio i minareti, lo avrebbero arricchito. Per la verità, ai minareti già esistenti, la Svizzera ha proibito di creare "inquinamento acustico", rendendoli soltanto un arredo dell'aarchitettura urbana. Il divieto di poterne edificare altri, come hanno detto i vescovi svizzeri, "è un ostacolo sulla via dell'integrazione e del dialogo interreligioso, nel mutuo rispetto". E' anche una mancanza di riconoscimento dei 400mila svizzeri (su 7 milioni e mezzo di abitanti) che professano la religione islamica. C'è una cosa però che pochi hanno saputo: lo stesso giorno dei minareti, gli svizzeri hanno votato anche una proposta per vietare l'esportazione di armi. Per la terza volta, la proposta è stata bocciata.L'anno scorso, la Svizzera ha esportato materiale bellico in 72 Paesi del mondo, per un totale di quasi 722 milioni di franchi. Gli svizzeri hanno deciso che i minareti sono più pericolosi delle armi».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5013923396963814523?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5013923396963814523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5013923396963814523' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5013923396963814523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5013923396963814523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/12/ma-i-minareti-sono-piu-pericolosi-delle.html' title='Ma i minareti sono più pericolosi delle armi?'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-6017378784047601094</id><published>2009-12-15T10:24:00.002+01:00</published><updated>2009-12-15T10:28:22.137+01:00</updated><title type='text'>E se i migranti incrociassero le braccia per un giorno?</title><content type='html'>Tutto ok in questo lancio Ansa, tranne il fatto che il nome corretto del gruppo su Face Book è &lt;a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&amp;ref=search&amp;sid=1195807305.1971973350..1&amp;v=info#/group.php?v=wall&amp;ref=search&amp;gid=208029527639"&gt;Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA, 14 DIC - Che cosa accadrebbe se i 4 milioni di&lt;br /&gt;immigrati presenti in Italia incrociassero le braccia per un&lt;br /&gt;giorno?. Forse si capira' il primo marzo del prossimo anno, data&lt;br /&gt;prescelta per il primo sciopero nazionale dei lavoratori&lt;br /&gt;stranieri' in Italia, organizzato su Facebook in concomitanza&lt;br /&gt;con quello dei Sans Papiers in Francia.    &lt;br /&gt;  Il gruppo Fb, intitolato 'Primo marzo 2010, 24 ore senza di&lt;br /&gt;noi', conta gia' oltre 3.000 iscritti e si propone di&lt;br /&gt;organizzare una ''grande manifestazione di protesta per far&lt;br /&gt;capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante&lt;br /&gt;l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della&lt;br /&gt;nostra societa'. Siamo collegati e ci ispiriamo - si legge sulla&lt;br /&gt;descrizione del gruppo - a 'La journe'e sans immigre's : 24h&lt;br /&gt;sans nous', il movimento che da qualche mese, in Francia, sta&lt;br /&gt;camminando verso lo sciopero degli immigrati per il primo marzo&lt;br /&gt;2010''.    &lt;br /&gt;  Anche in Francia la manifestazione e' stata lanciata su&lt;br /&gt;Facebook da una giornalista (Nadia Lamarkbi) che si e'&lt;br /&gt;domandata: ''Cosa succederebbe se il nostro Paese si svegliasse&lt;br /&gt;domani senza di noi? Senza di noi immigrati?''. In pochi giorni&lt;br /&gt;quella che sembrava una provocazione e' diventata un'iniziativa&lt;br /&gt;concreta, con oltre 45.000 iscritti sul gruppo Fb, ed in poco&lt;br /&gt;tempo ha 'contaminato' anche l'Italia.(Fonte: Ansa)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-6017378784047601094?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/6017378784047601094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=6017378784047601094' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6017378784047601094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6017378784047601094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/12/e-se-i-migranti-incrociassero-le.html' title='E se i migranti incrociassero le braccia per un giorno?'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-8779644556790568762</id><published>2009-12-11T15:50:00.001+01:00</published><updated>2009-12-11T15:51:47.319+01:00</updated><title type='text'>Pianeta migrante</title><content type='html'>Il mondo non ha mai registrato cosi' tanti migranti: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;240 milioni di persone risultano emigrate all'estero e 700 milioni all'interno del loro Paese per un totale che sfiora il miliardo&lt;/span&gt;, ha detto oggi a Ginevra ilresponsabile dell'Organizzazione internazionale per lemigrazioni (Oim), William Lacy Swing. Il responsabile dell'organizzazione ha inoltre messo in guardia dagli stereotipi e dalla criminalizzazione dei migrantied ha esortato a guardare anche al loro contributo positivo. I migranti, ha detto Lacy Swing, svolgono un importante ruolo per lo sviluppo dei Paesi dove vivono e nei loro Paesi d'origine. ''&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Se i 240 milioni di migranti si costituissero in un Paese sarebbero nella lista dei primi dieci.&lt;/span&gt; Ed anche in terminidi Prodotto interno lordo, se si pensa agli oltre 300 miliardi di dollari annuali di rimesse dei migranti siamo di fronte ad un fenomeno'' da non sottovalutare, ha aggiunto in un incontro con la stampa internazionale. Per il capo dell'Oim, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;una politica dei visti troppo restrittiva rischia in primo luogo di spingere piu' persone nelle mani dei trafficanti&lt;/span&gt;. ''La mia piu' grande preoccupazionee' che ci si concentri solo sui rinvii'', ha detto. William Lacy Swing sara' nei prossimi giorni in Italia.''Stiamo cercando di trovare le vie legali che ci consentano di aiutare il governo a gestire la migrazione'', in particolare coni ritorni volontari, ha spiegato.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;(fonte: Ansa) &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-8779644556790568762?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/8779644556790568762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=8779644556790568762' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8779644556790568762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8779644556790568762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/12/pianeta-migrante.html' title='Pianeta migrante'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-6996921129458355260</id><published>2009-12-10T15:37:00.006+01:00</published><updated>2009-12-10T15:47:21.182+01:00</updated><title type='text'>Primo Marzo 2010. La prima agenzia ufficiale che ne parla</title><content type='html'>E' &lt;a href="http://www.redattoresociale.it"&gt;Redattore Sociale&lt;/a&gt;, che alle 10.31 di oggi ha fatto questo lancio: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Facebook: “Primo marzo 2010, sciopero degli stranieri”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;lI gruppo, ispirato all’analoga manifestazione francese, ha da oggi un logo, un manifesto e oltre 2.600 adesioni. L'astensione dal lavoro, lo sciopero degli acquisti, o una semplice presenza in piazza sono le modalità indicate. Domenica la prima riunione&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SyEJN521yjI/AAAAAAAAAaU/aYlcsVJYky4/s1600-h/284393.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 136px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SyEJN521yjI/AAAAAAAAAaU/aYlcsVJYky4/s200/284393.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5413618361549834802" /&gt;&lt;/a&gt; ROMA - Hanno un logo, un manifesto e anche, come il “No B Day” cui si sono ispirati, un colore di riferimento: il giallo. E' il gruppo creato su Facebook “Primo Marzo 2010, sciopero degli stranieri”, che in pochi giorni ha raccolto oltre 2600 adesioni e che oggi, in occasione dell'anniversario della dichiarazione internazionale dei diritti umani, si è collegato con un'iniziativa simile nata nel social network: “Mettiti in Giallo contro il Razzismo”.&lt;br /&gt;“L'astensione dal lavoro, lo sciopero degli acquisti, o una semplice presenza in piazza“, sono le modalità “per far sentire la nostra voce”, indicate nel manifesto pubblicato ieri sera dai creatori del gruppo “Primo Marzo 2010, sciopero degli stranieri”. Obiettivo del gruppo è  “uscire il prima possibile dal web” per “creare comitati cittadini a stretto contatto con gli immigrati, non sempre collegati al social network”, spiega Stefania Ragusa, ideatrice del Gruppo insieme a Daimarely Quintero, annunciando che la prima riunione sarà domenica a Milano. “L'ispirazione ci è stata data dall'analoga manifestazione organizzata per il prossimo primo marzo in Francia, ma la spinta è giunta anche con il successo del No B Day, promosso principalmente attraverso Facebook”.&lt;br /&gt;Il testo chiede “che la fatica quotidiana degli immigrati impegnati a lavorare nel nostro Paese e per il nostro Paese, spesso in condizioni durissime e in violazione dei più elementari diritti umani, venga riconosciuta e apprezzata” e “che finisca, la politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone”. Il manifesto specifica come al movimento aderiscano “persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico, immigrati, discendenti di immigrati e autoctoni”, “accomunati dalla consapevolezza di quanto sia importante, da un punto di vista sociale, culturale e economico, l’apporto dell’immigrazione al nostro Paese”.&lt;br /&gt;L'iniziativa "Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri" si collega al movimento che da qualche mese, in Francia, sta organizzando lo sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010, ma anche ad altre iniziative simili del passato: “1 maggio 2006 negli Stati Uniti, quando milioni di persone si fermarono per protestare contro il reato di clandestinità e le politiche di esclusione; 20 settembre 1989 a Villa Litterno, sciopero degli immigrati contro il caporalato e la camorra, dopo l'assasinio razzista di Jerry Essan Maslo; 16 maggio 2002, Vicenza, sciopero degli immigrati contro la legge Bossi-Fini». (lj)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-6996921129458355260?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/6996921129458355260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=6996921129458355260' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6996921129458355260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6996921129458355260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/12/primo-marzo-2010-la-prima-agenzia.html' title='Primo Marzo 2010. La prima agenzia ufficiale che ne parla'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SyEJN521yjI/AAAAAAAAAaU/aYlcsVJYky4/s72-c/284393.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-7152799010660915735</id><published>2009-11-27T13:09:00.004+01:00</published><updated>2009-11-28T17:25:06.090+01:00</updated><title type='text'>1 marzo 2010. Una giornata senza immigrati</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw_B3gpOLcI/AAAAAAAAAZ8/JSLRjaR_XMs/s1600/n626173836_3312-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 141px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw_B3gpOLcI/AAAAAAAAAZ8/JSLRjaR_XMs/s200/n626173836_3312-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5408754836895051202" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questo manifesto è stato scelto dalla giornalista di origine marocchina Nadia Lamarkbi per lanciare nel suo Paese, la Francia, la prima giornata senza immigrati, il primo sciopero degli stranieri che dovrebbe celebrarsi (e speriamo con tutto il cuore che ciò avvenga) il prossimo 1 marzo. Quel giorno, i lavoratori immigrati dovrebbero astenersi dal lavoro e tutti gli altri (disoccupati, casalinghe, studenti) dalle comuni attività di consumo (acquistare cose, prendere i mezzi pubblici...). L'obiettivo è rendere evidente il danno e il disagio che la società francese verrebbe a soffrire se tra le sue maglie non ci fossero gli immigrati. La mia amica Daimarely Quinterno, cubana, dopo aver letto la notizia, mi ha proposto di formare insieme un gruppo su Facebook per provare a organizzare una giornata analoga anche da noi.Ho subito accettato. Il gruppo è stato creato e in poche ore ha già raccolto parecchie adesioni. Si chiama Primo marzo primo sciopero degli stranieri in Italia. La nostra volontà, però, è portarlo fuori da Facebook, anche fuori da internet, in modo da raggiungere anche quelli che non si ritrovano in questa piazza virtuale (moltissimi stranieri, ma non solo). Aiutatemi/ci per favore a diffondere il più possibile questa iniziativa. Provate a immaginare cosa può significare in Italia una giornata senza immigrati: centinaia e centinaia di bambini e anziani improvvisamente senza assistenza, ma anche ettari ed ettari di terreni abbandonati e molti altri disagi... E la gente costretta a riflettere su quali sono le vere emergenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NB: questo è il link per iscriversi: &lt;a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&amp;ref=search&amp;sid=1195807305.1971973350..1&amp;v=info#/group.php?v=wall&amp;ref=search&amp;gid=208029527639"&gt;http://www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&amp;ref=search&amp;sid=1195807305.1971973350..1&amp;v=info#/group.php?v=wall&amp;ref=search&amp;gid=208029527639&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-7152799010660915735?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/7152799010660915735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=7152799010660915735' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7152799010660915735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7152799010660915735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/11/questo-manifesto-e-stato-scelto-dalla.html' title='1 marzo 2010. Una giornata senza immigrati'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw_B3gpOLcI/AAAAAAAAAZ8/JSLRjaR_XMs/s72-c/n626173836_3312-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-6253350961270251431</id><published>2009-11-26T08:48:00.002+01:00</published><updated>2009-11-26T08:50:56.635+01:00</updated><title type='text'>Razzismo istituzionale. E se a dirlo è anche l'Ansa...</title><content type='html'>Quella che segue non è l'esternazione di un facinoroso cattocomunista ma un'agenzia Ansa, pulita pulita...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Ansa) - Qualcuno lo definisce 'razzismo istituzionale', altri parlano di 'emergenza razzismo', certo e' che le ordinanze anti-immigrato ci sono e non sono poche; nell'ultimo anno sono state quasi 800 quelle dissuasive verso gli stranieri. Il primato spetta proprio alla Lombardia che in questi giorni - dopo il caso 'white christmas' di Coccaglio in provincia di Brescia - aggiunge all'elenco anche il comune di San Martino dall'Argine nel mantovano: sono 237 le ordinanze emesse; segue il Veneto con 102 provvedimenti, il Piemonte con 63 e il Friuli con 17.&lt;br /&gt;Ma anche la capitale non e' da meno: dal primo novembre sono previste multe da 100 euro per lavavetri e giocolieri; il sindaco Alemanno pero' spiega che e' contro il degrado e il racket. Anche Pisa nel marzo scorso si e' allineata con un'ordinanza anti-borsone, altri 100 euro per chi vende merce contraffatta e occupa abusivamente il suolo pubblico; nelle intenzioni del sindaco del Pd, Marco Filippeschi, salvaguardare in particolare la piazza dei Miracoli.&lt;br /&gt;L'elenco non finisce qui e le proteste si sovrappongono alle spiegazioni dei primi cittadini.&lt;br /&gt;'E' vero gli immigrati sono solo il 5 per cento circa' , dice Alessio Renoldi, operaio metalmeccanico e vicesindaco leghista di San Martino dall'Argine, 1.800 residenti, il comune che ha deciso di affiggere manifesti per chiedere ai cittadini di 'comunicare con tempestivita'' la presenza di immigrati clandestini. 'Pero' mediamente c'e' un furto alla settimana e il problema sicurezza esiste'.&lt;br /&gt;La crisi economica conclamata non ha fermato neanche Giuseppe Ferri, sindaco di Brignano Gera d'Adda, in provincia di Bergamo,che ha deciso aiuti per i disoccupati purche' non siano stranieri. Il sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, ha firmato un'ordinanza in cui si dice che puo' chiedere la residenza solo chi e' in grado di dimostrare di avere un reddito di almeno 5000 euro all'anno e una dimora decorosa. Anche a Ospitaletto, comune della provincia di Brescia, e' stata richiesta la presentazione della fedina penale per diventare nuovo residente.&lt;br /&gt;A Romano d'Ezzelino il sindaco ha escluso i bambini extracomunitari dai bonus scuola (due anni fa ha consegnato i pacchi della Croce Rossa solo a residenti italiani). Il sindaco di Teolo ha nominato una commissione per verificare la buona conoscenza della lingua italiana da parte dei nuovi residenti allogeni, prima di concedere al prefetto il nulla osta per la cittadinanza. Il sindaco di Montegrotto Terme, Luca Claudio, oltre a fare proprio lo spirito dell'ordinanza Bitonci, ha invitato con comunicato istituzionale (su un tabellone comunale) i cittadini ad emigrare, perche' l'autorita' locale non sarebbe piu' in grado di garantire la sicurezza del territorio.&lt;br /&gt;Anche ad Adro, in provincia di Brescia,il sindaco si e' inventato una indennita' di 500 euro per i vigili urbani che individueranno un clandestino. A Cantu' (Como) c'e' un numero verde per segnalare la presenza di clandestini mentre a Gerenzano (Varese) i cittadini, in difesa delle tradizioni, sono chiamati a non vendere o affittare casa agli stranieri. Per chi - infine - vuole unirsi in matrimonio nel comune di Cernobbio sono previste ispezioni dei vigili nelle abitazioni per verificarne la pulizia e il buon funzionamento di docce, bagni e caldaie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-6253350961270251431?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/6253350961270251431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=6253350961270251431' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6253350961270251431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6253350961270251431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/11/razzismo-istituzionale-e-se-dirlo-e.html' title='Razzismo istituzionale. E se a dirlo è anche l&apos;Ansa...'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2943954530465537227</id><published>2009-11-25T11:02:00.008+01:00</published><updated>2009-11-25T15:29:16.120+01:00</updated><title type='text'>Afro-apetizer per principianti</title><content type='html'>Una parentesi goduriosa di quasi-disimpegno... Vi presento &lt;a href="http://www.lekanary.com"&gt;Nelly&lt;/a&gt;, la mia amica-cuoca senegalese da molte stelle michelin... Nelly non propone solo piatti senegalesi ma anche ricette del Mali, della Guinea, della Costa d'Avorio, rivisitate in modo da essere bene accolte anche dal palato occidentale. A richiesta, però, Nelly prescinde dalla "rivisitazione" e vi prepara quello che volete così come potreste gustarlo a Dakar o a Bamako... &lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw0BnM1EaNI/AAAAAAAAAZ0/wmoVBfAtyXU/s1600/AFROAPETIZERGL10-D4.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw0BnM1EaNI/AAAAAAAAAZ0/wmoVBfAtyXU/s200/AFROAPETIZERGL10-D4.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407980500512172242" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw0BiAqQ9eI/AAAAAAAAAZs/ie245p7s258/s1600/AFROAPETIZERGL10-D42.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw0BiAqQ9eI/AAAAAAAAAZs/ie245p7s258/s200/AFROAPETIZERGL10-D42.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407980411346286050" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw0BSLfl7lI/AAAAAAAAAZk/D63TSXGLY68/s1600/AFROAPETIZERGL10-D43.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw0BSLfl7lI/AAAAAAAAAZk/D63TSXGLY68/s200/AFROAPETIZERGL10-D43.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407980139376406098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2943954530465537227?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2943954530465537227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2943954530465537227' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2943954530465537227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2943954530465537227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/11/afro-apetizer-per-principianti.html' title='Afro-apetizer per principianti'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sw0BnM1EaNI/AAAAAAAAAZ0/wmoVBfAtyXU/s72-c/AFROAPETIZERGL10-D4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-9028679892743434359</id><published>2009-11-16T16:28:00.007+01:00</published><updated>2009-11-17T15:37:43.984+01:00</updated><title type='text'>Books &amp; charity: nuovo binomio solidale</title><content type='html'>In questo articolo, pubblicato su Vogue lo scorso giugno, parlo dei libri intesi come strumenti di trasformazione della società.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SwFvwbndbpI/AAAAAAAAAZc/_aLkHXnhFfM/s1600/BENBOOKS.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 153px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SwFvwbndbpI/AAAAAAAAAZc/_aLkHXnhFfM/s200/BENBOOKS.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5404723905658973842" /&gt;&lt;/a&gt; Books &amp; Charity, un binomio che si fa sempre più saldo. Non solo grazie agli scrittori che destinano le royalty a una buona causa o a quelli che creano la propria fondazione umanitaria. Intorno ai libri, oggi, stanno fiorendo nuove e originali iniziative di solidarietà. Una delle più recenti è quella che ha portato in Burkina Faso i &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“bianciardini”, i micro-libretti da un centesimo di euro&lt;/span&gt; ideati da Ettore Bianciardi, figlio di Luciano, e Marcello Baraghini, inventore dei libri millelire. I bianciardini africani sono quattro, contengono i racconti di altrettanti autori burkinabé e vengono distribuiti nei quartieri più disagiati di Ouagadougou, la capitale, in cambio di un contributo simbolico e volontario. «La lotta alla povertà, per dare veri risultati, deve intrecciarsi a quella per la cultura», dice Gian Andrea Rolla, delegato di &lt;a href="http://www.tdhitaly.org"&gt;Terres des Hommes&lt;/a&gt;, la ong che sostiene in loco il progetto. «In Burkina Faso, come quasi ovunque in Africa, i libri sono una merce rara e costosa e gli scrittori hanno poche chanches di pubblicazione. Con i bianciardini diamo un’opportunità a chi legge e a chi scrive». Due dei testi scelti, infatti, sono di esordienti, e i contributi vanno alla locale Associazione dei Giovani scrittori.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Portare i libri nei Paesi poveri&lt;/span&gt; è la core-activity della ong inglese &lt;a href="http://www.bookaid.org"&gt;Book Aid International&lt;/a&gt;, che è attiva ormai in 12 stati e, grazie alla sua rete di contatti con editori e librerie, distribuisce ogni anno mezzo milione di volumi. «Cerchiamo anche di favorire l’accesso alla lettura da parte delle categorie più svantaggiate», spiega Jacqui S. Scott, la portavoce. «Per esempio, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;in Malawi, abbiamo creato dei reading group per le donne, che sono le prime vittime dell’analfabetismo di ritorno&lt;/span&gt;». Tra i supporter di Book Aid, molti scrittori famosi: Sebastian Faulks, John Irving, Doris Lessing, Alexander McCall Smith e JK Rowling.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’associazione milanese Mario Cuminetti lavora, invece, per promuovere la lettura dentro il carcere&lt;/span&gt; e, a questo scopo, raccoglie volumi usati e intere biblioteche e organizza incontri, dibattiti e momenti di riflessione. «E’ un’attività complessa, impegnativa, che tende a rivelare la sua utilità nel lungo periodo», spiega il presidente, Nicola De Rienzo. «Oggi ci dobbiamo confrontare con un elemento nuovo: la maggior parte dei detenuti è di origine straniera. E noi avremmo un enorme bisogno di testi in arabo, romeno, cinese». Per chi fosse interessato, il punto di raccolta è la Libreria Popolare di via Tadino, a Milano (tel. 02.29513268).&lt;br /&gt;Libri strumento principe anche per la charity &lt;a href="http://thereader.org.uk"&gt;Reader Organisation&lt;/a&gt; di Liverpool. La sua mission è tendere la mano a  chi soffre di ansia, depressione, solitudine. «Ero una giovane mamma single, sola e sopraffatta dagli eventi», ricorda Jane Davis, fondatrice e presidente. «Per caso mi imbattei in un romanzo che mi aiutò a ritrovare la motivazione per tornare all’università e laurearmi. Mi resi conto allora che leggere, oltre che un piacere, può essere un’occasione di crescita e un argine contro il disagio esistenziale. Condividere questa intuizione mi è sembrata la cosa più giusta. Nel 2001 è partito così il primo club Get into Reading». Oggi i club sono 80 e le richieste di adesione in continua crescita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-9028679892743434359?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/9028679892743434359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=9028679892743434359' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9028679892743434359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9028679892743434359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/11/books-charity-nuovo-binomio.html' title='Books &amp; charity: nuovo binomio solidale'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SwFvwbndbpI/AAAAAAAAAZc/_aLkHXnhFfM/s72-c/BENBOOKS.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-8703268454003927561</id><published>2009-11-12T12:10:00.004+01:00</published><updated>2009-11-12T12:41:07.455+01:00</updated><title type='text'>Immagine dell'Africa. Un'intervista illuminante</title><content type='html'>Daniele Mezzana è un sociologo ed è l'autore di un blog che si chiama &lt;a href="http://immagineafrica.blog.tiscali.it"&gt;Immagine dell’Africa&lt;/a&gt;. &lt;a href="http://www.africaemediterraneo.it"&gt;Africa e Mediterraneo&lt;/a&gt; gli ha chiesto perché mai si interessasse a questo tema specifico (non l'Africa ma la sua immagine). Ne è nata un'intervista molto interessante e ricca di spunti e informazioni. La pubblico ocn molto piacere.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Perché ti interessi dell’immagine dell’Africa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho lavorato in molti progetti di studio, assistenza tecnica e formazione in Paesi africani.Mi ha sempre colpito la grande diversità tra quello che man mano osservavo e scoprivo sulle società africane e quello che, a casa nostra, la gente comune (e molti addetti ai lavori) sanno di queste società.Quando studiavo a Bologna negli anni ’80, mi fu molto utile la lettura, suggerita dal professor Roberto Grandi, del famoso “Rapporto MacBride” sui problemi della comunicazione nel mondo, da cui emergeva l’esistenza di un forte squilibrio tra Nord e Sud per quanto riguarda la produzione e la circolazione delle informazioni, con gravi conseguenze geopolitiche e culturali nelle relazioni tra i popoli.&lt;br /&gt;Ma è stata l’esperienza della rivista online “Società africane” che mi ha portato a comprendere e a formalizzare con maggiore attenzione un grande problema purtroppo sottovalutato: il fatto che nei Paesi occidentali esistono tuttora rappresentazioni fortemente riduttive, o quanto meno incomplete, dell’Africa e degli africani, in particolare per quanto riguarda la parte sub-sahariana di questo continente.&lt;br /&gt;Ad esempio, si parla giustamente molto della povertà, ma poco di quello che gli africani stessi fanno per combattere la povertà; si parla molto delle bellezze naturalistiche e della dimensione del “villaggio” e poco dell’importante realtà urbana africana, con tutti i suoi problemi aperti; si parla molto del folklore, ma poco della modernità africana; si parla molto di golpe e dittatori, ma poco delle esperienze di democratizzazione in corso e di cosa fa la società civile; o ancora, si parla molto della musica, della danza, dell’arte figurativa o anche (un po’ meno) del cinema in Africa, ma poco o nulla delle università, o delle numerose istituzioni pubbliche, private e non governative africane che svolgono ricerca scientifica e tecnologica per risolvere i problemi alimentari, sanitari, di sicurezza della gente in una prospettiva di sviluppo sostenibile e attento alle esigenze locali.Inoltre, si parla di Africa in generale, ma non delle tante Afriche realmente esistenti.&lt;br /&gt;Insomma: molti di noi conoscono l’Africa solo per alcuni suoi aspetti, per quanto importanti siano, e oltretutto spesso per sommi capi, per mitologie e per stereotipi, e tutto questo incide negativamente sulle relazioni di cooperazione e sui rapporti che abbiamo, nella quotidianità, con gli immigrati che provengono dai Paesi africani.&lt;br /&gt;Di qui nasce, almeno per me (e per molti miei colleghi, amici e conoscenti), la necessità di contribuire a dare un’immagine più completa e realistica delle società africane. Il blog è uno degli strumenti che utilizzo per dare risposta a questa esigenza. Quando parlo di dare un’immagine più realistica e completa non intendo affatto affermare che l’Africa non ha problemi, anzi proprio il contrario.&lt;br /&gt;L’Africa ha molti più problemi di quanto comunemente si pensi e si dica (ad esempio nei nostri media): non solo questo continente affronta le gravissime questioni economiche, politiche, sanitarie a tutti note, ma anche sfide enormi come la fuga dei cervelli, il governo della ricerca e dell’innovazione al livello nazionale e regionale, la gestione delle politiche urbane, la promozione della presenza femminile nelle società, il divario digitale, e molto altro.&lt;br /&gt;Inoltre, se ci si fa caso, nel discorso corrente su questo continente si preferisce parlare di quello che “noi” facciamo per gli africani, piuttosto che di quello che gli africani fanno per affrontare le loro questioni. A volte le stesse organizzazioni umanitarie si fanno involontarie portatrici di una visione paternalistica della gente africana. Questo è un altro grande problema, di tipo culturale. C’è poi, al tempo stesso, da favorire anche una maggiore informazione e consapevolezza su quello che di positivo (e non è poco) avviene nelle società africane, dal punto di vista politico, economico, della produzione culturale, scientifica e tecnologica.&lt;br /&gt;Ecco, credo che sarebbe già un passo importante promuovere presso un più ampio pubblico una conoscenza un po’ più accurata delle società e dei popoli africani, e senza dare per scontato che studiosi e intellettuali di casa nostra non abbiano bisogno anch’essi di rivedere molti luoghi comuni di cui sono spesso portatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando nel 2004 hai deciso di cominciare a bloggare che cosa ti aspettavi dalla decisione di aprire un blog? Cosa è cambiato da allora?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; Lo strumento del blog, all’epoca, mi è sembrato uno strumento agile, semplice e immediato per discutere di alcuni dei temi e dei problemi che ho appena richiamato. Mi sembrava che il blog permettesse una forma di comunicazione più diretta e interattiva rispetto ai comunque indispensabili strumenti di comunicazione scientifica, come le riviste o i libri, o ad altri canali di comunicazione di massa come la radio, la televisione e i giornali.&lt;br /&gt;Devo dire che i risultati sono stati per lo più conformi alle aspettative, nel senso che ho avuto effettivamente la possibilità, sia di formalizzare in modo semplice e, spero, chiaro, alcune questioni chiave sul modo in cui le società africane vengono rappresentate, sia di ricevere molti indispensabili contributi e consigli da tante persone che, in un modo o nell’altro, per lavoro, per studio, per interesse o per passione, sono interessate a questa materia. In questa maniera, si è anche creata una rete, anche se piccola, di persone appassionate all’argomento. Ma non è facile mantenere una certa continuità e qualità, a meno di non passare a un livello di impegno superiore, direi professionale; credo che questo sia un problema diffuso tra i blogger.&lt;br /&gt;Qualche mese fa, ho avuto l’esigenza di dare una maggiore strutturazione dei materiali presentati nel blog nei vari post pubblicati (ad oggi sono 332). In effetti, con il tempo, le riflessioni e i documenti di un blog come il mio si accumulano, anche sulla spinta di esigenze contingenti, e spesso si fa fatica a trovare collegamenti e criteri che facilitino la lettura e un minimo di accumulazione di informazioni. Per questo, ho creato un rudimentale sistema di tags (o parole chiave) per fornire almeno un filo rosso rispetto ai temi affrontati.&lt;br /&gt;Sarebbe per me interessante esplorare ulteriori modi per leggere e rielaborare questi materiali, ma probabilmente si tratterebbe di letture e rielaborazioni che condurrebbero a sintesi (come articoli, dossier, libri, ecc.) di genere e livello diverso rispetto a quel che un blog può offrire, da un punto di vista comunicativo e della qualità dei contenuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I tuoi post sono molto vari per quanto riguarda gli argomenti; qual è, se c’è, un tema che reputi più importante o centrale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Effettivamente i temi del blog sono diversi, in quanto si va dalla scienza alle religioni tradizionali, dalle società civili al giornalismo, dal calcio al rapporto città/campagna, dai fumetti al razzismo. Direi che tutti i temi in quanto tali sono importanti. Questi temi sono organizzati, grosso modo, attorno a due assi principali, che hanno varie intersecazioni: il primo è la critica delle rappresentazioni inadeguate dell’Africa; il secondo è la presentazione di informazioni su processi, fatti, gruppi umani e personaggi poco conosciuti e che invece a mio parere vale la pena di conoscere.&lt;br /&gt;Se dovessi dire quali sono, più che i temi, i contenuti generali più importanti o centrali per me direi questi qui: innanzitutto il fatto che gli elementi immateriali e cognitivi (informazioni, miti, simboli, rappresentazioni collettive, ecc.) hanno un peso enorme nell’orientare scelte ed azioni nei confronti dell’Africa, o delle Afriche, anche se non ce ne rendiamo conto; in secondo luogo, che occorre far conoscere meglio e più a fondo gli attori africani, cioè le persone, le istituzioni, le organizzazioni della società civile, le imprese, gli enti di ricerca, gli enti professionali, le cooperative di donne e contadini, i media locali e nazionali, ecc..&lt;br /&gt;Oggi si parla molto di Africa in generale, ma si parla poco degli attori africani e di quello che fanno, a meno che non si tratti di leader politici, di premi nobel, o di persone in difficoltà. Se si prova a fare una elementare analisi delle fotografie che corredano gli articoli o i reportages su particolari realtà africane, emerge un fenomeno che mi pare rivelativo a questo proposito, quasi un lapsus su larga scala: si preferisce rappresentare l’Africa dei bambini piuttosto che quella degli adulti. Dunque, quando leggo o sento parlare di Africa senza riferimenti ai concreti attori africani mi accorgo che manca qualcosa di molto importante, e questa assenza nel discorso sull’Africa non è mai innocente e senza danni.&lt;br /&gt;Per questo trovo sia cruciale un forte intervento sul piano dell’informazione e dell’educazione critica, come sta facendo anche “Africa e Mediterraneo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Chi sono i lettori del blog di Daniele Mezzana?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E’ difficile avere una idea precisa di chi legge il blog. Ho solo alcuni indizi, che sono gli interventi di commento e i messaggi che mi vengono inviati privatamente.&lt;br /&gt;La maggioranza di chi passa a far visita al blog sono intellettuali africani che vivono in Italia, funzionari della cooperazione internazionale, esponenti di organizzazioni non governative e professionisti (medici, avvocati, comunicatori, tecnici) che hanno lavorato o lavorano periodicamente in Africa. Poi ci sono anche persone che – per mestiere, per passione o perché svolgono una particolare attività – si interessano a vario titolo dei rapporti interculturali, di lotta al razzismo, di valorizzazione delle diversità, di relazioni internazionali. Il blog è letto anche da giornalisti, educatori e docenti universitari.&lt;br /&gt;Ognuno prende qualcosa e da’ del suo, e questo mi sembra molto interessante: è un piccolo esempio di come può funzionare l’apprendimento collettivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Come descriveresti la situazione della blogosfera italiana in rapporto ai temi riguardanti l’Africa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Direi che negli ultimi tempi c’è stata una evoluzione in positivo, perché sono nati diversi blog che si occupano di Africa, con un taglio informativo, di servizio o anche più semplicemente esperienziale. Bisogna poi dire che spesso molti contenuti interessanti sull’Africa vengono proposti da blog non specializzati in questo senso.&lt;br /&gt;Credo comunque che, rispetto ad altri Paesi del Nord del pianeta, ci sia ancora molto da fare: parecchi blog hanno una vita breve o parecchio discontinua; inoltre (lo rilevo anche su me stesso) si fa fatica a “fare rete”, a connettersi – anche semplicemente tramite lo strumento dei links – ad altri blogs, siti o portali. Inoltre, chi apre un blog dovrebbe forse avere più chiara una propria strategia di massima, anche rispetto a quanto già fanno agenzie stampa e riviste specializzate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Si parla molto del contributo di internet al progresso della comunicazione globale. Pensi che questo miglioramento stia valendo anche per l’Africa?&lt;/span&gt; L’Africa vive più di altri continenti il divario digitale rispetto ai Paesi del Nord. Gli utenti di internet in Africa non credo arrivino al 5% della popolazione. Al tempo stesso, come mi ricordava tempo fa il direttore dell’agenzia Pana Press, l’Africa è l’area in cui si registra forse, con le dovute proporzioni, il maggiore dinamismo nella diffusione di Internet.&lt;br /&gt;Tra il 2000 e il 2006, a fronte di dati assoluti fortemente deficitari, in percentuale l’Africa ha visto aumentare del 625,8% gli utenti di internet, rispetto al 195,5% del resto del mondo (che però evidentemente è più “saturo” di tale tecnologia). Nei vari Paesi africani ormai si assiste a un proliferare di siti web e blog a carattere informativo, culturale, politico, e questo è un fatto di per sé positivo. Internet offre una straordinaria opportunità per far conoscere direttamente e senza troppe distorsioni quel che gli africani pensano e fanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quali sono i blog e siti di cui non potresti fare a meno?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ce ne sono tanti, ma ne segnalo alcuni come esempi, sicuramente facendo torto a molti. Per l’informazione, direi i siti &lt;a href="http://www.misna.it"&gt;MISNA&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.panapress.com"&gt;Pana Press&lt;/a&gt; , &lt;a href="http://www.jeuneafrique.com"&gt;Jeune Afrique&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.africatime.com"&gt;Africa Time&lt;/a&gt; , &lt;a href="http://www.africa-times-news.com"&gt;Africa Times &lt;/a&gt;News o il blog &lt;a href="http://www.sociolingo.com"&gt;Sociolingo&lt;/a&gt;. Per contenuti scientifici e culturali posso citare &lt;a href="http://www.ascleiden.nl/Library/Abstracts/ASA-Online"&gt;ASA&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.afrique-demain.org"&gt;CADE&lt;/a&gt;. Su temi specifici, potrei segnalare ad esempio &lt;a href="http://www.afrikaworld.net/afrel/index.html"&gt;African Traditional Religion&lt;/a&gt;, o &lt;a href="http://www.afrigadget.com"&gt;AfriGadget&lt;/a&gt; sull’inventività e l’innovazione, o ancora &lt;a href="http://www.timbuktuchronicles.blogspot.com"&gt;Timbuktu Chronicles&lt;/a&gt; sull’imprenditoria africana. Altri blog sull’Africa che leggo, o ho letto, volentieri sono Blog Africa, AfroItaliani/e, Italian Blogs for Darfur, Jambo Africa, In Senegal e Afrik Blog.&lt;br /&gt;Tanti altri sono citati nei links del mio blog, compreso naturalmente Africa e Mediterraneo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Chi è che vorresti convincere ad aprire un blog?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In generale, tutti quelli che hanno qualcosa da dire, purché guardino al di là del proprio, sia pur acuto e sensibile, ombelico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-8703268454003927561?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/8703268454003927561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=8703268454003927561' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8703268454003927561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8703268454003927561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/11/immagine-dellafrica-unintervista.html' title='Immagine dell&apos;Africa. Un&apos;intervista illuminante'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-1334314463640714768</id><published>2009-11-09T08:10:00.006+01:00</published><updated>2009-11-09T08:57:46.823+01:00</updated><title type='text'>Chi sono le vere fashion victims?</title><content type='html'>Bostrobalikara sono le giovani donne impiegate in Bangladesh nelle aziende che producono abiti e che riforniscono soprattutto i nostri grandi magazzini e le catene a basso costo. Nell'articolo che segue, pubblicato su &lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;a href="http://www.popoli.info"&gt;Popoli&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; di novembre (disponibile attualmente senza problemi), parlo di loro e della loro controversa situazione: da un lato il lavoro in fabbrica rappresenta un formidabile strumento di emancipazione, dall'altro le introduce in un ingranaggio che le stritola. E' una di quelle situazioni in cui noi, in qualità di consumatori (che odiosa parola!) occidentali, avremmo la possibilità concreta di intervenire e fare qualcosa, influenzando con le nostre scelte d'acquisto il mercato. Indignarsi e rammaricarsi, magari solo sulla rete, non basta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvfKqVnbXwI/AAAAAAAAAZE/KZ3THKGleXc/s1600-h/Bostrobalikara+(5).jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 160px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvfKqVnbXwI/AAAAAAAAAZE/KZ3THKGleXc/s200/Bostrobalikara+(5).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402009106760032002" /&gt;&lt;/a&gt; È buio pesto, ma tra le baracche di Kathalbagan, alla periferia di Dhaka, c’è animazione.Le bostrobalikara, come in bengali sono chiamate le operaie del settore tessile, devono alzarsi presto per raggiungere la fabbrica e dare il cambio alle&lt;br /&gt;collegheche hanno fatto il turno di notte. Noorjahan è una di loro. Ha 18 anni e viene da un villaggio del nord del Paese. È la prima di cinque figlie. Così, quando il padre ha dovuto cedere il campo che gli permetteva di tirare avanti, trasformandosi in un contadino senza terra, ha ritenuto che toccasse a lei darsi da fare. È andata nella capitale a cercare un posto in una garment factory. Oggi &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;lavora in media dodici ore al giorno, per un salario mensile che non supera i 25dollari. 15 vanno via per l’affitto e il cibo, cinque per le spese personali. Ogni tre mesi riesce a mandarne una decina a casa&lt;/span&gt;. Le garment factories,le fabbriche di abbigliamento del Bangladesh, sono concentrate soprattutto nel distretto di Dhaka e impiegano quasi esclusivamente manodopera femminile: su due milioni di operai, l’85% sono donne e hanno meno di trent’anni. Sono loro a cucire, confezionare, far nascere i vestiti che affollano i grandi magazzini europei. Noorjahan è la protagonista di un film documentario su queste ragazze, intitolato, appunto, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;a href="http://www.bostrobalikara.com"&gt;Bostrobalikara&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;. Lo hanno realizzato tre intellettuali bangladesi sensibili e impegnati: Tanvir Mokammel, cineasta, poeta e scrittore, Anwar Hossain, fotografo trapiantato a Parigi, Shafiur Rahman, blogger e produttore di documentari sociali, pendolare tra Bangladesh e Gran Bretagna. Questa pellicola mostra, con sentimento ma senza retorica, uno dei tanti volti nascosti della globalizzazione: il dramma di decine di migliaia di donne in bilico tra il tentativo di uscire dalla miseria e conquistare una forma di autonomia e un sistema di produzione che le stritola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL BOOM DEL TESSILE&lt;br /&gt;La garment industry comincia a svilupparsi in Bangladesh a partire dal 1974, per effetto del cosiddetto «accordo multifibre», un’intesa internazionale sui tessili e l’abbigliamento che fissava quote di produzione e tetti alle importazioni e avrebbe dovuto servire, nelle intenzioni dei Paesi occidentali, ad arginare la concorrenza nel settore tessile da parte di alcuni Paesi emergenti. In risposta i coreani lanciarono la carta della delocalizzazione e si misero a produrre in Bangladesh, emulati di lì a poco dai primi, intraprendenti imprenditori locali. Da subito queste fabbriche attirarono le donne dei ceti più umili, fino a quel momento escluse dal mercato del lavoro e sottoposte all’autorità indiscussa di mariti e tutori. Per molte di loro si trattò di una formidabile opportunità di emancipazione: «Il mestiere di mio marito era bere, giocare d’azzardo e andare a donne - ricorda Safia Begum, altra voce del documentario-. Grazie al lavoro in fabbrica, ho potuto divorziare e fare studiare&lt;br /&gt;mia figlia». Ma il prezzo della libertà è stato alto: paghe da fame, orari massacranti, nessuna previdenza o tutela sanitaria, vessazioni e angherie. Come dimostrano le parole di Makhduma Nargis, una dottoressa che si occupa della salute delle bostrobalikara: «Le donne che visito soffrono spesso di tubercolosi e altre&lt;br /&gt;malattie legate alla cattiva nutrizione e all’immobilità forzata. A volte non hanno neanche il permesso di andare in bagno. In molti casi sono vittime di abusi e violenze, ma non hanno la forza per denunciare né i soldi per comprare cibo e medicine». &lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvfKgVzpG3I/AAAAAAAAAY0/j-2RYp5_nB4/s1600-h/Bostrobalikara+(1).jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 160px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvfKgVzpG3I/AAAAAAAAAY0/j-2RYp5_nB4/s200/Bostrobalikara+(1).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402008935012572018" /&gt;&lt;/a&gt; Hanno molte difficoltà anche a trovare un alloggio: «&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le vedevo sciamare verso le fabbriche e mi domandavo: cosa accade loro all’uscita dal lavoro? - racconta Mashuda Khatun Shefali, fondatrice dell’Ong Nuk (Nari Uddug Kendra, Centro per le iniziative delle donne) -. La maggior parte arrivava da villaggi sperduti e a Dhaka non conosceva nessuno. Trovare lavoro non era difficile, ma un posto sicuro in cui stare, sì.&lt;/span&gt; Mi sono data da fare per creare un ostello per loro. Era il 1991: tre anni dopo gli ostelli erano diventati quattro. Ma trovare i locali da affittare è stato molto difficile. I proprietari considerano le bostrobalikara poco affidabili». &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La situazione è peggiorata nel tempo, man mano che aumentavano le richieste e le pressioni dei mercati. La moda ormai non cambia più secondo le stagioni, ma di settimana in settimana. Tra le aziende c’è una competizione sfrenata per accaparrarsi gli ordini. Per spuntarla bisogna consegnare la merce nel minor tempo possibile e al prezzo più basso. L’unico modo per farlo è aumentare i ritmi di lavoro e diminuire le paghe, far crescere la produttività e trascurare la sicurezza&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTROLLI DI FACCIATA&lt;br /&gt;I committenti occidentali si sono a lungo disinteressati di questi aspetti. Ma quando, grazie anche a campagne di sensibilizzazione come &lt;a href="http://www.cleanclothes.org"&gt;Clean Clothes&lt;/a&gt;, certe notizie hanno cominciato a uscire dai confini del Bangladesh, l’atteggiamento è cambiato, almeno formalmente.Fare finta di nulla avrebbe potuto tradursi in un grave danno di immagine. Molti hanno posto il rispetto dei diritti basilari dei lavoratori - salario minimo, divieto del lavoro minorile, tutela della maternità, ecc. - come condizione per continuare le commesse. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;È iniziata così la stagione delle ispezioni. «Sono visite largamente annunciate. Sappiamo sempre con anticipo quando arriveranno i nostri clienti - racconta un’operaia -. Ci dicono di vestirci bene. Mettono sapone, asciugamano e carta igienica nei bagni.&lt;/span&gt; Fanno pulire tutto e lasciano i cancelli aperti, per mostrare che siamo libere di entrare e uscire. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando gli ispettori se ne vanno, tutto torna come prima.&lt;/span&gt; La regola è avere una doppia contabilità: una reale e un’altra da mostrare ai compratori. Fanno credere che prendiamo dai 70 agli 80 dollari al mese, che lavoriamo otto ore al giorno e ne facciamo solo due di straordinario, che ci pagano la maternità e la malattia». I committenti occidentali non approfondiscono ulteriormente e si astengono rigorosamente&lt;br /&gt;da visite a sorpresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MA LE LEGGI CI SONO&lt;br /&gt;«A monte non c’è, come si potrebbe credere, la mancanza di leggi adeguate- osserva Hamida Hossain, dell’Ong Ask -. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La legislazione del Bangladesh, in questo campo, è molto avanzata,ma viene sistematicamente disattesa». &lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvfKl1ubT_I/AAAAAAAAAY8/1Y0m72zXpGM/s1600-h/Bostrobalikara+(3).jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 160px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvfKl1ubT_I/AAAAAAAAAY8/1Y0m72zXpGM/s200/Bostrobalikara+(3).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402009029479976946" /&gt;&lt;/a&gt; Così come i regolamenti per la sicurezza degli edifici. Infatti, nelle fabbriche si continua a morire. &lt;/span&gt;Crolli,incendi e incidenti vari sono all’ordine del giorno, spesso aggravati dal fatto che i cancelli sono chiusi dell’esterno per controllare meglio gli operai e quindi è impossibile scappare. I morti accertati sono stati finora oltre tremila. Tra i disastri più recenti: nel 2006, l’incendio della Kts Factory di Chittagong (seconda città del Paese),con 61 vittime, e il crollo del Phoenix Building di Tejgaon, con 22. Il più grave, in assoluto, è stato il crollo della Spectrum a Dhaka nel 2005, incui ufficialmente persero la vita 74 persone, ma che con ogni probabilità causò molte più vittime (vedi Popoli 1/2007). «L’atteggiamento dei governi è sempre stato ambiguo - osserva Shafiur Rahman -. In Bangladesh la scena politica è occupata da anni da due partiti, alternativi a parole ma in realtà molto simili. Entrambi hanno tra i sostenitori potenti industriali che con l’industria dell’abbigliamento si sono arricchiti. Nessuno vuole perdere il loro appoggio». Ecco perché, al di là delle dichiarazioni di intenti, né il Bangladesh National Party di Khaleda Zia (attualmente all’opposizione), né la Lega Awami di Hasina Wazed (vittoriosa alle ultime elezioni) hanno fatto nulla per ottenere l’applicazione delle leggi, limitandosi a interventi tampone di stampo assistenziale. Uno dei più recenti, molto gradito dagli imprenditori, è stato un contributo per dare gratis alle operaie, ogni giorno, un piatto di riso. Ma la libertà di alzarsi per andare in bagno, in troppi stabilimenti, continua a essere negata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-1334314463640714768?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/1334314463640714768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=1334314463640714768' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1334314463640714768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1334314463640714768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/11/chi-sono-le-vere-fashion-victims.html' title='Chi sono le vere fashion victims?'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvfKqVnbXwI/AAAAAAAAAZE/KZ3THKGleXc/s72-c/Bostrobalikara+(5).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5953310010293803822</id><published>2009-11-06T10:03:00.006+01:00</published><updated>2009-11-06T11:49:29.067+01:00</updated><title type='text'>Frontiere di Bamako*</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un cambio significativo al vertice dell’organizzazione, un tema forte e attuale, la volontà dichiarata di aprirsi al pubblico autoctono. Con queste novità, a partire dal 7 novembre, torna Rencontres de Bamako, la Biennale Africana di Fotografia. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Per un mese la capitale del Mali sarà la principale vetrina di arti visive del Continente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se provassimo a “dividere” l’arte tra i paesi africani, con ogni probabilità, la fotografia toccherebbe al Mali. Merito di grandi talenti come Seydou Keita e Malick Sidibé, ma anche della Biennale di Bamako e di Françoise Hughier, l’artista francese che l’ha ideata, nel 1994, e insieme con Simon Njami (tra i fondatori della Revue Noire) ne ha curato l’organizzazione per quasi 15 anni. Nel tempo, infatti, Rencontres de Bamako ha acquisito sempre più prestigio, rivelato nuovi talenti e stimolato la creazione in loco di centri di formazione e promozione della fotografia: il Cadre de promotion pour la Formation en Photographie (CFP), la Maison Africaine de la photographie, il Conservatoire des Arts et Métiers Multimédia. &lt;br /&gt;Per quest’ultima edizione, l’ottava, il testìmone  però è passato di mano: Samuel Sidibé, già direttore del Museo Nazionale del Mali, è il nuovo delegato generale, affiancato, alla direzione artistica, da due curatrici conosciute e apprezzate nel gotha della fotografia internazionale: Michket Krifa, tunisina, e Laura Serani, italiana. Il Ministero della Cultura del Mali, insieme con Culturesfrance, le ha scelte attraverso un bando, nel quale si specificava che l’edizione avrebbe dovuto essere caratterizzata dall’apertura al grande pubblico. E, in effetti, insieme &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;con il maggiore coinvolgimento del Mali nell’organizzazione, l’intenzione di andare incontro alla gente comune, di accorciare le distanze tra arte contemporanea africana e africani è la novità, importantissima sul piano sociale, di Rencontres 2009&lt;/span&gt;. I luoghi espositivi sono stati moltiplicati, e si trovano in vari punti di Bamako. Ci sarà la possibilità di accedere gratuitamente a laboratori e workshop. E’ stato fatto un lavoro preparatorio nelle scuole e un battage pubblicitario intenso, rivolto alla città e al Paese intero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il tema scelto per questa edizione sono le frontiere, in tutte le accezioni possibili&lt;/span&gt; (politiche, geografiche, economiche, culturali, psicologiche, artistiche… ) e nelle loro manifestazioni paradossali. E’ un argomento che inevitabilmente ne richiama altri, di grande attualità: le migrazioni, non solo verso l’Europa ma anche all’interno del Continente; l’artificiosità dei confini tracciati a Berlino e accettati dall’Unione Africana al momento della decolonizzazione; la questione dell’identità e del rapporto con l’altro; la difficoltà di muoversi per gli esseri umani contrapposta alla libera circolazione delle merci. «Tematiche oggi centrali e imprescindibili, in Occidente come in Africa», osserva Serani. «Affrontarle attraverso la reinterpretazione artistica è importante e permette di far vacillare i cliché presenti da una parte e dall’altra». Ma &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;il discorso sui confini può essere sviluppato anche in un’ottica artistica, sottolinea Krifa, e cioé accettando e cercando il contatto e le intersezioni tra i diversi codici espressivi&lt;/span&gt; (foto, moda, cinema, pittura, video). Krifa e Serani hanno voluto portare all’interno della Biennale queste intersezioni. Il linguaggio dominante rimane ovviamente quello fotografico, ma nel ricco programma troviamo anche video (nella Exposition Panafricaine c’è una sezione dedicata), performance filmate (come Ukungenisa, di Nandipha Mntambo, originaria dello Swaziland, che lavora e modella la pelle di mucca fino a darle la forma di un corpo femminile), contaminazioni con la moda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvPnNMtN61I/AAAAAAAAAYk/FogSyolEtOI/s1600-h/Muholi+Zanele+copy+copy.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvPnNMtN61I/AAAAAAAAAYk/FogSyolEtOI/s200/Muholi+Zanele+copy+copy.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5400914592082553682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La Exposition Panafricaine è una collettiva dedicata alle frontiere. Raccoglie gli scatti di 40 artisti africani, alcuni già piuttosto noti. Per esempio, il nigeriano George Osodi, che racconterà lo smarrimento delle sue concittadine, prostituite sulle strade italiane dopo avere percorso migliaia di chilometri e attraversato clandestinamente innumerevoli frontiere. Zanele Muholi, sudafricana, presenterà Miss D’vine, statuario ed enigmatico transessuale nero, al confine tra due generi e due mondi. Ayana Jackson, esponente della diaspora sudafricana negli Usa, parteciperà con le sue immagini di lavoratori in viaggio, pendolari, colti nella terra di nessuno dove spendono la maggior parte della loro vita... &lt;br /&gt;Ma in programma ci sono molte altre cose. Nella sezione dedicata al Mali troviamo una collettiva di fotografi contemporanei, i recenti scatti di moda realizzati da Malick Sidibé in esclusiva per il New York Times Magazine, e una selezione di reportage conservati negli archivi dell’Amap (Agence Malienne de Presse et de Publicité). &lt;br /&gt;Ci sono, poi, varie mostre monografiche, come quella del congolese Baudoin Mouanda che documenta il curioso fenomeno dei sapeur, affiliati alla Sape (la Societe des Ambianceurs et Personnes Elegantes) poveri ma consacrati al culto dell’immagine, o quella di Patrizia Guerresi Maimouna, italiana convertita al mouridismo (una corrente sufi dell’Islam, molto diffusa in Senegal) che racconta la sua doppia appartenenza attraverso immagini strutturate ed evocative. E ci sono mostre a tema: The Maghreb Connection, curata dalla svizzera Ursula Biemann, un progetto di ricerca collettivo sulle migrazioni che attraversano il Nord Africa; Albinos, del francese Alain Turpault, sull’ambigua condizione degli albini d’Africa, temuti perché considerati portatori di poteri sovranaturali, ma disprezzati per la loro diversità; Matola, che raccoglie i lavori di sei fotografi africani, è il racconto della quotidianità a Matola, sobborgo di Maputo collocato sull’asse che dal Mozambico porta al SudAfrica, una terra di passaggio e di confine… C’è uno special focus organizzato con una galleria di Cape Town, altra capitale africana dell’immagine, che comprende il già citato Ukungenisa e la retrospettiva Nollywood, del sudafricano Pieter Hugo, sull’industria nigeriana del cinema. &lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvPng5S5ATI/AAAAAAAAAYs/GTxHzSAYlKk/s1600-h/Jean+Depara.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 132px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvPng5S5ATI/AAAAAAAAAYs/GTxHzSAYlKk/s200/Jean+Depara.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5400914930469241138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;C’è una sezione Heritage, che raccoglie gli scatti di fotografi africani del passato: Oumar Ly, Jean Depara, James K. Bruce Vanderpuije.&lt;br /&gt;C’è infine la serie Luxury, dell’inglese Martin Parr, che racconta per immagini l’ostentazione del lusso. Una presenza apparentemente fuori luogo, quella di Parr  e che non ha mancato di sollevare polmiche, ma che in realtà rimanda a una frontiera ormai anche africana: la contrapposizione tra ricchezza estrema e povertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanta carne al fuoco, insomma. E se alcune opere (mi riferisco ai lavori sui sapeur e sugli albini) possono avere il sapore del già visto, o risultare troppo moderate (penso a Zanele Muholi, attivista per i diritti delle lesbiche in Sud Africa: le  sue foto di denuncia più forti sono state scartate a favore di Miss D’vine), la kermesse artistica rimane di livello elevato e rappresenta un’occasione pressocché unica per capire cosa si stia muovendo dentro il Continente. La fotografia africana sta vivendo, infatti, una stagione di grande vitalità. «Anche in assenza di un mercato dell’arte interno, gli artisti si organizzano in reti, cominciano a diffondersi le gallerie e centri, che sono collegati tra loro e il resto del mondo», osserva Krifa. La crisi economica che sta condizionando ovunque le produzioni artistiche, qui quasi non si sente, le fa eco Serani. Forse perché tutto è fatto già in partenza con pochissimi mezzi. E quello che per molti rappresenta il peccato originale dell’arte contemporanea africana (l’assenza di un mercato interno, appunto) si rivela, nella congiuntura attuale, un punto di forza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Maimouna attraverso le frontiere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E’ l’unica artista italiana presente a Bamako. Patrizia Guerresi Maimouna partecipa a Rencontres con dieci immagini che riproducono altrettante performance e appartengono alla serie La stanza del Gigante. Maimouna costruisce i suoi soggetti mettendosi anche personalmente in gioco (la troviamo in diverse foto), o con l’aiuto delle figlie, una bianca e l’altra mulatta. Dà vita a figure ieratiche, che si dilatano, si allungano, si trasformano in capanne. Figure che esprimono l’energia e la potenza comunicatrice del corpo mistico. «Spesso i miei personaggi sono vestiti come i Baye Fall (una costola della confraternita sufi dei mourid, di cui faccio parte anche io),  cioè con una stoffa, chiamata  jaxass, che è fatta di tanti ritagli di tessuti diversi e che dimostra come dalla varietà nasce l’armonia. Entrando nel sufismo sono arrivata al cuore dell’Africa e questo mi ha permesso di posare sul continente uno sguardo diverso da quello occidentale. Attraverso l’arte provo a esprimere la doppia appartenenza. Non mi interessa tanto descriverla quanto evocarla, per arrivare prima al cuore della gente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Pubblicato su &lt;a href="http://www.nigrizia.it"&gt;Nigrizia&lt;/a&gt; di Novembre&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5953310010293803822?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5953310010293803822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5953310010293803822' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5953310010293803822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5953310010293803822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/11/frontiere-di-bamako.html' title='Frontiere di Bamako*'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SvPnNMtN61I/AAAAAAAAAYk/FogSyolEtOI/s72-c/Muholi+Zanele+copy+copy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4842309027484971585</id><published>2009-09-11T08:11:00.006+02:00</published><updated>2009-09-11T08:36:56.830+02:00</updated><title type='text'>Senegal. Dakar città di cartoon</title><content type='html'>Un'ulteriore conferma del fatto che l'Africa non è solo miseria, malattia, guerra. Ho pubblicato questo articolo su &lt;a href="http://www.nigrizia.it"&gt;Nigrizia&lt;/a&gt; un paio d'anni e me ne sono "ricordata" dopo essermi imbattuta in un &lt;a href="http://dailymotion.virgilio.it/user/Nzwamba/video/x8jk5o_studio-danimation-pictoon-de-dakar_creation"&gt;video&lt;/a&gt; segnalato su Facebook da un mio contatto (Cristina Sebastiani) decisamente attivo nell'occuparsi di cose africane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le indicazioni, venendo dal  Plateau, cioé da Dakar centro, sono: prendere la strada per l’aeroporto, superare la boulangerie Brioche Dorée e, all’altezza del murale con l’elefante, girare a destra. Non ci sono insegne nè numeri civici, ma qualcuno ci farà segnale. Così, puntualmente, avviene.&lt;br /&gt;La mia meta è una palazzina bianca, che accoglie qualcosa di inusuale per la cintura metropolitana di una capitale africana: una casa di produzione di cartoni animati. Piccola, giovane ma qualificata e competitiva, Pictoon, esiste da otto anni, e ha dato i natali a eroi ormai popolari non solo nell’Africa francofona ma, anche, in Canada, Belgio e Francia: il griot Kabongo, che gira il mondo in compagnia della scimmietta Golo, e i Leoni Invincibili, le cui avvincenti avventure, ambientate nei campi da football, si intrecciano con le tematiche della vita quotidiana e riflessioni morali. Pictoon propone l’immagine di un’altra Africa: ironica, allegra e piena di saggezza e di risorse, in contrasto con le visioni cupe e appiattite sulle statistiche che la maggior parte dei media occidentali continua a diffondere. Pictoon, soprattutto, dimostra che è possibile, in Africa, realizzare produzioni di alto livello, in sintonia con la cultura e le tradizioni locali, creando reddito e opportunità di formazione e lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SqnsizGNktI/AAAAAAAAAYc/Tv1CA2Rbk10/s1600-h/images-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 104px; height: 78px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SqnsizGNktI/AAAAAAAAAYc/Tv1CA2Rbk10/s200/images-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5380091312446739154" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Kabongo e i Leoni nascono dall’incontro tra la matita del francocamerunese Pierre Sauvalle e l’abilità manageriale della senegalese Aida Ndiaye. Sauvalle ha 38 anni, dreadlocks che scendono quasi fino alla vita, e si è diplomato alla prestigiosa scuola di animazione Les Gobelines di Parigi. Ha lavorato negli Usa e in Europa. Ndiaye, invece, è una donna d’affari, pragmatica e concreta, che porta molto bene i suoi 50 anni e, prima di lanciarsi nel mondo dei cartoon, ha fatto l’agente della Xerox.&lt;br /&gt;La chiacchierata con Sauvalle si svolge quasi integralmente nel suo ufficio, una piccola stanza disordinatamente creativa. Sulla scrivania, molti fogli con schizzi e appunti, un modernissimo mac e una riproduzione in gesso di Kabongo. Alle sue spalle, sul muro, ancora schizzi e prove per le tavole dei futuri cartoon. &lt;br /&gt;«Da quando ero ragazzo avevo in testa l’idea di creare cartoni animati con soggetti africani», racconta. «Mi sembrava un modo originale ed efficace per parlare dell’Africa fuori dai luoghi comuni e dare un piccolo contributo per diffondere in un circuito più ampio la sua immensa tradizione orale. Inizialmente avevo pensato di fare base in Sudafrica. Ma mi sono reso conto presto che quello non era il posto giusto. Il costo della vita, per quanto inferiore a quello europeo, era comunque troppo alto per permettermi di realizzare un prodotto di qualità ma competitivo dal punto di vista economico. E il Paese era ancora troppo lacerato e sofferente per consentirmi di lavorare in serenità. Quello del cartoonist è un mestiere creativo. Per farlo servono stimoli e ispirazione. Per trovare queste cose io devo andare in giro, osservare, parlare con la gente, riscoprire le storie dell’infanzia. A Johannesburg tutto questo non era facile». &lt;br /&gt;Il Senegal andava molto meglio, almeno per tre ragioni: la sua sensibilità e vivacità culturale, la relativa vicinanza all’Europa, il basso costo della vita. «Basta confrontare il prezzo dei biglietti aerei per rendersi conto del vantaggio di stare qui», dice. «Può sembrare un particolare di secondo piano, invece è fondamentale: i cartoni non vanno solo realizzati ma anche fatti conoscere e, per farlo, bisogna viaggiare molto». Il cinema d’animazione ha costi elevati. Lo sanno bene le aziende del settore europee che, non a caso, si fermano alla fase di pre-produzione e poi mandano a realizzare e sviluppare il prodotto in Asia o nell’Europa dell’Est. «Noi invece facciamo tutto a Dakar. Ed è questo che ci rende competitivi. Per intenderci: ogni tavola dei Lions costa qui meno di 1000 cfa. A Parigi o a Londra costerebbe sei volte tanto. Questo, unito all’alta qualità, ci permette di essere competitivi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SqnsYA3cIaI/AAAAAAAAAYU/Pzfq8_AicnY/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 96px; height: 84px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SqnsYA3cIaI/AAAAAAAAAYU/Pzfq8_AicnY/s200/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5380091127164314018" /&gt;&lt;/a&gt; Lo stile dei cartoon made in Pictoon appare estremamente moderno. In realtà, come sottolinea Sauvalle, i personaggi sono spesso ispirati alle maschere e alle figure che ricorrono nell’arte africana.«Siamo partiti dall’arte tradizionale per raccontare storie di ieri ancora significative nel mondo di oggi. Le abbiamo attualizzate dando loro una nuova forma, ma i contenuti sono antichi. I bambini africani, come tutti i bambini del mondo, hanno bisogno di eroi positivi che accendano la loro fantasia. Ed è importante che tali eroi siano coerenti con il loro orizzonte culturale e non acquisizioni posticce. Per quanto riguarda il tratto, il disegno, abbiamo scelto di restare distanti tanto dalla rotondità e dalla fluidità disneyana quanto dalla rigidità e dal semplicismo dei cartoni giapponesi. Entrambi non si addicono all’Africa e per noi è importante essere riconoscibili».  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei primi problemi che Sauvalle e Ndiaye si sono trovati ad affrontare è stato la mancanza di cartoonist e di altre figure professionali da coinvolgere nel progetto. Per fare cartoni animati, infatti, occorrono molti talenti e molte competenze. «Abbiamo pensato che il modo più pratico e utile per reperirli fosse organizzare corsi ad hoc. Così, nei primi anni, Pictoon ha lavorato soprattutto sulla formazione, offrendo agli stagisti un rimborso spese che permettesse loro di concentrarsi nello studio. Non si tratta comunque di un percorso facile. Un cartoonist completo deve essere in grado di riprodurre il corpo umano in tutte le sue forme, e per riuscirci occorre una solida preparazione nel disegno accademico. Inoltre deve apprendere le tecniche di animazione. E il lavoro che lo aspetta richiede pazienza e attenzione. Per dare un’idea: per realizzare un cartone di una ventina di minuti, è necessario preparare almeno 80mila disegni. Appena un quarto di essi sarà effettivamente utilizzato». I corsi durano due anni e continuano anche ora. Alcuni allievi sono andati per la loro strada. Ma molti lavorano ancora a Pictoon. Le persone formalmente assunte, oggi, sono venti, almeno un altro centinaio collabora regolarmente con l’azienda. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Noi adesso puntiamo ad ampliare la rete commerciale», dice Sauvalle. «Vogliamo raggiungere il mercato anglofono e anche quello italiano. Il mercato estero è fondamentale per recuperare gli investimenti e continuare a crescere». E’ vero, infatti, che per quanto si riesca a limitare i costi, la spese sono comunque elevate. «Per esempio, più o meno ogni anno dobbiamo cambiare il sistema informatico». Per rientrare nelle spese Pictoon fa anche pubblicità e si occupa di altre produzioni. Non però produzioni qualunque. «Privilegiamo i lavori che hanno una componente etica. Se il nostro obiettivo fosse solo il profitto non saremmo certamente qui».&lt;br /&gt;Lo scoglio più grosso in realtà non è economico e neanche strutturale. Sauvalle lo ribadisce mentre lasciamo il suo ufficio per andare a visitare il resto dell’edificio. «Talvolta va via la luce e siamo costretti a interrompere il lavoro. Ma questi sono dettagli. La vera, grande aspirazione di Pictoon è riuscire a battere il pregiudizio contro l’Africa, dimostrare che anche qui si può fare cultura. A noi le cose stanno andando bene. Abbiamo ottenuto molti riconoscimenti e avere contribuito a creare occupazione è una grande soddisfazione. Ma continuiamo a essere guardati come un’anomalia positiva, non come un’incoraggiante possibilità».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4842309027484971585?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4842309027484971585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4842309027484971585' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4842309027484971585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4842309027484971585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/09/senegal-dakar-citta-di-cartoon.html' title='Senegal. Dakar città di cartoon'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SqnsizGNktI/AAAAAAAAAYc/Tv1CA2Rbk10/s72-c/images-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4209311396351363479</id><published>2009-09-06T10:09:00.007+02:00</published><updated>2009-09-06T16:40:44.464+02:00</updated><title type='text'>Bangladesh. Notizie dal ciclone</title><content type='html'>Avevo parlato, su questo blog, del ciclone &lt;a href="http://www.stefaniaragusa.com/2009/05/bangladesh-un-altro-ciclone-centinaia.html"&gt;Aila&lt;/a&gt; che, quasi in incognito (vuol dire: senza particolare attenzione da parte dell'opinione pubblica internazionale), ha pesantemente colpito alcune provincie del Bangladesh lo scorso maggio. Ecco da allora a oggi cosa è cambiato: quasi nulla. A &lt;a href="http://www.thedailystar.net/newDesign/news-details.php?nid=104566"&gt;Shyamnagar&lt;/a&gt;, nella provincia di Shatkira, oltre 35mila persone continuano a non avere un tetto, cibo e acqua potabile. Gli aiuti sono stati scarsi e si sono dispersi in mille rivoli. A Chalna, dove attraverso &lt;a href="http://www.stefaniaragusa.com/2008/06/banglade-alessandro-il-missionario-free.html"&gt;Alessandro Mossin&lt;/a&gt;i opera l'associazione Filo di juta, una lenta opera di ricostruzione è stata avviata. Per esempio, si sta lavorando per rimettere in piedi una &lt;a href="http://www.filodijuta.it/dettaglio-news.aspx?id=6605"&gt;scuola&lt;/a&gt;. Qualche passo avanti anche tra le famiglie &lt;a href="http://www.stefaniaragusa.com/2008/06/bangladesh-tra-i-neri-del-bengala.html"&gt;munda&lt;/a&gt; di cui si occupa il missionario saveriano Luigi Paggi. Ma la vera ricostruzione, ammesso che ci sia la volontà di farla, non potrà cominciare prima di novembre. &lt;br /&gt;Me lo ha spiegato proprio Luigi Paggi, in una e-mail: «Egregia giornalista, nel dopo-ciclone continuano a non esserci cambiamenti di rilievo. Gli argini dei fiumi durante la stagione delle piogge non si possono riparare e così le maree vanno e vengono e i villaggi sono sempre sott'acqua e gli alluvionati sono sempre accampati sui pezzi di argini che ancora resistono. Nella speranza che questa resistenza possa portarli alla fine di Settembre:le maree più intense capitano infatti in questo mese. La vera ricostruzione sara' possibile solo alla fine della stagione delle pioggie, a novembre per intendersi. S&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;e capiti da queste parti in Ottobre farai ancora in tempo a vedere i disastri che questo ciclone ha provocato...e di cui in Italia non si è detto niente di niente&lt;/span&gt;. E poi siamo nell'era del villaggio globale e dell'informazione in tempo reale!». Già...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4209311396351363479?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4209311396351363479/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4209311396351363479' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4209311396351363479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4209311396351363479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/09/bangladesh-notizie-dal-ciclone.html' title='Bangladesh. Notizie dal ciclone'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-9045091384075832442</id><published>2009-08-30T23:24:00.011+02:00</published><updated>2009-08-31T08:49:13.246+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libertà di stampa'/><title type='text'>Colombia. La guerra di Hollman e i desaparecidos di cui nessuno parla</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SprvpvJMf8I/AAAAAAAAAYI/Z-LvGNqNTfM/s1600-h/2308727774_386b7c0440.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 133px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SprvpvJMf8I/AAAAAAAAAYI/Z-LvGNqNTfM/s200/2308727774_386b7c0440.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5375872605528817602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Violazione dei diritti umani, abusi di potere e minacce alla libertà di stampa. L'Italia è sicuramente messa male. Ma ci sono altri Paesi messi ancora peggio. Uno di questi è la Colombia (che personalmente mi è rimasta nel cuore e dove mi piacerebbe ritornare un giorno). Quella che segue è un'intervista che ho fatto mesi fa a Hollman Morris, un giornalista colombiano che sta pagando a caro prezzo la sua "mania" di fare seriamente il proprio mestiere. L'intervista è stata pubblicata dal mensile &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Popoli&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La Colombia è insanguinata da un conflitto armato che ha causato milioni di vittime, desaparecidos e deportati e i cui attori sono guerriglieri, narcotrafficanti,  paramilitari e anche figure istituzionali. Ma il governo addossa tutta la responsabilità alle Farc. E chi non condivide questa lettura diventa un loro amico e un nemico dello Stato». A parlare così è Hollman Morris, il giornalista colombiano probabilmente più conosciuto nel mondo. Da oltre 15 anni Morris racconta il conflitto del suo Paese, con particolare attenzione a ciò che accade nelle zone rurali, vero teatro di questa guerra. Da 6 anni Morris dirige &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Contravía&lt;/span&gt;, un programma di inchiesta (visibile anche &lt;a href="http://www.contravia.tv"&gt;on line&lt;/a&gt;,) che ha contribuito a disinsabbiare molte vicende oscure e, soprattutto, ha dato voce agli indigeni, ai campesinos, ai neri, cioè alle principali vittime del conflitto. Tutto ciò gli è valso molti riconoscimenti (tra cui il premio Hellman/Hammett di Human Rights Watch, il Canadian journalist award for free expression, l’italiano Premio Ciriello) ma anche minacce di morte, per lui e per la sua famiglia. Dal 2000 vive sotto scorta per disposizione della CIDH (Comisión Interamericana de Derechos Humanos). La sua vita e il suo impegno sono stati raccontati in Unwanted Witness. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sin Tregua&lt;/span&gt;, film documentario del regista Juan José Lozano, proiettato in vari festival (Locarno, Lipsia,Toronto), e insignito del Premio Suissimage.&lt;br /&gt;Lo scorso due febbraio Morris si trovava nella regione di Caquetá: aveva intervistato un capo guerrigliero e seguito il rilascio di quattro ostaggi delle Farc. Stava coprendo la notizia per Radio France International e lavorando alla realizzazione di un documentario per History Channel. Sulla via del ritorno lui e il suo cameramen sono stati fermati dall’esercito. I militari li hanno trattenuti per ore senza spiegazioni e hanno sequestrato gli appunti e le registrazioni. Il senso dell’operazione è stato chiarito il giorno dopo, dal presidente colombiano. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;«Una cosa sono i giornalisti», ha detto Álvaro Uribe Vélez. «Un’altra i giornalisti amici dei terroristi. Il signor Morris era lì per fare una festa terrorista».&lt;/span&gt; E, di conseguenza, è stato fermato. Accuse pesantissime ma prive di riscontri, come è stato sottolineato anche da Frank La Rua, relatore ONU per la Libertà di Opinione ed Espressione, e Catalina Botero, relatrice speciale per la libertà di espressione della CIDH. Negli stessi giorni, per inciso, un altro giornalista che si era occupato di quegli eventi, è finito nel mirino del governo. Jorge Enrique Botero aveva riferito in un’intervista radiofonica che, durante le operazioni di rilascio, la zona era stata sorvolata da aerei militari che non avrebbero dovuto esserci. Juan Manuel Santos, ministro della Difesa, lo ha accusato «di essersi prestato al gioco pubblicitario del terrorismo». &lt;br /&gt;In seguito a queste vicende Morris ha deciso di lasciare il Paese e di riparare all’estero. Noi lo abbiamo raggiunto pochi giorni dopo, nel suo rifugio.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché è andato via? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Per proteggere la mia famiglia. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Se altrove parole come quelle di Uribe possono essere considerate semplicemente pesanti, discutibili o al limite del penale, in Colombia equivalgono a una condanna a morte&lt;/span&gt;. Qui è in corso &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;una guerra drammatica e sporca. Il governo tenta di nasconderla sotto il simulacro della lotta al terrorismo e vorrebbe far passare l’idea che la violenza dipenda solo dalle Farc.&lt;/span&gt; Chi non accetta questa lettura viene demonizzato e spesso ucciso. A marzo 2008, per esempio, è stata organizzata una manifestazione contro le violenze di Stato perpetrate attraverso l’esercito e i gruppi paramilitari. Il governo l’ha liquidata come un’iniziativa delle Farc e ha diffidato la gente dal partecipare. Nonostante tutto, in piazza c’erano 300 mila persone. Ma una settimana dopo, sei degli organizzatori sono stati uccisi. E’ questo il clima colombiano».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E le Farc? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Hanno la stessa logica manichea: chi non è con loro è contro di loro. Fare informazione, in queste condizioni, è arduo e pericoloso Non a caso, nelle varie classifiche relative a libertà di stampa e sicurezza per i giornalisti, la Colombia è sempre in fondo». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ma il numero dei giornalisti uccisi non è diminuito negli ultimi anni? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Sì. È aumentato però quello di quanti hanno dovuto scegliere l’esilio volontario. A me era toccato farlo già nel 2005: ero stato accusato di essere il portavoce delle Farc e i paramilitari avevano diffuso un video truccato in cui mi si ritraeva in compagnia di presunti terroristi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Esiste un’informazione indipendente in Colombia? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Il settimanale &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La semana&lt;/span&gt; e il quotidiano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;El Spectador&lt;/span&gt; fanno inchieste serie e obiettive, denunciano il narcotraffico e le violazioni dei diritti umani. Queste testate devono misurarsi però con grandi difficoltà, tutt’altro che casuali, a livello di distribuzione e raccolta pubblicitaria. C’è poi un fenomeno interessante e relativamente nuovo, che in realtà riguarda tutto il Latinoamerica, ed è la fioritura dell’informazione indigena: siti on line, gestiti dal basso e con la partecipazione attiva degli &lt;a href="http://www.etniasdecolombia.org"&gt;indios&lt;/a&gt; che diffondono notizie su e per queste comunità, che sono state sempre marginalizzate. Ma la maggior parte dei media è controllata dai poteri forti. Il quotidiano El tiempo, per esempio, fonte ricorrente di informazione per la stampa estera, appartiene alla famiglia Santos, di cui fanno parte il ministro della Difesa e il  vicepresidente della Repubblica. Anche le due tv private principali sono controllate da comitati d’affari interconnessi col governo. Mentre i canali pubblici sono un trionfo di telenovelas e realities». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ma il suo programma, Contravía, è trasmesso su un canale pubblico &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Vero, ma alle 11 di sera, quando cioè la maggior parte della gente dorme. Ed in più di un’occasione abbiamo dovuto interrompere la programmazione per mancanza di fondi». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I colombiani riescono comunque a sapere cosa accade nel loro Paese? Internet dovrebbe rendere più facile reperire informazioni alternative, accedere per esempio alla stampa estera... &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Il “colombiano di città” in genere non legge la stampa straniera e ha un atteggiamento passivo rispetto all’informazione. Preferisce prendere per buona la versione&lt;span style="font-weight:bold;"&gt; ufficiale del governo e non vedere e non sapere quel che accade nelle zone rurali. È come se la Colombia riunisse due popolazioni distinte: quella urbana, che tutto sommato si trova al riparo dal conflitto, e quella rurale che ne è quotidianamente travolta.&lt;/span&gt; La prima tende a ignorare la seconda e a credere che i problemi del Paese siano di ordine pubblico».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;In che modo i giornali stranieri trattano la Colombia? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Se ne sono occupati molto in occasione del rilascio di Ingrid Betancourt, ma fermandosi quasi sempre agli aspetti più superficiali e mediatici.  Poi l’attenzione è scemata. Continuano a esserci decine di ostaggi nelle mani delle Farc, accadono cose gravissime, ma non se ne parla. Per esempio, alla fine dell’anno scorso è stato  scoperto che i militari avevano ucciso più di mille civili spacciandoli per terroristi, per avere premi e medaglie. Uno scandalo incredibile. Non mi risulta che all’estero la notizia sia arrivata. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando si dice desaparecidos l’opinione pubblica internazionale pensa subito al Chile o all’Argentina. Ma il numero degli scomparsi in Colombia è superiore&lt;/span&gt; a quello di questi due stati». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Potrà uscire il suo Paese da questo buco nero? E in che modo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«La storia insegna che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;conflitti come quello colombiano, di guerriglia, possono essere risolti solo negoziando e rimuovendo le cause strutturali che ne sono alla base. La logica del muro contro muro, che è quella che ha sposato il governo in carica, non porta da nessuna parte.&lt;/span&gt; Ma per arrivare a una soluzione è anche fondamentale che l’informazione torni a essere libera in questo Paese. La popolazione deve recuperare la memoria o acquistare ex novo la conoscenza di quel che è accaduto e sta accadendo. Non ci può essere pace senza verità e senza giustizia».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-9045091384075832442?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/9045091384075832442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=9045091384075832442' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9045091384075832442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9045091384075832442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/08/colombia-la-guerra-di-hollman.html' title='Colombia. La guerra di Hollman e i desaparecidos di cui nessuno parla'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SprvpvJMf8I/AAAAAAAAAYI/Z-LvGNqNTfM/s72-c/2308727774_386b7c0440.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-126654426659513201</id><published>2009-08-28T11:08:00.002+02:00</published><updated>2009-08-28T11:11:36.663+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Ai piccoli rom saranno prese le impronte. Adesso sì che viviamo in un Paese civile e sicuro!</title><content type='html'>La notizia è di ieri, ed è abbastanza disgustosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL CONSIGLIO DI STATO APPROVA LA POLITICA DELLE IMPRONTE DIGITALI AI BAMBINI ROM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’organo di governo aveva già ritenuto ammissibile l’identificazione con un badge dei minori che vivono nei campi, come la Stella di David connotava gli Ebrei nei ghetti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma, 27 agosto 2009 - Il Consiglio di Stato, contrapponendosi alla sentenza emessa lo scorso 1 luglio dal TAR del Lazio, ha ammesso in data odierna l'identificazione dei minori - oltre che degli adulti - che vivono nei campi Rom autorizzati, anche attraverso rilievo delle impronte digitali e fotosegnalazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Tribunale amministrativo del Lazio aveva parzialmente accolto (sentenza n. 06352/2009) il ricorso presentato dall'European Roma Rights Center contro il D.P.C.M. del 21.05.2008 e le relative ordinanze in materia di dichiarazione dello stato di emergenza riguardo agli insediamenti di comunità nomadi in diverse regioni italiane, nonché in relazione ai regolamenti adottati dai Prefetti di Roma e Milano per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nella Regione Lazio e nel territorio del Comune di Milano.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il Consiglio di Stato è organo di governo, il cui presidente è nominato dal Primo ministro e questa sua decisione era scontata,&lt;/span&gt; almeno secondo gli attivisti del Gruppo EveryOne. Essa tuttavia servirà alle Istituzioni intolleranti per attuare l'aspetto più odioso delle già disumane politiche discriminatorie, - un aspetto a lungo perseguito - nonostante la stigmatizzazione del Consiglio d'Europa, dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e di tutte le principali organizzazioni umanitarie.&lt;br /&gt;“Dopo la legge n° 94, che bolla profughi e disperati come se fossero criminali, trasformando il diritto in uno strumento di persecuzione etnica e razziale -  commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne - dopo la strage di Lampedusa, i giochi e i manifesti diffusi dalla Lega Nord, che invitano ad affondare o torturare i clandestini, ecco che torna il progetto delle schedature etniche con rilievo delle impronte digitali per i bambini Rom. Ancora una volta le autorità definiscono questa misura discriminatoria e aberrante, tanto più se si tenta di spacciarla per una forma di tutela dei minori, mentre si tratta in realtà di un abuso che viola un principio fondamentale della nostra Costituzione, sancito anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e nella Convenzione dei Diritti dell'Infanzia”.&lt;br /&gt;Mentre il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato annuncia che le schedature nei campi nomadi riprenderanno, il Gruppo EveryOne, l'associazione European Roma Rights Centre, l'Osi e una rete di organizzazioni antirazziste preparano nuove azioni legali contro il provvedimento.&lt;br /&gt;“E' importante che questo genere di disposizioni discriminatorie, umilianti e antidemocratiche sia messo al bando una volta per tutte”, conclude EveryOne .&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ricordiamo che il 5 agosto scorso lo stesso Consiglio di Stato aveva ritenuta ammissibile l'identificazione dei Rom che vivono nei campi con un badge specifico da appuntarsi sul petto, equivalente alla Stella di Davide che connotava gli ebrei nei ghetti e nei campi di concentramento nazisti&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-126654426659513201?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/126654426659513201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=126654426659513201' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/126654426659513201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/126654426659513201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/08/ai-piccoli-rom-saranno-prese-le.html' title='Ai piccoli rom saranno prese le impronte. Adesso sì che viviamo in un Paese civile e sicuro!'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-1181125882062516011</id><published>2009-07-08T07:59:00.008+02:00</published><updated>2009-07-08T09:06:11.084+02:00</updated><title type='text'>Sanatoria, io sono contraria</title><content type='html'>Giovanardi e soci propongono una sanatoria per le badanti e le colf (500mila pare) clandestine che lavorano a pieno ritmo nel nostro solare e accogliente Paese. Giovanardi e soci motivano la richiesta dicendo che queste signore (parlo al femminile perché si tratta soprattutto di donne) svolgono un lavoro molto utile dal punto di vista sociale. E questo è verissimo perché sono loro, in genere senza contributi e per due lire, a tamponare le voragini dei nostri inesistenti servizi sociali.&lt;br /&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;In base a questa logica, però, raccoglitori di pomodori e meloni non andrebbero anche loro sanati?&lt;/span&gt; Questo esercito di schiavi non svolge forse un lavoro socialmente utile dal momento che permette alle famigliole italiane di farsi macedonia, insalata e salsa di pomodoro in inverno? &lt;br /&gt;Ma Giovanardi e soci di questi, ovviamente, se ne fregano. Perché, al contrario delle badanti e delle colf, non sono immediatamente visibili e la loro irregolarità non crea problemi a un numero considerevole di elettori ma, al limite, riguarda solo qualche imprenditore-agricoltore, invischiato magari con la criminalità organizzata, che sa di potere contare su una relativa impunità e trova più conveniente fare lavorare un clandestino per due lire piuttosto che metterlo in regola. &lt;br /&gt;Io, p&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;er una volta, anche se per motivi diametralmente opposti, sono d'accordo con la Lega.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La sanatoria non si deve fare.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gli italiani devono cominciare a sperimentare subito, e sulla propria pelle, l'assurdità, la crudeltà, l'inutilità di questo vomitevole pacchetto sicurezza.&lt;/span&gt; Chi ha accolto distrattamente il provvedimento ed è rimasto impassibile, per esempio, di fronte al divieto, per quanti non hanno documenti, di riconoscere un figlio o dichiarare la morte di un parente, probabilmente si sveglierà di fronte al rischio  concreto di non trovare più qualcuno per accudire i genitori anziani o i bambini. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il pacchetto sicurezza deve essere eliminato in toto, non aggirato o emendato in quelle parti che potrebbero disturbare gli elettori di Giovanardi.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;A proposito, questo signore, assieme a tutti i suoi amici così preoccupati per le sorti delle badanti, dove erano quando è stato votato il pacchetto sicurezza?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-1181125882062516011?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/1181125882062516011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=1181125882062516011' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1181125882062516011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1181125882062516011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/07/badanti-raccoglitori-di-pomodori-e.html' title='Sanatoria, io sono contraria'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4171898694350082825</id><published>2009-07-07T14:33:00.008+02:00</published><updated>2009-07-07T14:50:08.638+02:00</updated><title type='text'>Zanottelli su decreto sicurezza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SlNBEJncWUI/AAAAAAAAAYA/k0XGDAZxFsQ/s1600-h/6534_1155591019779_1527825939_391240_1008937_n-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SlNBEJncWUI/AAAAAAAAAYA/k0XGDAZxFsQ/s200/6534_1155591019779_1527825939_391240_1008937_n-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355695921430288706" /&gt;&lt;/a&gt; Ho ricevuto questa nota da &lt;a href="http://www.padreclaudiocrimi.it"&gt;Claudio Crimi&lt;/a&gt;, missionario comboniano e coordinatore dell'&lt;a href="http://www.acsep.it"&gt;ACSE&lt;/a&gt;, Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi. Contiene le riflessioni di Alex Zanottelli dopo l'approvazione del pacchetto sicurezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora infliggiamo agli immigrati, peggiorandolo, lo stesso trattamento, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo.&lt;br /&gt;Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e di una xenofobia crescenti di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Papa Giovanni XXIII° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (gli immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina chi partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini.&lt;/span&gt; Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione.&lt;br /&gt;«Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la Costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.&lt;br /&gt;E non solo mi vergogno di essere italiano, ma &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Penso che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile&lt;/span&gt;. È l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva, negli Stati Uniti, una legge analoga che definiva il clandestino come criminale. Nell'omelia del Mercoledì delle Ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles disse che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettantoDavanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento.&lt;br /&gt;Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Parola che Dio rivolse a Israele: "Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto&lt;/span&gt;" (Esodo 22,20)»&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4171898694350082825?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4171898694350082825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4171898694350082825' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4171898694350082825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4171898694350082825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/07/zanottelli-su-decreto-sicurezza.html' title='Zanottelli su decreto sicurezza'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SlNBEJncWUI/AAAAAAAAAYA/k0XGDAZxFsQ/s72-c/6534_1155591019779_1527825939_391240_1008937_n-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-3333614558475671865</id><published>2009-07-03T00:11:00.003+02:00</published><updated>2009-07-03T00:15:38.372+02:00</updated><title type='text'>Lettera al Presidente Napolitano, a proposito di decreto sicurezza e coppie miste</title><content type='html'>Seguendo l'esempio di un amico, ho appena inviato questa lettera al Presidente della Republica. Se lo ritenete opportuno, fatelo anche voi cliccando &lt;a href="https://servizi.quirinale.it/webmail"&gt;qui&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gent.mo Presidente On. Napolitano,&lt;br /&gt;in qualità di membro di una “coppia mista” non posso non segnalarLe che il cosiddetto D.L. “sicurezza”, oggi approvato in via definitiva al Senato della Repubblica, presenta aspetti di palese incostituzionalità in alcuni punti indicati in appresso:&lt;br /&gt;1) il periodo che deve trascorrere un cittadino straniero coniugato con cittadino italiano per acquisire la cittadinanza italiana è stato portato da sei mesi a due anni (se l’art. 29 della costituzione sancisce l’eguaglianza giuridica dei coniugi, non ci si può non chiedere dove essa vada a finire per un così lungo periodo se un coniuge è italiano e l’altro non lo è);&lt;br /&gt;2) il pagamento di un “diritto” di 200,00 euro per la procedura di cittadinanza discriminerebbe penalizzandole le famiglie miste da tutte le altre;&lt;br /&gt;3) una modifica del codice civile aggiunge la specifica necessità di un Permesso di Soggiorno affinché uno straniero possa contrarre matrimonio (con ulteriori ovvie situazioni incerte sullo straniero entrato per turismo ed esente da titoli di soggiorno);&lt;br /&gt;4) viene aggiunta la necessità per lo straniero di produrre un Permesso di Soggiorno anche per dichiarare la nascita di un figlio o la morte di un congiunto, fatti che sono tutti connaturati con l’essere uomini anche al di là del dettato costituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale cittadino italiano, non posso non invitarLa, quindi e per questa situazione, a non firmare il Decreto Legge in questione, affinché un rinvio alle Camere del testo possa produrre quei necessari ripensamenti dei parlamentari atti ad ovviare alle sopra citate violazioni dei principi della nostra Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con osservanza,&lt;br /&gt;firma&lt;br /&gt;Stefania Ragusa&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-3333614558475671865?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/3333614558475671865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=3333614558475671865' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3333614558475671865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3333614558475671865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/07/lettera-al-presidente-napolitano.html' title='Lettera al Presidente Napolitano, a proposito di decreto sicurezza e coppie miste'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-8496820236787895019</id><published>2009-06-05T15:28:00.002+02:00</published><updated>2009-06-05T15:31:05.261+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Vi ricorda qualcuno?</title><content type='html'>Dura meno di un minuto e mezzo: per favore cliccate &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=bPiNNIx-cHs"&gt;qui!&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-8496820236787895019?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/8496820236787895019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=8496820236787895019' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8496820236787895019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8496820236787895019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/06/vi-ricorda-qualcuno.html' title='Vi ricorda qualcuno?'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-9051664466668553500</id><published>2009-06-02T19:11:00.009+02:00</published><updated>2009-06-02T20:19:29.433+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='razzismo'/><title type='text'>Intellettuale senegalese accoltellato a Milano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SiVg6BBM0pI/AAAAAAAAAX4/hUbjdDHn9w0/s1600-h/mohamed-ba-racconta.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 133px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SiVg6BBM0pI/AAAAAAAAAX4/hUbjdDHn9w0/s200/mohamed-ba-racconta.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342783082767110802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Pochi minuti fa ho saputo una cosa che mi ha toccata e allarmata profondamente. Mohamed Ba, un intellettuale senegalese, attore e scrittore, è stato accoltellato per strada, a Milano, da uno sconosciuto. E' stato operato e fortunatamente dichiarato fuori pericolo. Ho fatto una ricerca su internet senza riuscire a sapere molto di più sulle circostanze di questo accoltellamento. Per quel poco che conosco Mohamed Ba  - persona seria, onesta e socialmente impegnata - considero più che plausibile ciò che i suoi amici hanno dichiarato  e, cioè, che l'aggressione avrebbe una matrice razzista.  Ho chiamato al telefono un'amica senegalese, che conosce bene Mohamed (molto più di me) per darle la notizia. Mi ha detto che lei comincia ad aver paura di girare a Milano. E anche io comincio ad aver paura: per il mio compagno, per lei e per tutti gli africani e gli stranieri, per tutte le minoranze e i "diversi" che vivono in questa città e in questo Paese, sempre più volgare, ottuso, ingrato e razzista.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-9051664466668553500?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/9051664466668553500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=9051664466668553500' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9051664466668553500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9051664466668553500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/06/intellettuale-senegalese-accoltellato.html' title='Intellettuale senegalese accoltellato a Milano'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SiVg6BBM0pI/AAAAAAAAAX4/hUbjdDHn9w0/s72-c/mohamed-ba-racconta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-1682486198015747252</id><published>2009-06-01T07:10:00.001+02:00</published><updated>2009-06-02T19:32:20.917+02:00</updated><title type='text'>Bangladesh, notizie dal ciclone</title><content type='html'>Scrive &lt;a href="http://www.filodijuta.it"&gt;Alessandro&lt;/a&gt; : «E' cominciata la spola dal villaggio di Chalna verso le zone colpite dalla furia del ciclone Aila. &lt;br /&gt;Attraverso i canali fluviali abbiamo raggiunto le zone più in difficoltà.&lt;br /&gt;Solo ieri sono stati distribuiti 5000 litri d'acqua potabile e riso. In&lt;br /&gt;queste zone, tutte le risorse d'acqua potabile sono state inquinate&lt;br /&gt;dall'acqua salata del fiume e infettata dalle carcasse di animali morti.&lt;br /&gt;La situazione è tragica. In molte zone si sta lavorando per risistemare&lt;br /&gt;gli argini, ma in molte altre gli argini sono crollati per&lt;br /&gt;chilometri, rendendo impossibile un intervento di ricostruzione. Sono&lt;br /&gt;molti quelli che cercano di scappare verso&lt;br /&gt;villaggi risparmiati dal ciclone. Chi resta, è costretto a vivere in&lt;br /&gt;ripari di fortuna lungo le strade o sui tetti delle case più alte. La&lt;br /&gt;gente chiede solo acqua potabile. Le barche che portano gli aiuti&lt;br /&gt;vengono prese d'assalto dalla gente disperata».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-1682486198015747252?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/1682486198015747252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=1682486198015747252' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1682486198015747252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1682486198015747252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/06/bangladesh-notizie-dal-ciclone.html' title='Bangladesh, notizie dal ciclone'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-7161471280657598869</id><published>2009-05-29T08:15:00.007+02:00</published><updated>2009-05-29T08:58:42.190+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>Bangladesh, quanti morti ci vorranno per far partire gli aiuti umanitari?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sh9_7TDNuOI/AAAAAAAAAXw/V4tuaPcs03c/s1600-h/Ciclone+Aila+25+mag+2009+046+res.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sh9_7TDNuOI/AAAAAAAAAXw/V4tuaPcs03c/s200/Ciclone+Aila+25+mag+2009+046+res.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341128339787462882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sh9_0ML9rXI/AAAAAAAAAXo/1wQahIEhyxY/s1600-h/Ciclone+Aila+25+mag+2009+045+cesare.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sh9_0ML9rXI/AAAAAAAAAXo/1wQahIEhyxY/s200/Ciclone+Aila+25+mag+2009+045+cesare.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341128217686027634" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sh9_kIeTInI/AAAAAAAAAXg/sL6NJjDb_gg/s1600-h/Ciclone+Aila+25+mag+2009+020+res.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sh9_kIeTInI/AAAAAAAAAXg/sL6NJjDb_gg/s200/Ciclone+Aila+25+mag+2009+020+res.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341127941811282546" /&gt;&lt;/a&gt; Cresce il bilancio dei morti (ora dovrebbero essere 175) e iniziano le prime &lt;a href="http://www.thedailystar.net/newDesign/news-details.php?nid=90322"&gt;epidemie&lt;/a&gt; ma, come era prevedibile, il ciclone Aila  non fa breccia sui nostri giornali, troppo presi da Noemi e dintorni. E anche il nostro ufficio cooperazione presso l'ambasciata  in Bangladesh non sembra avere intenzione di attivarsi: le vittime  sarebbero ancora troppo poche. Eppure è bene ricordare che ci sono ancora 800mila euro di fondi raccolti dalla nostra cooperazione in occasione del ciclone Sidr del 2007 e che non sono stati mai assegnati...&lt;br /&gt;Le foto che vedete qui sono state scattate nella zona di Chalna, una delle più colpite.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-7161471280657598869?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/7161471280657598869/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=7161471280657598869' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7161471280657598869'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7161471280657598869'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/05/cresce-il-bilancio-dei-morti-ora.html' title='Bangladesh, quanti morti ci vorranno per far partire gli aiuti umanitari?'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sh9_7TDNuOI/AAAAAAAAAXw/V4tuaPcs03c/s72-c/Ciclone+Aila+25+mag+2009+046+res.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-3674086504706043849</id><published>2009-05-27T08:00:00.003+02:00</published><updated>2009-05-27T08:13:34.604+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>Bangladesh, un altro ciclone, centinaia di morti</title><content type='html'>Il Bangladesh è stato colpito da un nuovo, violentissimo ciclone, ribattezzato Aila. I giornali italiani non ne parlano. Le notizie che ho io arrivano da Alessandro Mossini del &lt;a href="http://www.filodijuta.it"&gt;Filo di Juta&lt;/a&gt;, un amico che da molti anni ormai vive in Bangladesh e che con i pochi mezzi a sua disposizione ha dato vita a Chalna (un piccolo centro molto defilato, che si trova su un'isoletta) a un progetto di formazione e istruzione per i bambini più poveri. Di seguito trovate la sua lettera, pubblicata anche sul sito dell'associazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;br /&gt;Cari amici,&lt;br /&gt;rieccomi qui a darvi brutte notizie. Il ciclone Aila, questa notte ci ha colpiti prepotentemente, facendo danni e morti. Sembra che le maledizioni per questo Paese non abbiano mai fine. Ieri, 25 maggio, Aila ci ha fatto visita gia al mattino prima dell’alba con le sue piogge e venti che superavano i 100 Km h. Poi l’intensità è via via aumentata, sradicando alberi, distruggendo case e capanne. La luce fin dal mattino presto ha lasciato posto ad un buio pauroso, la pioggia cadeva battente allagando strade e cortili. Le forti raffiche di vento hanno fatto aumentare in modo spaventoso il livello dei fiumi. Chalna, essendo su un isola, in pochi minuti si è trovata sommersa dall’acqua. Anche altri villaggi e cittadine vicine sono state sommerse dalle ondate di piena spinte con forza dal vento proveniente dal mare. In pochi minuti le strade sono state sommerse dall’ira impetuosa dell’acqua, che dopo qualche ora ha bucato gli argini e si è fatta largo all’interno, tra i villaggi e i bazar. La strada che univa Chalna alla capoluogo Khulna, è stata spazzata via. Le barche e i barconi ormeggiati sulle coste sono stati ritrovati sventrati nelle risaie. Strade, ponti, bazar, negozi, ormai sono solo un ricordo. &lt;br /&gt;Il ciclone Aila ha colpito la zona di Chalna con un’intensità maggiore rispetto al ciclone Sidr del novembre 2007. Lo stato di allerta è ancora al massimo, si stanno contando i morti e gli sfollati del nostro distretto. I danni sono ingenti. Sembra proprio che Chalna e le zone circostanti ormai siano destinate a sparire a causa dell’innalzamento dei livelli di mari e fiumi. Spero di riuscire a mandarvi foto del disastro al più presto per farvi comprendere con le immagini quello che le parole non riescono a farvi immaginare. &lt;br /&gt;Per ciò che riguarda le varie attività del progetto Filodijuta, anche questa volta abbiamo subito seri danni al passaggio del ciclone. &lt;br /&gt;La barca “Platinette”, che era ormeggiata al porto fluviale per le riparazioni e la ricolorazione, è stata investita e affondata da un battello che trasportava sacchi di cemento, che a causa della corrente violente dell’acqua ha perso il controllo di navigazione. Solo questa mattina siamo riusciti a recuperarla, ma è davvero molto danneggiata. &lt;br /&gt;La scuola di Pankhali è restata in parte senza tetto, volato via con le forti raffiche di vento. Anche la palizzata che delimita lo spazio della scuola è stata disarcionata dal terreno. Il vivaio di mogano ha subito un duro colpo. Quasi tutte le piante sono state piegate. Speriamo solo che non lo siano in modo irreparabile. La scuola di Guna è stata completamente allagata. &lt;br /&gt;I danni maggiori li ha subiti la scuola di Kolisha, che è stata investita dall’ondata dell’acqua del fiume dopo la rottura dell’argine. Questa mattina abbiamo trovato la scuola piena di fango, e tutta la terra intorno all’edificio scavata e portata via dalla furia dell’acqua. Il 29 maggio prossimo avremmo dovuto cominciare i lavori per costruire la nuova sezione dell’asilo. Ma a questo punto stiamo pensando seriamente di spostare tutto il complesso scolastico più all’interno rispetto all’attuale posizione, perché ormai questa zona non garantisce più i margini di sicurezza minimi. Adesso ancora di più, dopo il cedimento dell’argine. &lt;br /&gt;Vi allego qui sotto il &lt;a href="http://www.asca.it/news-CICLONE_AILA_SALITE_A_116_LE_VITTIME_FRA_BANGLADESH_E_INDIA-833620-ORA-.html"&gt;link&lt;/a&gt; dell'agenzia ASCA per chi volesse sapere qualcosa di più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi terrò aggiornati sull’andamento della situazione che sembra diventare sempre più drammatica di ora in ora. Attualmente il vento è cessato ma il cielo non accenna a spazzare via le nuvole che minacciano pioggia, che in questo momento sarebbero un danno sul danno, considerando i migliaia di sfollati e senza tetto.&lt;br /&gt;Grazie dell’attenzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandro&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-3674086504706043849?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/3674086504706043849/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=3674086504706043849' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3674086504706043849'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3674086504706043849'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/05/bangladesh-un-altro-ciclone-centinaia.html' title='Bangladesh, un altro ciclone, centinaia di morti'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2043433962959441812</id><published>2009-05-05T17:54:00.004+02:00</published><updated>2009-05-05T18:05:49.447+02:00</updated><title type='text'>Bangladesh inferno di delizie, presentazioni nel mese di maggio</title><content type='html'>Carissimi visitatori, per chi fosse interessato alle presentazioni di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bangladesh inferno di delizie&lt;/span&gt;, ecco il calendario di maggio:&lt;br /&gt;Domani, cioè il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;6&lt;/span&gt;, sarò a &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Firenze&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;libreria Edison&lt;/span&gt; (Piazza della Repubblica 27 R), ore &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;21.30&lt;/span&gt;;&lt;br /&gt;il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;14&lt;/span&gt; a &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Torino&lt;/span&gt;, alla &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;libreria Massena28&lt;/span&gt;, che si trova, appunto, al 28 di via Massena, alle &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;21&lt;/span&gt;;&lt;br /&gt;il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;19&lt;/span&gt; a &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Verona&lt;/span&gt;, alle &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;21&lt;/span&gt;, ma non so ancora dove;&lt;br /&gt;il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;22&lt;/span&gt; a &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Perugia&lt;/span&gt;, alle ore &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;17&lt;/span&gt;, all'Università, all'Università, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;sala Adunanze della facoltà di Lettere e Filosofia&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Poi basta, stop, vacanza!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2043433962959441812?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2043433962959441812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2043433962959441812' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2043433962959441812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2043433962959441812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/05/carissimi-visitatori-per-chi-fosse.html' title='Bangladesh inferno di delizie, presentazioni nel mese di maggio'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-3198397666001273657</id><published>2009-04-27T17:13:00.015+02:00</published><updated>2009-04-28T14:53:25.391+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='senegal'/><title type='text'>Senegal mon amour</title><content type='html'>Questo articolo, che ho scritto con grandissimo piacere, è stato pubblicato su Traveller di marzo. &lt;br /&gt;Le foto (bellissime a mio parere) sono di Brigitte Lacombe.&lt;br /&gt;Per leggere, cliccate sulle immagini. Ok, la risoluzione è bruttarella, ma se fossero state più pesanti non avrei potuto caricarle...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWdb7EASI/AAAAAAAAAXY/COk-xrIPi5A/s1600-h/Senegal-V+TOP+p94_95.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 138px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWdb7EASI/AAAAAAAAAXY/COk-xrIPi5A/s200/Senegal-V+TOP+p94_95.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329401535262884130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWYPS2iDI/AAAAAAAAAXQ/33fakErvSdw/s1600-h/Senegal-V+TOP+p96_97.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 138px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWYPS2iDI/AAAAAAAAAXQ/33fakErvSdw/s200/Senegal-V+TOP+p96_97.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329401445973657650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWRkgImpI/AAAAAAAAAXI/CNJQ_g2ZvMI/s1600-h/Senegal-V+TOP+p98_99.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 138px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWRkgImpI/AAAAAAAAAXI/CNJQ_g2ZvMI/s200/Senegal-V+TOP+p98_99.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329401331407428242" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWN8awLQI/AAAAAAAAAXA/jujbig7aP6Y/s1600-h/Senegal-V+TOP+p100_101.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 138px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWN8awLQI/AAAAAAAAAXA/jujbig7aP6Y/s200/Senegal-V+TOP+p100_101.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329401269107830018" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWJWf3RfI/AAAAAAAAAW4/Vvxh2ir2xHc/s1600-h/Senegal-V+TOP+p102_103.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 138px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWJWf3RfI/AAAAAAAAAW4/Vvxh2ir2xHc/s200/Senegal-V+TOP+p102_103.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329401190209242610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWFFsmRLI/AAAAAAAAAWw/t42q25CxSdI/s1600-h/Senegal-V+TOP+p104_105.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 138px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWFFsmRLI/AAAAAAAAAWw/t42q25CxSdI/s200/Senegal-V+TOP+p104_105.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329401116979774642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-3198397666001273657?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/3198397666001273657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=3198397666001273657' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3198397666001273657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3198397666001273657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/04/senegal-mon-amour.html' title='Senegal mon amour'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfXWdb7EASI/AAAAAAAAAXY/COk-xrIPi5A/s72-c/Senegal-V+TOP+p94_95.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2955607688425822041</id><published>2009-04-26T10:00:00.004+02:00</published><updated>2009-04-26T12:18:47.385+02:00</updated><title type='text'>C'era un'orchestra ad Auschwitz</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfQel0G4AeI/AAAAAAAAAWY/O8bh43rtZdg/s1600-h/orchestra_2716.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 133px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfQel0G4AeI/AAAAAAAAAWY/O8bh43rtZdg/s200/orchestra_2716.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328917894077612514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ieri, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;25 aprile&lt;/span&gt;, sono stata a vedere uno spettacolo davvero bello, forte ed emozionante allo &lt;a href="http://www.spaziotadini.it"&gt;Spazio Tadini&lt;/a&gt;, una pièce teatrale perfetta per il giorno della liberazione: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;C'era un'orchestra ad Auschwitz&lt;/span&gt;, ispirato al libro &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ad Auschwitz c'era un'orchestra&lt;/span&gt; (di Fania Fenélon, pubblicato recentemente dalla mia casa editrice, &lt;a href="http://www.vallecchi.it"&gt;Vallecchi&lt;/a&gt;) e a un testo teatrale che invece non conoscevo, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Alma Rosé&lt;/span&gt;, di Claudio Tomati. &lt;br /&gt;La vicenda è questa: Fania Fenélon viene deportata ad Auschwitz nel gennaio del '44, e al suo arrivo scopre che nel campo esiste un'orchestra, formata da deportate, che suona al mattino e alla sera per le altre detenute e, a richiesta, per gli ufficiali SS. A dirigere l'orchestra c'è Alma Rosé, violinista di talento, allevata nel culto della musica e nipote di Gustav Mahler. Fania sa suonare, leggere la musica, cantare e viene reclutata. In quel contesto di deprivazione assoluta e dolore si trova in una posizione di relativo privilegio. Gode quel po' di bene che gliene arriva, ma con estrema lucidità, senza perdere neanche per un istante la consapevolezza di essere una deportata ebrea, alla mercé di criminali SS. Per Alma è diverso: lei vive per la musica e sulla musica ha costruito la propria identità, che si manifesta come un bozzolo di durezza e impermeabilità verso l'esterno. Alma vede arrivare i camion pieni di bambini e donne, vede partire quelli che ancora porteranno bambini e donne ai forni crematori, ma riesce a non sentire le loro voci e i loro silenzi perché il suono della musica, per lei, rimane più forte. Perché prima che un'ebrea deportata si sente  un'artista che suona per gli ufficiali del suo Paese, la Germania. La pièce si snoda attraverso l'incontro, lo scontro, la composizione di queste due figure. &lt;br /&gt;Spettacolo bello e intenso, torno a ripeterlo, bravissime le interpreti, Annabella Di Costanzo ed Elena Lolli. Ma, oltre a questo, mi ha colpito molto la filosofia e l'organizzazione della compagnia teatrale che lo ha allestito, e che si chiama, appunto, Alma Rosé (e, oltre alle due attrici già citate comprende, Manuel Ferreira). E' una compagnia che si esibisce, a volte, nei teatri, ma in genere predilige luoghi non istituzionali: posti di aggregazione spontanei, liberi, (come lo Spazio Tadini) e che cerca di fare arrivare il teatro alle persone portandolo in giro nei quartieri, attraverso il cosiddetto "giro della città". Questo le ha consentito, nel tempo, di mantenere un grado di autonomia quasi assoluto rispetto alle istituzioni e, quindi, una vera libertà. In questo momento stanno "girando" la città di Milano. Cliccando &lt;a href="http://www.almarose.it/giro2009"&gt;qui&lt;/a&gt; si può vedere il piano dei loro spostamenti. «Sogniamo un teatro che ritorni a essere rito civile, che sia il più vicino possibile alle persone, che si confronti direttamente con il territorio in cui è nato e perciò lavoriamo in questa direzione», si legge sul loro sito. &lt;br /&gt;Martedì prossimo, al Teatro Libero di via Savona, metteranno in scena &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gente come uno&lt;/span&gt;, spettacolo che parla dell'Argentina, del suo crollo incredibile, della reazione della gente e del significato metaforico e universale di questa vicenda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2955607688425822041?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2955607688425822041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2955607688425822041' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2955607688425822041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2955607688425822041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/04/cera-unorchestra-ad-auschwitz.html' title='C&apos;era un&apos;orchestra ad Auschwitz'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SfQel0G4AeI/AAAAAAAAAWY/O8bh43rtZdg/s72-c/orchestra_2716.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5203836377460506443</id><published>2009-04-19T12:44:00.003+02:00</published><updated>2009-04-19T12:56:09.166+02:00</updated><title type='text'>Presentazione milanese di Africa qui - Storie di immigrazione riuscita</title><content type='html'>Il 21 aprile, allo &lt;a href="http://www.spaziotadini.it"&gt;Spazio Tadini&lt;/a&gt; di Milano, presento il mio libro Africa Qui. Storie che non ci raccontano (Edizioni dell'Arco), un libro che raccoglie le testimonianze di 13 immigrati dell'Africa Nera che in Italia sono riusciti ad affermarsi e a fare cose rilevanti, dal punto id vista sociale e culturale. Con me ci saranno Raffaele Masto, giornalista di Radio Popolare e grande esperto d'Africa, e Annalisa Vandelli, che ha fondato e dirige il magazine &lt;a href="http://www.afromagazine.it"&gt;Afro&lt;/a&gt;, con il quale per inciso ho iniziato a collaborare. Saranno presenti anche alcuni dei protagonisti delle storie. Si comincia alle 21 e si finisce... boh, speriamo il più tardi possibile!&lt;br /&gt;Per chi fosse interessato, di seguito riporto l'introduzione.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SesBpFvZYNI/AAAAAAAAAWI/FxZvWoM_OGA/s1600-h/libro_showpic.php.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 110px; height: 166px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SesBpFvZYNI/AAAAAAAAAWI/FxZvWoM_OGA/s200/libro_showpic.php.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326352789722980562" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo libro nasce dalla domanda che, qualche anno fa, mi ha fatto Sara, una mia giovane amica, italianissima ma dalla pelle d’ebano. Era appena rientrata da una breve vacanza a Londra, la prima fatta all’estero e da sola. Io stavo mangiando lo zighinì (1) preparato da sua madre Mila, un’eritrea sposata a un etiope, che vive a Milano ormai da più di vent’anni e che considero come una sorella. Sara mi diceva che a Londra aveva visto neri che lavoravano in banca, negli ospedali, all’università, negli studi legali, a dare le notizie in tv, a dirigere il traffico… Perché, si chiedeva, in Italia i neri, quando riescono a lavorare, fanno solo mestieri umili? Ho risposto che tutto questo era dovuto al fatto che l’immigrazione, africana e no, in Italia, è un fenomeno recente. Perché per jella o per fortuna non siamo riusciti ad essere una potenza coloniale e perché, fino all’altro ieri, eravamo noi costretti ad emigrare. Ma ho risposto anche che non tutti i neri, in Italia, facevano lavori umili. Che quello del povero negro era in buona parte un luogo comune. Lei mi ha rivolto uno sguardo di sfida e di perplessità e ha detto: non ti credo, dimostramelo. Non era un ordine ma l’indicazione di un bisogno, profondissimo e non ancora dichiarato. Sara fa parte di quel gruppo di giovani frettolosamente ed erroneamente liquidati come immigrati di seconda generazione: giovani italiani di nascita e/o crescita ma rimasti stranieri nell’immaginario collettivo e che stanno faticosamente costruendo la loro identità. Un’identità che non coincide con quella dei loro genitori e neanche con quella dei coetanei bianchi, ma rappresenta un tertium con il quale, se non vogliamo perdere l’ennesima occasione di capire, dobbiamo confrontarci. In quest’ottica ho ritenuto che la cosa da fare fosse mettermi al lavoro. Cercare e trovare le storie di immigrati neri di prima generazione che fossero riusciti ad affermarsi o a fare qualcosa di importante, dal punto di vista sociale e culturale, per il paese da cui provenivano o per l’Italia. Ho pensato che la cosa da fare fosse questa, per Sara, ma non solo per lei. In questo modo avrei potuto contribuire a trasformare, nel mio piccolo, lo sguardo convenzionale che troppo spesso, inconsapevolmente, noi europei posiamo sull’Africa. &lt;br /&gt;Ho seguito, in questa ricerca, il criterio della diversificazione territoriale, professionale e tematica. Le storie che propongo sono di uomini e donne che fanno cose diverse e provengono da paesi diversi. Con ciascuno dei miei interlocutori ho cercato di approfondire un particolare tipo di argomento. C’è stato un momento in cui ho pensato che sarebbe stato bello avere una storia per ognuno dei 53 paesi che fanno parte dell’Unione Africana. Poi, più pragmaticamente, ho deciso di fermarmi a tredici.&lt;/span&gt; .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) E’ un piatto tipico dell’Etiopia, dell’Eritrea e di alcune regioni del Sudan: carne stufata, verdure, legumi serviti sopra una sfoglia di pane spugnosa e leggermente acida che si chiama ingera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5203836377460506443?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5203836377460506443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5203836377460506443' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5203836377460506443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5203836377460506443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/04/presentazione-milanese-di-africa-qui.html' title='Presentazione milanese di Africa qui - Storie di immigrazione riuscita'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SesBpFvZYNI/AAAAAAAAAWI/FxZvWoM_OGA/s72-c/libro_showpic.php.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5016540258701285228</id><published>2009-04-02T22:01:00.004+02:00</published><updated>2009-04-02T22:10:59.725+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='donne'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Siamo tutte clandestine</title><content type='html'>Ricevo (dalla mia amica Cécile Kashetu Kyenge, medico di origine congolese e fondatrice dell'associazione Dawa) e pubblico: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;NO al pacchetto sicurezza, NO ai medici spia&lt;br /&gt;Presidio&lt;br /&gt;Venerdi 3 APRILE '09&lt;br /&gt;ORE 17.00- davanti al Ministero del Lavoro, Salute, Politiche Sociali&lt;br /&gt;(via Veneto 56, metro Barberini)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presidio di solidarietà a Kante, la donna ivoriana denunciata come&lt;br /&gt;clandestina da un medico dell’ospedale Fatebenefratelli di Napoli dove era andata a partorire. Evidentemente uno o più operatori sanitari, resi troppo zelanti dal loro razzismo, si sono sentiti in dovere di applicare una legge ancora prima che fosse approvata. Il 4 febbraio scorso, infatti, il Senato ha varato il cosiddetto Pacchetto Sicurezza(ddl 733), che contiene, tra l'altro, una modifica all'articolo 35 del Testo Unico sull'Immigrazione (Dlgs 286-1998) che elimina la garanzia, per gli irregolari che vanno a curarsi, di non essere segnalati da parte dei sanitari. Un vergognoso provvedimento che impedisce di fatto ai cittadini stranieri, non in regola con il permesso di soggiorno, di accedere alle prestazioni sanitarie. Ancora una volta repressione e controllo giungono sin dentro le corsie degli ospedali dove dovrebbero essere garantiti diritti universali come quello alla salute e alle cure!! All’ospedale Fate bene fratelli di Napoli, a Kante è stato sottratto il bambino impedendole persino di allattarlo per i 10 giorni che ci sono voluti per dimostrare che era in attesa del riconoscimento dell’asilo politico. Cosa succederà nei casi di espulsione di una donna immigrata? Che fine faranno i bambini “clandestini”? Quante saranno le donne che pur di evitare l’espulsione o di vedersi portare via il bambino ricorreranno ai circuiti illegali per partorire o abortire rischiando la morte? Kante purtroppo non è neanche la prima vittima, appena due settimane fa Joy Johnson, una nigeriana di appena 24 anni moriva di tubercolosi per la paura di essere denunciata qualora si fosse presentata in ospedale per farsi curare. Se questa legge viene approvata definitivamente, nonostante le proteste della maggioranza dei medici italiani, non solo gli immigrati irregolari rischiano la segnalazione e l’espulsione per il solo fatto di ricorrere a cure mediche, ma in caso di parto sarà impossibile anche la registrazione anagrafica del bambino!&lt;br /&gt;Ancora una volta il corpo delle donne viene utilizzato come pretesto per giustificare leggi repressive. Non è un caso che proprio il pacchetto sicurezza sia stato approvato strumentalizzando gli episodi di violenza contro le donne degli ultimi mesi. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sull’onda del clamore mediatico creato ad arte intorno a questi stupri si è voluto far credere che gli unici responsabili della violenza contro le donne sono gli immigrati.&lt;/span&gt; Una menzogna: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;142 donne sono state uccise nel 2008 e centinaia di migliaia quelle picchiate e violentate dai loro mariti, fidanzati, amici. Che c’entrano gli immigrati?&lt;/span&gt; Aumentare la paura dello straniero, la diffidenza e l'odio serve solo a nascondere i veri responsabili della insicurezza dei cittadini: i poteri forti che creano la precarietà, che tagliano i servizi sociali, che licenziano, che fanno degradare i nostri quartieri. Contro pacchetti sicurezza e norme xenofobe che ci vogliono distinguere in cittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE! QUESTE MISURE NON DEVONO PASSARE!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presidio&lt;br /&gt;Venerdi 3 APRILE '09&lt;br /&gt;ORE 17.00- davanti al Ministero del Lavoro, Salute, Politiche Sociali&lt;br /&gt;(via Veneto 56, metro Barberini)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RETE - FEMINISTE DI ROMA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5016540258701285228?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5016540258701285228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5016540258701285228' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5016540258701285228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5016540258701285228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/04/siamo-tutte-clandestine.html' title='Siamo tutte clandestine'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2221129109868547889</id><published>2009-03-30T07:19:00.004+02:00</published><updated>2009-03-30T07:28:11.763+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Disobbedienza civile contro «la cattiveria trasformata in legge»</title><content type='html'>Questo appello arriva da Napoli e si trova sul sito di Nigrizia. E' rivolto a missionari, religiosi e laici accomunati dal fatto di avere un cuore, una testa e una coscienza.&lt;br /&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non molesterai il forestiero né lo opprimerai perché voi siete stati forestieri in terra di Egitto&lt;/span&gt; (Esodo, 22,20)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;   09/03/2009&lt;br /&gt;Appello al mondo missionario, alla Cei, alle chiese: per opporsi alla strage del Mediterraneo, e per chiedere disobbedienza civile alle leggi razziste previste nel pacchetto sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi missionari/e sentiamo il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;dovere di reagire e protestare contro la strage in atto nel Mediterraneo e le leggi razziste contro gli immigrati&lt;/span&gt; che arrivano sulle nostre coste. È una tragedia questa, che non ci può lasciare indifferenti: migliaia e migliaia di africani che tentano di attraversare il Mare nostrum per arrivare nell’agognato "Eden". Un viaggio che spesso si conclude tragicamente. Dal 2002 al 2008 sono morti, in maggioranza scomparsi in mare, 42 mila persone, secondo la ricerca condotta a Lampedusa da Giampaolo Visetti, giornalista di La Repubblica. Trecento persone al giorno! Il più grande massacro europeo dopo la II Guerra Mondiale che si consuma sotto i nostri occhi.&lt;br /&gt;E qual è la risposta del governo? Chiudere le frontiere e bloccare questa "invasione". E per questo il "nostro" governo ha stipulato accordi con la Libia e la Tunisia. Il 5 gennaio 2009 infatti il Senato ha approvato il Trattato con il governo libico di Gheddafi per impedire che le cosiddette carrette del mare arrivino a Lampedusa. Com’è possibile firmare un trattato con un paese come la Libia che tratta in maniera così vergognosa gli immigrati in casa propria?&lt;br /&gt;Il 27 gennaio 2009 il ministro Maroni si è incontrato con il ministro degli Interni tunisino per la stessa ragione. Il regime di Ben Ali in Tunisia non è meno dittatoriale di quello libico. Questi tentativi italiani per bloccare l’immigrazione clandestina, sono sostenuti dal Frontex, l’Agenzia Europea per la difesa dei confini, che ha ricevuto oltre 22 milioni di euro per tali operazioni.&lt;br /&gt;Ci dimentichiamo però che questa pressione migratoria è dovuta alla tormentata situazione africana, in particolare dell’Africa Centrale e Orientale. Le situazioni di miseria e oppressione, le guerre troppo spesso dimenticate dell’Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, Ciad sospingono migliaia di persone a fuggire attraverso il deserto per arrivare in Tunisia e Libia dove sono trattate come schiavi: lunghi anni di lavoro in nero per ottenere i soldi per la grande traversata (soldi che andranno alle mafie). E se riusciranno (pagando 3-4000 euro) ad attraversare il Mediterraneo ed arrivare a Lampedusa, verranno rinchiusi in un vero e proprio campo di concentramento, il Centro di “accoglienza” trasformato il 24 gennaio in Cie (Centro di identificazione ed espulsione): un vero lager che può ospitare 900 persone ed invece ne contiene 1900! Di qui le drammatiche rivolte di questi giorni con i tentati suicidi di parecchi tunisini che non vogliono essere rimpatriati perché sanno quello che li attende.&lt;br /&gt;Tutto questo grazie alla solerzia del nostro ministro Maroni che ha detto che bisogna essere «cattivi» con gli immigrati. E il suo &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Pacchetto Sicurezza è la «cattiveria trasformata in legge», come afferma il settimanale Famiglia Cristiana&lt;/span&gt;. Infatti nel Pacchetto Sicurezza il clandestino è dichiarato criminale. Una legislazione questa che ha trovato un terreno fertile, preparato da un crescente razzismo della società italiana (così ben espresso dalla Lega!) e da una legislazione che va dalla Turco-Napolitano (l’idea dei Centri di permanenza temporanea) all’immorale e non-costituzionale Bossi-Fini, che non riconosce l’immigrato come soggetto di diritto, ma come forza lavoro pagata a basso prezzo, da rispedire al mittente quando non ci serve più.&lt;br /&gt;La legge infatti prevede, fra le altre cose, la possibilità che i medici denuncino i clandestini ammalati, la tassa sul permesso di soggiorno (dagli 80 ai 200 euro!), le "ronde", il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e i matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione. Maroni ha pure deciso di costruire una decina di Centri di identificazione e di espulsione, ove saranno rinchiusi fino a 6 mesi i clandestini. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Questa è una legislazione da apartheid: il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, Rom e mendicanti.&lt;/span&gt; È una cultura xenofoba e razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’apartheid. Tutto questo immemori di essere stati noi “forestieri in terra di Egitto” quando così tanti italiani oltre al doloroso distacco dalla propria terra, hanno sperimentato l’emarginazione, il disprezzo e l’oppressione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Per questo noi chiediamo:&lt;br /&gt; ai missionari/e, religiosi/e, laici/che impegnati con il Sud del mondo:&lt;br /&gt;·        di schierarsi dalla parte degli immigrati contro una «politica miope e xenofoba»e che fa «precipitare l’Italia, unico paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali», come afferma Famiglia Cristiana.&lt;br /&gt;·        di organizzare una processione penitenziale, per chiedere perdono a Dio e ai fratelli migranti per il razzismo, la xenofobia, la caccia al musulmano che, come forza diabolica, sono entrate nel corpo politico di questa Italia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;alla Conferenza Episcopale Italiana:&lt;br /&gt;·        di chiedere la &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;disobbedienza civile a queste leggi razziste&lt;/span&gt;. È quanto ha fatto nel 2006, in situazioni analoghe, il cardinale R. Mahoney di Los Angeles, California, che ha chiesto nell’omelia del mercoledì delle Ceneri a tutti i cattolici americani di servire tutti gli immigrati, anche quelli clandestini.&lt;br /&gt; alla Chiesa cattolica in Italia e alle altre Chiese:&lt;br /&gt;·        di r&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;iprendere l’antica pratica biblica, accolta e praticata anche dalle comunità cristiane di fare del tempio il luogo di rifugio per avere salva la vita, &lt;/span&gt;come indicato nel libro dei Numeri 35,10-12. Su questa base biblica negli anni ’80, negli USA, nacque il Sanctuary Movement che oggi viene rilanciato.&lt;br /&gt; Come missionari/e facciamo nostro l’appello degli antropologi italiani: "Quell’antropologia impegnata dalla promessa di ampliare gli orizzonti di ciò che dobbiamo considerare umano deve denunciare il ripiegamento autoritario, razzista, irrazionale e liberticida che sta minando le basi della coesistenza civile nel nostro paese, e che rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa, contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali. Forse anche allora, in molti pensarono che no si sarebbe osato tanto: oggi abbiamo il dovere di non ripetere quell’errore".&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Viviamo un tempo difficile, ma carico di speranza nella misura in cui siamo capaci di mettere in gioco la nostra vita per la Vita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Comunità Comboniana - Rione Sanita (Napoli)&lt;br /&gt;Alex Zanotelli e Domenico Guarino&lt;br /&gt;Casa Rut – Suore Orsoline, Caserta&lt;br /&gt;Casa Zaccheo – Padri Sacramentini, Caserta&lt;br /&gt;Missionarie Comboniane – Torre Annunziata (Napoli)&lt;br /&gt;Comunità Comboniana - Castelvolturno (Caserta)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2221129109868547889?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2221129109868547889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2221129109868547889' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2221129109868547889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2221129109868547889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/03/disobbedienza-civile-contro-la.html' title='Disobbedienza civile contro «la cattiveria trasformata in legge»'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-9199916351417148919</id><published>2009-03-26T13:39:00.016+01:00</published><updated>2009-03-28T16:13:07.176+01:00</updated><title type='text'>Marco, un papà preoccupato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sct5k6WHwaI/AAAAAAAAAWA/OsAe73V5msE/s1600-h/7765.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sct5k6WHwaI/AAAAAAAAAWA/OsAe73V5msE/s200/7765.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317477460085293474" /&gt;&lt;/a&gt; Questa è la lettera aperta che Marco Formigoni ha mandato al sindaco Letizia Moratti poco dopo l'uccisione di Abdul Guiebre*, in via Zuretti, a Milano, la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;lettera di un padre preoccupato&lt;/span&gt;. Marco Formigoni era un bravissimo giornalista ed è il papà di un bambino con la pelle nera. Un mese e mezzo fa, dopo tanto tempo passato senza vederci, ci siamo incontrati a una cena e abbiamo parlato di varie cose ma, soprattutto, di ciò che tocca sopportare, nella nostra società, a chi ha la pelle nera. &lt;br /&gt;Marco è stato, in assoluto, il mio primo caposervizio. Marco era malato e io non lo sapevo. Marco adesso è in cielo. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gentile signor Sindaco,&lt;br /&gt;Sono un papà preoccupato. Mio figlio ha 10 anni da pochi giorni. Sono preoccupato come tanti padri per quello che potrebbe succedergli quando tra qualche anno uscirà la sera; l’alcool, la droga, l’auto. Quando torni? Stai attento, non fare stupidaggini. Ti fidi, è tuo figlio…Non puoi mica rinchiuderlo perché hai paura. Ma se diventare grandi non è facile, vederli crescere fa anche un po’ paura.&lt;br /&gt;Ma oggi sono preoccupato perché il mio ragazzo ha la pelle scura.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Guardo le foto di Abdul Guiebre sui giornali e gli occhi si spostano su quelle di mio figlio, qui sulla mia scrivania. Come sarà tra 5 o 6 anni? Ma soprattutto cosa avranno già sentito le sue orecchie?  Comincia a succedere già oggi. Quest’estate in spiaggia, mentre lui giocava con altri bambini, un signore scocciato gli ha detto negro di merda. Ha fatto finta di non sentirlo; ma solo finta, perché poi me ne ha parlato e mi ha detto che ha pensato che quel signore fosse uno stupido ignorante.La cosa che mi ha fatto più male è che ho capito che si sta abituando alla stupidità, all’ignoranza. La prima volta che era successo che qualcuno lo apostrofasse con riferimenti al suo colore era stato un bambino: “Sei marrone come la cacca”. Erano stati pianti e lacrime. Qualche anno prima un tale l’aveva chiamato Bin Laden, ma per lui appena arrivato dal Brasile era una delle tante cose nuove e incomprensibili che gli stavano capitando per la prima volta, come la neve, gli spaghetti e o mia bela madunina. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Stasera tornerò a casa e gli racconterò di Abdul, leggeremo insieme il giornale e cercherò di spiegargli che cosa è successo. Ma non sono tanto sicuro di riuscirci. Perché dovrei dirgli che oggi ci sono persone che hanno paura di quelli con la pelle scura come la sua. Ma la colpa, amore mio, non è del colore della pelle, piuttosto di quello che quelle persone hanno nella testa e nel cuore. E a quelle persone bisogna spiegare che il colore della pelle non c’entra. Ma non basta che glielo spieghiamo noi, il compito è soprattutto di chi ci governa. E a quel punto mi chiederà perché non lo hanno ancora fatto. Se lo avessero fatto, forse quel ragazzo sarebbe ancora vivo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sindaco Moratti, le giro questa domanda di mio figlio. Perché non lo avete fatto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Abdul, come ricorderete, aveva rubato, con due amici, dei dolciumi in un bar. Quei dolciumi hanno scatenato  un inseguimento dei gestori dell'esercizio. Poi le bastonate e le sprangate e lui, 19 anni, è rimasto a terra. Gli arrestati, padre e figlio, nel corso del pestaggio gli urlavano "negro di merda".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-9199916351417148919?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/9199916351417148919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=9199916351417148919' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9199916351417148919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9199916351417148919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/03/marco-un-papa-preoccupato.html' title='Marco, un papà preoccupato'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/Sct5k6WHwaI/AAAAAAAAAWA/OsAe73V5msE/s72-c/7765.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5035556022621115781</id><published>2009-03-13T20:59:00.003+01:00</published><updated>2009-03-13T21:39:33.206+01:00</updated><title type='text'>Mi raccomando... su booksweb.tv</title><content type='html'>Avete cinque minuti di tempo? Cliccando &lt;a href="http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/1202"&gt;qui&lt;/a&gt; potrete ascoltarmi (e vedermi) mentre straparlo del Bangladesh e delle sue delizie...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5035556022621115781?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5035556022621115781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5035556022621115781' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5035556022621115781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5035556022621115781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/03/mi-raccomando-da-sola.html' title='Mi raccomando... su booksweb.tv'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5983874240753454965</id><published>2009-02-26T14:13:00.005+01:00</published><updated>2009-02-26T18:36:00.940+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>Bangla-crisi: pensieri sparsi</title><content type='html'>I giornali italiani danno come rientrata la rivolta dei BRD, i Bangladesh Rifles, cioè il gruppo paramilitare che si è ammutinato ieri. Io ho paura che le cose non siano così semplici. In primo luogo perché mi riuslta che solo una parte dei BRD abbia accettato di arrendersi e, poi, perché altri focolai di insurrezione sono esplosi in vari punti del Paese, in prossimità delle caserme dei BRD, che operano soprattutto come guardie di frontiera. Qualcuno ha suggerito che dietro l'ammutinamento potesse esserci Jamaat, contestato partito islamista del Bangladesh. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Io credo che la questione vera sia non cosa c'è di dietro ma cosa c'è davanti. &lt;/span&gt;E cioè: chi avrà l'ultima parola nella soluzione di questa crisi.&lt;span style="font-weight:bold;"&gt; Se sarà Hasina, il primo ministro, oppure l'escercito, che non ha ancora digerito la formale perdita di potere dopo avere sostanzialmente fatto il bello e il cattivo tempo nei due anni di governo transitorio e d'emergenza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mi hanno chiesto se sento odore di colpo di stato. La risposta è negativa se ci riferiamo ai BRD come possibili attori del golpe. Quello che temo è che questa vicenda apra la strada a una nuova e forte ingerenza dell'esercito nella vita politica. &lt;br /&gt;Molto probabilmente nei prossimi giorni non potrò seguire l'evolversi della situazione. Sto partendo per una trasferta simil-lavorativa e difficilmente potrò collegarmi a internet. Spero di non trovare tragiche sorprese al mio rientro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5983874240753454965?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5983874240753454965/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5983874240753454965' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5983874240753454965'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5983874240753454965'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/02/bangla-crisi-pensieri-sparsi.html' title='Bangla-crisi: pensieri sparsi'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-583389488294077577</id><published>2009-02-21T23:02:00.002+01:00</published><updated>2009-02-21T23:04:37.700+01:00</updated><title type='text'>contro il decreto sicurezza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SaB6OiO2AiI/AAAAAAAAAVo/IdB8VfhiHjQ/s1600-h/1235235497256_9.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 134px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SaB6OiO2AiI/AAAAAAAAAVo/IdB8VfhiHjQ/s200/1235235497256_9.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305374751168266786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Trentamila persone, a Milano, alla manifestazione contro il decreto sicurezza. Purtroppo al Corriere on line (almeno fino a questo momento) nessuno se n'è accorto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-583389488294077577?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/583389488294077577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=583389488294077577' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/583389488294077577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/583389488294077577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/02/contro-il-decreto-sicurezza.html' title='contro il decreto sicurezza'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SaB6OiO2AiI/AAAAAAAAAVo/IdB8VfhiHjQ/s72-c/1235235497256_9.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5381246828729727815</id><published>2009-02-18T18:49:00.004+01:00</published><updated>2009-02-18T20:32:24.613+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='razzismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rom'/><title type='text'>Paola Reggiani: Smascherare le menzogne con gesti concreti</title><content type='html'>Leggo su &lt;a href="http://www.redattoresociale.it"&gt;Redattore Sociale&lt;/a&gt; e riporto senza cambiare una virgola: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel pieno della campagna mediatica sui rom seguita all'assassinio di Giovanna Reggiani, a Firenze la comunità valdese, cui la famiglia appartiene, si dedicava in silenzio a un progetto per la scolarizzazione dei bambini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FIRENZE – Mentre in Italia si scatenava la campagna mediatica sull’immigrazione romena, indicata dai politici come pericolosa per l’ordine pubblico, a Firenze prendeva corpo un progetto di dialogo con le comunità rom arrivate dalla Romania. Succedeva all’indomani della morte di Giovanna Reggiani, aggredita a Roma da un cittadino romeno il 30 ottobre del 2007. A portare avanti il progetto la comunità valdese, cui la famiglia Reggiani appartiene. Oggi è Paola Reggiani, sorella minore di Giovanna e diacona presso la Chiesa valdese di Firenze, a raccontare al giornalista Lorenzo Guadagnucci, dalle pagine di “Lavavetri” (edito da Terre di mezzo), quel tentativo di rispondere all’estrema violenza con l’accoglienza e il dialogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ stata Patrizia Barbanotti De Cecco ad avere per prima l’idea di incontrare i rom, proprio come “reazione al lutto e alla sensazione terribile che provavamo ogni volta che il nome della sorella di Paola veniva associato al discorso politico sul pacchetto sicurezza. Questo abbinamento era una costante e creava un’atmosfera inquietante, un atteggiamento repressivo nei confronti dei rom e dei cittadini romeni”. Così alla comunità valdese è stata proposta l’idea di un progetto di scolarizzazione per i bambini rom romeni, “proprio perché apparivano come altre vittime del fatto terribile che era successo”. La Chiesa ha accettato all’unanimità, e anche Paola si è detta d’accordo: “Da parte mia non c’è stato mai nessun pensiero contro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nel passaggio dall’idea alla realtà sono emersi i problemi. Così il progetto iniziale è fallito, ma non tramontato. Innanzitutto, il campo abusivo dell’Osmannoro, alla periferia di Firenze, scelto per il progetto, è stato trovato in totale isolamento e abbandono. “Io mi ero bevuta tutte le storie che si raccontano sui rom – racconta Patrizia - e sui loro bambini, e cioè che i genitori, anziché mandarli a scuola, preferiscono portare i figli a mendicare…E’ una cosa assolutamente falsa”. Ma a cui si finisce per credere acriticamente perché ripetuta all’infinito. Invece i bambini hanno voglia di andare a scuola e per farlo sono disposti a grandi sacrifici. Allora, spiega Patrizia, “si dovrà fare un discorso di sensibilizzazione non per i rom, ma per le autorità competenti, totalmente chiuse nei loro confronti”. Qualche esempio da altri progetti analoghi? Gli autisti dell’Ataf che saltano la fermata dell’autobus davanti al campo, o fanno multe ai ragazzi, “perché tanto l’abbonamento è rubato”. E ancora, bambini che non sono riusciti a trovare una scuola che li accogliesse, nonostante il coinvolgimento del provveditorato. “Alla luce di questo, il progetto iniziale era inutile. Oggi pensiamo a qualcosa di artistico da fare con gli adolescenti, per far crescere la loro autostima e permettergli di farsi conoscere per come sono realmente”. Conclude Paola: “Smascherare le menzogne con gesti concerti è l’unica cosa che possiamo fare”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5381246828729727815?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5381246828729727815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5381246828729727815' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5381246828729727815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5381246828729727815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/02/paola-reggiani-smascherare-le-menzogne.html' title='Paola Reggiani: Smascherare le menzogne con gesti concreti'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2876130706183515828</id><published>2009-02-10T20:17:00.009+01:00</published><updated>2009-02-11T08:54:39.455+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='solidarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='razzismo'/><title type='text'>Belle scoperte</title><content type='html'>Leggendo &lt;a href="http://www.altreconomia.it"&gt;Altreconomia&lt;/a&gt; di febbraio, ho scoperto una cosa molto interessante. Ricordate  Giovanna Reggiani, la donna violentata e uccisa da un giovane romeno nell'autunno del 2007, all'uscita di una stazione nella periferia romana? Ricordate quel che accadde dopo, la violenta campagna politica contro i rom e l'immigrazione dalla Romania? &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La famiglia di Giovanna Reggiani non ha ceduto alla tentazione dell'odio e ha avviato, insieme con la comunità valdese di Firenze, un progetto per aiutare e sostenere gli immigrati romeni in Italia&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;Nel volume &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lavavetri&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, scritto da Lorenzo Guadagnucci e pubblicato da Terre di Mezzo, c'è un'intervista alla sorella minore di Giovanna Reggiani, Paola, in cui si parla di questa scelta e di molte altre cose. Alla domanda: "cosa pensi oggi di quella reazione della politica, del meccanismo che si innescò?", Paola Reggiani risponde: «Io dico che non c'è coerenza, perché agendo così non garantisci sicurezza a nessuno. Non dai alternative alle persone che hai cacciato dalla città, dai luoghi in cui abitano, e così crei nuovi ostacoli alla possibilità di costruire cose insieme. E non dai sicurezza alle altre persone, che diventano vittime a loro volta di reazioni estreme, frutto di situazioni contingenti. Non è questa la sicurezza nè il modo per reagire a fatti così gravi. Non si può distruggere, si deve costruire. E con la violenza non costruisci, da qualsiasi parte provenga». &lt;br /&gt;Violenza non è solo uccidere o picchiare. Violenza è anche fare vivere delle persone come bestie, perseguitarle, escluderle.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2876130706183515828?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2876130706183515828/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2876130706183515828' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2876130706183515828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2876130706183515828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/02/belle-scoperte.html' title='Belle scoperte'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4294695865364935953</id><published>2009-01-31T10:47:00.007+01:00</published><updated>2009-01-31T11:05:31.958+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='senegal'/><title type='text'>Lotta senegalese, tra business e tradizione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SYQdgYbSVuI/AAAAAAAAAVQ/yQ5f3jRdons/s1600-h/images-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 93px; height: 129px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SYQdgYbSVuI/AAAAAAAAAVQ/yQ5f3jRdons/s200/images-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297391503844464354" /&gt;&lt;/a&gt; Sto scrivendo un pezzo sul Senegal per un giornale di turismo. Rovistando nel mio archivio, ho trovato un articolo sulla lotta senegalese che ho pubblicato un paio d'anni fa (mi pare) su &lt;a href="http://www.nigrizia.it"&gt;Nigrizia&lt;/a&gt;. Mi sembra ancora interessante e attuale e per questo lo posto. Le foto sono prese da internet e sono di Philippe Bordas, fotografo citato nell'articolo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;A pugni nudi, tra business e tradizione&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;In Senegal la lotta è più seguita e amata dello stesso calcio. Non può, però, essere considerata solo una disciplina sportiva. Essa combina insieme molti elementi, spirituali e rituali, in un intreccio difficile da cogliere per una mente occidentale. Ma la logica del business la sta rapidamente trasformando.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La preparazione è stata lunga e piena di coreografie, accompagnata da danze, cori e riti preparatori. Ma l’incontro in sé è durato solo diciannove, brevissimi secondi. Al fischio dell’arbitro, il gigante più piccolo è partito all’attacco, confidando nell’effetto sorpresa per riuscire a immobilizzare l’avversario. Ma il gigante più grosso non si è lasciato sorprendere. Facendo affidamento sul suo peso, è riuscito a fermare l’azione semplicemente girando su se stesso. Il gigante più piccolo non si è scoraggiato. E’ ripartito all’attacco. Ma, a questo punto, il più grosso non si è limitato a divincolarsi. Ha sfruttato a fondo la sua esperienza e la sua tecnica per fare cadere di schiena il più piccolo, un paio di secondi prima di arrivare al suolo lui stesso. L’arbitro ha dovuto attribuirgli la vittoria, anche se con qualche esitazione: in fondo, anche se a pochi istanti di distanza, erano finiti a terra tutti e due. In questo modo Yakhya Diop, detto Yèkini, conosciuto anche come l’enfant de Joal e con altri soprannomi, lo scorso 10 giugno, ha battuto Balla Bèye 2, noto come l’Uragano di Pekine, allo Stadio Demba Diop di Dakar. Con questo successo Yèkini ha portato il suo record di imbattibilità a quota 16 (15 vittorie e una partita dichiarata nulla) e ha confermato di essere lui il numero uno della lotta senegalese. Particolare non irrilevante, ha portato a casa 120milioni di fca, l’equivalente di 360mila euro. Una somma incredibile per il Senegal, dove lo stipendio mensile di un insegnante non supera i 60 euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA NASCITA DI UN NUOVO EROE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho visto combattere per la prima volta Yèkini nel gennaio del 2006. La sfida, quella volta, era con Mohamed Ndao, detto Tyson, altro mito della lotta senegalese. Avevo seguito l’incontro in televisione, in un appartamento di Rui Dial Diop, al Plateau, il cuore antico e rumoroso di Dakar. Mentre Tyson cadeva, la città aveva trattenuto il respiro, poi si era lasciata andare a un boato liberatorio. In pochi secondi le strade si erano riempite di bambini e giovani che festeggiavano e di auto strombazzanti. I ragazzini avevano preso d’assalto i negozi dei fotografi, per fare incetta delle immagini dell’incontro, appena stampate, da andare a rivendere. Avevo acquistato un ritratto di Yèkini a 200 cfa, l’equivalente di 40 centesimi di euro. L’intera sequenza dell’atterramento costava 1000 cfa. I sostenitori di Tyson scivolavano come ombre contro i muri. Una signora diceva a suo figlio che, per il dolore, quella sera non avrebbe mangiato, e forse avrebbe fatto lo stesso anche l’indomani. Le vittorie di Tyson l’avevano accompagnata negli ultimi anni e lei non sopportava di vedere il suo eroe, bello ed elegante, decisamente molto più charmant degli altri lottatori, cadere sotto i colpi del nuovo arrivato. Il giorno dopo i giornali davano come irrimediabilmente finita la carriera di Tyson ma  riferivano anche che, tra gli organizzatori dei match di lotta, i cosiddetti promotori, cominciava a serpeggiare una preoccupazione di altro tipo: Yèkini era diventato troppo forte. Non sarebbe stato facile, a quel punto, trovare chi accettasse di combattere con lui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA FINE DI UN MITO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La carriera di Tyson, in realtà, sarebbe davvero finita un anno dopo. Allo stadio Leopold Sédar Senghor, ancora gremito di gente (oltre 50mila persone), il lottatore più charmant era tornato a sfidare il suo più tradizionale rivale, un’altra leggenda della lotta: Serigne Dia, conosciuto come Bombardier. Battere lui non era proprio come prendersi la rivincita su Yèkini ma avrebbe rappresentato il primo gradino della rimonta. Dopo 30 secondi  Tyson era riuscito ad atterrare Bombardier, e stava reclamando la vittoria. Qualcosa però nella sequenza non ha convinto l’arbitro, che si è consultato con i giudici di gara e ha fatto riprendere l’incontro. Tyson, a quel punto, ha lasciato l’arena per protesta. Ha raggiunto la sua celebre auto di lusso ed è andato via sgommando. Senza un commento, senza una parola. Il pubblico, per quanto abituato alle sue intemperanze e a certi capricci da divo, è rimasto allibito e incredulo. Una cosa del genere non si era mai vista. La vittoria (e il premio in denaro) sono stati assegnati d’ufficio a Bombardier. Tyson, ormai ex campione, si è visto comminare una multa e una squalifica di tre anni. Ascoltavo tutto questo alla radio e il mio pensiero andava a quella signora appassionata di Tyson. Chissà quanto sarebbe durato, questa volta, il suo digiuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LE REGOLE DEL GIOCO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SYQdrI2WtqI/AAAAAAAAAVg/Xi3h5TXkxxk/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 95px; height: 65px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SYQdrI2WtqI/AAAAAAAAAVg/Xi3h5TXkxxk/s200/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297391688641590946" /&gt;&lt;/a&gt;La lotta è lo sport nazionale del Senegal. Gode di una popolarità e un seguito paragonabili a quelli del calcio in Italia ma, a differenza di questo, non è solo gioco, non è solo agonismo. Nasce (o, forse, sarebbe meglio dire, arriva – e vedremo perché) come un rito di passaggio, un momento sociale, un esercizio dell’anima e, probabilmente, molto altro. Le regole base sono molto semplici. Si combatte corpo a corpo, sempre a mani nude e sulla sabbia. Vince chi mette per primo a terra l'avversario. Si parla di atterramento quando si tocca il suolo con o la schiena, o l'addome, o due ginocchia e una mano, o due mani e un ginocchio. Gli sfidanti, coperti solo da mutandoni che fanno venire in mente i ciripà dei neonati e pieni di amuleti (gris-gris), entrano nell’arena accompagnati dal canto dei griot e dall’incoraggiamento delle donne e dei bambini. Si attardano in una serie di riti propiziatori e di purificazione come l’aspersione del corpo col latte, la rottura delle calabasse, la liberazione di alcuni volatili, l’esibizione di particolari amuleti. E ricevono la benedizione del proprio marabout, la guida spirituale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA LOTTA DI CITTÀ…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per capire la realtà e il presente della lotta, oggi, si deve fare una distinzione tra la quella disputata in città, negli stadi, dai professionisti alla Yèkini e alla Balla Bèye, e quella dei villaggi. L’origine è la stessa ma le loro evoluzioni sono state assai diverse. &lt;br /&gt;La prima viene combattuta ormai in qualsiasi periodo dell’anno, come avviene per un comune sport, e si è dotata di regole che hanno permesso di ridurre la durata degli incontri. Per esempio, ammette la possibilità di colpire l’avversario con i pugni, rendendo possibile l’atterramento anche in pochi secondi. Prevede inoltre una separazione netta tra chi fa lo spettacolo e chi lo guarda. La parte rituale e spirituale è rimasta ma è stata trasformata in coreografia e folklore. Il pubblico paga e, soprattutto, scommette: il giro di scommesse che accompagna le partite di lotta è molto intenso. In occasione degli incontri importanti, i vip senegalesi fanno a gara per occupare i posti più visibili in tribuna e i magazine, nei giorni successivi, dedicano pagine e pagine al “chi c’era” e al “chi parlava con chi”. I promotori maneggiano incredibili quantità di denaro e sono a ragione considerati personaggi potenti. Tutti a Dakar conoscono i fratelli Mbaye di Action 2000 e Gaston Mengue. A me è capitato di trascorrere un paio d’ore nell’ufficio di Gaston, anni fa, assistendo alla sua conversazione con un concittadino emigrato in italia che avrebbe voltuto organizzare a Milano uno spettacolo di lotta. E non ho potuto fare a meno di notare l’esibizione di potenza che arrivava da tutta la sua persona. Il cuore del suo discorso era comunque che solo per somme altissime, centinaia e centinaia di milioni, lui si sarebbe mosso per una trasferta. Lo scambio culturale non gli interessava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;…E QUELLA DI CAMPAGNA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SYQdkYg-xQI/AAAAAAAAAVY/4vmdiumGc9U/s1600-h/images-2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 82px; height: 120px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SYQdkYg-xQI/AAAAAAAAAVY/4vmdiumGc9U/s200/images-2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297391572587824386" /&gt;&lt;/a&gt;La lotta dei villaggi è sostanzialmente rimasta ciò che era: festa, gioco, rito di passaggio, momento di socializzazione e di celebrazione dello spirito e degli antenati. Le partite si svolgono in un tempo definito: dopo il raccolto e prima della stagione delle piogge. Sono banditi i pugni e questo significa che un combattimento può andare avanti anche per ore, mentre tutt’intorno la comunità (e anche visitatori accorsi da villaggi vicini) balla, canta, accompagna l’incontro coni tamburi. Partecipa, insomma, in modo attivo. La sfida non assume mai un carattere personale: non è, per dire Pap che si misura con Mor. E’ Pap che si misura con il suo spirito e Mor che fa lo stesso col proprio. Ogni incontro è preceduto da una lunga preparazione spirituale, da riti propiziatori, danze e preghiere. &lt;br /&gt;Non è facile, in realtà, per una mente occidentale, cogliere le mille sfumature di un evento come questo, tantomeno rappresentarlo. Riccardo Venturi, fotografo romano, è uno dei pochissimi, in Italia, ad averci provato. Ha iniziato la sua ricerca nella capitale ma, dopo poco, ha preferito spostarsi a Kaolack, in territorio serére (serére è una delle etnie presenti in Senegal) , per “vedere la lotta vera”: «A Dakar i promotori facevano capricci da star e, in alcuni casi, mi hanno chiesto migliaia di dollari per fotografare i lottatori. Nei villaggi non c’erano biglietti da pagare o accordi da prendere. Ma bisognava avere la fortuna di arrivare al momento giusto», mi ha raccontato. «A incontro terminato era incredibile la velocità con cui tutto veniva smantellato e ciascuno ritornava a fare le proprie cose». Anche Philippe Bordas, un fotografo francese che ha realizzato un grande e interessante lavoro sulla lotta in Africa (concentrandosi anche sui pugili del Kenya) dopo avere immortalato i lottatori professionisti di Dakar e gli spettacolari allenamenti degli atleti in erba, sulle spiaggie che circondano la capitale del Senegal (che, come è noto, sorge su una piccola penisola), è andato alla ricerca della lotta tradizionale dei villaggi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LE ORIGINI INCERTE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel volume fotografico &lt;span style="font-style:italic;"&gt;l’Afrique à poings nus&lt;/span&gt; Bordas affronta anche la questione dell’origine della lotta. E sembra avallare l’ipotesi di una sua importazione dall’antico Egitto. Nella necropoli di Beni Hasan sono state trovate, tra le altre cose, pitture e iconografie che rappresentano un tipo di lotta praticamente identico a quello combattuto oggi in Senegal. Secondo Joe Oukam, un intellettuale senegalese amico personale di Cheik Anta Diop, che Bordas ha interpellato e al quale dedica ampio spazio nel libro, sarebbero stati uomini della tribù dei lebou, in contatto con i neri della Nubia, a portare la lotta nella penisola di Dakar, dopo aver attraversato in lungo e largo l’Africa Occidentale, alla ricerca di un luogo senza guerra in cui insediarsi. Che ci sia stato un legame tra l’attuale Senegal e l’Egitto sembra essere dimostrato anche dalla presenza di analogie linguistiche tra le due regioni. Una leggenda sérere conferma l’ipotesi di una provenienza esterna. Essa dice che, a portare la lotta sulla terra sarebbero stati addirittura degli esseri sovranaturali, chiamati Kurs, i quali l'avrebbero trasmessa a dei ragazzi non ancora circoncisi, i così detti Gaynaakh.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4294695865364935953?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4294695865364935953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4294695865364935953' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4294695865364935953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4294695865364935953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/01/lotta-senegalese-pugni-nudi-tra.html' title='Lotta senegalese, tra business e tradizione'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SYQdgYbSVuI/AAAAAAAAAVQ/yQ5f3jRdons/s72-c/images-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4080224229597950483</id><published>2009-01-16T22:52:00.003+01:00</published><updated>2009-01-16T23:04:51.467+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appuntamenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>Il Bangladesh a Ragusa</title><content type='html'>Domenica prossima, 18 gennaio, presenterò a Ragusa, la città in cui sono nata e cresciuta, il mio libro sul Bangladesh. Senza togliere nulla alle tante presentazioni che ho fatto sino ad ora, devo riconoscere che questa per me è la più importante. Perchè avverrà di fronte a mio padre e (spero) a quel che resta della mia famiglia e alle persone che mi hanno conosciuta in un tempo che mi appare lontanissimo ma è stato determinante nel fare di me quello che sono. Anche se non è accaduto in modo intenzionale, negli anni mi sono allontanata sempre più da questa città, ma nonostante questo io continuo ad amarla con tutto il cuore, per i suoi difetti ancor prima che per i suoi pregi. Tornare qui, dopo tanti anni di assenza, per parlare della mia "creatura" mi emoziona in modo particolare. Mi piace molto, inoltre, che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;questa presentazione&lt;/span&gt;, per caso (ma si tratta di un caso fortunato) &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;cada nel giorno in cui la chiesa celebra la giornata del migrante e del rifugiato. &lt;/span&gt;L'appuntamento è alle 18.30, alla libreria Saltatempo, via G.B. Odierna 182.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4080224229597950483?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4080224229597950483/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4080224229597950483' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4080224229597950483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4080224229597950483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/01/il-bangladesh-ragusa.html' title='Il Bangladesh a Ragusa'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-6435724520319968598</id><published>2009-01-12T02:51:00.001+01:00</published><updated>2009-01-12T15:50:32.570+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filosofia africana'/><title type='text'>Du Bois e l'eredità sociale della schiavitù</title><content type='html'>William Eduard  Burghart (W.E.B.) Du Bois è stato uno dei maggiori esponenti del panafricanismo. Che cosa rimane di attuale e fruibile oggi del suo pensiero?  Parecchio, secondo Sandro Mezzadra, a sua volta esponente di spicco della via italiana al pensiero post coloniale (e presente in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Altre Afriche&lt;/span&gt; (aut aut n° 339) con il saggio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;At the Edge of a Black World&lt;/span&gt;. L'immaginazione geografica di W.E.B. Du Bois, la scoperta dell'Africa e la reinvenzione del mondo).  Du Bois si domanda cosa renda così forte il legame tra i neri americani e la terra d'origine. «L'Africa è certamente  la terra dei miei padri», dice. «Eppure nè mio padre nè il padre di mio padre hanno mai visto l'Africa». La vera essenza di questa affinità, secondo Mezzadra «consiste nell'eredità sociale della schiavitù, nella discriminazione e nell'oltraggio». Un'eredità che non lega solo i figli dell'Africa ma tutti gli oppressi: dall'Asia gialla ai mari del Sud, al tempo di Du Bois; da un polo all'altro di questo mondo globalizzato e mescolato nella fase storica che stiamo attraversando. Du Bois assume l'Africa come terra di confine. Ne fa il punto da cui partire per riscrivere la storia del dominio e della liberazione. La dilata, in quest'ottica, secondo le linee di una diversa geografia (la porta al di là dell'Atlantico) mostrandone inedite potenzialità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-6435724520319968598?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/6435724520319968598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=6435724520319968598' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6435724520319968598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6435724520319968598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/01/du-bois-e-leredit-sociale-della.html' title='Du Bois e l&apos;eredità sociale della schiavitù'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2131645841954980116</id><published>2009-01-11T09:27:00.004+01:00</published><updated>2009-01-11T09:35:22.608+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filosofia africana'/><title type='text'>Il razzismo e l'odio di sè</title><content type='html'>Questo brano è tratto dall'intervento del filosofo africano &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Achille Mbembe&lt;/span&gt; contenuto in aut aut n° 339 ed è stato pubblicato su Alias dell'8 novembre 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La critica postcoloniale si sviluppa su più livelli. Da una parte, essa decostruisce, come insegna Edward Said in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Orientalismo&lt;/span&gt;, la prosa coloniale, cioè il montaggio mentale, le rappresentazioni e le forme simboliche che sono servite da infrastrutture al progetto imperialista. Dall’altra, smaschera ugualmente il potere di falsificazione di questa prosa, ovvero la riserva di menzogne e la portata fabulatoria senza le quali il colonialismo in quanto configurazione storica del potere sarebbe fallito. Si apprende in questo modo come quel che si spacciava per umanismo europeo appariva ogni volta, nelle colonie, sotto la figura della duplicità, del doppio linguaggio e del travestimento del reale. Di fatto, la colonizzazione non cessa di mentire tanto di fronte a se stessa, quanto di fronte all’altro. Come spiega molto bene Frantz Fanon in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pelle nera, maschere bianche&lt;/span&gt;, le procedure di razzializzazione del colonizzato costituscono il motore di questa economia della menzogna e della doppiezza. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Per il pensiero postcoloniale la razza costituisce infatti la regione selvaggia dell’umanismo europeo, la sua bestia.&lt;/span&gt; Per riprendere i termini di Castoriadis in merito al razzismo, dirò che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la bestia afferma più o meno questo: «A valere ci sono solo io. Ma io ho valore solo nella misura in cui gli altri, in quanto tali, non valgono nulla».&lt;/span&gt;  Il pensiero postcoloniale si sforza dunque di smontare l’ossatura della bestia, di stanare i suoi luoghi di soggiorno privilegiati. Più radicalmente, si pone la questione di sapere che cosa comporta vivere sotto il regime della bestia, di quale vita si tratta e di quale morte si muore. Mostra che c’è nell’umanesimo coloniale europeo qualcosa che si deve chiamare odio inconscio di sé. Il razzismo in generale e il razzismo coloniale in particolare costituiscono il transfert sull’altro di questo odio di sé. (…) La figura dell’Europa, di cui la colonia (e prima ancora la “piantagione” sotto il regime della schiavitù) fa esperienza e a cui diviene a poco a poco familiare, è lontana dall’essere quella della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il totem che i colonizzati scoprono dietro la maschera dell’umanismo e dell’universalismo non è soltanto un soggetto molto spesso sordo e cieco. E’ soprattutto un soggetto segnato dal desiderio della propria morte, ma in quanto questa morte passa necessariamente per quella degli altri,&lt;/span&gt; in quanto è una morte delegata».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2131645841954980116?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2131645841954980116/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2131645841954980116' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2131645841954980116'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2131645841954980116'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/01/il-razzismo-e-lodio-di-s.html' title='Il razzismo e l&apos;odio di sè'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5591132486092239184</id><published>2009-01-10T09:57:00.004+01:00</published><updated>2009-01-11T09:35:51.327+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filosofia africana'/><title type='text'>Black philosophy*</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Le ballon d’or&lt;/span&gt; è un film di qualche anno fa, firmato dal regista guineiano Cheik Doukourè. Racconta la storia di Bandian, un dodicenne che vive in un piccolo villaggio e divide il suo tempo tra la scuola, i lavori domestici e quelli dei campi e il calcio giocato con una palla di stracci. Madame Aspirine, medico di una ong francese di stanza al villaggio, gli regala un giorno un pallone di cuoio. Questo oggetto, che permette al talento di Bandian di emergere, si trasforma nello strumento di rottura rispetto alla famiglia e al villaggio. In breve il ragazzino si ritrova a Conakry, iscritto alla scuola di calcio per giovani promesse africane, e poi in procinto di partire per l’Europa. Ha con sé documenti falsi e sogni di gloria… Madame Aspirine si oppone e si rammarica: «Il pallone glielo avevo dato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;solo&lt;/span&gt; per giocare. Lui è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;solo&lt;/span&gt; un bambino», dice accorata. «Non può avere idea di cosa lo aspetti davvero in Europa». Ma quando Bandian aveva provato a restituirle il pallone, forse per  smarcarsi dal suo nuovo, ingombrante ruolo e provare a riportare le cose come stavano prima, lei era stata intransigente: «E’ un regalo, non puoi darmelo indietro».  Davide Zoletto cita questo film nel suo contributo ad &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Altre Afriche&lt;/span&gt; (si intitola così l’ultimo numero di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;aut aut&lt;/span&gt;, interamente dedicato alla filosofia africana), di cui è curatore insieme con Giovanni Leghissa.   Che nesso c’è tra Le ballon d’or e la filosofia africana? E perché dedicare a quest’ultima una monografia? «La vicenda di Bandian esprime molto bene gli intrecci contraddittori e le dinamiche spurie che caratterizzano il rapporto dell’Occidente con l’Altro e, in particolare, con l’Africa», spiega Zoletto. «Fa capire &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;perché  liberarsi dal cosiddetto “fardello dell’uomo bianco” rimanga per l’Occidente un compito arduo&lt;/span&gt;:  &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;equivarrebbe, infatti, a rinunciare al suo meccanismo identitario originale, giocato sulla contrapposizione, l’esclusione e il controllo dell’altro&lt;/span&gt; (io sono quello che tu non sei, sono migliore e quindi ti accudisco e/o ti domino), e rinegoziarne uno diverso». Madame Aspirine, lo vediamo nel film, proprio non ce la fa a rinegoziare:  per definire e mantenere la propria immagine ha bisogno di Bandian, e di sua madre e degli altri abitanti del villaggio, ma sempre all’interno di una relazione asimmetrica.  «&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’Africa è una costruzione occidentale e artificiosa che serve a dire l’Altro. Non un altro qualsiasi bensì l’Altro più altro che la mente occidentale possa concepire.&lt;/span&gt; E’ solo per contrapposizione che riusciamo a dire noi», osserva Zoletto. «Questo meccanismo non è astratto, ma si riflette nelle pratiche concrete quotidiane: nei progetti di cooperazione, nel razzismo, nel consumo vacanziero e pseudo-culturale, tutte le volte in cui ci riferiamo a una presunta tipicità e collettività africana». &lt;br /&gt;Il singolare Africa vorrebbe coprire molte Afriche. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Tra le innumerevoli, articolate e rimosse Afriche reali, una delle più destabilizzanti è quella del pensiero, che produce e fa filosofia,&lt;/span&gt; guarda l’Occidente da una prospettiva originale e, volente o nolente, lo costringe a cambiare sguardo su se stesso. Il nesso tra Le ballon d’or e la filosofia, allora, diventa evidente. Così come l’opportunità di un discorso specifico sulla filosofia africana. E, infatti, l’Africa del pensiero comincia a suscitare interesse anche in Italia. Case editrici importanti, come Meltemi e Laterza, stanno dando spazio ad autori africani e prima di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;aut aut&lt;/span&gt; un’altra rivista di filosofia, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Simplegadi&lt;/span&gt;, aveva pubblicato una monografia sulle Filosofie in Africa. «Il dibattito non è settoriale come qualcuno potrebbe credere o limitato agli africanisti», dice Leghissa, l’altro curatore. «Rappresenta infatti l’occasione per affrontare in un’ottica inedita la questione dell’alterità e ripensare l’idea (a un livello di pensiero comune ancora largamente condivisa) che la filosofia sia una e una sola».&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Altre afriche&lt;/span&gt; si inserisce in questo filone di rinnovato interesse. I contributi raccolti nel fascicolo vanno in due direzioni, distinte e collegate: da un lato l’analisi e la decostruzione delle rappresentazioni dell’Africa di ieri e di oggi; dall’altro la focalizzazione sulle pratiche (locali/globali) di cui sono fatte le esperienze di chi vive in o proviene dall’Africa. Africa qui sta per Africa nera. «Perché è da quest’area che arriva il contributo decostruttivo più forte», dice Leghissa. «La tradizione filosofica dell’Africa bianca, al contrario, non si contrappone a quella occidentale, ma in un certo senso ne è parte».  Spiccano, tra i vari e numerosi contributi, quelli di due autori africani. Il ghanese (d’origine) &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Kwame Anthony Appiah&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;si interroga sulla relazione tra postmoderno e postcoloniale&lt;/span&gt;. Il camerunese &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Achille Mbembe spiega cosa sia il pensiero postcoloniale&lt;/span&gt;. Entrambi, in modo simile a come si era già mossa Gayatri Chakravorty Spivak a proposito dell’Asia, esortano a re-immaginare l’Africa al plurale. Non solo per una questione astrattamente teoretica (dopo Michel Foucault, ma anche dopo Paul Feyeraband e Thomas Khun, sostenere che esista una sola scienza o una sola filosofia non è più così facile ) ma anche perché, accettando il pluralismo, è possibile rimediare a errori di impostazione che pregiudicano l’esercizio generale del pensiero dominante (che è ancora quello occidentale) e che si riverberano sulla nostra quotidianità. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nell’approccio binario, dualistico, bipolare alle relazioni e alle cose sono impliciti il razzismo, l’esclusione e molte incongruenze. «A partire dalla tratta degli schiavi e dalla colonizzazione, non può esistere un'identità francese che non inglobi allo stesso tempo l'altrove e il qui&lt;/span&gt;», osserva, per esempio, Mbembe. Lui cita la Francia, ma il concetto potrebbe valere per qualsiasi altro Paese europeo con un passato coloniale, Italia compresa.&lt;br /&gt;Le riflessioni di Mbembe e Appiah si innestano su quel processo di decostruzione del pensiero occidentale che è automatico legare ai nomi di Foucault e Jacques Derrida ma a cui anche gli autori africani, direttamente o indirettamente, hanno dato un contributo fondamentale. La loro riflessione si è concentrata sulle condizioni di possibilità di una filosofia africana e, nel tentativo di inquadrare in modo rigoroso la questione, essi hanno evidenziato la debolezza del modello filosofico unico.  &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La storia della filosofia africana comincia, paradossalmente ma prevedibilmente, con l’intervento di un bianco.&lt;/span&gt;  «Il 6 giugno 1944», racconta Leghissa, «il missionario belga Placide Tempels inizia le sue pubblicazioni sulla cosiddetta filosofia bantu. Tempels respinge la tesi (dominante all’epoca e intrisa di hegelismo) secondo cui gli africani sarebbero stati  strutturalmente incapaci di pensiero logico e quindi interdetti alla filosofia. Anni e anni trascorsi in Congo lo hanno convinto che i “neri” (così li chiamava nei suoi testi) sono latori di un proprio sistema filosofico (diverso da quello occidentale) alla luce del quale i loro comportamenti (pratiche magiche comprese) appaiono logici e coerenti. Questo sistema poggia sulla convinzione che l’essere (o, meglio, ciò che i filosofi occidentali, dai presocratici in poi, chiamano “essere”) non è statico ma un insieme di forze vitali variegate e in movimento». Il problema, secondo Tempels è che tutto questo il nero non lo sa. E spetta ai bianchi, in particolare ai religiosi (perché tra teologia cristiana e ontologia bantu ci sarebbero molti punti di contatto) andarglielo a spiegare. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le intenzioni di Tempels sono buone ma l’impianto complessivo è decisamente paternalista e conservatore, oltre che assai discutibile sul piano teoretico». &lt;/span&gt;  Quando Filosofia bantu vede la luce, il dibattito sul colonialismo in Europa è ancora agli albori. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le riflessioni del missionario francescano&lt;/span&gt; vengono accolte con entusiasmo da Gaston Bachelard, Albert Camus e altri filosofi (che ne colgono solo gli aspetti innovativi) e &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;danno vita a un filone di pensiero, l’etnofilosofia, che farà  proseliti anche in Africa, soprattutto tra i pensatori di formazione e impostazione cattolica,&lt;/span&gt; (come l’abbé rwandese Alexis Kagame) influenzando, a tratti, anche la dottrina della négritude. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ma dall’Africa cominciano a levarsi anche autorevoli voci contro.&lt;/span&gt; «Una delle prima è quella del beninese &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Paulin Hountondji&lt;/span&gt;, che respinge l’ipotesi del doppio statuto e insiste sull’unicità e l’universalità del discorso filosofico al pari di quello scientifico», prosegue Leghissa. «Esso può venire ordinato su base territoriale, ma solo per motivi pratici, non per approdare a differenzazioni di metodo». &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;A caratterizzare la filosofia, a prescindere dalla latitudine, secondo Houtondji, sono lo stile&lt;/span&gt; (argomentativo e innestato su una riflessione critica e individuale, mai inconscia e collettiva) &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;e gli oggetti&lt;/span&gt; (la ricerca del giusto e del vero). «L’africanità della nostra filosofia non risiederà dunque nei suoi temi», leggiamo in uno dei suoi saggi più famosi, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;African Philosophy: mith or reality.&lt;/span&gt; «Dipenderà invece dall’origine geografica di coloro che la producono». Ergo: la filosofia africana è quella fatta in Africa e dagli africani. Su posizioni analoghe, troviamo un altro importante autore contemporaneo, il ghaniano &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Kwasi Wiredu&lt;/span&gt;. In un testo divenuto classico (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;How not to compare african thought with western thought&lt;/span&gt;, disponibile in italiano nel numero 28 della rivista &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Simplegadi&lt;/span&gt;) &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;introduce una discriminante fondamentale: non può esserci filosofia in assenza di scrittura.&lt;/span&gt; Disporre di testi scritti è una condicio sine qua non per la sua trasmissibilità e verificabilità, dunque per la sua scientificità. Dietro i frequenti inviti rivolti ai neri affinché preservino le proprie tradizioni, Wiredu vede  più la volontà di mantenere l’Altro in uno stato di soggezione che quella di proteggere e valorizzare la sua cultura. Il presupposto della pratica filosofica ovunque, ma in Africa più che mai, a suo avviso, deve essere il rifiuto del pensiero magico e della superstizione, l’uscita dal mito. L’etnofilosofia di padre Tempels e ciò che vi gravita intorno non va buttata via, ma trasportata nel luogo che le si confà naturalmente, che è quello dell’antropologia e dell’etnologia.   &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ma, intanto l’idea che possano esistere più logiche, più etiche, più modelli sociali e più modelli scientifici prende piede anche in Africa.&lt;/span&gt; Il kenyota  &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Henry Odera Oruka&lt;/span&gt; avvia un’originale forma di ricerca, che supera Tempels, Hountondji, Wiredu e respinge l’idea che la scrittura possa essere una discriminante transculturale. «&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nell’oralità e attraverso l’oralità Odera Oruka ritiene di poter trovare, infatti, le tracce di un’autentica riflessione critica, indipendente dalla tradizione greca e degna di essere chiamata filosofia»&lt;/span&gt;, commenta Leghissa. «Comincia così ad  andare di villaggio in villaggio non puntando alle storie custodite dai griot bensì alle rielaborazioni locali, individuali, affidate all’oralità. Ciò che cerca, nelle sue interviste ai saggi, è l’inizio aurorale del pensiero, simile nella sua forza dirompente, a quello dei filosofi presocratici, che per primi osarono sfidare la cogenza del pensiero collettivo greco rappresentato da miti e da leggende». Il resoconto di questo lavoro si trova in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;The sage philosophy&lt;/span&gt;, che non è stato tradotto in italiano e non può essere considerato un lavoro completo perché purtroppo Odera Oruka è morto prematuramente. Sulla sua falsariga si è mosso &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Amadou Hampate Ba&lt;/span&gt;, l’autore de &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il saggio di Bandiagara&lt;/span&gt; che invece in italiano è stato tradotto ed è un testo abbastanza noto. Hampate Ba, che si muove in un contesto islamizzato e arabizzato, non deve rapportarsi a una totale assenza di scrittura. Però persegue il medesimo obiettivo di Odera Oruka: dimostrare l’esistenza di un pensiero razionale africano autoctono, dotato di strumenti diversi rispetto a quello occidentale. «Il dibattito sulla filosofia africana parte da una questione che può sembrare circoscritta e di interesse limitato e approda in un ambito di interesse filosofico generale», conclude Leghissa. «In quest’ottica, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la decolonizzazione dell’immaginario auspicata da Serge Latouche, cessa di riguardare solo gli africani e diventa una questione generale.&lt;/span&gt; Cadono gli steccati e si evidenzia più che mai il nesso tra decostruzione filosofica, critica post coloniale e fine del pensiero unico».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*questo articolo è uscito su Alias dell'8 novembre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5591132486092239184?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5591132486092239184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5591132486092239184' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5591132486092239184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5591132486092239184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/01/black-philosophy.html' title='Black philosophy*'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-6992552004583875200</id><published>2009-01-08T10:36:00.002+01:00</published><updated>2009-01-08T10:41:59.922+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Partiti e mai arrivati</title><content type='html'>Sono almeno 1.502 i migranti morti alle frontiere dell'Unione europea nel 2008. Il 23% in meno rispetto al 2007, ma non i&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;n Sicilia, dove le vittime sono passate dalle 556 del 2007 alle 642 del 2008&lt;/span&gt;, in linea con il netto aumento degli arrivi: +80%. Lo rende noto l’osservatorio sui migranti &lt;a href="http://fortresseurope.blogspot.com"&gt;Fortress Europe&lt;/a&gt;, fondato e diretto da Gabriele Del Grande secondo cui in un anno si sono contati 216 morti nello stretto di Gibilterra, 136 alle Canarie e 181 nel mar Egeo, tra Turchia e Grecia. Oltre ai 1.235 morti del Mediterraneo, 267 vittime nel deserto, sotto i camion, nei traghetti dell'Adriatico, sotto gli spari della polizia e sui campi minati greci.&lt;br /&gt;Del Grande ha scritto per &lt;a href="http://www.infinitoedizioni.it"&gt;Infinito edizioni&lt;/a&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mamadou va a morire. La strage dei clandestini del Mediterraneo&lt;/span&gt;, giunto nel 2008 alla sua seconda edizione, pubblicato in tedesco e in procinto di essere pubblicato in spagnolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-6992552004583875200?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/6992552004583875200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=6992552004583875200' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6992552004583875200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/6992552004583875200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/01/partiti-e-mai-arrivati.html' title='Partiti e mai arrivati'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-516904801270676186</id><published>2009-01-02T12:39:00.012+01:00</published><updated>2009-01-08T11:41:32.261+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>Il volto nascosto della globalizzazione</title><content type='html'>The National Labor Committee è un'organizzazione statunitense che si batte contro lo sfruttamento dei lavoratori nell'economia globale. Molte delle sue campagne sono ambientate in Bangladesh e questo non può stupire, dal momento che è proprio in Bangladesh che le imprese di mezzo mondo hanno delocalizzato la loro produzione, visto che la manodopera costa pochissimo e le tutele sindacali sono minime. &lt;br /&gt;The National Labor Committe ha realizzato &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;un video in quattro parti sul volto nascosto della globalizzazione&lt;/span&gt; (The hidden face of Globalization) che ci fa vedere davvero da dentro cosa accade nelle garments factories di Dhaka e dintorni. Per vederlo cliccate &lt;a href="http://www.nlcnet.org/article.php?id=243"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;La visione di questo film è particolarmente raccomandata  ai fashion addicted e, in generale, a tutti quelli che comprano a prezzo stracciato senza chiedersi cosa renda possibile una tale politica dei prezzi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-516904801270676186?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/516904801270676186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=516904801270676186' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/516904801270676186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/516904801270676186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2009/01/il-volto-nascosto-della-globalizzazione.html' title='Il volto nascosto della globalizzazione'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-9216663181497261605</id><published>2008-12-31T00:37:00.005+01:00</published><updated>2008-12-31T00:44:24.457+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>Bangladesh, Khaleda non ci sta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SVqw4hC7K5I/AAAAAAAAAUI/sI384WTG84Q/s1600-h/_45324505_006622407-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 90px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SVqw4hC7K5I/AAAAAAAAAUI/sI384WTG84Q/s200/_45324505_006622407-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285731597662497682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come da copione, Khaleda n&lt;a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/7805342.stm"&gt;on accetta la vittoria&lt;/a&gt; della Grand Alliance e denuncia brogli e irregolarità. Nella foto, un artista di strada impegnato a raffigurare le due ineffabili signore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-9216663181497261605?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/9216663181497261605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=9216663181497261605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9216663181497261605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9216663181497261605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/come-da-copione-khaleda-non-accetta-la.html' title='Bangladesh, Khaleda non ci sta'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SVqw4hC7K5I/AAAAAAAAAUI/sI384WTG84Q/s72-c/_45324505_006622407-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-1759626633038066508</id><published>2008-12-29T22:15:00.011+01:00</published><updated>2009-01-01T10:40:40.506+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>And the winner is... Hasina!</title><content type='html'>Manca ancora la comunicazione ufficiale, ma &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la vittoria della Grand Alliance &lt;/span&gt;(la coalizione guidata da Hasina Wajed e, quindi, dalla Awami League), &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;è praticamente certa&lt;/span&gt;. Il Bangladesh National Party, il partito di Khaleda, rischia di non arrivare a 50 seggi in Parlamento. La vittoria della Lega Awami può essere davvero interpretata come l'&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;espressione della volontà del popolo bangladese di tenere la religione separata dalla politica&lt;/span&gt; e questa è senz'altro una buona cosa. Non solo: è un'ulteriore smentita di quanti (e non sono pochi) vanno sostenendo l'imminente talebanizzazione del Bangladesh. Tutta la campagna di Khaleda, infatti, aveva avuto come leitmotiv la difesa e la salvaguardia della religione islamica da presunti attacchi laicisti. Hasina, come era prevedibile, si era mostrata molto più sensibile ai temi sociali. Entrambe si erano lanciate in accorati discorsi moralizzatori contro la corruzione, e questo è abbastanza paradossale se si pensa che, almeno per gli ultimi quindici anni, sono state proprio loro a reggere le fila del potere e della ormai celebre corruzione bangladese. Ritengo che la vittoria di Hasina fosse nel complesso preferibile a quella di Khaleda, ma &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;non riesco a farmi contagiare dall'entusiasmo&lt;/span&gt;. Come ho già scritto in varie occasioni, non vedo una grande differenza tra queste due signore e onestamente non credo che, con il ritorno di Hasina al potere, in Bangladesh comincerà un vero nuovo corso. Però &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;due note positive&lt;/span&gt; ci sono e voglio sottolinearle: 1) &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la fine&lt;/span&gt; dell'emergenza e &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;di quella che in sostanza, anche se soft, è stata una dittatura militare&lt;/span&gt;; 2) &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la partecipazione al voto, seppur frammentata, di tanti segmenti sociali&lt;/span&gt; (urdu speaking people, hijra, tribali...) &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;che in passato ne erano stati esclusi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Adesso l'incognita è rappresentata dal dopo elezioni: Khaleda e i suoi colleghi, dopo le rasserenanti dichiarazioni del mattino, hanno cominciato a denunciare brogli, scorrettezze e amenità varie. C'è da sperare che tutto ciò rimanga un brontolìo e non sia una nuova dichiarazione di guerra...&lt;br /&gt;La cosa che io spero, con tutto il cuore, è che i blogger del Bangladesh continuino a fare la loro eccellente controinformazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-1759626633038066508?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/1759626633038066508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=1759626633038066508' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1759626633038066508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/1759626633038066508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/and-winner-is-hasina.html' title='And the winner is... Hasina!'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-5627744841561636000</id><published>2008-12-29T10:38:00.008+01:00</published><updated>2008-12-29T23:00:54.661+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>Bangladesh, election day</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SVlIKUs9rSI/AAAAAAAAAUA/cP0eRICxxjs/s1600-h/bangladesh_zia_hasina_280x200.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 143px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SVlIKUs9rSI/AAAAAAAAAUA/cP0eRICxxjs/s200/bangladesh_zia_hasina_280x200.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285334979889179938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hasina (a destra) fa sapere che (bontà sua) accetterà il risultato elettorale, qualunque esso sia. Khaleda (a sinistra) si dichiara molto soddisfatta per il modo gioioso e corretto in cui si starebbero svolgendo le elezioni. Intanto il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;the Daily Star&lt;/span&gt; ci informa che centinaia e centinaia di persone, aventi diritto al voto, si sono recate ai seggi e hanno scoperto lì di &lt;a href="http://www.thedailystar.net/newDesign/latest_news.php?nid=14046"&gt;non essere presenti&lt;/a&gt; nelle liste elettorali. Stanno scoppiando disordini in varie località del   Bangladesh la polizia sta continuando arrestare gente beccata in reale o presunta violazione delle leggi elettorali. Un amico mi ha scritto poche ore fa per raccontarmi di avere assistito a un'interessante e, soprattutto, lunga e indisturbata compravendita di voti in uno slum di Dhaka.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-5627744841561636000?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/5627744841561636000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=5627744841561636000' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5627744841561636000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/5627744841561636000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/bangladesh-election-day.html' title='Bangladesh, election day'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SVlIKUs9rSI/AAAAAAAAAUA/cP0eRICxxjs/s72-c/bangladesh_zia_hasina_280x200.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-8543941971867350055</id><published>2008-12-28T10:07:00.012+01:00</published><updated>2008-12-29T22:47:16.124+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bangladesh'/><title type='text'>Elezioni in Bangladesh. Cambiare tutto per non cambiare nulla</title><content type='html'>Lo stato di emergenza è stato revocato dieci giorni fa e &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;domani il Bangladesh va alle urne&lt;/span&gt;. Per la prima volta a votare dovrebbero esserci gruppi sociali considerati di serie "b" o "c" come i &lt;a href="http://www.stefaniaragusa.com/2008/09/bangladesh.html"&gt;bihari &lt;/a&gt; (ma non tutti), gli hira (cioè gli eunuchi), gli zingari di fiume, i tribali neo censiti (ma ai &lt;a href="http://unheardvoice.net/blog/2008/12/02/cht-missing-pahari-vote/"&gt;partiti dei tribali&lt;/a&gt; è stato accuratamente impedito di presentarsi). Scrivo al condizionale perché, come era largamente prevedibile, nella procedura di assegnazione dei certificati elettorali sono stati registrati infiniti pasticci. C'è gente che è stata censita tre volte e gente che continua a non avere documenti. &lt;br /&gt;Ma su questo sorvolerei. La cosa davvero pazzesca è che dopo due anni di governo provvisorio, sospensione dei diritti civili, lotta alla corruzione,  arresti eccellenti e colpi di scena, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;si è tornati esattamente al punto da cui si era partiti&lt;/span&gt;.  A palleggiarsi il potere saranno ancora una volta  &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Khaleda Zia&lt;/span&gt;, primo ministro nell'ultimo governo pre-emergenza e leader del BNP (nonché vedova del generale Zia ur-Rahman, che fu presidente dal 1977  al 1981 e che  trasformò il Bangladesh in una republica islamica), e &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Hasina Wajed&lt;/span&gt;, in passato due volte primo ministro e leader della Lega Awami (nonché figlia del leader dell'indipendenza bangladese Sheikh Mujibur Rahman). Le due signore, durante l'emergenza, hanno passato diversi mesi in prigione, accusate di corruzione, e poi sono state &lt;a href="http://www.stefaniaragusa.com/2008/06/bangladesh-hasina-va-negli-usa.html"&gt;rilasciate&lt;/a&gt; da un giorno all'altro, senza che le accuse contro di loro fossero  cadute. Il governo provvisorio ha dovuto avallare il loro rientro sulla scena politica perché in assenza di questo, in buona sostanza, nessun partito si sarebbe presentato alle elezioni. Alla fine, nessuna vera pulizia è stata fatta in Bangladesh e, sia che vinca Hasina, sia che vinca Khaleda, la politica continuerà a essere un trastullo di casta alta, lontano, lontanissimo dal popolo minuto. &lt;br /&gt;I due anni di governo provvisorio sono serviti solo a regolare alcuni conti personali e a operare una serie di privatizzazioni gradite agli Stati Uniti, a mettere il &lt;a href="http://www.stefaniaragusa.com/2008/07/libert-di-stampa-in-bangladesh-tira-una.html"&gt;bavaglio alla stampa&lt;/a&gt; e (questo è l'unico dato positivo) a stimolare la crescita di interessantissimi e fortemente osteggiati &lt;a href="http://www.stefaniaragusa.com/2008/07/bangladesh-la-censura-corre-sul-blog.html"&gt;blog&lt;/a&gt; di informazione e di denuncia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-8543941971867350055?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/8543941971867350055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=8543941971867350055' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8543941971867350055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8543941971867350055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/bangladesh-cambiare-tutto-per-non.html' title='Elezioni in Bangladesh. Cambiare tutto per non cambiare nulla'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-425488972665847741</id><published>2008-12-25T19:00:00.006+01:00</published><updated>2009-01-13T07:22:28.192+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>auguri di natale</title><content type='html'>Tra qualche minuto, alle 19,15, Channel 4, una tv inglese, trasmetterà gli auguri di Natale ai cristiani fatti dal (controverso) presidente iraniano Mahmud Ahmadineyad (si tratta dei controaguri che questa emittente trasmette ogni anno, subito dopo gli auguri della regina). Io credo che questa sia una notizia di qualche rilevanza internazionale. Non a caso la dà anche &lt;a href="http://www.elpais.com/articulo/internacional/Mahmud/Ahmadineyad/desea/feliz/Navidad/elpepuint/20081224elpepuint_10/Tes"&gt;El País&lt;/a&gt;, che non è un giornale inglese. Sul sito del Corriere (il nostro principale organo di informazione) però non si trova nulla (o meglio, a proposito di Gran Bretagna, c'è un servizio fondamentale sulla barba del principe William). Se andate alla pagina degli esteri troverete che (incredibile dictu) l'articolo di apertura è  sull'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, e la sua istituzione del fondo Famiglie-Lavoro pensato per alleviare le difficoltà di quanti hanno perso il posto a causa della crisi... Evidentemente, nella valutazione di chi cura il sito del Corriere, tutto ciò (mi riferisco alla gente che sta restando in braghe di tela e all'ammirevole iniziativa di Tettamanzi) non sta accadendo in Italia ma in qualche altro luogo indefinito del mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-425488972665847741?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/425488972665847741/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=425488972665847741' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/425488972665847741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/425488972665847741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/auguri-di-natale.html' title='auguri di natale'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2311020984062840072</id><published>2008-12-25T18:53:00.002+01:00</published><updated>2008-12-26T09:18:13.613+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Un post per Vomitus</title><content type='html'>Qualche giorno fa mi ha scritto (in forma privata) un visitatore abituale di questo blog. Mi "sgridava" perché ho diradato i miei aggiornamenti. In effetti questo è un periodo in cui ho molto da fare: oltre a dedicarmi al mio regolare lavoro di giornalista, sto scrivendo un altro libro, continuo a occuparmi della promozione dei due già pubblicati, sto studiando filosofia africana, cerco di seguire la campagna elettorale in Bangladesh (si vota il 29 dicembre), ho fatto un viaggio molto interessante in Messico che ha riacceso il mio interesse per la teologia della liberazione... Insomma, ho davvero poco tempo. Però è successo qualcosa per cui mi son detta: ora devi assolutamente fare un post, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;un post per Vomitus Maximus&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Vomitus (un nickname che è tutto un programma) sta scrivendo dei commenti deliranti sul mio blog (guardate in particolare i due post che precedono questo). Commenti razzisti, violenti e piuttosto sgrammaticati (si capisce il senso di quel che Vomitus  vuol dire, però consecutio temporum, analisi del periodo, uso della punteggiatura sono tutte cose che non lo riguardano).  &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vomitus ovviamente non ha un nome e neanche un volto&lt;/span&gt;. Ha un sito, però, che vi consiglio di andare a visitare: è utile per ricordarsi che gente c'è in giro: &lt;a href="http://vomitusmaximus.blogspot.com"&gt;http://vomitusmaximus.blogspot.com&lt;/a&gt;). Troppo spesso, abituati a frequentare persone che ci assomigliano, rischiamo di dimenticarlo. &lt;br /&gt;La prima vomitata pervenuta aveva come bersaglio un editoriale di Famiglia Cristiana (&lt;a href="http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/meditiamo-gente-meditiamo.html"&gt;editoriale&lt;/a&gt; che mi era piaciuto molto e avevo inserito nel mio blog) ed è stata postata a mezzanotte e 13 della notte di Natale. Avete letto bene: mezzanotte e 13 della notte di Natale.&lt;br /&gt;Questa cosa mi ha colpito moltissimo: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ma questo poveretto non aveva davvero niente di meglio da fare la notte di Natale? &lt;/span&gt;Che so: bere un bicchiere con gli amici? Dire una preghiera? Amoreggiare con la fidanzata? Farsi un buon sonno? Evidentemente no. E questo può essere la prova che a indirizzare i peggiori comportamenti di noi umani sono spesso la solitudine e la frustrazione. Queste condizioni non sono così eccezionali come in genere pensa chi si trova a soffrirle. A tutti è capitato e capita di sentirsi soli e frustrati, ma per fortuna non tutti usano in modo distruttivo questi sentimenti. C'è chi riesce a trasformarli in occasioni di empatia e vicinanza con gli altri esseri umani, soprattutto con quelli che si trovano in una posizione di debolezza e che certamente non sono i responsabili delle dinamiche di esclusione e oppressione che avvelenano la nostra società. &lt;br /&gt;Davvero &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;mi dispiace per Vomitus Maximus che, in omaggio al suo nickname, passa la notte di Natale a vomitare odio sui musulmani e sulla sottoscritta&lt;/span&gt;. Non sa niente di loro e non sa niente di me e questo gli facilita il compito, perché lo solleva da qualsiasi esame di realtà. E' sempre più facile prendersela con obiettivi lontani e indefiniti piuttosto che venire allo scoperto e confrontarsi. Mi dispiace anche perché mentre lui inveiva (e ha continuato a farlo durante la giornata) io, che sono cristiana e lieta di esserlo, mi trovavo a tavola con cinque pericolosissimi musulmani senegalesi, uno dei quali è il mio compagno di vita, un paio di latinoamericani agnostici e un paio di italiani agnostici pure loro. Stavamo bene e ci stavamo divertendo. E, mentre ci divertivamo, sul mio cellulare arrivavano auguri dal Messico e dal Bangladesh, dall'Inghilterra e dalla Sicilia. E questa "mezcla" mi sembrava bellissima, civile e di ottimo auspicio.&lt;br /&gt;In conclusione: non penso di far nulla per bloccare Vomitus, che tra le varie cose mi ha anche consigliato di lasciare l'Italia. Se si sente meglio dopo avermi inondato di insulti, continui. Solo una cosa voglio dirgli: al contrario di quel che lui crede, io non ho nessun motivo di ringraziare Maroni e a Milano non giro per nulla tranquilla. Rischio la vita ogni volta che metto il naso fuori di casa. Questo non per colpa degli extracomunitari o dei musulmani, ma per una molto più banale e criminale assenza di piste ciclabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.  Vomitus, tutto sommato credo di averti fatto molta pubblicità: forse tra un insulto e l'altro potresti infilare un grazie. Ciao!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2311020984062840072?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2311020984062840072/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2311020984062840072' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2311020984062840072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2311020984062840072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/un-post-per-vomitus.html' title='Un post per Vomitus'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-2826737593249131849</id><published>2008-12-11T18:03:00.005+01:00</published><updated>2008-12-29T23:08:00.157+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Meditiamo gente, meditiamo...</title><content type='html'>Quello che segue è l'editoriale pubblicato da Famiglia Cristiana questa settimana. Ancora una volta sottoscrivo dalla prima all'ultima parola e, in particolare, mi piacciono molto alcuni passaggi che ho evidenziato col grassetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Lega va all’ultima crociata e propone una moratoria "sine die" sulla costruzione di nuove moschee in Italia. L’idea nasce dall’equazione: musulmani uguale terroristi. Anzi, emigrati uguale musulmani e, quindi, terroristi. Così, si propone la moratoria per le moschee, sperando d’estenderla agli immigrati. I sondaggi danno ragione alla Lega: l’84 per cento degli italiani è d’accordo (Sky Tg24). E c’è da crederlo, la paura fa tanto!&lt;br /&gt;La scorsa settimana a Milano sono stati arrestati due (presunti) terroristi islamici, che intendevano far saltare supermercati, caserme... e, perfino, attentare al Duomo di Milano, la notte di Natale. Si sarebbero allenati alla "guerra santa" nella sala di preghiera islamica del Comune di Macherio. Ma i nostri servizi segreti li hanno intercettati e arrestati. Bene, benissimo. È dovere dello Stato combattere ilterrorismo, ovunque esso si trovi e si nasconda.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Al tempo delle Br e del terrorismo nero, fior di terroristi avevano frequentato anche il catechismo. Ma mai nessuno s’è sognato di chiedere una moratoria sulla costruzione di nuove chiese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In Italia ci sono un milione e 600 mila musulmani, che sono un terzo degli immigrati: quindi, non vale l’equazione musulmani uguale immigrati. E non tutti sono praticanti. Perché dovrebbero diventare terroristi quelli che frequentano i luoghi di culto e non gli altri? La realtà è un’altra. Bloccare le moschee rassicura la popolazione, trova consenso, ma non è detto che sia efficace.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La Santa Sede e la Cei hanno osservato che le moschee devono essere luoghi di culto e non acquistare "altri volti". Se diventano altro, è lo Stato che deve vigilare, perché ha gli strumenti per farlo.&lt;/span&gt; La Lega dice che, intanto, è meglio bloccare tutto, almeno fino a quando il Parlamento non approverà la legge sulla libertà religiosa, e fino a quando i musulmani non sottoscriveranno un’Intesa con lo Stato italiano (ammesso che i partiti la vogliano!).&lt;br /&gt;Eppure, se si garantisce la libertà religiosa e la costruzione di moschee, l’operazione trasparenza riuscirà. Se si spingono i musulmani alla clandestinità, si favoriscono le frange più radicali ed estremiste. La Francia l’ha capito da tempo, e fa sottoscrivere i progetti di nuove moschee da tutte le associazioni musulmane. Anche in Italia le moschee, se inserite nel territorio e rispettose delle leggi, favorirebbero la crescita di un Islam italiano moderato.&lt;br /&gt;Il segretario della Cei, monsignor Crociata, che del dialogo interreligioso è esperto, ha spiegato che questa è «un’esigenza per tutti». Il riferimento è la nostra Costituzione, che salvaguarda la libertà religiosa.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Compito dello Stato è evitare che le religioni siano usate come armi nella lotta di civiltà; dovere di tutti è far sì che ciascuno professi la sua fede in libertà, in pace e in luoghi di culto degni di questo nome.&lt;br /&gt;Dopo i gravi attentati del terrorismo islamico in Spagna e Gran Bretagna, nessuno ha chiesto di chiudere le moschee o di sospenderne la costruzione.&lt;/span&gt; Così come in Italia, nessuno s’è mai sognato di impedire manifestazioni "pseudoreligiose" inneggianti al dio Po e agli dei del pantheon celtico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-2826737593249131849?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/2826737593249131849/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=2826737593249131849' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2826737593249131849'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/2826737593249131849'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/meditiamo-gente-meditiamo.html' title='Meditiamo gente, meditiamo...'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-7613088145071026755</id><published>2008-12-07T22:23:00.007+01:00</published><updated>2008-12-07T23:59:49.117+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritt umani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appuntamenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Roma, 8 dicembre. Festeggio anch'io? No, tu no!</title><content type='html'>Quest'anno la Festa del Sacrificio, una delle principali feste islamiche, coincide quella cattolica dell'Immacolata Concezione. Nella mia ingenuità questa coincidenza mi sembrava una bella cosa: nello stesso giorno, due diverse comunità religiose, distinte ma con tante cose in comune, sarebbero state in festa insieme. &lt;br /&gt;Al comune di Roma e ad alcuni gruppi di cattolici evidentemente piuttosto elitari (ma come si fa a conciliare le velleità elitarie con la condizione di cristiani? Boh...) e determinati a detenere il monopolio delle feste religiose, la coincidenza  è apparsa invece oltraggiosa. In particolare questi gruppi, sentendosi per qualche strana ragione minacciati o sminuiti dalla festa islamica, hanno chiesto e ottenuto che ai musulmani venisse negata l'autorizzazione a festeggiare in forma pubblica. A rendere più paradossale la vicenda, il fatto che l'Eid al kabir ricorda il sacrificio di Abramo, e quindi, a occhio e croce, qualcosina dovrebbe dire anche ai cattolici. Ma la verità è che la maggior parte dei cattolici indignati è totalmente all'oscuro del contenuto della religione islamica e dei tanti punti di contatto che questa ha con il cristianesimo.&lt;br /&gt;Quello che segue è il comunicato stampa diffuso da Dhuumcatu (associazione che riunisce e rappresenta buona parte della comunità bangladese del Lazio) che appellandosi al diritto costituzionale di professare liberamente la propria fede, ha deciso sostanzialmente di ignorare il divieto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;8 Dicembre ‘08: la giornata del dialogo islamo-cristiano o della discriminazione religiosa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessun augurio per i musulmani della Capitale:&lt;br /&gt;il Comune di Roma impedisce la preghiera per l'Eid al Kabir&lt;br /&gt;Mentre in altre città italiane, per favorire il rispetto delle diversità culturali e tutelare i diritti delle minoranze le amministrazioni politiche sono impegnate a “legalizzare” uno dei rituali più importanti per l’Islam, il sacrificio del montone in occasione della “Grande Festa” o Eid al kabir, a Roma alla comunità islamica è negata la possibilità di svolgere la preghiera pubblica.&lt;br /&gt;Dopo il rifiuto per la celebrazione della preghiera induista in occasione della festività Durga Puja, il Comune di Roma nuovamente discrimina le minoranze religiose negando lo svolgimento delle attività del culto islamico, previste per l’8 Dicembre ’08 a Piazza Vittorio e Villa De Santis a Roma.&lt;br /&gt;Come nel caso della festività induista, l’Associazione Dhuumcatu sosterrà lo svolgimento dell’iniziativa, che si svolgerà comunque come previsto per Lunedì 8 Dicembre ’08.&lt;br /&gt;Una giornata simbolica per la concomitanza dell’importante festività musulmana con la festività cattolica della Madonna dell’Immacolata, che ci auguriamo venga ricordata come il giorno della pacifica convivenza interreligiosa nella Capitale, e non come la giornata della discriminazione religiosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;APPUNTAMENTI:&lt;br /&gt;Preghiera per l'Eid al Kabir&lt;br /&gt;8 Dicembre ’08, Ore 8.30-11.00&lt;br /&gt;Piazza Vittorio e&lt;br /&gt;Villa De Santis (Casilina)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-7613088145071026755?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/7613088145071026755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=7613088145071026755' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7613088145071026755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7613088145071026755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/12/roma-8-dicembre-festeggio-anchio-no-tu.html' title='Roma, 8 dicembre. Festeggio anch&apos;io? No, tu no!'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-7168770078130485233</id><published>2008-11-30T13:51:00.005+01:00</published><updated>2008-11-30T14:51:31.233+01:00</updated><title type='text'>Spagna. L'Eid al Kabir riconosciuto come festività ufficiale</title><content type='html'>Succede a Melilla e presto dovrebbe accadere anche a Ceuta (le due città enclave che si trovano nel territorio marocchino e che hanno il 50 per cento di popolazione musulmana). E' un passaggio importante che evidenzia, ancora una volta, come la Spagna sia molto più avanti degli altri Paesi mediterranei (Italia in primo luogo) nella difesa del pluralismo e nella tutela dei diritti di tutti i suoi cittadini. L'Eid al Kabir è la Festa del Sacrificio, ed è una delle feste più importanti per i musulmani. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E' la prima volta che una festa non cattolica viene riconosciuta ufficialmente in Spagna&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;Se ve la cavate con lo spagnolo e volete saperne di più, cliccate &lt;a href="http://www.elpais.com/articulo/espana/fiesta/Cordero/sera/oficial/elpepuesp/20081130elpepunac_3/Tes"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-7168770078130485233?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/7168770078130485233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=7168770078130485233' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7168770078130485233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/7168770078130485233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/11/spagna-leid-al-kabir-riconosciuto-come.html' title='Spagna. L&apos;Eid al Kabir riconosciuto come festività ufficiale'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4365059168557145789</id><published>2008-10-26T09:03:00.010+01:00</published><updated>2008-10-26T15:42:46.358+01:00</updated><title type='text'>Coppie miste? Istruzioni (burocratiche) per non farle scoppiare</title><content type='html'>Sul forum di &lt;a href="http://www.insenegal.org"&gt;insenegal&lt;/a&gt; (che ogni tanto bazzico) ho trovato la segnalazione di questo libro. Non l'ho letto e non conosco &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Amedeo Intonti&lt;/span&gt;, l'autore, però mi sembra molto interessante. Date un'occhiata ai numeri riportati: ogni anno 20mila italiani circa iniziano una relazione con un partner non comunitario, solo la metà riesce a portarla avanti. Sicuramente non dipende solo dalla burocrazia, ma in parte sicuramente sì. E, soprattutto, la burocrazia e l'assenza dichiarezza legislativa possono avvelenare parecchio la vita quotidiana di quella metà che, nonostante tutto, prova ad andare avanti. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Manuale di sopravvivenza burocratica per Italiani con partner straniero&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«La relazione e/o il matrimonio fra un cittadino italiano e un cittadino extracomunitario è ostacolata da problemi burocratici molto complessi.   Le persone coinvolte non sono poche; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;l’autore ritiene siano circa 20.000 gli Italiani che iniziano ogni anno una relazione sentimentale con un cittadino non comunitario, ma al traguardo non giunge che la metà&lt;/span&gt;.     E’ necessario affrontare i problemi senza arrendersi ai molti ostacoli.   Le difficoltà da superare possono durare anni e spesso ci si arrende di fronte a situazioni burocratiche talmente insormontabili, che gli interessati sovente interrompono i loro legami sentimentali.   Lo stato italiano si è occupato poco del problema, mentre altri Paesi civili hanno codificato e regolamentato le casistiche relative, consentendo allo straniero anche l’ingresso per sola convivenza.   In Italia in questo campo “si naviga a vista nella nebbia”.  Non vi è certezza di diritto; molte sono le norme da interpretare e la discrezionalità è una “norma”.   Le leggi sono spesso violate per la convinzione dei “burocrati” che tanto l’utente non farà ricorso…   Come fare per avere certezze?   Non è semplice!    Non è possibile!   Si possono solo cercare strade percorribili, con la speranza di non cadere mai nelle “sabbie mobili” … burocratiche!  Il presente manuale, oltre a fornire informazioni di difficile reperimento, suggerisce pertanto strategie di difesa più o meno attuabili, nonché talune soluzioni concrete ai numerosi problemi burocratici che si presentano».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il manuale può essere acquista a prezzo scontato direttamente sul &lt;a href="http://www.edizionidellimpossibile.com"&gt;sito&lt;/a&gt; della casa editrice o si può ordinare in libreria. Il codice ISBN è: 278 - 88 - 902098 - 0 - 2.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4365059168557145789?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4365059168557145789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4365059168557145789' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4365059168557145789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4365059168557145789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/10/amori-bicolori-istruzioni-legali-e.html' title='Coppie miste? Istruzioni (burocratiche) per non farle scoppiare'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-3581951243418074003</id><published>2008-10-23T16:44:00.018+02:00</published><updated>2008-10-24T08:44:11.399+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='foto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='africa'/><title type='text'>Il leone Malick</title><content type='html'>Su &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Casa Vogue&lt;/span&gt; di ottobre è uscito un pezzo su Malick Sidibé (il fotografo maliano a cui lo scorso anno è stato assegnato il Leone d'Oro alla carriera) che porta la mia firma. Le foto del servizio sono state realizzate appositamente e in esclusiva per &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Casa Vogue&lt;/span&gt;. Per leggere l'articolo cliccate sulle immagini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCOmq3_mcI/AAAAAAAAAPY/iLNy6JLc9o8/s1600-h/CV00810D0172_017301MALICK.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 138px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCOmq3_mcI/AAAAAAAAAPY/iLNy6JLc9o8/s200/CV00810D0172_017301MALICK.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260361159764056514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCO5z91KvI/AAAAAAAAAPo/T4f-x74Vx2k/s1600-h/CV00810D0176_017703MALICK.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 136px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCO5z91KvI/AAAAAAAAAPo/T4f-x74Vx2k/s200/CV00810D0176_017703MALICK.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260361488621972210" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCOvEI4ohI/AAAAAAAAAPg/W_rnYUzXCgU/s1600-h/CV00810D0174_017502MALICK.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 136px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCOvEI4ohI/AAAAAAAAAPg/W_rnYUzXCgU/s200/CV00810D0174_017502MALICK.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260361303984742930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCPALYEdqI/AAAAAAAAAPw/jhVmIfnoMrQ/s1600-h/CV00910D0188_018901INDIRIZZI.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCPALYEdqI/AAAAAAAAAPw/jhVmIfnoMrQ/s200/CV00910D0188_018901INDIRIZZI.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260361597985257122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-3581951243418074003?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/3581951243418074003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=3581951243418074003' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3581951243418074003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/3581951243418074003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/10/su-casa-vogue-di-ottobre-uscita-un.html' title='Il leone Malick'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_csD6-FyZ5Tg/SQCOmq3_mcI/AAAAAAAAAPY/iLNy6JLc9o8/s72-c/CV00810D0172_017301MALICK.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-932644013130076608</id><published>2008-10-19T16:50:00.010+02:00</published><updated>2008-10-20T07:53:55.554+02:00</updated><title type='text'>Il ministro dell'ambiente che sa tanto di industria...</title><content type='html'>Ancora dal Manifesto, ma di venerdì 17, che in generale non è considerato un bel giorno. Un profilo sintetico della ministra Prestigiacomo. Niente di nuovo, per chi è siciliano, come me...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«A Bruxelles s'è battuta a fianco del Cavaliere per allargare le maglie del protocollo di Kyoto, a Siracusa invece, da ex ministro per le Pari opportunità, ha dato il suo bel contributo all'accordo di programma sulla chimica, rimasto a tre anni di distanza chiuso nel cassetto, mentre mille posti di lavoro stanno per andare in fumo. Più che d'ambiente, il ministro Stefania Prestigiacomo, sa certamente di industria. E di fumi. &lt;br /&gt;Neanche nella nuova veste, quella di titolare del dicastero per l'Ambiente, Prestigiacomo ha rinunciato alle quote azionarie che detiene in alcune società controllate dalla sua famiglia, e che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;in qualche caso in passato hanno persino avuto grane con la giustizia&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Assieme al padre e alla sorella il ministro, poco ambientalista, ha interessi in un network di Srl ed Spa, imprese che operano in vari campi: dalla metalmeccanica, alla plastica tra Bologna e la Sicilia, fin nel cuore del Petrolchimico a Priolo (Siracusa). Si tratta del conglomerato industriale tra i più vasti del paese, che con Augusta e Gela ha contribuito ad avvelenare per anni centinaia di operai durante il boom della chimica senza controlli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il petrolchimico si trova a meno di due chilometri dal centro abitato, dove la popolazione di poco superiore ai 12mila abitanti, da cinquant'anni respira fumi e chiede maggiore sicurezza sulla salute e rispetto per l'ambiente. Appena quattro giorni fa un esplosione in un impianto della Isab Energy (51% Erg Power &amp; Gas e 49% International power Mitsui&amp;Co.Ltd) ha creato allarme tra la cittadinanza, con un auto della locale protezione civile che ha fatto il giro del paese per tranquillizzare la popolazione. Dal ministro per l'Ambiente non è arrivata nemmeno una parola. Eppure &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Stefania Prestigiacomo conosce bene il polo industriale. E' a un tiro di schioppo dalla sua Siracusa e nell'area operano le aziende riconducibili alla sua famiglia e a lei stessa. Forse è stata impegnata troppo in questi giorni a fare lobby contro Kyoto, per accorgersi che nella sua provincia si è verificato l'ennesimo incidente industriale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sebbene abbia la delega ambientale ormai da qualche mese, Stefania Prestigiacomo continua a mantenere il 21,5 per cento del capitale sociale della Fincoe srl, azienda di Casalecchio sul Reno (Bologna), con interessi nel ramo della plastica. Soci della Fincoe sono anche la sorella e il padre, insieme detengono la maggioranza della holding, i cui interessi sono concentrati soprattutto in Sicilia. La società ha in portafoglio il 99 per cento della Coemi spa, società che opera a Priolo Gargallo, appunto nel petrolchimico. A sua volta la Coemi controlla, attraverso una quota pari al 59,1 per cento, la Vetroresina engineering development (Ved), sempre a Priolo. Il 22,5 per cento della Ved risultava poi di proprietà del gruppo Sarplast spa, il cui 6,29 per cento è riconducibile a Giuseppe Prestigiacomo. La Sarplast è fallita nel 1997: nell'azienda si verificarono alcuni incidenti e casi di malattia denunciati dai dipendenti. Alcuni operai ebbero figli con malformazioni congenite, altri lavoratori dopo anni si ritrovarono polveri nei polmoni. L&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;a procura di Siracusa aprì un'inchiesta per lesioni colpose mentre la polizia rilevò nelle aziende dei Prestigiacomo una serie di violazioni, tra cui pendenze col fisco per circa tre milioni di euro nel giro di tre anni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nell'accordo di programma sulla chimica, a Priolo, ci sono impegni chiari per la riduzione del rischio ambientale e per la tutela dei lavoratori e dunque dell'intero conglomerato industriale, dove operano colossi come Erg ed Eni, con diversi impianti per la produzione chimica, energetica, petrolifera. Proprio al ministro Prestigiamo si rivolgono Cgil Cisl e Uil che assieme all'Osservatorio sulla chimica, istituito presso la Provincia di Siracusa, e ai sindaci del comprensorio chiedono il rilancio dell'accordo di programma, con la sua piena applicazione, compresi gli interventi sull'ambiente».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-932644013130076608?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/932644013130076608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=932644013130076608' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/932644013130076608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/932644013130076608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/10/ecco-chi-abbiamo-al-ministero.html' title='Il ministro dell&apos;ambiente che sa tanto di industria...'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-9190137619178541638</id><published>2008-10-17T07:52:00.006+02:00</published><updated>2008-10-17T08:06:13.361+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='razzismo'/><title type='text'>Razzismo in cattedra</title><content type='html'>Dal &lt;a href="http://www.ilmanifesto.it"&gt;Manifesto&lt;/a&gt; di ieri, l'articolo di fondo firmato da Annamaria Rivera, una delle studiose italiane più preparate in materia di razzismo e dintorni. Fulvio Scaglione scrive sul suo &lt;a href="http://www.fulvioscaglione.com/index.php/europa/italia/gli-italiani-non-sono-razzisti-solo-un-po-pirla-chiedete-agli-albanesi"&gt;blog&lt;/a&gt; che gli italiani non sono razzisti ma solo pirla. Io sono spesso d'accordo con lui. Questa volta no. Io credo che siano entrambe le cose, e spesso anche molto ignoranti. E questo non mi fa tenerezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«In una collettività nazionale che non ha mai brillato per spirito e rigore «repubblicani», la scuola pubblica è uno dei rari luoghi in cui si pratica un certo rispetto dei principi costituzionali, in primis il diritto all'istruzione e alla non-discriminazione. È anche una delle poche istituzioni che non hanno chiuso gli occhi di fronte alla pluralizzazione culturale crescente della società italiana, attrezzandosi per affrontarla sul piano educativo e culturale. Oggi tutto questo appare lontano come la luna, di fronte al radicale salto di paradigma costituito dalla mozione approvata dalla Camera. La norma che istituisce le classi differenziali per gli alunni stranieri che non superino test e prove varie è certo la ciliegina sulla torta di una «riforma» dell'istruzione di squisita marca reazionaria.&lt;br /&gt;Discriminare alunni di origine «non autoctona» (e chi di noi lo è?) in base al criterio dell'imperfetta conoscenza della lingua italiana non è solo disconoscere la primaria funzione integrativa della scuola. È un gesto revisionista che cancella la storia che ha fondato la scuola pubblica in Italia: storia d'integrazione e di emancipazione d'innumerevoli generazioni «native» di ragazzi poveri, ignoranti, non-parlanti l'italiano; una storia che tuttora garantisce il diritto all'istruzione anche al ragazzo che parla solo il dialetto di Cassano Magnago o di Vittorio Veneto. In realtà, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;l'allontanamento, simbolico e reale, dalla scuola pubblica dei figli degli altri è qualcosa di più di una ciliegina sulla torta: è un tassello pesante nella costruzione di un paese del razzismo reale&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Un paese che non corre solo il rischio d'essere percorso da un'endemica e disseminata guerra fra poveri. Questa formula può finire per diventare luogo comune frusto e consolatorio: le guerre fra poveri si ricompongono lavorando «per l'unità della classe», come recita la vulgata marxista, e per un processo così lungo c'è sempre tempo... Può ridursi a luogo comune, se non si comprende che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;si è già compiuta la saldatura fra il razzismo di Stato e il razzismo popolare. Essa è stata resa possibile non solo dal ruolo svolto dai media, ma soprattutto dagli apprendisti stregoni che, trastullandosi con il paradigma securitario, hanno spalancato le porte dell'inferno del razzismo istituzional-popolare.&lt;/span&gt; Continuiamo a confidare nella capacità di ravvedimento della sinistra politica, benché il corteo nazionale dell'«orgoglio comunista», per quanto imponente, non lasci intravedere l'elaborazione di contenuti, né una massiccia inclusione nei suoi ranghi delle vittime reali e potenziali del razzismo. E dunque speriamo che, di fronte a norme che mirano a stravolgere il senso e la funzione di istituzioni-pilastro della democrazia, qualcuno a sinistra cominci a comprendere il senso strategico della battaglia contro il razzismo e per i diritti dei migranti. Va detto chiaro a chi ancora si attarda a fare distinguo: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;l'Italia governata dispoticamente da Berlusconi e pervertita dall'ideologia nazistoide della Lega Nord, resa più temibile dal culto dell'ignoranza, sta per diventare un paese strutturalmente razzista&lt;/span&gt;: un paese del razzismo reale, appunto».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-9190137619178541638?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/9190137619178541638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=9190137619178541638' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9190137619178541638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/9190137619178541638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/10/razzismo-in-cattedra.html' title='Razzismo in cattedra'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-8887639136921835979</id><published>2008-10-15T12:54:00.004+02:00</published><updated>2008-10-16T06:52:42.971+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam'/><title type='text'>A Segrate, parroci a cena con gli imam</title><content type='html'>Ecco una notizia che mi piace tanto, tantissimo e che pubblico con molta gioia. &lt;br /&gt;La fonte è l'agenzia di informazione &lt;a href="http://www.redattoresociale.it"&gt;Redattore Sociale&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dieci giorni di festeggiamenti per celebrare i 20 anni della moschea Al-Rhaman &lt;/span&gt;(del Sommamente Misericordioso) inaugurata nel 1988 a Segrate nell'hinterland milanese. Giovedì 16 ottobre l'apertura dei festeggiamenti con una cerimonia alla presenza dei sindaci di Segrate e dei paesi limitrofi. Sabato sera invece ci sarà una cena con la presenza di diversi imam lombardi e dei parroci delle chiese dell'hinterland cui parteciperà anche don Gianfranco Bottoni, responsabile per l'ecumenismo della Curia di Milano. “Una cena pensata per conoscerci, discutere e vedere se possiamo organizzare attività comuni, su temi che stanno a cuore a entrambi -spiega l'imam Ali Abu Shwaima-. C'è, in questo periodo, una battaglia contro la famiglia, e questo è un argomento molto importante anche per noi”.&lt;br /&gt;“Il Centro islamico era stato aperto nel 1976 in via Padova a Milano. Poi nel 1995 il trasferimento a Segrate -continua Ali Abu Shwaima-. Nel 1988 è stata inaugurata la moschea: la prima in Italia”. Un luogo di preghiera dove, ogni venerdì, si ritrovano circa 500 fedeli, che arrivano al migliaio in occasione del Ramadan.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-8887639136921835979?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/8887639136921835979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=8887639136921835979' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8887639136921835979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/8887639136921835979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/10/segrate-parroci-cena-con-gli-imam.html' title='A Segrate, parroci a cena con gli imam'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-4631615243293786516</id><published>2008-10-13T09:10:00.003+02:00</published><updated>2008-10-13T09:29:54.244+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><title type='text'>Spiegare la schiavitù</title><content type='html'>Mi dispiace non potere postare la copertina (non possiedo uno scanner e in rete non c'è ancora) ma ve ne consiglio caldamente la lettura. Sto parlando del volume &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La schiavitù spiegata ai nostri figli&lt;/span&gt;, appena pubblicato da Epoché e scritto dal custode della Casa degli Schiavi dell'isola di Gorée, Joseph N'Diaye. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E' un libro divulgativo ma che mantiene perfettamente la promessa che fa nel titolo. Spiega cosa sia stata la schiavitù e la tratta negriera con dovizia di informazioni e riuscendo a parlare alla testa e al cuore del lettore&lt;/span&gt;. Fa capire perché la tratta degli schiavi neri sia stata qualcosa di profondamente diverso dalla schiavitù esercitata presso i greci e i romani. E soprattutto &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ce la mostra come un crimine fondativo rispetto all'economia e allo sviluppo occidentale&lt;/span&gt;. E questo sarebbe un bene averlo sempre a mente, magari solo per sentirsi un filo meno tronfi quando si prendono le distanze tra il cosiddetto primo e il cosiddetto terzo mondo. Con tutto il rispetto per gli ebrei e per altri popoli che hanno subito discriminazioni e genocidi, ritengo che davvero ciò che è stato fatto agli africani e all'Africa, durante la tratta, non sia paragonabile a nulla quanto a gravità e irreparabilità&lt;br /&gt;Personalmente renderei obbligatoria questa lettura, nelle scuole e anche altrove.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6391021674065916711-4631615243293786516?l=www.stefaniaragusa.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.stefaniaragusa.com/feeds/4631615243293786516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6391021674065916711&amp;postID=4631615243293786516' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4631615243293786516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6391021674065916711/posts/default/4631615243293786516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.stefaniaragusa.com/2008/10/spiegare-la-schiavit.html' title='Spiegare la schiavitù'/><author><name>stef.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15396886442693049550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-Vj34-5RER6E/TZ1n3Rm_8vI/AAAAAAAAAno/DcZXd0xszkg/s220/DSCF0432.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6391021674065916711.post-1435522387734289415</id><published>2008-10-10T08:17:00.005+02:00</published><updated>2008-10-10T08:35:05.744+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mala tempora'/><title type='text'>Via i clochard dal centrocittà</title><content type='html'>Cinquecento clochard sarebbero stati allontanati dal centro di Milano. Il vicesindaco De Corato lo comunica come se fosse una grande notizia, come se scacciare i poveri verso la periferia fosse un segno di civiltà. I fatti e le informazioni che arrivano dalle associazioni che cercano di dare una mano ai senza dimora lo smentiscono: "Non ci risulta che ci siano 500 senza tetto in meno", dice Magda Baietta, presidente della Ronda della carità. "I nostri 'gravi' ci sono ancora tutti ma abbiamo notato un leggero calo tra gli stranieri, soprattutto alla stazione Centrale e in Garibaldi, ma crediamo che il fatto sia dovuto alla paura: stanno nascosti in aree più protette dove c'è meno polizia”. “Vanno via momentaneamente: quando arriva un vigile ad allontanarli girano l'angolo e trovano un altro marciapiede dove posare il capo", precisa Padre Clemente Moriggi, presidente della Fondazione Fratelli di San Francesco. "Molti dei nostri senzatetto, almeno il 40%, sono italiani”. Molti dei senza tetto, almeno nell'esperienza della sottoscritta, sono persone che fino a poco tempo fa un tetto ce lo avevano, poi, a causa di eventi che possiamo considerare ordinari (come separazioni o licenziamenti) lo hanno perso. &lt;br /&gt;Qualche tempo fa, un piccolo gruppo di clochard si era organizzato per passare la notte  nei giardinetti della centralissima piazza Cadorna: di sera, quando negozi e uffici chiudevano e il passaggio diminuiva, aprivano le piccole tende d
